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sabato 13 agosto 2011

FAHRENHEIT 451 – François Truffaut







FAHRENHEIT 451 – François Truffaut

Paese Gran Bretagna
Anno 1966
Durata 112 min
Genere fantascienza, drammatico
Regia François Truffaut
Soggetto Ray Bradbury (romanzo)
Sceneggiatura Jean Lous Richard, François Truffaut
Fotografia Nicolas Roeg
Montaggio Thom Noble
Effetti speciali Les Bowie, Charles Staffell
Musiche Bernard Herrmann
Scenografia Syd Cain, Tony Walton

PERSONAGGI E INTERPRETI

Oskar Werner: Guy Montag
Julie Christie: Linda/Clarisse
Cyril Cusack: Il Capitano
Anton Driffring: Fabian
Bee Duffel: la donna-libro
Anne Bell: Doris
Caroline Hunt: Helen
Gillian Lewis: annunciatrice TV
Anna Ralk: Jackie
Roma Milne: la vicina
Arthur Cox: primo annunciatore TV
Donald Pickering: secondo annunciatore TV
Michael Mindell: l'allievo Stoneman
Chris William: l'allievo Black
Mark Lester: primo bambino
Xevin Elder: secondo bambino
Joan Francis: la telefonista del bar
Tom Watson: il sergente istruttore
Alex Scott: Il giornale di Henri Brulard
Dennis Gilmore: Le cronache marziane
Fred Cox: Orgoglio
Frank Cox: Pregiudizio
Michael Balfour: Il Principe di Machiavelli
Judith Drinan: La Repubblica di Platone
Yvonne Blake: La questione ebraica
John Rae: La chiusa di Hermiston
Earl Younger: Nipote de La chiusa di Hermiston


PREMESSA

“Tempi brutti si avvicinano, e con essi gli uomini aerodinamici”.
E’ uno dei malinconici presagi di Gorge Orwell e risale al 1939.
Al di là della guerra l’autore di UNA BOCCATA D’ARIA intuisce la nascita della civiltà di massa e di una generazione di cattivi consumatori di carta stampata. Che cosa leggeranno gli uomini “aerodinamici”? Leggeranno meno, più, meglio? Non leggeranno affatto? In quale misura il libro condividerà la sorte dell’umanità?
Spunterà forse il giorno, e sarà funesto come l’inizio di una nuova guerra guerreggiata, in cui il libro apparirà come antagonista agli occhi d’un potere costituito, e se ne progetterà l’eliminazione? La storia reca già esempi d’odio dell’uomo verso il libro. Roghi sono già stati accesi.
Ma l’era delle pianificazioni, dei grandi organizzatori, dei persuasori efficientissimi, dell’alienazione considerata come l’ultima delle belle arti, dei lavaggi metafisici, degli indottrinamenti sub limite, quest’era promette di affrontare il nemico libro con apparati strategici e tattici di ben altra ampiezza e conclusività.


LA TRAMA

Montag è un pompiere. Ma, nella società di un futuro assai prossimo al nostro presente, il suo compito è di bruciare i libri che le biblioteche clandestine tentano di salvare, dando nel contempo la caccia agli uomini che osano leggere e infrangere così le norme imposte. E’ sposato con una giovane donna, Linda, che passa il suo tempo a guardare la televisione, un enorme schermo grande quanto la parete. Un giorno, al ritorno dal lavoro, incontra Clarissa, un’insegnante in prova che gli fa strane domande. Montag è turbato. Con altri pompieri scova una biblioteca clandestina e la mette a fuoco: nell’incendio, una vecchia signora si lascia morire, volontariamente, per non separarsi dai suoi libri. La donna era un’amica di Clarissa. Montag comincia a porsi delle domande…, poi, per la prima volta nella sua esemplare carriera, cede alla tentazione di rubare un libro. Inizia a leggerlo di nascosto, appassionandosi sempre di più. Ora è distratto sul lavoro, svogliato…tanto che il suo Capitano si accorge che qualcosa non va. Poi, una notte, la moglie lo sorprende mentre legge,; sconvolta, lo prega di distruggere i libri. Al suo rifiuto, decide di denunciarlo alle autorità. L’ultima missione di Montag ha per obiettivo la sua stessa casa…, prima di incendiarla e di darsi alla fuga, uccide il Capitano con il lanciafiamme. Montag, ricercato, raggiunge una foresta dove si sono rifugiati gli uomini in esilio. Qui ritrova Clarissa e apprende che tutti imparano a memoria un testo, diventando uomini-libro per salvare il passato. A sua volta, Montag si dispone di imparare un libro mentre in una capanna, un vecchio morente trasmette ad un bambino il testo del suo libro perché questo non debba scomparire con lui.























COMMENTO 

Una ipotesi sulle fasi di questa guerra è stata immaginata dallo scrittore americano di fantascienza Ray Bradbury nel suo romanzo FAHRENHEIT 451, che è poi stata rielaborata dal regista francese François Truffaut sulla scorta di quel testo. Come accade quasi sempre nelle cose di fantascienza, l’avvenire che meglio si presta al dibattito e investe problemi di larga portata e comprensibilità non crea mostri e angosce dove non ve ne sono, ma ritorna inevitabilmente al nostro pianeta e riparte da piste di lancio già “antiche”, e non per questo ancora risolte.
FAHRENHEIT 451, parlando del domani dei libri, parla senza dubbio anche del domani degli uomini.
Bradbury non fa mistero che FAHRENHEIT 451 è nato come risposta al senatore Mc Carthy e come “attacco esplicito”, erano parole sue, “al genere di forza distruttrice del cervello che quell’uomo rappresentava nel mondo”. S’immagina che negli Stati Uniti del futuro siano messi al bando dal governo e che ne sia decretata la distruzione ad opera di un corpo di vigili-briciatori. Poiché nel Mondo Nuovo le case sono ormai rigorosamente pirofugate la categoria dei pompieri minacciava di restare senza lavoro ed ecco quindi trovato per loro un altro incarico.
“Che bellezza” esclama un bambino nel film di Truffaut, mentre l’autopompa arriva rombando “vengono i pompieri, tra poco ci sarà un incendio”.
Ma i distruttori di libri sono per necessità di mestiere i più vicini ai libri. Uno di essi, Montag, è indotto in tentazione e sottrae un volume al getto di cherosene per scorrerne alcune righe e verificare se, come asseriscono i superiori, “non significano nulla”.

Significano qualche cosa, Montag ne salva un altro, molti altri, non ha più pace. Si rende conto che se pur esercitato sulla carta il suo è un lavoro che somiglia ad un genocidio. A questo punto è già sospettato: la società tirannica che lo circonda ha molti occhi per spiare, è interamente, anzi, una società d’occhi. In casa tre pareti su quattro sono schermi televisivi, e sono gli schermi a guardare l’abitatore della casa. Su formule altamente tecnicizzate si vive ancora come ai tempi delle Bocche di Leone per le denunzie anonime. Una di tali denunce addita Montag ai bruciatori. L’ha inviata sua moglie.
Montag compie la sua ultima corsa sul rosso furgone che nel film di Truffaut sembra un po’ una delle epiche carabattole di Marck Senner (contrariamente a Bradbury, che sposta la propria ipotesi assai lontano nel futuro, Truffaut ne fa figurativamente una cosa tra il domani e l’oggi e magari l’ieri). S’accorge, Montag, che corre a bruciare la sua stessa casa. A questo punto la sua scelta è fatta. La prima vampata del suo lanciafiamme incenerisce, simbolicamente, la traditrice – la moglie – ed è diretta contro il letto matrimoniale. La seconda, simbolicamente, il Potere ed è diretta contro le pareti televisive. La terza, non simbolicamente, i cinici servi del Potere ed è rivolta contro il Capo dei vigili. Poi Montag fugge e trova scampo nel bosco degli uomini-libro, in cui, singolari “maquis”, uomini e donne vivono recitando a memoria il testo che si sono fissati per sempre nella mente onde sottrarlo al nemico. Diviene uno di loro: il signor “Ecclesiaste” in Bradbury, il signor “Racconti straordinari di Poe” in Truffaut. C’è anche, nel romanzo originario, la sconfitta dei despoti e la distruzione della città senza carta stampata. Ma il film s’interrompe prima. Per Truffaut la salvezza dei libri può operarsi anche senza la punizione del nemico e trova già pieno coronamento nell’intangibilità della mente umana: assimilandosi alla ragione il libro compie la migliore delle vendette e diventa una volta per tutte quella meravigliosa forza creativa che un altro esponente della vague cinematografica francese, Resnais, aveva definito “toute la mémoire du monde”.

Sull’odio della conoscenza che si intrinseca parossisticamente nella cancellazione del libro, del giornale, della biblioteca, della lettura, della scuola, del pezzetto di carta, il cinema ha detto ogni tanto qualcosa, dai documentari sul regime hitleriano al Daniel Taradash di “Al centro dell’uragano”, da Chris Marker al cortometraggio “L’urlo” dell’italiano Camillo Buzzoni. Il problema non è tutto fantascientifico, dunque. Ma sotto la specie di fantascienza può, o potrebbe, ampliare i propri valori e rendere più stimolante il discorso.
Dico potrebbe perché a mio avviso il FAHRENHEIT 451 di Truffaut è ben lungi dall’ultima parola sull’argomento, molti ritocchi che ha apportato polemicamente hanno smorzato il tono anziché renderlo più graffiante. L’indeterminatezza temporale e ambientale già menzionata, ad esempio, va tradotta per Truffaut in “potrebbe accadere sempre”…, ma quantunque le trovate relative siano spiritose, le vedo tingersi d’uno scetticismo che insinua “potrebbe non accadere mai”. Inoltre il fatto che la distruzione dei libri sia totale e indiscriminata nel film, mentre è vasta ma discriminata nel romanzo (Bradbury infatti fa bruciare Shakespeare e Marc’Aurelio, Darwin, Lincoln e Confucio, ma ammette che continuino ad essere stampati e diffusi altri libri, non fosse che per propagandare le ragioni della distruzione) non approfondisce il problema ma lo atrofizza e lo sposta. E’ questa in effetti la maggior differenza tra il FAHRENHEIT scritto e il FAHRENHEIT filmato.
A prima vista si è portati a optare per la scelta di Truffaut: tutta la nostra civiltà, tutta la nostra libertà si ribellano anche a un solo qualunq ue libro gettato in pasto al lanciafiamme. Certo. Ma una supposizione del genere esclude addirittura un discorso di cause ed effetti, di giusto e ingiusto, e comincia a delinearsi come un appello alla salvezza della carta più che delle parole impresse sulla carta: un amore sensuale da archivista, non protesta da lettore tradito. Secondo la tesi di Truffaut, posti “tutti” i libri alla pari, verrà fatalmente il giorno in cui nella foresta degli uomini-memoria apparirà che si sarà stampato nella mente il Mein Kampf.
Bradbury invece, analizzando le ragioni per cui una nazione può giungere alla condanna del libro “nel supremo interesse del popolo”, sottolinea un aspetto del problema che Truffaut trascura del tutto: la corresponsabilità del cattivo lettore.
L’uomo che non legge o legge male contribuisce alla nascita della sua dittatura, porta legna al falò.
“Dopo di che il Governo, vedendo quali vantaggi avessero con un popolo che amava leggere soltanto di labbra appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco, ha cristallizzato la situazione coi mangiatori di fuoco”… dice un personaggio del FAHRENHEIT 451. C’è una constatazione realistica ben precisa in fondo al paradosso: anche il “troppo libro”, l’editoria di massa, se non opportunamente coordinata, corre di nuovo dritta al lanciafiamme, ossia all’alienazione del libro…, diviene una forma distruttiva, un minaccioso ultracorpo, per dirlo con le parole della fantascienza.
La quale fantascienza, con il film di Truffaut (ma anche col libro di Bradbury), ha perduto un’ottima occasione di satira contro l’ultracorpo più attuale e nefasto dell’anticultura… l’istituto censorio. L’ipotesi del FAHRENHEIT 451 vuol essere sottile o più articolata, più scaltra o più filosofeggiante, ma sotto gli elmetti brillanti dei bruciatori è questo soprattutto il volto ipocrita che riconosciamo: la censura.
Una censura che, meno raffinata di Truffaut e Bradbury, non s’occupa solo di libri ma divide equamente il suo rancore fra tutti i mezzi della comunicabilità e dell’intelligenza, mai dimenticando il teatro, il cinema ecc.
Solo in un momento Truffaut mostra di ricordarsene a sua volta, quando fa vedere tra i libri che s’inceneriscono anche “La religieuse” di Diderot, uno dei grotteschi casi di scandalo della censura cinematografica francese.


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Sta...

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