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domenica 7 agosto 2011

IL GRANDE DITTATORE (The Great Dictator) - Charlie Chaplin

   
   
Il Grande Dittatore - Discorso All'Umanità - Charlie Chaplin
   
Generalmente si usa scrivere che Charlie Chaplin ha avuto due nascite, l'una anagrafica nel 1889, l'altra nel 1914 quando fa capolino l'indimenticabile Charlot. Ma la terza non è meno autentica, né meno "necessaria".
E' il momento in cui Chaplin si stacca da Charlot.
Come tanta della sua parabola umana, l'evento si realizza concretamente sullo schermo. L'anno è il 1940, il film è THE GREAT DICTATOR (Il grande dittatore).
Chaplin veste di nuovo i panni di entrambi i protagonisti, il piccolo barbiere ebreo e Hynkel il tiranno, cioè Hitler.
Bisogna dare un nome preciso all'antagonista, individuarlo; è il momento di non essere più soli. In questo richiamo alla responsabilità globale Hollywood esita a prendere posizione, mentre al di qua dell'oceano già premono i carri armati e le stelle gialle appaiono sulle casacche nei lager.
E' ancora lui, Chaplin, l'uomo più libero del cinema americano, colui che affronta un film sull'argomento, con denaro proprio, perché nessun produttore lo sosterrebbe. Gli isolazionisti di Washington lo contrastano ad ogni passo. La catena della stampa Hearst prende furibonda posizione contro il film prima ancora che sia finito.
La commissione per le attività antiamericane mette il regista sotto inchiesta, accusato di filocomunismo. Sono i giorni in cui il nazismo occupa in un solo giorno Danimarca, Belgio e Olanda...
Il tono messianico di alcune parti, a distanza di tempo apparentemente molesto e superfluo, è corretto in IL GRANDE DITTATORE da una fantasia civile e politica realmente anticipatrice.
Nel 1940 Chaplin scorgeva, grazie al suo istinto d'artista e alle sue esperienze di vecchio europeo libero, ciò che né l'America né l'Europa conoscevano ancora con chiarezza. Taluni aspetti della tragedia ebraica, che il mondo avrebbe appreso in tutto il suo orrore cinque anni più tardi, vengono descritti in IL GRANDE DITTATORE con fedeltà da documentario.
La follia dilagante di Hitler è narrata in accenti di grottesco vertiginoso. In pochi appunti iniziali (il film muove dalla prima guerra mondiale) si suggeriscono le cause del nazismo al suo insorgere. L'emulazione tra dittatura hitleriana e dittatura mussoliniana emerge da pochi ma straordinari tocchi.
Perfino la congiura dei generali, l'attentato von Stauffenberg del 1944, è predetto dall'invenzione cinematografica con sconcertante previsione, quattro anni prima che abbia luogo.
In IL GRANDE DITTATORE si produce la rottura col personaggio Charlot e in parte con la tecnica delle precedenti opere chapliniane. Se il barbiere ebreo possiede ancora la fisionomia dell'ometto col bastoncino, l'atteggiamento morale diverge, alla fine, per lo slancio dell'accusa, da quello dell'eterno sconfitto.
Contemporaneamente il parlato impone a Chaplin tutta la sua urgenza, perché IL GRANDE DITTATORE vuol essere un messaggio gridato inequivocabilmente; perciò alla conclusione del film l'ultimo sostenitore del cinema muto si getta in un vero e proprio discorso, sei minuti d'invocazione allo spettatore.
Qui finisce Charlot.
Questo però è anche il momento in cui inizia il vasto testamento che da allora Chaplin ha meditatamente impreso a scrivere. Come quando su un atto ufficiale bisogna rinunciare agli pseudonimi, anche celebri, per ridiventare incondizionatamente se stessi, Chaplin dà l'addio a Charlot in nome di una causa. Non è un momento infelice. Più tardi altre tappe si tingeranno d'amarezza: ma, di nuovo, non sarà stata colpa di Chaplin.


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IL GRANDE DITTATORE
The Great Dictator
SOGGETTO E REGIA - Charlie Chaplin
FOTOGRAFIA - Rollie Totheroh e Karl Struss
SCENOGRAFIA - J. Russell Spencer
MUSICA - Charlie Chaplin (con adattamenti di Meredith Wilson)
DIRETTORE DI PRODUZIONE - Henry Bergman

INTERPRETI - Charlie Chaplin (il barbiere ebreo), Adenoid Hynkel), Paulette Goddard (Hannah), Jack Oakie (Napaloni), Grace Hale (sua moglie), Reginald Gardiner (Schultz), Henry Daniell (Garbitsch), Billy Gilbert (Herring), Carter de Haven (ambasciatore), Maurice Moskovitch (Jaekel), Emma Dunn (sua moglie) , Benard Gorcey (Mann), Paul Weigel (Agar), Chester Conklin (un cliente), Lucine Prival, Eddie Gribbon e Hank Mann (camicie brune), Esther Michelson, Florence Wright, Robert O. Davis, Eddie Dunn, Lynn Hayes, Nita Pike.

1 commento:

Anonimo ha detto...

in bocca al lupo anche per questa nuova avventura.
ti voglio bene..S.