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lunedì 8 agosto 2011

Pane, amore e fantasia (Bread, Love and Dreams) - Luigi Comencini

C'è un film che, solo nelle prime due settimane di programmazione in Italia, recuperò tutti i milioni spesi per girarlo..., un film che interessava il pubblico e lo divertì, e che anche la critica più burbera lo giudicò grazioso e riuscito.
Questo film si chiamava "Pane, amore e fantasia.

Chi ha detto che critica e pubblico non vanno mai d'accordo?
Certo, gli esempi di disaccordo sono ancora molto frequenti, ma non solo tra critica e pubblico, anche tra critico e critico, e naturalmente tra spettatore e spettatore.
Tuttavia, un progresso notevole si è verificato, nel senso di un reciproco avvicinamento tra il giudizio dei competenti e quello degli spettatori comuni.

Certamente il grosso pubblico ricerca lo svago, e il film glielo offre con una vicenda semplice e umana, con dialoghi svelti e saporosissimi e con un'interpretazione generale azzeccata.

Certamente il pubblico italiano, negli anni sessanta del secolo scorso, amava il film italiano, e "Pane, amore e fantasia" lo era, posso dirlo, dal primo fotogramma all'ultimo.

Pensate: un paesino abruzzese di qualche centinaio di anime in groppa a un monte, una vita neanche da provincia, un sole generoso che riscalda una miseria secolare.
Tutto ruota attorno al parroco e al maresciallo dei carabinieri.
Una levatrice tiene dietro ai parti in cima al colle e a fondo valle.
La più bella ragazza del paese è la più povera.
Il paese è piccolo e la gente mormora: dalla domestica, dal barbiere, dal venditore ambulante si riesce a saper tutto, anche i fatti che non sono veri.
E' in posti come questi che nascono i miracoli.
E' qui che la madre di un'incalcolabile figliolanza, appena vede cinquemila lire (che il buon cuore del maresciallo dei carabinieri le ha fatto trovare), urla come una pazza che Sant'Antonio le ha fatto la grazia, e offre il biglietto da baciare in processione.
Se qui vi imbattete in qualcuno seduto al sole a far colazione, e se gli chiedete che cosa stia dentro al sua sfilatino tagliato in due, egli vi risponderà, con uno sguardo al cielo:- Fantasia....

Da ciò deriva il titolo "Pane, amore e fantasia", sebbene delle tre parole quella di mezzo sia la più importante, perché lo scrittore Margadonna e il regista Comencini vi hanno voluto parlare soprattutto d'amore, con una duplice storia: la ragazza e il carabiniere, il maresciallo e la levatrice.

Tema modesto, modestissimo..., ma si sente che entro i suoi limiti, i realizzatori hanno voluto intrattenere il pubblico con personaggi sani, e senza falsare la piccola realtà che presentano.

E tuttavia questi film di questa tendenza potevano prestarsi ad una speculazione.
La speculazione di chi accetta il neorealismo purché sia 'rosa' e la miseria purché sia 'simpatica'.
Non hanno gridato ai panni sporchi per "Pane, amore e fantasia"!
Hanno detto invece che Castellani o Comencini sono bravi registi, registi poetici, perchè hanno fatto vedere che anche da poveri si può vivere allegri..., anzi, "beati i poveri che sono sempre più contenti dei ricchi"!

Secondo me, il fatto di offrire comunque il destro a un simile equivoco, costituisce il limite 'poetico' più forte di "Pane, amore e fantasia".




PANE, AMORE E FANTASIA

 REGIA - Luigi Comencini

PERSONAGGI E INTERPRETI

Vittorio De Sica: Maresciallo Antonio Carotenuto
Gina Lollobrigida: Maria De Ritis La Bersagliera
Marisa Merlini: Annarella Mirziano
Tina Pica: Caramella
Amalia Pellegrini: Nonna di Matteo
Roberto Risso: Carabiniere Pietro Stelluti
Virgilio Riento: Parroco
Maria Pia Casilio: Paoletta
Memmo Carotenuto: Baiocco
Vittoria Crispo: Maria Antonia madre di Maria
Nietta Zocchi: popolana
Gigi Reder: Ricuccio
Fausto Guerzoni
Checco Rissone
Nino Vingelli
Alfredo Rizzo

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Mia madre amava vedere e rivedere tutta la serie....
Rosalba