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mercoledì 19 ottobre 2011

ADELAIDE RISTORI - Una gloria del Friuli (A glory of Friuli)

       
La sera del lontano 12 novembre 1908 nel Teatro Sociale di Cividale Giacinta Pezzana commemorava Adelaide Ristori interpretando con la propria Compagnia una delle tragedie preferite dalla grande attrice friulana, la 'Medea' del Legouvé.

All'inizio della serata l'attrice, con significativo gesto gentile, aveva deposto una corona d'alloro sul bel busto marmoreo della Ristori, per l'occasione portato sul palcoscenico, quel busto del Vela che durante l'invasione nemica del 1918 fu vandalicamente distrutto da ignote mani non so se nostrane o straniere.

Durante un intermezzo, fra un atto e l'altro, mio nonno Giuseppe ebbe l'onore d'intervistare la signora Pezzana..., ella che, ormai in età matura, aveva avuto più volte il piacere di assistere alle recite della Ristori, dalle quali dichiarava d'aver molto appreso, ne parlava con molta ammirazione. Alla domanda quale fosse la differenza che, secondo lei, passava fra la nostra Adelaide e la Duse, in quegli anni nel suo massimo splendore dannunziano, la signora Pezzana gli rispose teatralmente... "Quella che passa fra il sole e la luna".

Questa significativa arguta affermazione valga a far conoscere chiaramente in quale altissimo concetto fosse tenuta dai suoi contemporanei l'arte della Ristori. E non a torto, diremo noi, qualora si volga un semplice sguardo al "curriculum vitae" della donna che fu acclamata la più grande artista del teatro drammatico italiano e che finora da alcun'altra non venne superata.
    

  
Adelaide Ristori nacque a Cividale il 29 gennaio del 1822 da Antonio Ristori di Capodistria e da Maddalena Pomatelli di Ferrara, due artisti della modestissima Compagnia drammatica Cavicchi che agiva sulla scena del locale teatro.
Ebbe il battesimo il 31 gennaio nell'artistico monumento di Callisto patriarca, dal parroco di San Silvestro sacerdote Nicolò Tiossi, padrino Agostino Nussi, madrina Teresa Sdrocchio Duttig.
La sua carriera teatrale ebbe inizio... a tre mesi d'età quando comparve sulla scena in un piccolo canestro tra "I regali di Capo d'anno", una dimenticata farsa dell'epoca.
A tre anni si presentò di nuovo al pubblico nel dramma "Bianca e Fernando" ma con esito tanto disastroso che fu necessario calare precipitosamente il sipario, giacchè, invece di "fare la sua parte" si divertì a graffiare la faccia al 'tiranno' mettendo in subbuglio tutti gli attori e provocando le risa del pubblico.
A quattro anni e mezzo amò, sono le sue prime soddisfazioni, pavoneggiarsi dietro le quinte ascoltando gli applausi del pubblico, allorché, secondo il costume dell'epoca, un attore sul davanti del sipario dava l'annuncio dello spettacolo della sera seguente con accenno alla "particolare fatica della piccola Ristori".
All'età di dieci anni interpretò le particine di piccoli servi, a dodici venne scritturata dal famoso attore Moncalvo per le parti di bambina, a quattordici, nel ruolo di prima donna, recitò a Novara nientemeno che la "Francesca da Rimini" del Pellico; a quindici entrò a far parte della rinomata Compagnia Reale Sarda a fianco del celebre Vestri, della famosa Marchionni e di altri artisti di non minore importanza.
E da allora il corso della sua carriera non conobbe ostacoli; di trionfo in trionfo ella passò indifferentemente, col suo proteiforme ingegno, dalla cupa filosofica tragedia con l'interpretare Medea, Maria Antonietta, Lady Macbeth, Giuditta, Fedra, Elisabetta, Mirra, alla bonaria e gioconda commedia goldoniana facendo rivivere i personaggi di Mirandolina, civettuola e di Pamela, sentimentale, insuperabile in entrambe le forme dell'arte drammatica.
E con un repertorio così esteso ed impegnativo percorse il mondo intero; tutti i maggiori teatri d'Italia l'acclamarono; fu due volte nell'America del Nord ed in quella del Sud, in Australia e nella nuova Zelanda; nelle isole Haway recitò alla corte di quel Re, a Parigi trionfò sulla famosa tragica francese Rachel, in Spagna ottenne dalla Regina la grazia per un condannato a morte; fu in Belgio, in Olanda, a Berlino, a Vienna, a Stoccolma, a Varsavia, a Mosca, in Grecia, in Egitto.
Usò impeccabilmente sulla scena anche la lingua francese e, nel chiudere la sua carriera teatrale, il 12 maggio del 1885, al teatro Talia di New York volle recitare in inglese con attori tedeschi, simpatico vero internazionalismo dell'arte!
Dopo non comparve sulla scena che tre, volte e solo per beneficenza, due a Roma una Torino.
Morì in Roma nel 1946.
  

  
"Grande, nobile, di bellezza commovente ed appassionata, con due occhi che parlano, un sorriso di perle, un gesto da imperatrice. La sua voce è una musica piena di soavità e di forza. Mai attrice tragica fu più meravigliosamente dotata. Ella possiede tutte le corde, il furore, la rabbia, l'amore, l'ironia, la tristezza, la tenerezza, la grazia. Chi non ricorda il modo in cui s'avvolgeva alla fine del secondo atto di Mirra?"... Così si espresse il Reynaud allorché la grande friulana trionfava nella capitale francese e destava l'ammirazione di Dumas, di Lamartine, che per Lei scriveva dei versi, di Gautier, di Legouvé, di Wagner.
Scrupolosissima nella scelta dei lavori e delle parti, rigorosamente diligente nello studio delle più minute caratteristiche dei personaggi che soleva interpretare con assoluta fedeltà storica, poiché per lei il teatro era una missione, non una professione, brillò per la sua adamantina irreprensibile condotta; fu una autentica gentildonna sotto ogni aspetto. La Ristori dimostrò coi fatti che, contrariamente a quanto comunemente si verifica nella vita di palcoscenico, ove purtroppo la morale non è la virtù maggiormente praticata, si può essere contemporaneamente donna di teatro, sposa e madre esemplare.
Questa sua superiorità morale le valse la fortuna di entrar a far parte di una delle più nobili famiglie di Roma; sposa del marchese Capranica del Grillo, famiglia che ella, pur discesa da umili natali, seppe altamente onorare.
Ritiratasi dal teatro ed in età matura dama di corte della Regina Margherita, dimostrò di occupare meritatamente tale onorifica distinzione, poiché ben poteva ricordare agli italiani che Camillo Cavour, ai bei tempi del Risorgimento, non aveva esitato ad affidarle importanti incarichi politici valendosi del grande ascendente ch'ella esercitava sugli animi di tutti. Difatti nella lettera del 20 aprile 1861 le scriveva... "Si serva di questa sua autorità a pro della nostra patria ed io applaudirò in lei non solo la prima artista d'Europa ma la più efficace nostra collaboratrice nei negozi diplomatici"... mentre Giuseppe Garibaldi il 26 luglio del 1866 la consacrava "tra i migliori patrioti".

   
Adelaide Ristori fu in Friuli più volte; recitò nel Teatro Sociale di Udine; l'ultima l'11 dicembre del 1879 quando volle visitare Cividale, i suoi monumenti e la modesta casetta che l'aveva vista nascere cinquantasette anni prima; qui, consapevole della sua grandezza d'artista e di donna, rivolta al figlio che l'accompagnava, disse le memorabili parole...
"Giorgio, levati il cappello, qui è nata tua madre!".
Cividale le ha dedicato il teatro, ha intitolato al suo nome la via dove sorge la sua casetta natale; gli artisti drammatici europei la eternarono nel significativo bronzo del Maraini; nel Museo della città si conservano lettere di lei nonché la firma autografa apposta sul Libro d'Oro della Magnifica Comunità e su quello dei "Ricordi e studi artistici" da lei scritto e con affettuosa dedica offerto alla sua Cividale; c'è pure in Museo il grande medaglione in argento, con la sua effigie contornata da una corona d'alloro, regalo degli artisti drammatici italiani nella serata data in suo onore al Teatro Argentina di Roma nel 1902, allorché compiva ottant'anni, e nella quale fu intesa declamare in modo degno di lei il canto della Francesca da Rimini di Dante.
Aveva esordito a quattordici anni con la Francesca da Rimini del Pellico, si ritirò ad ottanta con la Francesca del divino Alighieri, solenne, nobilissimo commiato di un gran cuore, ben degno addio suggellato dagli accenti più passionali del più grande Poeta dell'Umanità!


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