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mercoledì 28 settembre 2011

IL CARCERATO N° 13 (Convict 13) - Buster Keaton

   
IL CARCERATO N° 13

Titolo originale - Convict 13
Paese - USA
Anno - 1920
Durata - 20 minuti
Colore - B/N
Audio - Muto
Genere - Comico
Regia - Buster Keaton, Eddie Cline
Sceneggiatura - Buster Keaton, Eddie Cline

Interpreti e personaggi

Buster Keaton: giocatore di golf
Sybil Seely: figlia della guardia
Joe Roberts: prigioniero impazzito
Eddie Cline
Joe Keaton

 



    
Convict 13 esce contemporaneamente a “The Saphead”, da cui riceve un forte impulso pubblicitario, pur differendone profondamente.
Una delle cose che più colpiscono nel film è l'impiego dello spazio: tutta la sequenza iniziale è giocata su ampi spazi naturali, che sono poi esterni veri (Keaton rifiuterà finché potrà i cosiddetti raccordi in studio, nonché i fondali dipinti).
La dilatazione sembra schiacciare il protagonista, trasformarlo in un piccolo punto destinato a percorsi terribilmente lineari - qualcuno ha anche detto: “come un proiettile”.


TRAMA - Buster è alle prese con una riottosa pallina da golf, che non vuole saperne di farsi colpire nel modo migliore, anche se i tentativi del protagonista non sono del tutto ortodossi... 
Durante la partita a golf Buster Keaton viene colpito alla nuca da una pallina e sviene.
Quando si risveglia, scopre che un evaso gli ha rubato i vestiti lasciandogli i propri, che lui, in mancanza d'altro, indossa...., da qui scaturisce una serie di stranezze ed avventure, provocate dalla fuga del carcerato, il numero 13, dalla vicina prigione. 
L'azione si sposterà, perciò, dagli spazi aperti del campo da golf, a quelli delimitati del carcere...
Scambiato quindi per l'evaso, viene ricondotto in carcere e qui condannato a morte per impiccagione.
Tuttavia la figlia del direttore del carcere si innamora di lui e, prima dell'esecuzione, scambia la corda dei cappio con una corda elastica.
Salvatosi in questo modo dalla morte, riesce anche ad evadere.
Al termine di una lunga fuga, cade svenuto al suolo.
Quando si risveglia, scopre che si è trattato solo di un sogno: la palla da golf che lo ha colpito è ancora accanto a lui.
C'è anche una ragazza e assomiglia incredibilmente alla figlia del direttore della prigione.


COMMENTO - È proprio questa apparizione finale a gettare una luce inquietante su un film che lo sarebbe già anche senza.
La rassomiglianza stabilisce una equivalenza, una continuità: l'incubo è davvero finito con il risveglio?
E c'è differenza fra la prima storia, quella contenitrice (il giovanotto che gioca a golf), e la seconda, quella contenuta (il carcere e l'impiccagione)?
Solo il finale ci rivela che si è trattato di un sogno o, meglio, di un incubo - ma è difficile stabilire quale delle due parti sia meno credibile.
Anche la sequenza dell'impiccagione, con tutti i carcerati ad assistere divertiti, trasferisce la crudeltà della messa in scena sul piano dell'iperbole, ma non al punto da renderla irreale.

Convict 13 introduce così un altro tema destinato a riaffiorare nell'opera di Keaton, quello del sogno (Sherlock Jr.).
Grazie a questo, Luis Bunuel gli riserva grandi elogi e Keaton diventa un mito per i surrealisti.
Il suo cinema evoca un mondo nel quale è proiettato l'inconscio del protagonista, un mondo paranoico, in cui la trasformabilità continua del reale, l'intercambiabilità di oggetti e situazioni (una partita a golf diventa una pericolosa avventura), rinviano a una visione onirica della realtà: ma la linea di demarcazione sogno-realtà non è mai netta.
Il tema della morte ricomparirà ancora nel cinema di Keaton (Hard Luck, Electric House, Frozen North, Love Nest, Our Hospitality, College), come contraltare e adesione a quello sviluppo catastrofico che si è già intravisto in “One Week” e che la slapstick manteneva a livello di farsa: se la logica del comico vuole che la storia sia quella di una persecuzione, perché non andare fino in fondo?

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