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domenica 7 agosto 2011

L'AVARO (The miser) - Molière (trama, commento, video)



“L’avaro” è una commedia in prosa in cinque atti scritta e rappresentata da Molière a Parigi al Palais-Royal il 9 settembre 1668 e poi venne pubblicata nel 1669.

E’ ispirata all’Aulularia di Plauto, sia in alcuni dei meccanismi più importanti della trama, sia per la caratterizzazione psicologica dell’avaro.

Arpagone, il vecchio protagonista, è a dir poco odiato dai suoi due figli, Cleante ed Elisa.
Cleante lo odia perché Arpagone vuole sposare la giovane e povera Marianna che lui segretamente ama; Elisa, invece, lo detesta perché vuole darla in sposa all’anziano Signor Anselmo che è disposto a prenderla senza alcuna dote.
Cleante fa rubare dal suo servo, Freccia (La Flèche), la cassetta dove lo stizzoso Arpagone tiene tutti i suoi averi pensando di usarla come merce di scambio con il padre per avere Marianna.
Ma il padre accusa di furto il suo intendente Valerio, che da tempo ha imbastito una storia d’amore con Elisa.
Tutto s’aggiusta con l’arrivo del ricco Anselmo che, invece di chiedere ufficialmente la mano di Elisa, riconosce che nella bella Marianna e nell’intendente Valerio i suoi figli, che credeva da tempo morti in un naufragio.
Convolate a giuste nozze le due coppie di innamorati, Arpagone ritroverà il suo tanto bramato ed adorato tesoro.


LA TRAMA


ATTO I



Cleante, figlio dell'avaro Arpagone, è innamorato della bella ma molto povera Marianna, loro vicina di casa a Parigi: ma il padre, preoccupato di quanto spende in abiti e parrucche, lo vuole accasare con una ricca vedova. Cleante chiede al padre il permesso di sposarla e scopre cosí che Arpagone progetta anch'egli di impalmare la fanciulla, il giorno in cui l'anziano amico Anselmo sposerà sua figlia Elisa, innamorata però di Valerio, giovane alle dipendenze di Arpagone, che l'ha salvata da un annegamento.



ATTO II


Cleante, per avere il denaro necessario alle nozze con Marianna, ricorre attraverso il servo di casa Freccia (La Flèche) all'usura, ma lo strozzino non è che Arpagone, il quale, per ottenere i favori di Marianna, fin allora ignara dei suoi progetti, ricorre alla mezzana Frosine: costei, avvezza ad essere pagata, non riceve da lui che espressioni di riconoscenza.



ATTO III


A casa di Arpagone, predisposta per una degna accoglienza, secondo la ben nota tirchieria di Arpagone, arriva Marianna, che non nasconde il proprio disgusto per il vecchio avaro e manifesta di prediligere Cleante, che riconosce come il suo innamorato: riesce a parlargli, e ne riceve in dono un anello sfilato dal dito del padre.


ATTO IV

Arpagone, concentrato nella conquista di Marianna, non s'è accorto che la cassetta ricolma dell'intero suo patrimonio in denari, da lui accuratamente nascosta in giardino, gli è stata sottratta dal servo Freccia (La Flèche). Crescono in compenso i suoi sospetti nei confronti del figlio, che giunge addirittura a maledire. Ora Arpagone scopre che la cassetta è stata dissotterrata. E al colmo della disperazione: impiccherà tutti, se stesso compreso, se non si ritrova.


ATTO V

Sopraggiunge un commissario di polizia. Valerio, incolpato, confessa, credendo si tratti della sua relazione con Elisa. Per calmare Arpagone, che si preoccupa soltanto del denaro sottrattogli, Valerio reclama la mano di Elisa vantandosi discendente di un nobile napoletano perito in un naufragio: il quale altri non è che il vecchio Anselmo, vivo e vegeto. Oltre a riconoscere il figlio disperso, questi ritrova in Marianna la propria figlia perduta. Arpagone deve cosí rinunciare alle mire su Marianna: del resto, ciò che gli preme è solo l'adorata cassetta, che stringe tra le braccia. Anselmo pagherà le nozze tra Marianna e Cleante e tra Valerio ed Elisa. Arpagone acconsente alle medesime, pur di non sborsare un soldo di dote.



COMMENTO

In questa commedia Molière riesce magistralmente a ridicolizzare all’estremo l’avarizia e la totale mancanza di sentimenti del vecchio Arpagone rendendole, soprattutto nelle scene in cui sono poste a confronto con gli impeti giovanili del figlio Cleante, drammaticamente amare.

Oltre al teatro tragico, nel XVII secolo in Francia il teatro comico conobbe un periodo di grande successo e fu completamente rinnovato grazie all’opera di Molière (1622-1673), attore e commediografo che si esibiva al teatro “Petit-Bourbon” a Parigi. Molière iniziò la sua carriera di commediografo scrivendo farse che si ispiravano alla commedia dell’arte italiana. La sua produzione è molto vasta e comprende, oltre alle commedie, commedie-balletto, commedie d’intrigo e fantasie poetiche.
La prima opera della maturità è “La scuola delle mogli” (1662), a cui seguirono “Tartufo” (1664), “Don Giovanni” (1665), “Il Misantropo” (1666), “L’Avaro” (1668), “il borghese gentiluomo” (1670) e “Il malato immaginario” (1673). Caratteristica dello stile di Molière è la precisa osservazione della realtà e dei comportamenti degli uomini da cui scaturisce la comicità.
Più che all’azione, Molière è attento alla rappresentazione dei personaggi e dei costumi del tempo, analizzati con estremo senso realistico.
Tali personaggi, pur rappresentando ancora tipi abbastanza convenzionali, divengono esseri umani le cui disavventure assumono valore universale.




PERSONAGGI

Arpagone, padre di Cleante e di Elisa
Cleante, figlio di Arpagone
Elisa, figlia di Arpagone
Valerio, figlio di Anselmo
Mariana, innamorata di Cleante
Anselmo, padre di Valerio e Mariana
Frosina, faccendiera
Mastro Simone, mediatore
Masto Giacomo, cuoco e cocchiere di Arpagone
Freccia (La Flèche), servo di Cleante
Donna Claudia, serva di Arpagone
Stoccafisso, servo di Arpagone
Fil d'Avena, servo di Arpagone
Il commissario
L'Aiutante del commissario

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