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giovedì 8 settembre 2011

IRMA LA DOLCE (Irma la Douce) - Billy Wilder

  
IRMA LA DOLCE 

Regia - Billy Wilder
Soggetto - Alexandre Breffort
Fotografia - Joseph LaShelle
Montaggio - Daniel Mandell
Musiche - Marguerite Monnot, André Previn
Scenografia - Alexandre Trauner

Interpreti e personaggi
Jack Lemmon: Nestore Patou/Lord X
Shirley MacLaine: Irma
Lou Jacobi: Moustache
Grace Lee Whitney: Kiki la cosacca
Joan Shawlee: Annie l'amazzone
Diki Lerner
Herschel Bernardi: Ispettore Lefevre

Genere - Commedia
Paese - Stati Uniti
Anno 1963
Durata - 147 minuti


Trama - Il giovane poliziotto Nestor Patou viene assegnato al distretto parigino di Les Halles, dove cercherà di porre fine alla proficua attività delle passeggiatrici della zona. Ma il capo della polizia non la pensa come lui, e l'onesto Patou verrà sbattuto fuori dal corpo...
   




     
Tratto dalla commedia di Breffort, Irma la Douce, racconta la storia di un flic, Nestor Patou, che si innamora d'una prostituta di Parigi, Irma, detta la Dolce.
Geloso della donna, frustrato dal mestiere che ella continua a esercitare, Nestor cerca di monopolizzare le sue prestazioni attraverso una serie di travestimenti, finché Irma non si innamora davvero di lui.
Per Wilder, “straniero a Hollywood”, il ritorno, vero e simulato, a temi europei, riveste un'importanza tutta particolare.
Nella stessa profonda provincia USA di Kiss Me, Stupid, l'arrivo di un “diverso”, il cantante d'origine italiana Dino (Dean Martin), attraverso gli stereotipi stessi del suo comportamento (canto, gallismo ecc. ), fa deflagrare tensioni, maturare situazioni ecc., proprio come avverrà ai personaggi anglosassoni di Avanti! a contatto con l'italianità (era questo, notiamolo per inciso, il tema del Viaggio in Italia rosselliniano)..., il ritorno al territorio europeo è un ritorno connotato nostalgicamente, ma la nostalgia (eventualmente retrodatata, come avviene per l'Inghilterra di Sherlock Holmes ) si situa sempre a livello di stereotipo..., la Parigi di Irma la dolce è una Parigi paradossale, ricostruita in studio - “piú vera del vero” - da Alexandre Trauner.
La forza dei cliché è tale che è miglior cosa utilizzarla come un boomerang, dimostrandone l'essenziale falsità col moltiplicarne le convenzioni. Perché questa falsità spinta all'estremo ritrova una verità, come la caricatura. La Parigi di Irma la Douce, i tedeschi di One, Two, Three raggiungono al di là delle loro convenzioni una verità di secondo grado..
Il paradosso aggiuntivo di Irma è che la maniacale precisione con cui Trauner ha ricostruito il quartiere delle Halles, raccogliendo tra l'altro una formidabile documentazione fotografica, ha finito per rimanere l'unica realtà superstite d'un quartiere poco dopo completamente demolito dall'avanzare del rinnovamento urbano a Parigi.
In questa Parigi autenticamente falsa (se cosí può dirsi), in questa Parigi-bis paradossale, raddoppiata al di là dell'Atlantico negli studios di Los Angeles, giustamente si svolge, in forma giocosa, un dramma dello sdoppiamento di personalità: il flic Nestor (jack Lemmon), innamorato di Irma (Shirley MacLaine ), si trasforma in Lord X, distinto gentiluomo la cui impotenza stessa, rimarcata dal simbolo di castrazione dell'occhio mancante, provoca l'innamoramento di Irma, e quindi la gelosia di Nestor verso il suo doppio.
Il travestimento, atto, a livello di story, analogo al raddoppio a livello di scenografia, connota e marca lo sdoppiamento di personalità, la perdita di centro. Si è notato che il film sembra lento, non fa ridere molto, ecc...., a me pare difatti che, tra i film comici di Wilder, questo sia in realtà il piú vicino al dramma.

Irma la douce è girato con serietà imperturbabile, e la sua messa in scena attiene al cinema drammatico, ivi compresa la direzione degli attori, malgrado tutte le smorfie.
Wilder arriva dunque, qui, al limite estremo del procedimento di contestazione dall'interno del genere-commedia che abbiamo visto svilupparsi almeno da Sabrina in poi..., non si tratta di una contaminazione dei generi, per esempio secondo gli sviluppi del western, in cui la commistione di stilemi, forme e tematiche appartenenti ad universi filmici diversi ha il preciso scopo di rivitalizzarne reciprocamente la forza (e il risultato è un nuovo lustro, un acquisto di spessore e di profondità, un aggregarsi di valenze, sul cui sfondo composito si disegnano ancora piú marcatamente, per contrasto, i materiali differenti)..., si tratta, invece, di un affievolimento interno della gag, di un abbassamento del suo ritmo dinamico, derivante dalla presa alla lettera dei suoi meccanismi, dalla sua messa in scena « secca », senza nessuna aggiunta di “aura”.
Lo “spensierato” Wilder vive cosí, dopo averla anticipata, la crisi-trasformazione della Hollywood degli anni sessanta, mettendo a nudo nella sua perfezione scheletrita di meccanismo il gesto che le connotazioni supplementari, nella commedia classica, si incaricavano di ispessire e, quindi, di velare.
La messa in scena di Irma la dolce sembra sempre piú l'esibizione della messa in scena, non attraverso il barocco e l'accumulazione o, al contrario, l'estraneazione didattica, ma invece attraverso la scarnificazione successiva del gag, fino alla sua pura meccanica gestuale e ritmica.



Jack Lemmon e Shirley MacLaine



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1 commento:

Paola ha detto...

Amo molto i vecchi film, spesso li preferisco ai moderni: questo non è tra i miei preferiti, ma lo rivedo sempre volentieri. Ti ringrazio del tuo passaggio da me, nella mia seconda casa e ti lascio il mio saluto