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giovedì 8 settembre 2011

LE TRE SORELLE (ТРИ СЕСТPЬІ - Three sisters) - Anton Cechov

        
LE TRE SORELLE
Opera teatrale in quattro atti
AutoreAnton Čechov
Titolo originale - ТРИ СЕСТPЬІ (Three sisters)
Lingua originale Russo
Composto nel 1900
Prima assoluta 1901
Teatro d'Arte di Mosca

Personaggi

Andrèj Sergèevič Prozorov
Natal'ja Ivànovna (Nataša), sua fidanzata poi moglie
Ol'ga, sorella di Andrèj Sergèevič
Maša, sorella di Andrèj Sergèevič
Irina, sorella di Andrèj Sergèevič
Fëdor Il'íč Kulygin, professore di ginnasio e marito di Maša
Aleksàndr Ignàt'evič Veršinin, Tenente colonnello e comandante di batteria
Nikolàj L'vovič Tuzenbach, barone, tenente
Vasilij Vasíl'evič Solënyj, primo capitano
Ivàn Romànovič Čebutykin, ufficiale medico
Aleksèj Petrovič Fedotik, sottotenente
Vladimir Kàrlovič Rodè, sottotenente
Ferapònt, vecchio usciere del Consorzio
Anfisa, vecchia balia ottantenne
  
   
In una cittadina della provincia russa vivono tre sorelle…, Olga, Màscia e Iryna, figlie del defunto generale Prosòrov.
Le tre fanciulle, nate e cresciute a Mosca, avevano dovuto, anni prima, seguire il padre trasferito a comandare una batteria nel piccolo centro. Morto il generale, esse erano rimaste nella cittadina.
Colte, fini, sensibili, le tre donne si sentono sepolte vive in quell’ambiente ristretto, stagnante, sonnolento…, e ricordano sempre con struggente nostalgia Mosca, la grande città, il paradiso perduto. "Tornare a Mosca" è il loro sogno.
Olga, la maggiore delle sorelle, è una creatura dolce e forte, che riesce a sostenere le sorelle, più fragili di lei. Olga ha nel cuore tesori di affetto e devozione, ma non ha nessuno su cui riversarli…, ha compreso che nella sua vita mon entrerà nessun uomo. Ma ha compreso anche che il modo migliore per combattere la solitudine è quello di fare del bene agli altri… e si dedica tutta alla sua fatica di insegnante.
Moscia, la seconda, è la più viva ed appassionata…, ha sposato a diciotto anni il professor Kulighin, insegnante al liceo, perché le era parso un uomo interessante, forte, destinato ad una brillante carriera…, ma con il passar degli anni le illusioni sono cadute e Kulighin le si è rivelato per quello che è… un pover’uomo buono e scialbo.
Iryna, la minore, ha vent’anni e conserva ancora tutte le sue illusioni e la sua fiducia in un avvenire felice.
Assieme alle tre sorelle, nella grande casa dei Prosòrov, vive Andrèi, il fratello, studente universitario. Andrèi è una figura tragica di fallito…, aspirava a divenire un celebre studioso, ed è finito a fare l’impiegatuccio…, le sorelle lo stimano, attendono da lui grande cose, ma egli si rende conto benissimo di essere un incapace.
Questa è la situazione quando ha inizio la commedia.
Giunge nella cittadina, a comandare la guarnigione, il colonnello Vierscìnin che, a Mosca, era stato ufficiale nella batteria una volta comandata dal generale Prosòrov… e si reca subito a trovare le figlie del suo ex superiore, che aveva conosciuto bambine.
Vierscìnin, bell’uomo, buon parlatore, simpatico, è sposato a una donna malata e nevrastenica, che gli rende la vita impossibile. Anche per questo motivo egli comincia a frequentare spesso e volentieri la casa delle tre sorelle. A poco a poco si sente attratto dalla bellezza, dalla calda femminilità di Moscia, e anche a Moscia piace l’ufficiale…, fra i due nasce così un rapporto amoroso.
Nello stesso tempo, anche Iryna e Andrèi hanno un incontro che deciderà della loro vita. Andrèi si innamora di una giovane provinciale, Natàscia… la sposa ed essa, entrando in casa, rivela ben presto la sua natura volgare e prepotente. Giudica subito il marito per quello che è e comincia a disprezzarlo…, mentre il grasso, asmatico Andrèi spinge la carrozzella del loro piccino, essa diviene l’amante del direttore del marito. Andrèi scopre il tradimento di Natàscia, ma non reagisce, finge di ignorare, un po’ per abulia, un po’ per non perdere la moglie.
Iryna conosce il tenente Tùsenbach, un altro degli ufficiali che frequentano casa Prosòrov. Tùsenbach non è bello e neppure molto interessante, ma è intelligente e onesto.
Egli si innamora subito di Iryna e le chiede di sposarlo…, lascerà l’esercito, lavorerà, si dedicherà tutto a lei per farla felice. Ma Iryna non l’ama…, ella sogna l’amore romantico, attende sempre un uomo straordinario, affascinante, che la condurrà a Mosca.
Una notte, nella città scoppia un incendio…, quella tragica notte segna l’inizio della soluzione per quel dolente sviluppo di sentimenti.
Moscia, tormentata, dopo un penoso colloquio col marito, che non intuisce nulla, confessa alle sorelle il suo colpevole amore per Vierscìnin…, e in quella confessione c’è già il senso della condanna, il presentimento che tutto dovrà finire. Iryna, sempre più disperata, comincia anche lei a intuire quella verità che le sorelle hanno già compreso… "… intanto la vita passa per non tornare mai più, e a Mosca non andremo mai… mai ! …".
Ora che le illusioni sono cadute, acconsente a sposare Tùsenbach…, tutti e due inizieranno a lavorare, con la speranza di trovare infine la loro felicità…, arriva infatti l’ordine di trasferimento della guarnigione e il reggimento lascia la città portando con sé tutte le speranze delle tre donne.
Vierscìnin viene a salutare Moscia…, i due si lasciano per sempre. Subito il doloroso addio, entra Kulighin, il marito della donna. Egli, nel vedere il dolore e le lacrime di Moscia, capisce finalmente la verità. Nonostante l’atroce rivelazione, egli trova la forza di perdonare la moglie, ma ormai ci sarà sempre quell’ombra, fra loro.
Quasi nello stesso momento, si ode lontano un colpo…, è il colpo di pistola che uccide Tùsenbach, durante uno stupido duello con un altro ufficiale…, e ora anche Iryna è sola, per sempre. L’unica speranza che le rimaneva si è infranta proprio il giorno prima delle nozze.
Giunge di lontano una allegra marcia militare…, il reggimento si sta allontanando e le tre sorelle rimangono sole, con i loro sogni distrutti, a chiedersi perché si vive, perché si soffre……..
   
Tre sorelle di Anton Cecov - 1959
Interpreti - Elena Zareschi, Valeria Valeri, Lilla Brignone, Salvo Randone 

      
COMMENTO

Nella scena finale con cui si chiude il dramma risalta la caratteristica inconfondibile dello stile di Cechov…, la sua capacità di creare un’atmosfera, fatta di stati d’animo anziché di azioni.
In effetti, i personaggi non si agitano, non "esplodono" mai, non si muovono materialmente nello spazio…, se ne stanno chiusi in una stanza, in una casa, in un giardino, e con parole semplici, brevi frasi, lunghi silenzi riescono a farci comprendere il loro dramma, la loro desolazione, l’angoscia di non saper dare una spiegazione alle proprie sofferenze, e insieme la loro indomita, poetica speranza in un avvenire migliore.
Cechov nelle sue opere ha saputo esprimere i sentimenti della gente comune e rappresentare la vita quotidiana, fatta di amarezze e speranze, con sincerità we con autentica bontà, senza lanciare accuse contro le colpe dell’umanità e senza prendere atteggiamenti da moralista. Nei suoi racconti e nei suoi drammi, egli ci presenta storie semplici, nelle quali non accade mai nulla di eccezionale, e personaggi qualsiasi, senza particolari qualità né difetti…, sono soltanto esseri tormentati perché non riescono a dare un significato e uno scopo alla loro vita e perché non arrivano mai a realizzare le loro aspirazioni e i loro sogni… sogni ad occhi aperti, in cui si rifugiano per sopportare meglio la vita meschina che li soffoca.
Dice appunto zio Vanja, il protagonista del dramma omonimo… "Quando manca una vera vita, allora si vive di miraggi. Del resto… meglio che niente…".
I personaggi cecoviani non si illudono sulla validità di questi miraggi, eppure vi si cullano, poiché solo così leniscono la sofferenza di non avere una "vita vera". Uno di questi miraggi è la speranza della felicità, per le creature che verranno, costruita sulle sofferenze di colore che vivono oggi.
Quello delle opere di Cechov è dunque un mondo di falliti, di deboli, di sognatori, ma Cechov non li condanna mai…, li comprende, li giustifica, li ama, come ha amato, nella vita, la povera gente in mezzo alla quale ha vissuto.
Chi non ha letto i racconti o i drammi di Cechov potrebbe pensare che siano noiosi, visto che in essi difficilmente accade qualcosa di drammatico, si verifica un colpo di scena…, invece leggendo le opere dello scrittore russo si rimane affascinati da quell’atmosfera, detta appunto "cecoviana", che l’autore sa creare con parole semplici e vere, con le pause, con i silenzi…, riproducendo insomma la vita quale essa è, non con un realismo pedestre, ma con un’arte e una poesia inimitabili.
I personaggi de "Le tre sorelle", de "Il gabbiano", di "Zio Vanja" e de "Il giardino dei ciliegi", i quattro drammi che hanno dato a Cechov fama mondiale, sono delle creature infelici e si inquadrano nella visione pessimistica che Cechov ha della vita. Non tutto è buio nella loro anima, perché la fede in un avvenire migliore dà loro momenti di serenità e di speranza…, ma certo manca a essi la forza della vera fede, che aiuta a sopportare le sofferenze e delusioni con la fiducia serena nel loro Dio.

    
LA VITA DI CECHOV IN BREVE

Antòn Pàvlovic Cechov era un medico, ma esercitò per pochissimo tempo la professione.
Ancor prima di laurearsi aveva cominciato a scrivere e, al momento di scegliere definitivamente la propria strada, decise per la carriera letteraria. Dalla medicina però non si staccò mai del tutto e molto spesso ricorse alle sue cognizioni di medico per alleviare personalmente le sofferenze del suo prossimo e per portare aiuto ai poveri e agli infelici. Cechov stesso proveniva da una famiglia povera…, suo padre era riuscito ad acquistare una piccola drogheria soltanto tre anni prima che nascesse Antòn (1860).
La giovinezza di Cechov e soprattutto gli anni dell’università furono duri e difficili, e in quel periodo egli contrasse quella tubercolosi che lo uccise a soli 44 anni.
Il bisogno di guadagnare spinse assai presto Cechov a scrivere i suoi primi racconti, e il successo che subito essi ottennero lo incoraggiò a continuare.
La sua fu una vita di lavoro e nessun avvenimento rilevante lo distolse dai suoi interessi letterari e sociali. Fece un lungo viaggio all’isola di Sachalin, attraverso la Siberia, dove ancora non esisteva la ferrovia, e al ritorno passo dall’isola di Ceylon, per studiare le condizioni dei deportati…, lasciò i ricordi del viaggio in un libro intitolato appunto "Sachalin".
Ma la sua salute andava peggiorando…, a causa di ciò, fu costretto, nel 1900, a vendere la piccola proprietà di Melichovo, non lontana da Mosca, e a stabilirsi a Jalta in Crimea, dove il clima era migliore. Qui conobbe l’attrice Olga Knipper che faceva parte del Teatro d’Arte di Mosca, e l’anno dopo la sposò. La Knipper fu la prima interprete dell’ultima commedia di Cechov, scritta nel 1903… "Il giardino dei ciliegi".
Nel maggio dell’anno seguente la sua salute peggiorò…, andò a curarsi in Germania, e qui morì il 2 luglio.


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