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mercoledì 14 settembre 2011

LE AVVENTURE DI PETER PAN - Walt Disney

   
LE AVVENTURE DI PETER PAN - Walt Disney

Titolo originale - Peter Pan

Regia - Clyde Geronimi, Wilfred Jackson, Hamilton Luske

Soggetto - James Matthew Barrie (opera teatrale)

Sceneggiatura - Milt Banta, William Cottrell, Winston Hibler, Bill Peet, 
Erdman Penner, Joe Rinaldi, Ted Sears, Ralph Wright

Produttore - Walt Disney

Casa di produzione - Walt Disney Productions

Distribuzione (Italia) - RKO Radio Pictures

Art director - Ub Iwerks

Animatori - Ward Kimball, Les Clark, Marc Davis, Norman Ferguson, Ollie Johnston, Milt Kahl, Eric Larson, John Lounsbery, Wolfgang Reitherman, Frank Thomas, Hal King, Cliff Nordberg, Fred Moore, Bob Carlson, Hal Ambro, Harvey Toombs, Ken O'Brien, Don Lusk, Bill Justice, Judge Whitaker, Marvin Woodward, Jerry Hathcock, Hugh Fraser, Art Stevens, Eric Cleworth, Clair Weeks, George Rowley, Joshua Meador, Dan MacManus, Blaine Gibson

Montaggio - Donald Halliday

Musiche - Frank Churchill, Sammy Fain, Ted Sears, Oliver Wallace, Jack Lawrence

Sfondi - Thelma Witmer, Art Riley, Brice Mack, Art Landy, Ray Huffine, 
Ralph Hulett, Al Dempster, Eyvind Earle, Dick Anthony


Personaggi

Peter Pan
   
Trilly
       
Wendy Darling
    
Gianni
   
Michele
  
Mary Darling
    
Agenore Darling
     
Capitan Uncino
   
Spugna 
   
Capitan Uncino, Spugna e altri pirati
   
Sirena
      
Giglio Tigrato
  
Squaw
      
Toro in piedi
  
Coccodrillo Cocò
    
Nanà
   
Peter Pan e i Bimbi Sperduti

Voce del Narratore

Paese - USA
Anno - 1953
Durata - 74 minuti
Genere - Animazione




  
Le avventure di Peter Pan (1953), è una vera apoteosi del Disney touch.

Una sera, al principio del secolo, in una casa di Londra. Mentre i coniugi Darling si apprestano a uscire, nella camera dei ragazzi i due figli maschi, John, di circa dieci anni, e Michael, di circa sei, rievocano giocando le avventure del loro eroe preferito, Peter Pan; Wendy, la figlia dodicenne, riordina la stanza e intanto supervisiona i giochi dei fratelli, correggendo le inesattezze (no, Capitan Uncino portava l'uncino alla destra) e Nana, il cane-bambinaia, indaffarata a mescere dosi dì sciroppo, osserva quei giochi di sfuggita, con aria di benevola superiorità.
I genitori entrano nella stanza. Il padre, in seguito ad alcuni incidenti umoristici (sul suo sparato hanno disegnato la mappa del tesoro), stabilisce che Wendy è troppo grande per dormire in quella stanza e che di conseguenza, anche se lei non ha nessuna fretta di crescere, da domani sera dovrà traslocare; Nana poi viene legata alla cuccia in cortile, come se non fosse nient'altro che un cane.
Ma il brusco richiamo alla realtà sta per subire una clamorosa smentita. Appena usciti i genitori, sul tetto compaiono Peter Pan e Trilly. I due entrano in casa per cercare l'ombra di Peter, che l'eroe ha smarrito in una visita precedente. Per acchiappare quest'ombra, Peter provoca un bel trambusto e finisce per svegliare Wendy la quale, estasiata per l'apparizione, gli cuce l'ombra addosso, mentre Trilly, prigioniera in un cassetto, si rode di gelosia. Anche i due fratelli si svegliano e tutti quanti decidono di accettare l'invito di Peter per un viaggio nel suo pianeta, l'Isola Che Non C'è. Cosparsi di polvere di fata, scrollata dal corpo di Trilly, diventano capaci di volare è, dimenticando Nana legata alla cuccia, attraversano Londra in volo notturno.
Nell'Isola Che Non C'è, a bordo di un veliero, una ciurma di pirati tartassa Spugna, nostromo rotondetto e balbuziente, lamentando l'inattività cui li costringe il comandante, Capitan Uncino, ostinato a sostare nell'isola per vendicarsi di Peter Pan, il quale nel corso di un combattimento gli tagliò una mano gettandola in pasto al coccodrillo Cocò. Seguendo Spugna facciamo conoscenza di Uncino, che inveisce contro Peter e progetta di rapire Giglio Tigrato, figlia del capo indiano, per attirare l'eroe in un tranello. Uccide quindi un pirata che lo infastidiva con le sue canzoni, quand'ecco comparire Cocò, il quale, avendo gustato tempo addietro la mano destra di Uncino, si ripresenta periodicamente nella speranza di carpire la sinistra: alla vista del coccodrillo, Uncino si rifugia terrorizzato tra le braccia di Spugna. Infine il nostromo fa la barba al comandante tra malintesi comici e paradossali.
I turisti londinesi sostano su una nuvola da dove si ammira il panorama dell'isola, ma vengono avvistati da Uncino, che li riceve a cannonate. Peter spedisce gli ospiti al suo rifugio, facendoli scortare da Trîlly, e rimane sulla nuvola a schivare i proiettili e a farsi beffe del pirata.
Trilly vola rapidissima e distanzia subito gli altri, entra nel rifugio sotterraneo di Peter (vi si accede attraverso un albero cavo), sveglia i Bimbi Perduti, monelli selvatici e rissosi cui trasmette un falso ordine di Peter; abbattere Wendy e fratelli.
Quelli eseguono a colpi di fionda, ma Peter interviene all'ultimo momento e raccoglie la fanciulla che sta precipitando: Trilly è condannata a una settimana di esilio.
Mentre Peter e Wendy partono da soli per visitare l'isola, i Bimbi Perduti e i due fratelli attraversano la giungla in fila indiana, intonando una marcetta. Cercano di seguire orme di mocassini indiani, ma in un baleno vengono accerchiati dai pellerossa, che li trascinano prigionieri al loro accampamento.
Qui i ragazzi, legati al palo della tortura, apprendono dal capo Toro in Piedi che non si tratta della solita guerra per gioco, poiché sua figlia Giglio Tigrato è stata rapita.
Alla Baia delle Sirene, mentre Peter intrattiene queste vezzose nuotatrici col racconta di sue antiche avventure e Wendy subisce i loro dispetti, passa una barca con a bordo Uncino, Spugna e l'indiana prigioniera, seguiti a breve distanza da Cocò.
Peter li pedina fino alla Grotta del Teschio, dove prima cerca di terrorizzare Uncino simulando, non visto, la voce di un dio del mare, e poi lo ridicolizza in un duello e lo mette in fuga; infine libera Giglio Tigrato.
Sul veliero di notte, Uncino, angustiato da un raffreddore, riceve da Spugna l'annuncio dell'esilio di Trilly, notizia ispiratrice per il comandante, che spedisce il nostromo a rapire la farina.
All'accampamento indiano si svolgono i festeggiamenti per il salvataggio di Giglio Tigrato, con un canto burlesco (Perché diciamo "aughn”) e con manifestazioni di gratitudine della principessa indiana nei confronti di Peter Pan, che Wendy giudica eccessive. Trilly, sconsolata, osserva la scena da lontano e viene rapita da Spugna.
Sul veliero Uncino, sfruttando il risentimento di Trilly e la sua gelosia nei confronti di Wendy, la convince a rivelargli l'ubicazione del rifugio e assicura che si limiterà a scacciare gli ospiti senza infierire su Peter.
Al rifugio i piccoli londinesi, elettrizzati dalla recente avventura, progettano di stabilirsi definitivamente nell'isola e di rinunciare a crescere, come hanno fatto Peter e compagni, ma Wendy li riconduce a propositi più giudiziosi, commuovendoli con una canzone sui vantaggi pratici e affettivi di un'infanzia trascorsa in famiglia (“Cos'è una mamma”). Tutti partono, compresi i Bimbi Perduti, e lasciano solo Peter Pan. All'uscita dei rifugio i pirati li fanno prigionieri e calano una bomba a orologeria nascosta in un pacco: un biglietto apocrifo firmato Wendy istruisce Peter di aprire il pacco solo alle sei.
Sul veliero i pirati improvvisano un balletto propagandistico per convincere i ragazzi ad arruolarsi: Wendy, che confida in un intervento di Peter, li richiama al dovere, ma Uncino annuncia l'esplosione imminente.
Al rifugio Peter legge il biglietto e si accinge ad aprire il pacco.
Mancano pochi secondi all'ora fatidica e sul veliero Trilly si libera dalla sua gabbia e vola via.
Raggiunge Peter e cerca di avvertirlo del pericolo, ma la bomba esplode in quel momento.
L'esplosione viene udita sul veliero e Peter è dato per morto. Al rifugio tra le macerie Peter e Trilly sono incolumi.
Sul veliero Wendy preferisce la morte all'infamia dell'arruolamento e si avvia, le mani legate, sul ponte dei condannati. Si lascia cadere e finisce in braccio di Peter, il quale sale a bordo e affronta Uncino, mentre i piccoli si rifugiano su un albero della nave, inseguiti dai pirati, e Cocò osserva il combattimento con aria fiduciosa. Peter taglia la rete e i pirati, che si stavano arrampicando, finiscono sulla scialuppa di salvataggio e si danno alla fuga; duella con Uncino ad armi pari, cioè rinunciando a volare, vince e lo risparmia, ma quello profitta per colpirlo a tradimento, sbaglia il colpo e cade in mare. Lo vediamo sfrecciare verso l'orizzonte, come una specie di siluro umano, inseguito da Cocò.
Ora che Peter ha assunto il comando, il veliero viene cosparso di polvere magica da Trilly e si leva in volo alla volta di Londra.
A casa i genitori di Wendy rientrano e la trovano sognante accanto alla finestra; lei racconta la sua avventura e conclude formulando il desiderio di crescere. In quel momento la luna viene offuscata da una nuvola a forma di veliero.

Cast - L'ironia (e la magia) cominciano dal disegno. Ogni personaggio sembra e non sembra la copia dal vero di un essere umano. A ogni gruppo corrisponde uno stile grafico e un grado di realismo diverso. I londinesi sono disegnati in stile fotografico e per un buon motivo: devono sembrare più reali degli indigeni dell'Isola Che Non C'è. Presenti in ogni scena sull'isola, attestano la realtà di quel che succede intorno a loro, ma indossano sempre la camicia da notte, come sonnambuli. Sembrano delegati del pubblico: insieme spettatori e personaggi, contemporaneamente dentro e fuori l'universo dell'avventura, sempre in bilico tra sogno e veglia. Gli isolani invece sono più magici, sono tutti dentro il sogno.
Peter Pan è un adolescente faunesco e spiritato: orecchie a punta, completo verde tipo Robin Hood, capacità non solo di volare, ma quasi di star fermo in aria con la massima disinvoltura.
Trilly, luogotenente e compagna gelosa, è insieme lucciola (ne ha le ali e le dimensioni), pin-up (vitino di vespa, fianchi generosi, capelli platinati raccolti in una coda di cavallo) e farina (il suo corpo contiene una polvere magica e luminosa che rende capaci di volare), una piccola star tascabile che brilla di luce propria. A qualcuno ricordò Marilyn Monroe ma non è sicuro che sia stata modellata su di lei.
Le comparse, a meglio i caratteristi di rango inferiore alle dipendenze di Peter Pan, sono i Bimbi Perduti, mezzi fauni e mezzi monelli e hanno denti sporgenti da roditori e tute di pelliccia che lasciano scoperto soltanto il viso.
I cattivi, cioè pirati e indiani, tendono al grottesco.
Capitan Uncino è un comandante azzimato e secentesco, un Basil Rathbone tutto spigoli, ringhioso e un po' blasé, con baffi lunghi e sottili e lo sguardo cattivo ingentilito da malinconie melliflue alla Vincent Price.
Il nostromo Spugna, un nanerottolo rotondo e patatoso, è il serro indifferente ai malumori del padrone. La maglietta è troppo corta per la sua circonferenza e il minimo movimenta gli scopre la pinguedine; ascoltando la canzone di Wendy si intenerisce e ci mostra improvvisamente il petto con un vistoso tatuaggio Mother.
Un po' grottesco, in stile Halloween, è anche Toro in Piedi, la cui testa somiglia a un grossa peperone di cartapesta, che termina in una protuberanza gialla bucata da due occhi neri.
Tra le comparse, pirati abilissimi nell'uso del coltello (uno lo sa lanciare anche con un piede), indiani dal passo felpato e dal profilo aquilino, e sirene vampeggianti e colorate (la bionda, la rossa, la bruna) con reggiseni di ghirlande come usava nell'avanspettacolo e sui calendari del barbiere.
Personaggi da favola per eccellenza sono i due animali umanizzati, che rappresentano i due mondi della realtà e del sogno.
Nana compendia le sensazioni di calore umano e animale legate alle pareti domestiche: ha il fisico di un cane e le virtù morali di una vecchia governante.
Invece il coccodrillo che si aggira implacabile nei pressi del veliero in attesa di azzannare la mano residua di Uncino e che inganna il tempo disegnando cerchi nell'acqua con un dito, come un sicario che attenda la vittima al varco, riassume il sadismo velato e sorridente che circola nel microcosmo dell'isola.
Sia pure ridotti al minimo, gli animali antropomorfici continuano a dare l'impronta magica a tutto l'edificio del cast.


Moralità - Più ambigua che nei film precedenti. Le opposizioni tra bene e male vengono mascherate e forse rafforzate da opposizioni corrispondenti tra reale e fiabesco: gli indigeni dell'Isola Che Non C'è sono condannati già dal loro irrealismo a rappresentare solo un elettrizzante passatempo per i turisti londinesi. Ciò risulta anche dalla morfologia del cast femminile. Ragazze allegre di varia razza e specie sono segregate nei ginecei (Baia delle Sirene, campo indiano) dove allietano il riposo dell'eroe strappandosi le trecce l'una con l'altra; hanno ruoli da commedia, di prigioniere da liberare (Giglio Tigrato) a di alleate impulsive e volubili (Trilly). Ciò che distingue la trepida Wendy non è solo l'incrollabile moralità vittoriana (convince i fratellini a far ritorna a casa, percorre il ponte dei condannati a testa alta), contrapposta agli umori balzani e alla condotta reprensibile della lucciola, ma qualcosa di più intrinseco: appartiene alla realtà, mentre le altre sono personaggi fiabeschi. Inoltre Peter Pan non ha nemmeno bisogno di dar prova di grande volontà facendosi legare, come Ulisse, all'albero della nave, perché lucciole e sirene di facili costumi hanno corpi e misure di animali: la natura provvede direttamente a escludere gli accoppiamenti proibiti. Un modo ironico di conciliare l'erotismo e la morale.
Anche ciò che distingue i buoni dai cattivi ha insieme del moralistico (Peter Pan e Uncino usano tecniche di potere diverse: il primo sa tenere la disciplina, ma i castighi che infligge non vanno oltre l'esilio, il secondo è un despota capriccioso, capace di uccidere un sottoposto soltanto per fugare i suoi umori malinconici) e dell'ontologico (Peter è un superuomo, Uncino un uomo; per rendere un po' meno scontato l'esito del duello finale, Peter dovrà impegnarsi a non volare, come un dio che scenda a combattere travestito da mortale). E comunque i connotati morali dell'eroe sono più edonisti che calvinisti (libertinaggio, diplomazia...). Per non dire che pirati e indiani, prima di essere malvagi o stupidi, sono prigionieri del loro stereotipo e ciò che fanno sembra lo ripetano da sempre, per dovere di ufficio. Non c'è più l'ansia di edificare che appesantiva Biancaneve e i sette nani.


Regia - Anche la scenografia a volte è usata in senso parodistico. Michael, ultimo di fila dei marciatori, ha qualche difficoltà nel guadare un ruscello saltando da una pietra all'altra, ma una di quelle pietre si rivela per il muso di un ippopotamo che emerge dall'acqua e depone il piccolo sulla riva; poco dopo nella savana, Michael finisce su una roccia sporgente dall'erba alta: non è altro che il dorso di un rinoceronte. Queste animazioni improvvise e verosimili degli oggetti legano la vicenda all'ambiente, sfondo inerte che prende vita quando meno ce l'aspettiamo.
Il sodalizio tra due personaggi di dimensioni tanto diverse come Peter Pari e Trilly ha, come al solito, il compito di riunire il tocco fiabesco e l'illusione di realtà, accordando telescopio e microscopio e riportando su una medesima scala una varietà di forme e grandezze. Già nella prima scena Trilly ha peripezie a misura di lucciola, complementari di quelle di Peter: prigioniera nel cassetto (i suoi larghi fianchi non le consentono di uscire per il buco della serratura), spasima di gelosia per il bacio che Peter e Wendy stanno per scambiarsi a pochi metri da lei.
Ci sono poi altri esempi di plausibile impossibile, dove la falsità dei dettagli è in funzione della verità ponderale dei personaggi (il peso integra i corpi nello spazio, è un attributo molto penoso per i pupazzetti di cartone che rischiano di sembrare troppo leggeri e inconsistenti). Uncino spara a un pirata precipitandolo in mare e l'onda investe con uno spruzzo Spugna che si trova sul pone della nave. È assolutamente impossibile che un corpo umano cadendo in acqua sollevi un'onda alta come la fiancata di un veliero, ma è verosimile, perché riceviamo una prova della realtà della caduta e oltretutto la riceviamo assieme a un personaggio, in presenza di un testimone. Già in Pinocchio, nonostante l'irrealtà manifesta di quel viaggio senza scafandro negli abissi marini, venivano fornite alcune precisazioni sulle tecniche di viaggio del Grillo Parlante, il quale doveva mettere un sassolino nei pantaloni per zavorrarsi e non tornare a galla. In Peter Pan Nana, il cane-bambinaia, viene cosparsa di polvere magica, ma non può volare, perché una corda la tiene legata alla cuccia si limiterà a levitare, pancia all'aria, con goffaggine patetica e tridimensionale, come se in quella posizione capovolta volesse sfondare dal basso la superficie dello schermo (dunque, se la corda non si spezza, la polvere magica è commensurabile con una forza reale e perciò è anch'essa reale). Nel duello tra Peter e Uncino alla Grotta del Teschio, c'è una versione molto sofisticata di quei gag sull'orlo dell'abisso che ricorrono nei cortometraggi. Le schermaglie si svolgono sul bordo di una scogliera e Peter indietreggia sospeso sul vuoto con la massima naturalezza; Uncino è tratto in inganno e si mette anche lui a camminare sull'aria, ma dopo un attimo se ne accorge e scatta il solito meccanismo, per cui il furfante comincia a sgambettare, precipita, e soltanto per un soffio riesce ad aggrapparsi al ciglio della roccia. La smentita e poi la riconferma della regola (i comuni mortali come Uncino non volano) rafforza la credibilità dell'eccezione (esistono superuomini come Peter che possono volare).
Dai salti di verosimiglianza ai salti di tono. Spesso non c'è soluzione di continuità tra il comico e il terrorifico e certe scintille espressioniste cadono ad attizzare le pause di commedie come quando, per addolcire Trilly, Uncino le esibisce i suoi talenti di clavicembalista e a un certo punto il suo volto invade quasi tutto lo schermo, sovrastando le dimensioni di lucciola della sventurata.


Soggetto - L'alto grado di fusione tra i generi (western, cappa e spada, musical, ecc.) è stato reso possibile dalla scelta di inscrivere in un sogno tutto il viaggio all'Isola Che Non C'è, ponendolo fin dall'inizio sotto le insegne dello straordinario. Questo tipo di cinema fantastico, che separa con un colpo netto realtà e irrealtà, ordinario e straordinario, e i cui prototipi più brillanti sono “La donna del ritratto” di Lang e “La vita è meravigliosa” di Capra, pare sottindere uno stile realistico (come ha notato recentemente Christian Metz) e un'ideologia positivistica (in fondo assicurano allo spettatore che la realtà è perfettamente integra, priva di ombre e di fantasmi). D'altronde la messinscena di desideri e paure profonde (adulterio e sensi di colpa in Lang, perdita dell'identità sociale in Capra, fantasie di onnipotenza e di ubiquità in Disney) diventa più suggestiva perché, staccata dalla realtà, aggira più facilmente le censure della coscienza. E poi non è facile distinguere tra realtà e fantasia, gioco e avventura, sull'Isola Che Non C'è. Dopo che gli indiani hanno catturato i Bimbi Perduti e i due londinesi, Toro in Piedi si rivolge ai piccoli prigionieri pressapoco in questi termini: “Abitualmente noi si fa la guerra con voi solo per gioco: è inteso che il vincitore manda liberi i prigionieri; ma questa volta non è possibile perché Giglio Tigrato è stata rapita”.
L'intero impianto narrativo è sospeso fra la successione di episodi indipendenti e ripetitivi, come nell'epica e nei giochi dei bambini, e il concatenamento degli episodi nel corpo di un racconto continuo, dove diventano reciprocamente necessari. La trama principale si divide in due episodi, costruiti allo stesso modo nel movente (Uncino rapisce un'amica di Peter) e nella chiusa (duello fra Uncino e Peter), saldati fra loro presentando l'inizio di un episodio prima che quello precedente sia terminato (Uncino ordisce il rapimento di Trilly prima dei festeggiamenti al campo indiano).
Per assicurare la continuità nella frammentazione viene predisposto un sistema capillare di false digressioni. Si ha sempre l'impressione di uscire di binario e invece ogni volta tutto si riannoda e scopriamo che l'azione principale passa per sentieri che erano sembrati senza uscita. La festa al campo indiano si chiude con il rapimento di Trilly; il rapimento in massa dei ragazzini segue la canzone di Wendy; l'agguato degli indiani conclude l'esplorazione della giungla. È un modo per amalgamare azione e descrizione, musical e avventura e consente di omettere certi avvenimenti, come il rapimento di Giglio Tigrato, compiuto mentre noi eravamo nella foresta coi Bimbi Perduti e riferito poi a questi ultimi dal capo indiano. Quando, poco dopo, Peter sorprende Uncino in barca con la fanciulla rapita, accertiamo che il racconto principale, sebbene lo avessimo perduto di vista, continuava a procedere per suo conto fuori dallo schermo. Anche questo è verosimile filmico. La seconda parte del film, dal rapimento di Trilly alla battaglia finale, forse è più meccanica, più prevedibile (c'è perfino il suspense della bomba che sta per scoppiare tra le mani dell'eroe), ma ha il pregio di immettere un personaggio da commedia nella storia avventurosa (Trilly, gelosa di Wendy, ha rivelato a Uncino l'ubicazione del rifugio di Peter Pan) collegando i due generi e le due parti del film. Tutto si salda, tutto si tiene, forse fin troppo bene; la mappa dell'isola spunta dietro i luoghi che visitiamo separatamente, il gioca e il mito dietro l'avventura, la maschera e i1 tipo dietro il personaggio, il luna park dietro il labirinto. Anche per questo Peter Pan è in ogni suo aspetto un film di evasione e insieme un film sull'evasione, sulla sua natura oniricoliberatoria, sulla sua inevitabile provvisorietà.
Cosa è andato perduto rispetto alla commedia di James Barrie (1904) da cui il film è tratto? Qualcosa di irriverente (già nella prima rappresentazione londinese uno stesso attore interpretava i due ruoli di Mr. Darling e di Capitan Uncino, in modo che l'ingiusto genitore venisse al tempo stesso innalzato e mortificato al rango di corsaro) e qualcosa di severo, di doloroso (la necessità del ritorno a casa, del congedo dall'infanzia: veniva rievocato un episodio cruciale del romanzo Peter Pan nei giardini di Kensingtan, quello in cui Peter decide di far ritorno dalla madre, ma indugia troppo e infine trova la finestra chiusa, perché la madre, disperando ormai del suo ritorno, ha avuto un altro figlio, che ora dorme insieme a lei).
E che cosa ha aggiunto Spielberg nel suo film omaggio del 1985, Hook, dove Robin Williams, avvocato egoista e nevrotico, vola all'Isola Che Non C'è e impara ad ascoltare la voce dell'infanzia? Una dimensione familistico crepuscolare pedagogica che ovviamente restava in ombra nella versione Disney. Ma Walt Disney non era mai stato pedante e moraleggiante come Spielberg. Anzi, Le avventure di Peter Pan, malgrado la varietà di toni e emozioni, è il suo film in apparenza più leggero, impersonale, hollywoodiano, manieristico, perfino turistico, visto che narra di una vacanza, una vacanza in un paradiso perduto. Certo Disney se n'è ricordato nell'architettare in quegli anni la sua Disneyland, completa di sirene, velieri e villaggio indiano; ma l'Isola Che Non C'è, quella vera, può esistere solo sullo schermo, come un sogno dentro un sogno.
  
   

     
  
    DISEGNI DA COLORARE DI PETER PAN   













































































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