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sabato 13 agosto 2011

IL SETTIMO SIGILLO ( Det Sjunde Inseglet ) - Ingmar Bergman




Il 30 luglio 2007... è morto Ingmar Bergman… un grande del cinema.

Nato a Uppsala in Svezia il 14 luglio 1918 da un pastore luterano di nome Erik e da Karin Akerblom, una donna di origini olandesi. Una famiglia religiosamente oppressiva, ha segnato profondamente il giovane Ingmar… e sono da cercare qui le ragioni dei dubbi esistenziali, del suo anticlericalismo, della sua disperata ricerca d’amore, di un Dio che non è rito o burocrazia, ma, appunto, amore.


IL SETTIMO SIGILLO ( Det Sjunde Inseglet )

Il Cavaliere Antonius Block sta tornando a casa dopo una Crociata. E’ sfiduciato, stanco, deluso. Lo vediamo in riva al mare con il suo scudiero, Jöns, mentre una voce fuori campo legge alcuni versetti dell’Apocalisse. E’ l’alba, il cielo è nuvoloso, il mare mosso. Il Cavaliere prega in ginocchio, a mani giunte. Sopraggiunge la Morte…, è venuta a prenderlo, è da molto che lo segue. Block dice di non essere pronto… “Il mio spirito lo è ma non il mio corpo. Dammi ancora del tempo”. Sfida la morte a una partita a scacchi… sarà salvo finché la partita durerà. Cavaliere e scudiero ripartono. Lo scudiero canta una canzone e racconta episodi terribili e misteriosi. Si imbatte in una persona accovacciata per terra, la tocca e si accorge che è morta.

Il saltimbanco Jof sta parlando col suo cavallo quando ha la visione celestiale della Madonna col Bambino. Sveglia la moglie Mia, che lo esorta a non abbandonarsi alle solite fantasticherie. Si sveglia anche l’attore che vive e lavora con loro. Si sveglia anche il figlioletto, per il quale il padre immagina un futuro luminoso. E’ una famiglia felice. Mia ripete a Jof che lo ama tanto.

Lo scudiero incontra un pittore che sta affrescando una parete. Il soggetto è la “danza della morte”. Il pittore informa Jöns del dilagare di una terribile pestilenza. Intanto il Cavaliere prega davanti al crocifisso. Intravede un monaco dietro una grata (in realtà si tratta della Morte) e gli confida… “Il mio cuore è vuoto come uno specchio… Perché non è possibile cogliere Dio con i propri sensi?”. Aggiunge che intende usare il suo tempo supplementare concessogli dalla Morte per compiere qualcosa di utile

Lo scudiero racconta al pittore i disagi della Crociata. Fuori hanno catturato una ragazza accusata di stregoneria. La esorcizzano con sangue di cane nero. Proibiscono al Cavaliere di parlare. Lungo il cammino lo scudiero s’imbatte poi in un furfante, Skat, che sta derubando un cadavere. E’ la stessa persona che anni prima l’ha indotto a partecipare alla Crociata. Jöns lo insulta e lo percuote.

I saltimbanchi mettono in scena uno spettacolo. L’attore, beffeggiato dagli spettatori, si allontana e comincia a corteggiare una donna del luogo di nome Lisa. La recita è interrotta da una processione di flagellanti. Un monaco invasato tiene dal palcoscenico un terribile sermone sulla peste come punizione divina. Più tardi alla locanda scoppia un tafferuglio e Jof viene percosso. Malconcio e claudicante, raggiunge moglie e figlio che, presso il carro, sono in compagnia del Cavaliere. Questi mette i due sposi in guardia contro la peste e li invita ad attraversare con lui la foresta e a sostare nel suo castello.

Il fabbro Plog scopre la moglie Lisa in compagnia dell’attore. Dopo un’accesa discussione, la donna chiede perdono al marito e l’attore cerca di cavarsela fingendo il suicidio. Si arrampica poi su un albero per passare la notte al sicuro… la Morte gli si avvicina, gli sega il ramo e lo fa precipitare al suolo. Più tardi il Cavaliere e i suoi compagni assistono ai preparativi del rogo per la ragazza ritenuta una strega. Block chiede alla giovane se è stata assieme al diavolo… “Voglio incontrarlo anch’io, voglio domandargli di Dio”.

La piccola comitiva è accampata per la notte. Arriva un appestato moribondo…, non c’è nulla per aiutarlo. Block riprende la partita a scacchi con la Morte. Jof se ne accorge e si spaventa. Prende moglie e figlio e cerca di allontanarsi. Block riesce a distrarre per un momento la Morte, facendo cadere gli scacchi col mantello, e la famigliola riesce a mettersi in salvo. Il Cavaliere così ha compiuto la sua buona azione. La Morte gli dà scacco matto. Il Cavaliere ha ormai poco tempo. Giunto al castello, è accolto dalla moglie Karin, sola. Tutti gli altri sono fuggiti per paura della peste. Karin legge agli ospiti un brano dell’Apocalisse. Arriva la Morte, tutti le si presentano. Il Cavaliere prega, lo scudiero lo irride. “L’ora è venuta” dice qualcuno. A questo punto vediamo la famigliola del saltimbanco in salvo, sulla spiaggia. Jif indica, sulla sommità della collina, un macabro corteo… la Morte danza con Block e con gli altri personaggi, “allontanandosi lietamente nel chiarore dell’alba verso un altro mondo ignoto”.

Il film inaugura una tematica religiosa che sarà al centro di molti importanti film di Bergman. I due personaggi chiave sono il Cavaliere, credente ma assalito dal dubbio, e lo scudiero, indifferente, materialista, beffardo. La crisi del Cavaliere deriva dalla delusione della Crociata cui ha preso parte. Confidandosi col monaco che poi si manifesterà come la Morte, Block dice… “Vorrei confessarmi ma non ne sono capace perché il mio cuore è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura, indifferenza verso il prossimo, verso i miei irriconoscibili simili”. … Si anticipa qui il tema dello specchio, che sarà sviluppato ampiamente nella trilogia e anche altrove. Si anticipa la concezione dell’uomo disperato perché non riesce a conoscere se stesso nei suoi simili, perché non riesce a capire il valore del suo essere uomo. Si anticipa il tema della paura, che tanto spazio avrà nella tematica bergmaniana. Il vuoto mette paura, quando non provoca una sensazione di disgusto.

E’ espressa qui in modo didascalico tutta la problematica esistenziale. Qui la parabola è lineare, chiara. Il Cavaliere, difatti, dopo aver attraversato nel suo simbolico itinerario i segni dei drammi e delle tragedie degli uomini (la guerra anzitutto, poi la peste, la collera, l’adulterio, la superstizione), si riscatta sottraendo alla morte la famigliola felice. Al termine della vita, nel castello, quando arriva la Morte per l’appuntamento definitivo, il Cavaliere è pronto… ha riconosciuto il volto dell’uomo.

Se essere cristiano significa affermare ciò che l’ateo nega e viceversa, nel film “Il settimo sigillo” l’autore s’interroga… ma senza far sperare che per la sua domanda possa esserci una risposta. Tra la fede spontanea, naturale, ingenua del giocoliere e l’incredulità brutale e lucida dello scudiero, tra l’ottimismo infantile del cuore e il pessimismo adulto dell’intelligenza, tra la vita vissuta felicemente sul filo della natura e dell’istinto e la morte, dappertutto all’opera, in un mondo cattivo, vi è ancora posto, al di là della credulità e del dubbio, per una fede senza compiacenza, per una fede che, secondo la parola di Sant’Agostino, continua a cercare poiché ha già trovato.




IL SETTIMO SIGILLO - DET SJUNDE INSEGLET (1956)
Regia, soggetto e sceneggiatura - Ingmar Bergman
Distribuzione - SAMPAOLO AUDIOVISIVI
Prima proiezione in Svezia il 16.02.1957


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