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lunedì 8 agosto 2011

CRONACHE DI POVERI AMANTI (Chronicle of Poor Lovers) - Carlo Lizzani

La Cooperativa Spettatori–Produttori Cinematografici, fondata dai partigiani e dagli operai di Genova, e in seguito divenuta nazionale col concorso di spettatori popolari di altre regioni, era la più avanzata forza di produzione cinematografica del dopoguerra, ed era di esempio per chiunque volesse intraprendere una produzione il più possibile libera. Neanche la Cooperativa, tuttavia, riuscì a fare il film sulla tragica alluvione del Polesine di quel tempo. Ma poi presentò, per merito di Carlo Lizzani e dei suoi collaboratori, la realizzazione compiuta di un progetto che, successivamente, i registi Visconti, De Santis e Comencini avevano dovuto abbandonare.
ACTHUNG BANDITI! Era il primo film della Cooperativa. CRONACHE DI POVERI AMANTI il secondo. L’AGNESE VA A MORIRE, dal romanzo di Renata Viganò, il terzo.
Ciascuno vede l’importanza dei temi scelti, e capisce quale “disturbo”, quale concorrenza potevano provocare in un’industria che è oggi orientata ben diversamente, su ben altro piano morale. Tuttavia una parte sempre maggiore di spettatori coscienti non soltanto richiede questi temi, ma si organizza al punto di saperli produrre direttamente.
Con l’Apparizione di CRONACHE DI POVERI AMANTI a suo tempo abbiamo salutato non soltanto un bel film (molto superiore ad ACTHUNG BANDITI!), ma la vittoria della più bella iniziativa cinematografica del dopoguerra.

Il film è la versione del noto romanzo di Vasco Pratolini, un romanzo già fin da subito molto popolare, e quando dico “popolare” intendo rivolgergli l’elogio più alto. Chiunque lo abbia letto, in Italia e all’estero, ritroverà sullo schermo i personaggi più cari. Naturalmente qualche personaggio, anche espressivo, e qualche situazione, anche importante, si son dovuti sacrificare, mentre sarebbe stato nei voti del regista Lizzani di tradurre tutto il libro.
Si tratta della “cronaca” di un vicolo nel centro di Firenze, la popolarissima Via del Corno, tra gli anni 1925 e ’26, quando il fascismo per conservarsi il potere, scatenò una seconda ondata di repressioni, di violenza, di delitti. Nello stretto vicolo, uscio a uscio, finestra a finestra, abitano fascisti e antifascisti.
Mario, un giovane tipografo (Gabriele Tinti), vi viene introdotto dall’innamorata Bianca (Eva Vanicek) e si stabilisce a pensione da Corrado il maniscalco, detto Maciste per la sua forza e la sua bontà (interpretato dal discobolo Consolini). Qui Mario conosce una serie di personaggi: Ugo (Marcello Mastroianni), venditore ambulante di frutta e verdure, allegro donnaiolo, ma che partecipa a strane riunioni nella casa di Maciste; i due giovani coniugi Milena (Antonella Lualdi) e Alfredo Campolmi (Giuliano Montaldo) che gestiscono unapizzicheria, con soldi prestati a usura dalla Signora (Wanda Capodoglio), una donna anziana e malata, costretta a letto mentre la servetta, Gesuina (Anna Maria Ferrero), stando alla finestra le riferisce ogni movimento dei “cornacchiai” (così si chiama la gente del vicolo). Mario conosce inoltre a Via del Corno, e chi non lo conoscere3bbe a Via del Corno?, lo Staderini (Garibaldo Lucii), il ciabattino che commenta tutto col suo vivace spirito popolaresco, informatissimo com’è dalla moglie Fidalma; conosce il ragioniere Carlino (Bruno Berellini) che fa paura a molti perché “fervente fascista della prima ora”, e la prostituta Elisa (Cosette Greco). Insomma il brulicante, pettegolo, umano mondo di una stradina dove non esistono segreti, dove gioie e dolori sono condivisi da tutti, e sulla quale, tra poco, piomberà una tragica “notte dell’Apocalisse”.
E’ la notte in cui i fascisti organizzano una spedizione punitiva contro i loro oppositori. Già hanno, mandato all’ospedale in gravi condizioni il Campolmi, che si era rifiutato di sborsare un contributo per la “loro causa”. Ora decidono di far fuori alcuni noti antifascisti della città. Ugo è venuto a sapere i nomi dei minacciati, si riunisce a Maciste, con cui aveva rotto i rapporti, chiedendogli scusa; montano s una moto con sidecar e nella notte, sotto la pioggia, corrono ad avvertire gli amici, riuscendo in qualche caso a precedere gli squadristi. Ma un camioncino carico di camice nere (tra cui Carlino) li avvista, li insegue: Maciste è crivellato di colpi e il suo grande corpo è ora disteso sulla scalinata di una chiesa, mentre la moto è incendiata e Mario e Milena, che hanno assistito al fatto di ritorno dall’ospedale, gli rendono l’ultimo saluto. Ugo, che è saltato in tempo dal sidecar dietro ordine dell’amico, si salva rifugiandosi nella stanza di Gesuina, che gli cura le ferite, lo nasconde e se ne innamora. Perché Gesuina che la lotta di Ugo è una lotta giusta: stando alla finestra aveva conosciuto la vita di tutti, e Maciste era l’unica persona che aveva rispettato.
Ora bisogna continuare l’opera di Maciste, nel suo nome. Ugo e Gesuina si sposano e vanno a vivere felici, lontano da Via del Corno. Anche Carlino, il ragioniere, ha preso il largo, perché Roma finge per il momento di sconfessare l’eccidio degli squadristi fiorentini: Intanto Alfredo Campolmi, il marito di Milena, è morto all’ospedale, per la conseguenza delle bastonate: e Mario, che si è maturato in questi eventi, che ha lasciato la sua ragazza Bianca perché ha capito che non era una cosa profonda, esita a dichiarare a Milena il suo amore, nella triste circostanza.
Ma col tempo ritorna Carlino in Via del Corno, più strafottente di prima: il fascismo si è rafforzato al potere, e i suoi delitti vengono dimenticati, anzi… esaltati. Un giorno gli agenti della squadra politica arrestato Ugo: Gesuina è una moglie forte, sa capire e saprà attenderlo: E quando Milena viene informata dai cornacchia che i fascisti cercano Mario, corre lei ad avvertirlo, in Piazza della Signoria: ma è tardi, i due giovani hanno appena il tempo di scambiarsi il loro primo bacio d’amore. Mario è condotto via dagli agenti. Si riuniranno dopo qualche anno in Francia. Nella vecchia stradina che ha fatto da teatro al racconto, i popolani iniziano la lunga attesa della libertà.


Carlo Lizzani
Carlo Lizzani, e ognuno comprende le difficoltà di tener dietro a tutti gli avvenimenti in uno spettacolo normale. Ma è questo anche il grande valore del film, che sulla linea di un romanzo così vivo e ricco riesce a introdurre nel realismo cinematografico italiano un contributo essenziale ed esemplare nella situazione di crisi di quel tempo: il contributo di un racconto storico costruito su figure umane approfondite, su caratteri di sviluppo. Tra Mario che arriva giovanissimo in Via del Corno e Mario che viene arrestato dai fascisti e ha l’amore di una donna come Milena, tra Ugo che corre dietro alle sottane e parla di anarchia e Ugo che è atteso da una donna come Gesuina, tra gli abitanti del vicolo con le loro questioncelle d’ogni giorno e i “cornacchiai” di Firenze che aspettano, con una nuova maturità sul volto i giorni della liberazione e della giustizia, si svolge, in questo romanzo pieno di tenerezza umana, una parabola assai indicativa: la parabola che, nonostante il titolo di “Cronache”, segna il passaggio dalla cronaca alla storia.




Titolo OriginaleCRONACHE DI POVERI AMANTI

Regia: Carlo Lizzani

InterpretiAnna Maria Ferrero, Gabriele Tinti, Cosetta Greco, Antonella Lualdi, Giuliano Montaldo, Marcello Mastroianni, Wanda Capodoglio, Bruno Berellini, Garibaldo Lucii, Adolfo Consolini, Eva Vanicek

Nazionalità: Italia 1953


Genere: Drammatico

Tratto dal libro "Cronache di poveri amanti"
di Vasco Pratolini

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