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sabato 27 agosto 2011

LA CARICA DEI 101 (One Hundred and One Dalmatians) Walt Disney





   
LA CARICA DEI 101


Titolo originale - One Hundred and One Dalmatians
Regia - Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Wolfgang Reitherman
Soggetto - Racconto di Dodie Smith
Sceneggiatura - Bill Peet
Produttore - Walt Disney
Casa di produzione - Walt Disney Productions
Distribuzione (Italia) - Buena Vista Distribution
Paese Stati Uniti - Anno 1961 - Durata 76 min
Genere - Animazione, fantastico
Art director - Ken Anderson
Animatori - Milt Kahl, Frank Thomas, Marc Davis, John Lounsbery, Ollie Johnston,
 Eric Larson, Hal King, Les Clark, Cliff Nordberg, Blaine Gibson, Eric Cleworth, 
John Sibley, Art Stevens, Julius Svendsen, Hal Ambro, Ted Berman, Bill Keil, Don Lusk, 
Dick Lucas, Amby Paliwoda, Jack Boyd, Dan MacManus, Ed Parks, Jack Buckley
Montaggio - Roy M. Brewer Jr.; Donald Halliday
Musiche - George Bruns (colonna sonora) e Mel Levin (canzoni)


TRAMA

Londra, ai giorni nostri. Un giovane compositore e il suo cane dalmata, decisi a prender moglie, abbordano ai giardini pubblici una ragazza e una femmina dalmata.
Nella scena seguente si celebra il matrimonio: gli umani in chiesa, i cani sulla soglia.
Nasce una nidiata di cuccioli e un'arpia ingioiellata di nome Crudelia li fa rapire da due sicari. I
prigionieri vengono nascosti in una cascina assieme a decine di altri cuccioli della stessa razza, destinati a morire per un capriccio di Crudelia, che vuol mettersi a fabbricare pellicce di dalmata.
I genitori, con l'aiuto di una pattuglia composta da un cane, un gatto e un cavallo, scoprono il covo dei rapitori e fanno evadere i novantanove cuccioli in barba ai due maldestri carcerieri. I centouno dalmati, in fuga verso Londra, dopo una sosta presso il terzetto militaresco che ha preparato l'evasione, trovano rifugio in una vaccheria, dove i piccoli vengono allattati dalle mucche.
Un'estenuante marcia nella neve e arrivano in un villaggio, dove si mimetizzano con fango e fuliggine per sfuggire agli sguardi degli inseguitori, ma una nevicata inattesa lava via quel trucco e rivela a Crudelia il manto pezzato di un cucciolo.
Da qui un inseguimento semi comico che si conclude can lo scontro fra l'auto della megera e il camion dei suoi complici.
A Londra il compositore e la moglie accolgono i centouno e decidono di trasferirsi in un'abitazione più grande, dove poterli allevare tutti quanti.
  
     
CASTProbabilmente questi dalmati sono un po' troppo cani e un po' troppo perbene anche rispetto ai personaggi di Lilli e il vagabondo.
Là corteggiamenti, spaghettate al chiaro di luna, conversazioni nella cella della morte, qui matrimoni, attese davanti alla sala parto, riunioni familiari davanti alla TV.
Anche questa volta comunque viene valorizzata l'umanità dei cani: non più lasciando gli umani fuori campo, ma riducendoli a caricature, tutti, senza eccezioni.
E non manca, almeno in un caso, la sensazione un po' fiabesca di separatezza e di clandestinità del microcosmo canino, quando entra in azione il "telegrafo del crepuscolo", la rete informativa a base di abbaiature (indecifrabili dagli umani) con cui i cani comunicano tra loro anche a chilometri di distanza.
Il record assoluto di antropomorfismo è raggiunta in apertura dei film, con la voce fuori campo del dalmata adulto che narra l'inizio della vicenda.
È come se Disney cedesse al quadrupede la sua poltrona di contafavole.

MORALITA' -  Crudelia è diventata mitica senza essere mai stata magica: invece di produrre malefici, organizza rapimenti. È una vamp ossuta e sfiorita, chioma bianconera, bocchino lunghissimo, un trucco troppo carico...., forse i disegnatori si sono ispirati a Marlene Dietrich.
Per una volta Disney é un po' più moralista e un po' meno favolista del solito: un moralismo protezione animali, curiosamente lungimirante.
Rieditato in piena epoca animalista, La carica dei 101 può essere visto come un lunga spot antipellicce.
Ma anche nei risvolti satirici, il film non è invecchiato. I cuccioli, tra i quali c'è un teledipendente, assistono a un quiz show di dubbio gusto, ancora ineguagliato per efferatezza dalla vera TV (Qual è il mio reato?), dove i concorrenti devono indovinare il crimine per il quale un delinquente è stato condannato.

REGIA - Ancora un film dove lo stile sembra più intelligente, più moderno della trama. Uno stile meno rifinito, meno grazioso del solita, quasi sbrigativo, dove la linea diventa più importante del colore nel definire i contorni delle figure.
Se Crudelia è quasi una caricatura espressionista (alla fine il suo volto somiglia a un teschio), la cui carica di follia va altre il personaggio, gli altri umani ricordano le vignette di “Punch” e i novantanove cuccioli sono stampati in serie col nuovo sistema Xerax e differiscono l'uno dall'altro solo per la diversa dislocazione delle chiazze marrani sul manto bianca, come in quei giochi di enigmistica dove si devono scoprire le differenze tra due disegni apparentemente identici.
La grafica in certo senso entra anche nel racconto, quando i cuccioli rotolandosi nella fuliggine si travestono da terrnova. E quando Crudelia con la sua stilografica spruzza sbadatamente d'inchiostro il compositore e il suo volto per un attimo ricorda il manto dei dalmati. É l'omaggio più elegante e più casuale che Walt Disney abbia tributato all'arte astratta.

SOGGETTO - Ha qualcosa di moderno, di giornalistico, di televisivo quasi. Infatti è desunto da un ipotetico fatta di cronaca nera, un kidnapping canino. Attorno all'incidente viene allineata una serie di scénes à fàire un po' slegate: c'è il suspense dell'evasione in massa tipo “Grande fuga” e poi il suspense dei cuccioli camuffati che cercano di sfuggire a Crudelia e in mezzo una marcia nella neve con accenti da ritirata di Russia.
Quasi un colossal ad altezza di bambino. Al posto dei sette nani, novantanove cuccioli (tra i quali si distinguono solo due tipi individuali, il teledipendente e il solito ultimo di fila, cucciola tra i cuccioli, che dice sempre “Mamma, ho fame”), perché il cinema di Disney, come il cinema americano in generale, era una scuola di caratteristi e ora rischia di diventare una fabbrica di comparse. Ma tra i superspettacoli di quegli anni, La carica dei 101 è forse quello che ha resistito meglio alla prova del tempo. Colossale ma non magniloquente, delicato senza pretendersi poetico, commovente ma non sdolcinato, prezioso (nella grafica) ma non lezioso.


DISEGNI DA COLORARE
    

       



   

   

   

   

   

   
   
  
   

   
   
   
   
   
   
  
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
    
   
  
  
  
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