9474652420519448 01688101952603718437

domenica 18 settembre 2011

Teatro napoletano - RAFFAELE VIVIANI (Neapolitan theater)

IL POETA CHE PER PRIMO PORTO' NEL MONDO LETTERARIO PARTENOPEO I CONTENUTI DI LOTTA DEL SUO POPOLO FU STRANIERO NELLA CULTURA ITALIANA DEL TEMPO FASCISTA.
     
    
A quattro anni e mezzo Raffaele Viviani debuttò in un teatrino di "pupi" a Porta San Gennaro.Il grande attore ha sempre conservato tra i suoi ricordi più cari il fracchettino di velluto grigio che indossò in quel memorabile giorno e spesso canticchiava anche la "macchietta" che lo rivelò al pubblico.
Nei vecchi annnunzi teatrali il nome del ragazzino prodigio si accompagnava sovente a quello dei più celebri comici del tempo e quando, a sedici anni (era nato a Castellamare di Stabia il 9 gennaio del 1888) ebbe un contratto al "Petrella", abbasso Porto, poteva considerarsi ormai "arrivato".
Il varietà, in quegli anni, era nel suo pieno fulgore…, e nel pieno fulgore erano alcuni tra i più celebri comici e macchiettisti del caffè concerto… Maldacea, Peppino Villani ed altri. Difficile era per un giovane macchiettista caratterizzarsi tra comici che proverbialmente erano considerati irraggiungibili. Tuttavia Viviani trovò quasi subito una sua strada che lo distinse dagli altri. All'"Arena Olimpia", un baraccone che sorgeva in un'area di risulta dalle demolizioni del risanamento e che era diventato un locale di moda, Viviani lanciò la celebre "macchietta" di Giovanni Capurro… 'O Scugnizzo. Era una composizione patetica, di ispirazione umanitaristica e di grande efficacia drammatica. Diceva…

... Ce sta chi fa a stu munno 'o Paradiso e tutt' 'e notte affonna dint' o' mmuollo.Riguardo a me, nisciuno mai m'ha miso 'e scarpe 'o pede e na cammina 'ncuollo…. (1)

Viviani interpretò la "macchietta" con tale verità umana e tale sofferta efficacia da farne un pezzo di grande successo.
Ma il giovane attore non si accontentava di un repertorio generico, scritto indiscriminatamente per comici di differenti formazioni e di interessi diversi. Cominciò , così, a scrivere da sé il suo repertorio. La cosa, però, era complicata per il fatto che Viviani era analfabeta. Bisognava dunque imparasse a leggere e a scrivere.
E imparò a leggere e a scrivere! Non solo. Ma imparò a musicare le sue composizioni. In una delle più belle poesie Viviani racconta la sua infanzia e la sua esperienza di ragazzo di strada, quando giocava da mattina a sera con i suoi coetanei, dimenticando la fame…

… A dudece anne, a tridece,
cu'a famma e cu 'o ccapì,
dicette… - Nun po' essere,
'sta vita ha da fernì!
pigliaio nu sillabario…
Rafele mio fa tu!
E me mettetto a correrecu A. E. I. O. U. …(2)
   


  

"A PAZZARELLA"

Il risveglio della coscienza del ragazzo coincideva con il risveglio della plebe napoletana che in quegli anni era stata protagonista di alcuni degli episodi più drammatici della sua storia. Dopo i sanguinosi fatti svoltisi anche a Napoli nel maggio 1898, ossia quei "tumulti della fame", in cui la rivolta contro il governo reazionario assunse aspetti di protesta ordinata ed organizzata (si cominciavano a far sentire gli effetti della prima propaganda socialista) e dopo lo "stato d'assedio" che a quegli avvenimenti seguì, la vita del popolo si evolse rapidamente e sempre più larga e profonda si fece la coscienza democratica dei cittadini. Questo moto culminò, come è noto, con la "legge" su Napoli del 1904, che ebbe il merito di allargare i nuclei operai cittadini e contribuì efficacemente a spezzare il fronte tradizionale della plebe senza storia e senza peso politico. Viviani, con le sue prime poesie e le sue prime opere teatrali avvertì questa trasformazione che profondamente operava nel corpo della sua città. Lo avvertì dal di dentro, nel senso che egli stesso subiva le varie fasi del risveglio verso la concezione moderna e operaia della vita.
Probabilmente, infatti, egli che abitava al Borgo Sant'Antonio Abbate, dovette, da ragazzo, mescolarsi nei cortei operai e in quello, memorabile, delle donne del 1898. Egli, probabilmente, conosceva ed amava una delle protagoniste più gloriose di quei fatti… "'A pazzerella", una popolana di Vicaria che guidò le donne del suo rione sotto i balconi della Prefettura per protestare contro il caro pane e che sfidò coraggiosamente le minacce della polizia e infranse gli schieramenti di truppa armata che bloccavano le strade della città. Queste esperienze pesarono molto nella vita di Raffaele Viviani e mai il senso di esse fu dimenticato dall'autore di cento commedie e dal poeta. Direi che il fatto che caratterizza e definisce Viviani come uno dei più originali poeti e scrittori napoletani è proprio quello di aver introdotto nel mondo letterario partenopeo i nuovi contenuti di lotta scaturiti dall'esperienza del popolo… la voce operaia di Napoli.
Gli altri scrittori, compresi i grandissimi poeti Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo, non si accorgono di quello che avviene loro intorno.
Di Giacomo canta i motivi raffinati e dolci dell'amore e crea nella poesia napoletana una specie di dolce-stil novo del dialetto…, e Russo, di origine e formazione positivistica, non si discosta da quello che è stato definito il folklore documentario. La realtà varia e dialettica di Napoli sfuggiva sia all'uno che all'altro.
Quando Viviani, ormai celebre "comico" di caffè chantant, decise di mettere su compagnia e di recitare commedie e drammi ispirati alla vita e ai sentimenti della sua città e del popolo napoletano, l'originalità della sua impostazione artistica apparve ancora più evidente.
Negli anni in cui a Napoli il movimento operaio si fermò (ed ebbe notevole importanza nella formazione del "blocco popolare" che conquistò l'amministrazione comunale, e con sindaco Arturo Labriola).
Viviani scrisse le più belle commedie sue… commedie "corali", in cui vero protagonista è il popolo con le sue più autentiche passioni e sentimenti.

   
IL MONDO DELLA STRADA
      


   
Una delle sue prime opere teatrali fu… 'O vico…, un grande affresco paesistico in cui sono come enumerati poeticamente tutti i personaggi del suo teatro successivo.
Al O' Vico… seguirono Toledo di notte, Piazza Municipio, 'Mmiezo 'a Ferrovia, Borgo Sant'Antonio e 'Nterra 'a Mmaculatella. Il mondo della strada, dunque, per primo appassionò e stimolò la sensibilità di Viviani.
Queste opere sono come "blocchi" di ritratti umani e sociali e sono popolate da una gran folla di personaggi…, e non è senza significato che i titoli di queste prime opere vivianesche siano i nomi stessi delle piazze e delle strade in cui più intensa e drammatica si svolge la vita cittadina e in cu i contrasti sociali e la lotta per la vita appaiono con la più cruda evidenza. I protagonisti di questa vita pullulante nelle strade sono uomini e donne che sbucano dai vicoli oscuri e che tirano avanti l'esistenza a furia di invenzioni e di vari espedienti.
Appaiono per la prima volta nel teatro popolare gli operai, con i loro problemi. Appaiono i disoccupati. Sono insomma uomini e donne "comuni", senza nessuna eccezionalità, caratteristica della vieta letteratura popolare, ad agire nelle commedie vivianesche.
Viviani ritrae questi personaggi senza il falso intenerimento piccolo borghese, senza inzuccherato pietismo. E quando ad ispirarlo è la Festa di Piedigrotta, egli conosce lo spirito più segreto della folla che si reca a far baldoria nella notte settembrina e il coro dei disoccupati canta…

... E nun truove nu cemmeniero 'ncoppa 'a città,
ca jetta nu poco 'e fummo pe' faticà!
Nun ne truove manco uno sulo.
E si ce sta
coce paste e fasule! ... (3)

e, continuando a scherzare amaramente sulla beffa delle promesse di industrializzare Napoli e sulla disoccupazione che infierisce come un flagello, canta ancora…

... Sulo guaglione 'e carne
ce fanno fravecà… ! ... (4)

e per lavorare "hanna tenè 'a mugliera". Eppure sono uomini che hanno…

… l'arte 'mmane
cu 'a saluta e 'a gioventù… (5)

E la coscienza nuova non si avverte solo negli operai delle città.
Nel 1919 scrisse una delle piùbelle commedie… Campagna napulitana.
Erano gli anni in cui , sebbene timidamente, nelle campagne cominciava a svilupparsi un movimento.
Ecco come, in un coro di quella commedia, cantano i contadini di Viviani…

… 'sta campagna nun è 'a nosta
comm'è 'a nosta sta fatica… (6)

e concludono con rabbia…

… se nun era pe' la guerra
nun vedevamo 'e città! ... (7)

Negli anni della maturità i temi e i contenuti della poetica vivianesca diventarono più chiari e alti. Scrisse allora le sue più belle commedie, che rimangono oggi tra le opere più importanti della produzione teatrale italiana del nostro secolo… 'O guappo 'e cartone, … Fatto 'e cronaca, … Zingari, … Pescatori, … Il mestiere di padre, … Padroni di barche, … e molte altre. Ma pochi riuscirono a cogliere il vero significato di queste opere. In Italia, oramai oppressa dal fascismo, era difficile che un messaggio umano di quella intensità si potesse comprendere. I temi di quelle commedie scottavano per la loro bruciante attualità drammatica, e poi, come se non bastasse, a rendere quasi impossibile la comprensione di quel messaggio, intervenne la lotta sfrenata contro il dialetto.
Viviani fu così relegato nei teatri di terzo ordine. Gli furono negate le "piazze" più importanti e per alcuni anni non riuscì ad avere un turno a Milano! Il suo peregrinare nelle varie regioni italiane, dando recite staccate in piccolissimi centri, somiglia al girovagare drammatico degli emigranti.
Viviani era infatti straniero nella cultura italiana di quel tempo, che il fascismo alimentava e sosteneva. Con la famiglia, con gli amici, egli sfogava la sua profonda amarezza… , nel 1931, da Padova, scrivevaalla moglie… " … è sperabile che qui io possa realizzare almeno le spese . Capisci che tengo nel cuore e nella mente, e che amarezza ho nel palato…, se ti baciassi adesso ti avvelenerei. E questo è l'artista , e questo è il nostro Paese! Chi si chiama Raffaele Viviani non riesce a vivere col suo lavoro! ..."
   

    
 CE NE STANNO  FATICHE!

Lo sconforto finì per logorare il fisico del grande attore e scrittore e nel '40 ebbe le prime manifestazioni del male che lo doveva portare alla tomba. Egli tuttavia resisteva, testardo ed eroico, anche se intorno il silenzio si faceva sempre più pesante. Lo confortavano l'amore di pochi amici che avevano avvertito la sua grandezza di artista e la sua fede. Poi venne la guerra.
Viviani recitò fino all'ultimo, nei teatri delle città bombardate.
Era uno dei pochi comici italiani che avesse questa forza. Ma la salute lo abbandonava.Ricomparve sulle tavole di un teatrino secondario napoletano nel '44, subito dopo la liberazione della città.
Era irriconoscibile. Si rinchiuse in casa, poi, e riprese ad elaborare tutte le sue opere, le sue commedie e le sue poesie. Temeva di non aver detto tutto quello che poteva e doveva dire. Scrisse anche una autobiografia ed ebbe la forza di creare due commedie nuove… Muratori, e … I dieci comandamenti!
Il 22 marzo 1950 Viviani morì. La salma fu esposta nel piccolo studio, tra i suoi libri e i suoi più cari ricordi.
In alto, sulla libreria, Viviani, anni prima, aveva fatto incidere queste parole… Ce ne stanno fatiche!
L'ultima sua poesia fu un invito alla pace e all'amicizia tra i popoli…

… stanno 'mpace cu tutt' 'o munno
senza maje ce appiccecà,
mano a mano addeventa tunno
tutt' 'o qquadro 'e ll'umanità ... (8)

Anche per il messaggio di pace e di amore l'attualità di Viviani è così palpitante.
  
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° 
   
1 - C'è chi in questo mondo trova il Paradiso e tutte le notti dorme nel morbido.
Riguardo me, nessuno mi ha messo le scarpe ai piedi e una camicia addosso.

2 - A dodici anni… o a tredici, con la fame e con la ragione… dissi - " Non può essere, questa vita deve finire!
( cioè… non può andare avanti così). Presi il sillabario... Raffaele mio... fai tu ! E cominciai a correre con le A E I O U.

3 - E non trovi una ciminiera in questa città che getti un po' di fumo per lavorare! Non ne trovi nemmeno una.
E se c'è… sta cuocendo pasta e fagioli!

4 - Solo ragazzi di carne ci fanno produrre... ! …

5 - … l'arte nelle mani con la salute e la gioventù.

6 - …questa campagna non è la nostra come è nostra questa fatica.

7 - …se non fosse stato per la guerra non avremmo conosciuto altre città !

8 - …stando in pace con tutto il mondo senza mai litigare, piano piano diventa tondo tutto il quadro dell'umanità.



VEDI ANCHE . . .


2 commenti:

Anonimo ha detto...

sei sempre bravissimo tu..ciao capoccione...
Marianna

Anonimo ha detto...

Ho apprezzato in modo particolare.C'è tutta Napoli, in Viviani :))
Rosalba