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venerdì 2 settembre 2011

MARILYN MONROE - Vita, film e tante foto (Life, movies and many pictures)



RITRATTO DI MARILYN MONROE


La stella, l'angelo del sesso, la bambola di carne, la dolce, la te­nera, l'ingenua, la maliziosa, la disarmata, la sensuale, l'inno­cente Marilyn nasce il primo giu­gno 1926, sotto il segno dei Ge­melli.

Il suo primo nome fu Norma Jean Baker e nacque figlia sol­tanto di sua madre: un'origine comune a tanti grandi dello spet­tacolo (Totò, Anna Magnani...) e forse, come diranno gli psica­nalisti, una forte spinta a riscat­tarsi, a crearsi un nome grande, immenso; che cancelli il ricordo della mancanza di un nome legit­timo. Le misero il cognome Baer perchè così si chiamava il pri­mo marito da cui sua madre si era separata dopo avergli dato, e lasciato per sempre, due altri fi­gli.

Il secondo marito, un certo Mortenson, se l'era svignata prima che Norma Jean nascesse e, pro­babilmente, che venisse concepi­ta.

Chi era il vero padre di Norma Jean?


La mamma da bambina le mo­strò la foto di un bell'uomo con i baffetti che assomigliava tanto a Clark Gable. Per anni Norma Jean tenne la foto di Gable, che le sorrideva con l'ironia del Red Butler di Via col vento, accanto al letto per mostrarla alle ami­che, come quella di un padre se­greto, da non rivelare a nessuno. Marilyn, nonostante vivessero e lavorassero ambedue a Hollywood, conobbe Gable sul set de Gli spostati: un film tragico per­ché doveva essere l'ultimo di Marilyn e perchè Gable doveva morire, per infarto, dodici giorni dopo la fine delle riprese.



La piccola Norma Jean nacque orfana di padre e per di più in una famiglia in cui si era insinua­to tragicamente il tarlo della paz­zia. Il nonno Monroe, da cui prenderà il nome d'arte, quando Norma Jean nacque era già mor­to in un manicomio. La stessa fine faranno la nonna Della e la mamma Gladys e Marilyn temet­te ed attese la follia come si teme e si attende un evento ineluttabi­le per tutta la vita.



  

La mamma da bambina le mo­strò la foto di un bell'uomo con i baffetti che assomigliava tanto a Clark Gable. Per anni Norma Jean tenne la foto di Gable, che le sorrideva con l'ironia del Red Butler di Via col vento, accanto al letto per mostrarla alle ami­che, come quella di un padre se­greto, da non rivelare a nessuno. Marilyn, nonostante vivessero e lavorassero ambedue a Hollywood, conobbe Gable sul set de Gli spostati: un film tragico per­ché doveva essere l'ultimo di Marilyn e perchè Gable doveva morire, per infarto, dodici giorni dopo la fine delle riprese.

La piccola Norma Jean nacque orfana di padre e per di più in una famiglia in cui si era insinua­to tragicamente il tarlo della paz­zia. Il nonno Monroe, da cui prenderà il nome d'arte, quando Norma Jean nacque era già mor­to in un manicomio. La stessa fine faranno la nonna Della e la mamma Gladys e Marilyn temet­te ed attese la follia come si teme e si attende un evento ineluttabi­le per tutta la vita.

La mamma Gladys lavorava a Hollywood in uno stabilimento ci­nematografico, come addetta al taglio della pellicola negativa. Non poteva quindi badare alla piccola Norma Jean, né poteva affidarla alle cure della nonna Della che aveva già dato segni di squilibrio mentale. La affidò quindi in adozione a dei vicini di casa, i quali, privi di figli propri, allevarono la piccola con affetto e con il rimborso spese di un dol­laro al giorno.

La mamma andava a trovarla tutti i sabati ma talvolta soltanto per poche ore, perchè aveva an­che la propria vita a cui tenere dietro. La nonna, invece, che abitava a pochi passi, andava a trovarla di frequente e si dimo­strava molto premurosa, finchè un giorno non tentò di soffocarla nel sonno. Norma Jean aveva poco più di un anno ma l'episo­dio peserà moltissimo sulla sua vita futura. La tormentosa in­sonnia, che Marilyn combattè con ogni sorta di sedativi fino a diventare una tossicomane incu­rabile, fu probabilmente un re­galo della nonna pazza. Marilyn aveva paura di addormentarsi quasi temesse un sonno senza ri­torno: lo hanno dichiarato tutte le persone che vissero con lei e che furono testimoni delle sue tormentate veglie notturne.

Gladys, anche se talvolta si com­portò come una mamma distrat­ta, coltivava il sogno di prendere finalmente con sé la piccola Nor­ma Jean, unica superstite della famiglia: il padre morto, la ma­dre in manicomio, gli altri due fi­gli rimasti con il padre, il secon­do marito sparito.

Quando finalmente ci riuscirà, resterà con la sua piccola per poco, perchè la follia in agguato afferrerà anche lei e la costringe­rà a vivere il resto dei suoi giorni, tranne qualche breve intervallo, in ospedali psichiatrici.

Per Norma Jean si spalancarono le porte dell'orfanotrofio: un'al­tra esperienza che la segnerà profondamente. Racconta F.L. Guiles in Norma Jean: la vita di Marilyn Monroe che quando Norma Jean lesse "Orfanotrofio di Los Angeles" sulla porta dell'edificio si rifiutò di entrare e si mise a gridare con tutte le sue forze: "Non sono un'orfana!". Da quel giorno Norma Jean im­parò ad obbedire, a marciare in fila, a vestirsi come le sue com­pagne, a farsi scandire la vita dai ritmi del collegio senza il calore che pure una famiglia che perce­pisce un dollaro al giorno, in cambio della cura e della custo­dia, può dare.

Del collegio nelle interviste stilla sua infanzia Marilyn racconterà cose terribili, forse esagerate e puntualmente smentite dai re­sponsabili, ma che certamente denotano quanto questa espe­rienza abbia pesato sulla sua vita e sulla sua formazione.

Dopo alcuni anni di collegio fi­nalmente Norma Jean approde­rà ad una vita normale, nella fa­miglia di Grace, un'amica della mamma 'che si era incaricata di farle da tutrice.


E' a casa di Grace che prende contatto con la vita, con una scuola normale, che cresce e co­mincia a sentirsi donna. I ragazzi cominciano a guardarla, qualcu­no si fa avanti e la invita a balla­re. Uno di questi, Jim Dougher­ty, prende a frequentarla assi­duamente, tanto che Grace, che forse sente il peso e la responsa­bilità di una ragazza cresciuta così in fretta dentro casa e che non è sua figlia, contribuisce con i suoi consigli a trasformare il flirt in un matrimonio.

Quando Norma Jean si sposa ha appena sedici anni e Jim soltanto quattro di più. La vita matrimo­niale scorre serena, Jim lavora come operaio e Norma Jean fa del suo meglio per tenere in ordi­ne la casa, finchè non arriva la guerra a portare via 7im insieme a tanti altri giovani americani. Per guadagnarsi di che vivere e, soprattutto, per vincere il tedio di una vita da trascorrere ip casa dei suoceri, Norma Jean va a la­vorare come operaia in una indu­stria di guerra. Il suo compito è quello di impacchettare i paraca­dute. Il lavoro la distrae e la di­verte, è un po' il suo debutto in società. Un giorno viene scelta da un fotografo come modella per un calendario di propaganda bellica.

Quelle fotografie in divisa da operaia mentre armeggia intor­no ai pezzi di un aeroplano rive­leranno subito una diva della fo­tografia, capace d'instaurare con l'obiettivo un rapporto istintivo e immediato. Gli addetti ai lavo­ri la noteranno subito e Norma Jean prenderà il volo, catturata dall'allettante mondo delle foto­modelle che è un po' l'anticame­ra del cinema, il luogo dove al­loggiano le vere stelle. Ben pre­sto la ritroviamo con André de Dienes, il primo grande fotogra­fo della sua vita, un giovane un­gherese emigrato che la fece scarrozzare per l'Ovest in lungo e in largo alla ricerca di ambienti che ricordassero l'America dei pionieri e degli indiani.

André è un bel giovane, roman­tico e pieno di passione per la fo­tografia e le belle ragazze. Con lui Norma Jean fa la sua prima esperienza professionale e tra­scorre la sua seconda luna di miele. Al ritorno, scrive a Jim per chiedergli il divorzio. Non ci saranno problemi perchè il loro era stato un matrimonio fra ra­gazzi, ora cresciuti.

II passaggio dalla fotografia al ci­nema per la futura Marilyn Monroe. In quegli anni - siamo nell'immediato dopoguerra - Hollywood vive un periodo d'in­tensa ripresa. Le grandi compa­gnie cinematografiche vivono i loro momenti magici e stipendia­no eserciti d'impiegati, autori, produttori, registi, lettori di co­pioni, talent-scouts ed attori grandi e piccoli, realizzati e in at­tesa di debutto. Ogni compa­gnia, accanto alla scuderia dei purosangue, alimenta una pin­gue scuderia di puledrini pronti al debutto, molti dei quali non appariranno mai davanti ad una macchina da presa se non per il loro primo provino.

Il suo provino con la Twentieth Century Fox Norma Jean se lo conquistò con le copertine delle più importanti riviste.

Ci arrivò naturalmente cambiata fisicamente, soprattutto con i ca­pelli che dal castano rossiccio erano diventati biondi dorati e da crespi e ribelli erano diventati ondulati ed ordinati.

Il provino ha esito positivo e Norma Jean ottiene un contratto di settantacinque dollari alla set­timana. Non le rimane che atten­dere il suo primo film e prendere un nome d'arte. Sceglie Marilyn Monroe: il cognome è quello della famiglia materna (l'unica che ha avuto, sia pure per poco), e poi così si chiamava un famoso Presidente degli Stati Uniti, quello della famosa "Dottrina di Monroe" di cui tanto si parlava nei film di indiani; il nome è in­vece un omaggio ad una grande attrice del momento, Marlene Dietrich. Del resto la mamma non l'aveva chiamata Norma Jean in omaggio a due attrici del­la sua giovinezza, Norma Talmadge e Jean Harlow?

Ma Marilyn non è tenuta in gran­de considerazione alla Fox, so­prattutto perchè non gode della stima di Zanuck, il favoloso mega-produttore di Hollywood, che la considera soltanto una graziosa ragazza priva di talento artistico.

Partecipa a qualche film in parti­cine secondarie che al montaggio vengono in gran parte tagliate ed a nulla valgono le protezioni in­fluenti che si assicura usando le armi che possiede in abbondan­za. Purtroppo non piace a Zanuck, che alla Fox è il capo su­premo e incontrastato, ed è quindi, dopo un anno di attesa, costretta a cercare la gloria altro­ve. E la gloria arriva grazie ad un famoso agente, Johnny Hyde, che si sarebbe innamorato di lei e che per lei avrebbe abbandonato la moglie, dopo tanti anni di vita matrimoniale felice.

E' Hyde si può dire che crea il personaggio di Marilyn Monroe e lo impone al cinema americano. Con Hyde, Marilyn partecipa ai suoi primi film importanti, come Giun­gla d'asfalto..., Eva contro Eva.

E' Hyde che fa assumere al suo volto l'aspetto con cui farà il giro del mondo, facendole corregge­re il naso quasi a patatina e fa­cendole sfinare il mento. Alla fine del loro sodalizio, Hyde è talmente cotto che lavora esclu­sivamente per lei e desidera sol­tanto, dato che è molto ammala­to di cuore, finire i suoi giorni avendo Marilyn accanto come moglie.

Ma Marilyn lo rifiuta, rinuncian­do così ad una cospicua eredità, che l'avrebbe resa tranquilla per tutta la vita. Come amante sì, ma come marito no: dopo la prima esperienza matrimoniale fallita, Marilyn teme il matrimonio o forse vuole riservalo ad un amo­re vero e travolgente, come sarà quello per Joe Di Maggio. Hyde, deluso e amareggiato, muore improvvisamente, la­sciando Marilyn sola di fronte all'ira di Hollywood che ormai la vede come responsabile della perdizione e della morte di Hyde, mentre se avesse accetta­to di sposarlo ora ne sarebbe la vedova rispettata e compianta. Hyde le lascia in eredità qualco­sa che vale più del suo capitale: un'immagine, un nome ed il ri­torno, a condizioni ben più van­taggiose, alla Fox che finalmente ha capito di avere in mano un'au­tentica bomba che finora non è scoppiata soltanto per insipienza dei produttori e dei registi che non hanno saputo accendere la miccia.

Il film in cui appare per la prima volta la Marilyn Monroe che co­nosciamo e che abbiamo amato, desiderato ed ammirato è Niagara, un mediocre film di cui resta­no, indimenticabili, il suo corpo avvolto in un leggero e attillato impermeabile bagnato ed il suo procedere ancheggiante, che fu poi ribattezzato prosaicamente "sculettamento".

E come "sculettava" Marilyn nessuno "sculetterà" più!

Il rilancio pubblicitario, dopo il boicottaggio che era seguito alla morte di Hyde, avverrà grazie ad una foto in cui Marilyn appare nuda ripresa dall'alto, sdraiata di fianco su una grande coperta di velluto rosso: la quintessenza della bellezza e del sesso. L'ave­va fatta alcuni anni prima in un momento di bisogno, senza pen­sare che un giorno sarebbe finita nelle mani di un ricattatore.
I dirigenti della Fox in un primo mo­mento caddero nella disperazio­ne nera, temettero cioè che la pubblicazione della foto avrebbe distrutto, agli occhi di un'Ameri­ca perbenista, l'immagine di Marilynn Monroe e avrebbe fatto buttare al macero l'ultimo film in cui aveva lavorato.

Poi, fortunatamente, decisero di giocare d'azzardo: acquistarono la foto dal ricattatore ma non per distruggerla, bensì per tirarne al­cune decine di migliaia di copie e distribuirle gratuitamente in tut­ta l'America come pubblicità al film. Fu un trionfo e Marilyn che aveva fascino e talento cinema­tografico da vendere potè affer­marsi grazie ad una foto da calendario per la quale aveva posa­to in cambio di cinquanta miseri dollari.

Da quel momento le offerte ci­nematografiche fioccano anche perchè Marilyn è diventata la prima donna della Fox, soprat­tutto dopo il trionfo de Gli uomi­ni preferiscono le bionde in cui, in coppia con Jane Russel, dimo­stra tutto il suo grande talento, in una parte che la impegna nella recitazione ma anche nel ballo e nel canto. Marilyn canta così bene che Zanuck, il quale evi­dentemente stenta a cancellare la disistima nei suoi confronti, ri­tiene che sia stata doppiata da una vera cantante.

Quando conosce Joe Di Maggio, il primo grande amore della sua vita, ed il più duraturo, Marilyn non sa niente di lui. Non sa che è stato il più grande giocatore di baseball, idolatrato dalle folle, uno dei miti americani dei primi anni del dopoguerra.

Di Maggio, ritiratosi dallo sport prima del definitivo declino atletico, è ora un tranquillo signore che gestisce un ristorante a San Francisco frequentato dagli sportivi, e non desidera altro che accasarsi con una brava ragazza che gli dia dei figli e divida con lui una rispettabile vita borghe­se.
Joe prende a farle una corte di­screta ma assidua. La va a trova­re sul set e lei lo ricambia andan­do per la prima volta in uno sta­dio quando Joe scende di nuovo in campo per una gara di benefi­cenza. Si amano, si lasciano, poi si amano di nuovo ma Joe non si accontenta di una relazione con una famosa diva: vuole una mo­glie e questa deve essere Marilyn. Ciò che non le dice è che questa moglie la vuole a casa perchè non accetta di dividerla con tutti attraverso l'immagine cinematografica.

Il fidanzamento dura più di due anni. Marilyn è innamorata, però "fiuta" le vere intenzioni di Joe e, soprattutto, capisce che questo matrimonio potrebbe ostacolarle la carriera nel suo momento più felice. Ma alla fine lo sposa.

L'America accoglie bene questo matrimonio: un grande atleta che sposa la grande diva, chissà che bei bambini americani, forti, biondi, sani e robusti nasceran­no! Ma Marilyn, anche se si sottoporrà a numerosi interventi chirurghici, non conoscerà mai le gioie della maternità. Troppi aborti, mal fatti, nella prima gioventù, dirà una sua amica.

Il viaggio di nozze si svolge in Giappone da dove Marilyn sarà indotta a volare a Seul, in Corea, in visita di conforto alle truppe americane colà dislocate, dove constata, anche a rischio della propria incolumità fisica, che la sua popolarità è oramai arrivata a livelli parossistici. Ora come non mai rappresenta pienamen­te il sogno femminile americano, con la sua testa dorata e le sue curve morbide, la sua aria inno­cente e maliziosa insieme, la sen­sazione di dolcezza che emana: un sogno che ben presto conqui­sterà il resto del mondo e diven­terà il sogno di tutti. Ma il matri­monio annega ben presto nella noia. Gli sposi sono andati a vi­vere a San Francisco dove Joe ha i genitori ed il suo ristorante e dove coltiva il progetto segreto di trasformare Marilyn in una ca­salinga.

Marilyn per un po’ cerca di assecondare i desideri di Joe e passa - come dice Norman Mailer nella sua celebre biografia Marilyn - molti pomeriggi nel retrobottega del ristorante, dove i clienti si af­facciano furtivamente per vederla. Il richiamo della macchina da presa diviene, però, sempre più forte mentre il suo amore per Joe s'intiepidisce. E poi come casalinga è proprio un disastro!

La lite definitiva - quella che lì porterà al divorzio, perchè a Joe Di Maggio rimarrà legata per sempre - pare che sia avvenuta una sera a New York quando Joe la vide girare la famosa scena di Quando la moglie è in vacanza, con le gonne alzate dall'aria che proviene da una grata comuni­cante con la metropolitana. La scena veniva girata dal "vero" davanti a migliaia di curiosi che si lasciavano andare ai commenti più salaci. Joe Di Maggio, che aveva sempre ben mascherato la sua gelosia italiana, quella sera s'irritò moltissimo e le fece una scenata, che era molto di più di una normale scenata fra innamo­rati e che durò un'intera notte. Il mattino dopo il loro matrimonio era finito per sempre.

Del resto, quando si lasciò defi­nitivamente con Joe di Maggio, Marilyn aveva già conosciuto Arthur Miller ed era stata certa­mente attratta dal fascino sottile dell'intellettuale, proprio ora che sentiva il bisogno di sottrarsi all'immagine di "bambola di car­ne" in cui la pubblicità tendeva a relegarla. Ora si sente un'attrice completa ed una donna intelli­gente, dai sentimenti profondi. Ha preso a frequentare lo studio di Strasberg che è stato il mae­stro dei più grandi attori americani, a cominciare da Marlon Brando, e che nutre per lei la massima stima. Vuole insomma dare un'anima ed una mente al più straordinario corpo d'Ame­rica.

Arthur Miller, anche se ora è un po' a corto d'ispirazione, è un fa­moso commediografo, quello che ha meglio rappresentato l’America degli anni Cinquanta con opere importanti come Mor­te di un commesso viaggiatore..., Uno sguardo dal ponte.., Il cro­giolo. Miller è felicemente spo­sato da molti anni ma Marilyn metterà subito in crisi il suo matrimonio. I due si frequentano, fanno grandi conversazioni, lui è attratto dalla bellezza di lei men­tre Marilyn è tutta compresa nel suo nuovo ruolo di attrice intelli­gente ed impegnata.

Nel 1956 Miller chiede il divorzio a sua moglie ed annuncia il ma­trimonio con Marilyn. L'America accoglie bene anche questo nuovo matrimonio di Marylin (ormai da lei accetterebbe tutto!), sembra addirittura entu­siasta: il Grande Cervello Ame­ricano sposa il Grande Corpo Americano. Pare un accoppia­mento perfetto, studiato a tavo­lino nei minimi particolari o, ad­dirittura, combinato da un com­puter. Se dal matrimonio con Joe Di Maggio gli americani si aspettavano bambini belli, bion­di, forti e sani, dal nuovo matri­monio con Arthur Miller si aspettano bambini sempre belli, biondi, forti e sani ma anche in­telligenti.

Arthur comincia ad occuparsi anche degli affari della moglie: sorveglia, cioè, la realizzazione dei film, la difende di fronte a personalità troppo forti come Laurence Olivier, con cui avrà un tempestoso rapporto ne Il principe e la Ballerina, ne giusti­ficherà i sempre più intollerabili ritardi sul set. Con lei a fianco porterà avanti il progetto di di­ventare scrittore di cinema; scri­verà il soggetto de Gli spostati intorno al quale si riuscirà a met­tere in piedi un cast formidabile: Marilyn, ovviamente, insieme a Clark Gable e Montgomery Clift, diretti dal grande John Houston. Ma il film costerà per colpa di Marilyn, la cui insonnia e le cui nevrosi sconfinano sem­pre più verso la follia, molto più del preventivato e non incasserà abbastanza da recuperare le spe­se (quattro milioni di dollari nel 1961!). E poi sarà il suo ultimo film, come lo sarà per Clark Gable che morirà, per infarto, po­chi giorni dopo la fine delle ri­prese. Per Marilyn sarà un altro trauma: la perdita del padre "se­greto" della sua infanzia appena conosciuto.

Il matrimonio fra Miller e Marilyn, che appare così perfetto e così felice, è profondamente mi­nato dall'aggravarsi delle condi­zioni psicofisiche di lei. L'inson­nia è diventata insopportabile e Marilyn fa ricorso a tutti i farma­ci di cui riesce ad impadronirsi, alcuni dei quali, in combinazione con altri, capaci di provocare una miscela dannosa dirompen­te.

Marilyn è ormai una tossicoma­ne irreversibile e Miller tenta di­speratamente di salvarla, trascu­rando completamente il suo la­voro e i suoi affari (nei cinque anni di vita con lei, che poi racconterà nella commedia Dopo la caduta, riuscirà soltanto a scrive­re il copione de Gli spostati).

Una gravidanza annunciata sem­bra aprire uno squarcio di luce in un cielo tempestoso ma tutte le speranze rientrano quando si scopre che anche questa gravi­danza Marilyn non potrà portar­la a termine. La depressione di­venta ancora più forte, tanto che è costretta a girare A qualcuno piace caldo in condizioni pieto­se, suscitando le ire del regista Billy Wilder, che pure era un suo grande ammiratore, e dei part­ners Tony Curtis e Jack Lemmon. Eppure A qualcuno piace caldo risulta senz'altro uno dei suoi migliori film. Ormai le è suf­ficiente trascinarsi davanti ad una macchina da presa, dopo una nottata insonne, per ripren­dere tutto il suo vigore e ritrova­re il suo fascino. Il momento peggiore dell'unione con Miller e delle condizioni psico-fisiche di Marilyn coincide con la lavora­zione de Gli spostati, durante la quale Marilyn - che nel frattem­po ha trovato modo d'innamo­rarsi di Yves Montand, il quale però l'ha trattata come "un ca­priccetto" qualsiasi e non ha nes­suna intenzione di lasciare la moglie Simone Signoret - viene anche ricoverata d'urgenza in una clinica di Los Angeles dove tentano di disintossicarla.

All'uscita dall'ospedale riesce portare a termine il film ed a trovare la forza per lasciare Arthur Miller il quale, da parte sua, sembra essersi defilato da tempo.

Ora è sola a ricominciare tutto da capo, in lotta soprattutto con se stessa e con la sua salute mentale. Lo spettro della follia che si è abbattuto sulla sua famiglia ora deve essere più ossessionante che mai. Il lavoro non può esse un rifugio anche perchè sente che non troverà mai più la forza di sostenere la fatica di un altro film.

Per un po' trova rifugio in Joe Maggio che non ha mai cessato di amarla e che vorrebbe tornare con lei. Ma il passato non ritorna. Ritorna, invece, sempre più allarmante la depressione psichica che costringe Di Maggio a farla ricoverare di nuovo in ospedale. Ad alcuni amici confida di pensare sempre più spesso al suicidio e di essere tentata dalla vista di una finestra aperta.

Gli ultimi istanti di vitalità e di illusione li vive nel gruppo che fa capo ai Kennedy in cui è stata introdotta da Frank Sinatra. Robert Kennedy (ma si dice anche del presidente John) diventerà anche l'amante e sarà la sua ultima storia d'amore.

Il 5 agosto del 1962 viene trovata morta sul letto della sua casa, il bellissimo corpo nudo appena avvolto in un lenzuolo.
Forse aveva perso il conto delle pillole ingerite per conquistare quel sonno che tanto la terrorizzava, o forse aveva voluto dimenticarlo.
Le indagini, piuttosto frettolose, non fanno pensare ad altro che al suicidio. Anni dopo si comincia mormorare il nome di Rob Kennedy, come quello dell'ultima persona a cui Marilyn avrebbe telefonato qualche ora prima di morire. Un tentativo disperato di comunicare con qualcuno a cui Kennedy non avrebbe risposto.

Si chiude così, a trentasei anni la travagliata esistenza di Norma Jean, la figlia di una pazza e di uno sconosciuto che assomigliava a Clark Gable, una tenera, dolce, delicata ragazza che aveva paura del buio.



MARILYN MONROE A TRE DIMENSIONI


La prima dimensione, la più nota, è quella che è stata immor­talata nei ventinove (quasi tren­ta, perchè l'ultimo, Something's Goto Give è rimasto incompiu­to) film che ci ha lasciato. E' la dimensione, diciamo così, cine­tica, quella viva e in movimento, la dimensione in cui parla, si muove, "sculetta", sorride, am­micca, seduce con le parole e con il linguaggio del corpo.

Un corpo che sembra dire: "Eccomi qua, mi puoi ;toccare perchè sono viva e sono tua. Ba­sta che tu lo voglia".

Il più clamoroso caso di seduzio­ne collettiva perpetrata attraver­so la celluloide!

Billy Wilder, che la detestava per la sua scarsa serietà profes­sionale e per i suoi ritardi sul set (evidentemente non conosceva, o forse non voleva prestarvi fede, le sue condizioni psico-fisi­che) ma che l'ammirava moltissi­mo per le sue qualità di attrice e per il suo essere, totalmente, uno straordinario "animale di ci­nema", diceva:- "Quando riguardo Marilyn Monroe su una pellicola ricevo la sensazione della carne viva. Ho come l'impressione di poterla toccare".

Ma Marilyn doveva essere anche una grande attrice, se il suo ta­lento riesce a superare quasi sempre la dimensione del fascino che emanavano il suo volto e il suo corpo. Seduce sì, ma la sua non è una seduzione meccanica ma totale perchè arriva attraver­so personaggi costruiti con gran­de talento e con meticolosità.

La seconda dimensione è meno conosciuta, anche se cronologi­camente si è manifestata per prima: la dimensione fotografica. Non dimentichiamo che Marilyn Monroe ha cominciato la sua carriera artistica come fotomo­della, quando ancora si chiama­va Norma Jean e non aveva subìto la seduzione del cinematogra­fo, al quale, del resto, arriverà attraverso la fotografia.

Quelle immagini fisse di ragazzi­na di provincia grezza ed acerba, ma già solare e dolcissima, con quei capelli fulvi e crespi che non sono ancora passati tra le mani sapienti di un vero parrucchiere, lo sguardo involontariamente malizioso, che le scattò André de Dienes nei paesaggi dei pionieri, si può dire che già vivano di vita propria. E che siano arrivate a noi conservando vivi quegli atti­mi di vita che carpirono e fissaro­no sulla lastra fotografica. Marilyn rimase per tutta la vita una fotomodella, anche quando era diventata una diva famosissima E' probabile che amasse di più farsi fotografare che compa­rire davanti alla macchina da presa. Le era comunque molto meno faticoso e più spontaneo. Si ha la sensazione, insomma, che all'obiettivo fotografico si abbandonasse istintivamente mentre forse la macchina da pre­sa le provocava dubbi dolorosi e fatiche talvolta insopportabili. Raramente Marilyn si negava ad un fotografo, neppure quando qualcuno di loro le chiese di po­sare nuda, in un'epoca in cui il nudo era tabù in tutto il mondo. Persino negli ultimi giorni della sua vita si concesse alla macchina fotografica nuotando nuda in una piscina. E non volle neppure essere pagata, quasi volesse con­siderare la sua prestazione come un estremo omaggio all'arte del­la fotografia ed ai fotografi che tanto avevano contribuito alla costruzione del suo mito. Anche quelle foto - come tutte le altre che documentano, si può dire, ogni fase della vita di Marilyn, dalla pubertà all'esplodere della bellezza fino alla maturità rigogliosa - contengono una ca­pacità di seduzione, pur nella loro fissità, nella loro mancanza di movimento e di parola, pari a quella della dimensione cinema­tografica. E talvolta anche di più, come nella famosa foto, probabilmente l'ultima della sua vita, in cui affiora (o forse sta per inabissarsi per sempre?) nuda dalla piscina, con la testa ed una coscia.

La terza dimensione la conoscono gli ascoltatori di qualche suo di­sco, come l'ho scoperta io. Avevo sentito cantare Marilyn Monroe in alcuni dei suoi film ma avevo considerato questa attività complementare a quella cinematografica. Ascolta­te tutte insieme, quelle canzoni ci danno la sensazione di una di­mensione autonoma.

La terza, appunto.

Nel canto, in cui tra l'altro gli spettatori italiani possono senti­re la sua vera voce, Marilyn con­serva, sprigionando dal suo cor­po morbido una voce morbida e delicata, tutte le sue capacità di seduzione.

Quando la sentì per la prima vol­ta in Gli uomini preferiscono le bionde, Zanuck credette che fos­se doppiata da una cantante pro­fessionista. I pregiudizi nei suoi confronti dovevano essere ben forti se un intenditore come Za­nuck non capì immediatamente che quella non poteva che essere la voce di Marilyn.





I FILM DI MARILYN MONROE


1948

SCUDDA HOO! SCUDDA HAY! - Regia di F. Hugh Herbert
Con June Haver, Lon Mc Callister

DANGEROUS YEARS - Regia di Arthur Pierson
Con Donald Curtis, William Halop Ann E. Todd, Scotty Beckett

ORCHIDEA BIONDA - Regia di Phil Karlson
Con Adele Jergens, Marjorie Hoshelle, Rand Brooks, Nana Bryant, Eddie Garr
Marilyn canta, per la prima volta in un film, due canzoni: Every Baby Needs a Da Da Daddy e Anyone Can Tell I Love You di A. Roberts e L. Lee.

  
1950

UNA NOTTE SUI TETTI - Regia di David Miller
Con Groucho Marx, Ilona Massey, Raymond Burr, Bruce Gordor Melville Cooper, Paul Valentine, Vera-Hellen, Chico Marx, Marion Hutton, Harpo Marx

LA FIGLIA DELLO SCERIFFO - Regia di Richard Sale
Con Mauritz Hugo, Roy Calhoun, Walter Brennan, Will Wright, Ann Baxter

GIUNGLA D'ASFALTO - Regia di John Houston
Con Sani Jaffe, Sterling Hayden, James Whitmore, Anthony Caru Marc Lawrence, Louis Calhern

EVA CONTRO EVA - Regia di Joseph L. Mankiewicz
Con Ann Baxter, Bette Davis, Telma Ritter, George Sanders

LO SPACCONE VAGABONDO - Regia di Tay Garnett
Con Mickey Rooney, Pat O'Brien, Beverly Tyler, Glenn Corbett

IL MESSICANO - Regia di John Sturges
Con Ricardo Montalban, Lionel Barrymore, Barry Kelley, June Allison, Dick Powell

   
1951

HOMETOWN STORY - Regia di Arthur Pierson
Con Jeffrey Lynn, Griff Barnett, Donald Crisp

L'AFFASCINANTE BUGIARDO - Regia di Harmon Jones
Con Monty Wolley, Allyn Joslyn, Thelma Ritter, Jean Peters

LE MEMORIE DI UN DONGIOVANNI - Regia di Joseph Newman
Con William Lundigan, June Havert, Jack Paar

MIA MOGLIE SI SPOSA - Regia di Richard Sale
Con Claudette Colbert, M. Carey, Robert Wagner

  
1952

LE CONFESSIONI DELLA SIGNORA DOYLE - Regia di Fritz Lang
Con Barbara Stanwick, K. Andes, Paul Douglas, Robert Ryan


MATRIMONI A SORPRESA - Regia di Edmund Goulding
Con Victor Moore, D. Wayne, J. Gleason


LA TUA BOCCA BRUCIA - Regia di Roy Baker
Con Richard Widmark, Anne Bancroft, James Cagney


IL MAGNIFICO SCHERZO - Regia di Howard Hawks
Con Cary Grant, Charles Coburn, Ginger Rogers


LA GIOSTRA UMANA - Film a episodi
Titolo Originale: O. HENRY'S FULL HOUSE
Regia: Howard Hawks, Henry King, Henry Koster, Henry Hathaway, Jean Negulesco
Interpreti: Marilyn Monroe, Anne Baxter, Richard Widmark, Dale Robertson
Durata: h 1.57
Nazionalità:  USA 1952
Genere: Commedia
  
Marilyn compare nel primo episodio, regia di H. Koster, con Charles Laughton

   
1953

NIAGARA - Regia di Henry Hathaway
Titolo Originale: NIAGARA
Interpreti: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter,
 Denis O'Dea, Richard Allan, Don Wilson, Lurene Tuttle
Durata: h 1.29
Nazionalità:  USA 1953
Genere: thriller
Nel film Marilyn interpreta "Kiss" di L. Newman e H. Gillespie

Trama - Il matrimonio tra George e Rose non procede bene, tanto che lei ha un amante col quale progetta di uccidere il marito durante un week-end alle cascate del Niagara. Ray, l'amante, dovrà annegare George...  
   

GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE - Regia di Howard Hawks

Titolo Originale: GENTLEMEN PREFER BLONDES
Interpreti: Marilyn Monroe, Charles Coburn, Jane Russell, Tom Noonan,
Norma Varden, Elliott Reid, George Winslow, Marcel Dalio
Durata: h 1.31
Nazionalità:  USA 1953
Genere: commedia
Tratto dal libro "Gli uomini preferiscono le bionde" di Anita Loos

Marilyn canta, insieme a J. Russel, Two Little Girls from Little Rock di J. Styne e L. Robin
e When Love Goes Wrong di H.Carmichael e H. Adamson.
Da sola canta Bye Bye Baby Diamonds Are a Girl's Best Friend di L. Styne e L. Robin,


Trama - Due ballerine americane la bionda Lorelei Lee che ama i diamanti e la bruna Dorothy Shaw chepreferisce i muscoli s'imbarcano su una nave diretta in Francia, la prima per farsi sposare dal figlio di un miliardario, la seconda per motivi professionali.  
   
  
COME SPOSARE UN MILIONARIO - Regia di Jean Negulesco
Titolo Originale: HOW TO MARRY A MILLIONAIRE
Interpreti: Marilyn Monroe, Lauren Bacall, Betty Grable, David Wayne
Durata: h 1.35
Nazionalità:  USA 1953
Genere: commedia
   
Trama  - Tre ragazze, ambiziose indossatrici che vivono a New York, fanno combutta per realizzare il grande sogno della loro vita: sposare altrettanti ricconi e assicurarsi così un futuro da favola. A tale scopo affittano un appartamento lussuosissimo e poi iniziano a tessere le loro trame. Per sposare un milionario però ci vuole la stoffa giusta e, delle tre, soltanto due riusciranno, quasi loro malgrado, a dimostrare di possederla. 
   

1954

LA MAGNIFICA PREDA - Regia di Otto Preminger
Titolo Originale: RIVER OF NO RETURN
Interpreti: Tommy Rettig, Rory Calhoun, Marilyn Monroe, Robert Mitchum
Durata: h 1.40
Nazionalità:  USA 1954
Genere: avventura
Marilyn canta: The River of No Return..., I'm Gonna File My Claim..., 
One Silver Dollar..., Down in the Meadow di K. Darby e L. Newman 
  
Trama - Matt Carter, un agricoltore che vive solo col figlio Mark, salva dal fiume un uomo e una donna. Il primo gli prende cavallo e fucile, per recarsi in città a registrare la proprietà di una miniera vinta al gioco. La donna, May, (Monroe) resta invece con Matt. Fuggiti per un attacco indiano, i tre riescono a raggiungere la città, dove ritrovano l'avventuriero. La resa dei conti viene risolta da Mark. May resterà per sempre con Matt e il bambino.


     
FOLLIE DELL'ANNO - Regia di Walter Lang
Titolo Originale: THERE'S NO BUSINESS LIKE SHOW BUSINESS
Interpreti: Marilyn Monroe, Dan Dailey, Mitzi Gaynor,
Donald O'Connor, Ethel Merman, Johnnie Ray
Durata: h 1.57
Nazionalità: USA 1954
Genere: commedia


Trama - Peripezie e disavventure a lieto fine di una famiglia di attori ai tempi in cui trionfava il vaudeville.
Marilyn canta: After You Get Want You Want You Don't Want It, Heat Wave e Lazy
  
  
1955

Titolo Originale: THE SEVEN YEAR ITCH
Interpreti: Tom Ewell, Evelyn Keyes, Sonny Tufts,
Robert Strauss, Marilyn Monroe, Oscar Homolka
Durata: h 1.45
Nazionalità: USA 1955
Genere: commedia


Trama - E' il desiderio del settimo anno. Rimasto solo in casa (la famiglia è in villeggiatura),un funzionario editoriale è messo a dura prova dalla procace e svampita vicina di casa. Resisterà la sua virtù?
  
  
1956

FERMATA D'AUTOBUS - Regia  di Joshua Logan
Titolo Originale: BUS STOP
Interpreti: Marilyn Monroe, Don Murray, Arthur O'Connell,
Betty Field, Eileen Heckart, Robert Bray, Hope Lange
Durata: h 1.36
Nazionalità:  USA 1956
Genere: commedia
Marilyn canta: That old black magie

Trama - Il giovane Bo e il suo manager Virgil, due cowboy provenienti dal Montana, si recano a Phoenix per partecipare all'annuale rodeo. Qui fanno conoscenza con Chérie, una cantante che si esibisce in un locale per cowboy dove spesso i clienti non le mostrano rispetto. Per questo resta favorevolmente colpita dai modi gentili del timido Bo, che se ne innamora subito e le chiede di sposarlo.
  
  
1957

IL PRINCIPE E LA BALLERINA - Regia di Laurence Olivier
Titolo Originale: THE PRINCE AND THE SHOWGIRL
Interpreti: Laurence Olivier, Marilyn Monroe, Sybil Thorndike, Richard Wattis
Durata: h 1.57
Nazionalità:  Gran Bretagna, USA 1957 
Genere: commedia



Trama - Nel 1911 la crema della nobiltà europea si ritrova a Londra per l'incoronazione di re Giorgio V. Tra gli invitati c'è anche un granduca, reggente di Carpazia, e alcuni membri della sua corte. A uno spettacolo di varietà il nobile si innamora di una ballerina che però sembra respingerlo...

  
1959

A QUALCUNO PIACE CALDO
(Vedi scheda e recensione del film)

Regia di Billy Wilder

Titolo Originale: SOME LIKE IT HOT
Interpreti: Marilyn Monroe, Jack Lemmon, Tony Curtis, George Raft
Durata: h 1.59
Nazionalità:  USA 1959 
Genere: commedia
Marilyn canta I'm Through with Love di Kahn - Malneck, I Wanna Be Loved by You di Kalmar - Ruby - Stothart, Running Wild di Gray - Whorth


Trama - Joe e Jerry, per sfuggire a dei gangster che li vogliono eliminare, entrano a far parte di un'orchestra tutta al femminile diventando Josephine e Daphne.

          
1960

FACCIAMO L'AMORE - Regia di George Cukor
Titolo Originale: LET'S MAKE LOVE
Interpreti: Marilyn Monroe, Yves Montand, Tony Randall, Frankie Vaughan
Durata: h 1.58
Nazionalità:  USA 1960 
Genere: commedia
   
         
Trama - Saputo che si sta mettendo in scena a Broadway una rivista destinata a sbeffeggiarlo, il miliardario Jean Marc Clement si presenta in incognito a teatro, per vedere fino a che punto ciò è vero. Preso per una comparsa, finisce per vedersi affidata la parte... di se stesso. Accetta, per rimanere accanto ad Amanda, una bellissima attrice della compagnia dal fascino ingenuo quanto irresistibile.

Marilyn canta My Heart Belongs to Daddy di C. Porter, Let's Make Love, Incurably Romantic e Specialisation di Cahn - Van Heusen

             
1961

GLI SPOSTATI - Regia di John Houston
Titolo Originale: THE MISFITS
Interpreti: Marilyn Monroe, Clark Gable, Thelma Ritter, Montgomery Clift, Eli Wallach
Durata: h 2.04
Nazionalità:  USA 1961
Genere: drammatico
   

     
Trama - A Reno per divorziare, Roselyn di Chicago si unisce a un cow-boy da rodeo, un garagista e un allevatore che vanno a caccia di cavalli selvaggi. Ognuno dei tre instaura con lei un rapporto diverso; lei s'innamora, ricambiata, del più anziano.

  

 PARTICELLE SPARSE DI MARILYN MONROE










































































































































































1 commento:

sergio celle ha detto...

....un post straordinario da far invidia ai più noti storiografi di Marilyn Monroe...grazie Loris..quante cose non conoscevo su questa mitica icona ormai entrata nella storia dei grandi personaggi...ciao e alla prox...