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martedì 16 agosto 2011

LA CHIAVE (The Key - Kagi) - Kon Ichikawa / Tinto Brass

La chiave che Brass non ha saputo fare


Kon Ichikawa
  
LA CHIAVE di Tinto Brass

Italia 1983
Durata 116 min
Genere - Erotico-drammatico
Soggetto - Jun'ichirō Tanizaki
Sceneggiatura - Tinto Brass
Fotografia - Silvano Ippoliti
Montaggio - Tinto Brass
Musiche - Ennio Morricone
Scenografia - Paolo Biagetti
Costumi - Michaela Gisotti

Interpreti e personaggi
Stefania Sandrelli: Teresa Rolfe
Frank Finlay: Nino Rolfe
Franco Branciaroli: Laszlo Apony
Maria Grazia Bon: Giulietta
Barbara Cupisti: Lisa Rolfe
Ugo Tognazzi: Un ubriaco
Ricky Tognazzi: Uno studente

  

   
LA CHIAVE - Titolo originale KAGI
Regia di Kon Ichikawa
Commedia drammatica
Durata 106 min
Giappone 1959

Interpreti -  Machiko Kyô, Ganjiro Nakamura,
Junko Kano, Tatsuya Nakadai, Jun Hamamura.
  
Ho da poco visionato queste due versioni de "La chiave".
Per il film di Ichikawa, realizzato nel 1959, cioè soltanto tre anni dopo la pubblicazione dell'omonimo romanzo di Junichiro Tanizaki dal quale è tratto, c'è immediato un motivo di interesse per il confronto che si instaura, tra questa lontana versione giapponese de "La chiave" e quella più recente e 'scandalosa' di Tinto Brass del 1983.
Non che l'opera di Ichikawa manchi, poi, di autonomi e specifici pregi, anche al di fuori di questa occasione di paragone.
Direi, anzi, che il lavoro portato a compimento tanto tempo fa dallo stesso Ichikawa si caratterizza proprio, anche rispetto al film più recente di Tinto Brass, per una più accentuata rielaborazione del testo letterario e, di riflesso, per una più personale reinvenzione sullo schermo delle vicende, dei personaggi, del contesto sociale e culturale evocati, appunto, nel libro "La chiave".
Tra l'altro, Tinto Brass mantiene pressoché inalterata la traccia narrativa originaria basata, ad esempio, sulla invenzione di Tanizaki della duplice e ambigua direzione di marcia dei rispettivi diari, apparentemente segreti, di due coniugi angosciati dall'incapacità di amarsi senza inibizioni, senza complessi.
L'idea di fondo de "La chiave", anzi, sta proprio qui.
Cioè, l'uomo, oltre tutto tormentato dall'ossessione di diventare vecchio, fa in modo che la moglie possa leggere nel suo privatissimo diario fantasie erotiche e accensioni passionali, spinte fino al parossismo.
La donna, analogamente, lascia in giro le sue più intime confessioni, giusto col proposito di riattizzare l'amore piuttosto convenzionale vissuto fino ad allora col marito.
  
     
Ecco, nel film di Ichikawa, tale trovata è soppiantata da un intervento cinematografico stilizzato rigorosamente in una vicenda per tanti aspetti non diseguale da quella del libro, ma per taluni altri del tutto originale nella sua compatta, intensa mediazione drammatica.
Qui, Kenmochi, attempato e stimato critico d'arte, sta dissipando la propria vita con droghe e stimolanti pur di appagare pienamente, sul piano sessuale, la più giovane moglie Ikuko.
Costei, pur al corrente dei rischiosi espedienti del marito, continua ad assecondare l'azzardata finzione.
Tanto, ad esempio, da non rifuggire nemmeno, quando la situazione sta ormai precipitando verso la tragedia fonda, dal trascinare nell'equivoco gioca delle parti il futuro genero Kimura e la sua stessa figlia Toshiko.
Naturalmente, di li a poco, tutto e tutti naufragano nel fallimento totale.
Il vecchio critico d'arte stroncato da un'ultima esaltazione d'amore.
Gli altri tre fatti fuori imprevedibilmente da una povera domestica che, per vendicare la morte del padrone Kenmochi regala loro un'insalata condita con letali anticrittogamici.
E così tutti morirono infelici e scontenti.
  
Stefania Sandrelli
Ichikawa pur inoltrandosi a fondo nel posto e nel riposto della passione amorosa e in tutti i morbosi, tortuosi meandri dell'ossessione erotica, non ricorre mai ad effetti od espedienti troppo plateali.
Rifuggendo anzi costantemente dalle iperboli e dalle forzature di scene scabrosissime riscontrabili nel film di Brass, il cineasta proporziona la sua opera quasi in una astratta dimostrazione di una distaccata riflessione esistenziale.
Comunque sia, "La chiave" di Brass ebbe, a suo tempo, un interesse morboso e un successo di pubblico anche grazie alla presenza di interpreti famosi, tra i quali spicca la protagonista Stefania Sandrelli.

Non a caso, per questa sofisticata "Chiave" di Tanizaki-Ichikawa, sono stati chiamati in causa il Thomas Mann de "L'inganno" e il Choderlos de Laclos delle "Liaisons Dangereusés".


  

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