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giovedì 13 ottobre 2011

AMLETO - (Hamlet, Prince of Denmark) - William Shakespeare

Amleto e Orazio nel Cimitero (1839) Eugène Delacroix
    
AMLETO - HAMLET - William Shakespeare


Tragedia in versi e in prosa in cinque atti di William Shakespeare. 
Composta e rappresentata tra la metà del 1599 e la fine del 1601.
Venne pubblicata a Londra nel 1603.

PERSONAGGI

CLAUDIO - Re di Danimarca
AMLETO - Figlio del defunto re e nipote dell’attuale
POLONIO - Ciambellano
ORAZIO - Amico di Amleto
LAERTE - Figlio di Polonio
VOLTIMANDO e CORNELIO - Ambasciatori alla corte norvegese
GUILDENSTEIN e ROSENCRANTZ - Già compagni di Amleto all’università
OSRIC e UN GENTILUOMO DI CORTE - Cortigiani
Un Prete
MARCELLO, BERNARDO e FRANCISCO - Soldati della Guardia
RINALDO - Servitore di Polonio
Gli Attori
Due Clown - Che fan la parte dei becchini
FORTEBRACCIO - Principe di Norvegia
Un Capitano
Un messaggero
Gli ambasciatori d’Inghilterra
GERTRUDE - Regina di Danimarca e madre di Amleto
OFELIA - Figlia di Polonio
LO SPETTRO del padre di Amleto
Signori e Dame, Ufficiali e Soldati, Persone del seguito.
Scena - DANIMARCA 



     
LA TRAMA
   
ATTO I


Sulle mura del castello di Elsinore alla ronda notturna appare il fantasma, silenzioso e schivo, del re da poco defunto. Ad Amleto, principe ereditario, avvertito dall'amico Orazio, il fantasma rivela di essere stato avvelenato dal fratello Claudio, divenuto cosí re di Danimarca e marito di Gertrude, madre di Amleto. Il fantasma scompare dopo aver fatto giurare ad Amleto di compiere la propria vendetta senza alcuna violenza sulla madre. Claudio, intanto, è inquieto per i preparativi di guerra del giovane Fortebraccio, principe spodestato di Norvegia, e invia ambasciatori al re di Norvegia per fermare l'insidia; concede poi a Laerte, figlio del ciambellano Polonio, di rientrare a Parigi per riprendere gli studi. Laerte parte, dopo aver messo in guardia la sorella Ofelia dall'incostanza di Amleto, che la corteggia.


ATTO II


Claudio apprende di come l'insidia norvegese sia stata sventata e concede a Fortebraccio il transito all'esercito diretto in Polonia. Accoglie dunque Rosencrantz e Guildestern, amici di Amleto, convocati per guarirlo dalla sua ipocondria. I due annunciano ad Amleto l'arrivo d'una compagnia d'attori girovaghi, a cui Amleto chiede di recitare davanti a Claudio e Gertrude un dramma da lui composto. Polonio, letta una lettera d'amore di Amleto a Ofelia, concerta con Claudio un incontro tra i due giovani, convinto che Amleto sia sconvolto a causa di Ofelia, costretta dal padre a respingerlo.


ATTO III


Dopo che Amleto ha deluso le attese di Polonio e Claudio scacciando Ofelia, va in scena il dramma, il cui intreccio ricalca cosí chiaramente l'assassinio del re di Danimarca che Claudio, sdegnato, interrompe la recita. Egli dà ordine a Rosencrantz e Guildestern di accompagnare in Inghilterra Amleto perché pericoloso, ma in realtà impone loro di tendergli un agguato mortale. Gertrude, convocato Amleto, gli rimprovera la sfacciataggine verso Claudio, suscitando l'ira del figlio, che uccide Polonio, nascostosi per assistere all'incontro. Amleto rinfaccia alla madre il tradimento, ma lo spettro del padre, nuovamente apparso, gli impone di non infierire.


ATTO IV


Partito Amleto, che incontra le truppe norvegesi di passaggio, irrompe a Elsinore Laerte, che, tornato in patria in gran segreto alla morte del padre, è a capo di una rivolta per detronizzare Claudio, ritenuto responsabile della morte di Polonio. Ma, appresa la verità e constatata l'ormai insanabile follia di Ofelia, causata dalla morte del padre, Laerte giura a Claudio di porsi al suo servizio per vendicarsi di Amleto. Alla notizia del suicidio di Ofelia per annegamento, Laerte si pone sulle tracce di Amleto, che ha annunciato d'essere rientrato in Danimarca.


ATTO V


Amleto, scoperto l'inganno di Claudio, raggiunge Orazio, con cui assiste ignaro al funerale di Ofelia; quando però comprende chi venga sepolta, si svela e si batte con Laerte. La contesa è rimandata a un duello truccato da Claudio, che avvelena le punte dei fioretti e il vino destinato a dissetare Amleto. Gertrude, brindando a una stoccata del figlio, rimane vittima della coppa avvelenata, come Laerte dell'arma. Amleto, ormai ferito mortalmente da Laerte, si vendica di Claudio uccidendolo e, prima di morire, consegna il regno al sopraggiunto Fortebraccio, vittorioso nella campagna polacca.
     
RIASSUNTO DELL'OPERA

Durante il loro turno di guardia sul terrapieno del castello reale di Elsinore, in Danimarca, due gentiluomini di corte hanno visto apparire, per due notti di seguito, un silenzioso fantasma. L’apparizione li ha profondamente turbati, anche perché è loro sembrato che lo spettro avesse le fattezze del re da poco scomparso. Egli è morto (così è stato detto) per il morso di un serpente velenoso, che lo ha aggredito mentre dormiva nel giardino della reggia…, e il suo posto, è stato preso da suo fratello Claudio, un uomo cupo e sfuggente. I due gentiluomini, Bernardo e Marcello, decidono dio avvertire di ciò che hanno visto il comune amico Orazio, e lo conducono, durante la notte, sul terrapieno dove è apparso il fantasma. Lo spettro riappare…, Orazio, superato lo sbigottimento, gli chiede di rivelarsi, di parlare… ma l’apparizione rimane muta, e svanisce appena il gallo fa sentire il suo canto annunciatore della luce del giorno.
I tre amici non sanno che fare…, poi Orazio, che è da tempo amico fraterno del principe Amleto, il figlio del re morto, decide che avvertirà il principe di ciò che ha visto. Se non si è ingannato, se il fantasma è proprio quello del vecchio re morto, forse suo figlio riuscirà a farlo parlare.
Il giorno dopo, il re Claudio convoca i più alti dignitari in una sala del castello. E’ presente, vestito a lutto, anche Amleto…, in disparte dagli altri, con lo sguardo triste perso nel vuoto, egli pensa ancora a suo padre morto così tragicamente, e sembra quasi disinteressarsi dell’attività della corte. Addolorato com’è, egli resta ancora più profondamente colpito dall’annuncio che re Claudio rivolge ai cortigiani… un annuncio che ha per Amleto il sapore di una tragica beffa. Claudio infatti, tenendo nella mano la mano di Gertrude, moglie del re morto e madre di Amleto, comunica ai sudditi che essi si sono uniti in matrimonio.
Un torrente di amarezza invade il cuore del giovane principe… egli non sa capacitarsi di come la madre abbia potuto, dopo così poco tempo, di dimenticare l’uomo che tanto l’amava. Le sue meditazioni sono interrotte da Orazio, che gli narra ciò che è accaduto nelle notti precedenti sul terrapieno del castello… e il suo cuore è ancora più sconvolto a quell’annuncio. Egli sente che qualcosa di terribile sta per accadere.
La sua sensazione riceve, quella notte stessa, una tragica conferma… sul terrapieno, dove Amleto si era recato insieme con Orazio e gli altri, riappare il fantasma che, dopo aver invitato in disparte Amleto con un cenno della mano, con voce che appare come un angoscioso lamento, svela al figlio un terribile segreto. Ciò che si è detto sulla sua morte è una menzogna… è stato Claudio, suo fratello, a ucciderlo con una fiala di veleno…, e Gertrude, se pure non è stata complice materiale del delitto, moralmente è colpevole come l’assassino. Una turpe passione e il desiderio di restare ancora sul trono l’hanno spinta a unirsi con l’usurpatore. Tuttavia il fantasma, pur chiedendo al figlio vendetta del delitto, lo esorta a non erigersi a giudice della propria madre e soprattutto a non intentare nessuna azione vendicatrice contro di lei… Amleto deve pensare soltanto a far giustizia dell’usurpatore.
Quando l’ombra, al canto del gallo, è svanita, Orazio e Marcello si avvicinano ad Amleto… ma quasi stentano a riconoscerlo. Il giovane principe, che essi ammiravano e stimavano per il suo spirito, la sua intelligenza, la sua cortesia, è diventato improvvisamente un altro uomo.. Parla a scatti, stranamente, come un folle… la sola cosa che essi riescono a comprendere nelle sue parole è che egli vuol conservare il più assoluto segreto su quanto ha visto e udito. Essi giurano di tacere…, non possono neppure immaginare la tragedia che divampa nel cuore del loro giovane principe.
Colto, sensibile, raffinato, Amleto non ha molti amici…, dopo la morte del padre, poi, si è fatto ancora più silenzioso e appartato. L’unica persona che gli sia vicino è Ofelia, la figlia del ciambellano Polonio… una fanciulla cara e dolce, che accoglie con un tremito quasi estatico le parole d’amore di Amleto. Essa non lo comprende, forse, ma lo ama, e l’amore le scalda il cuore, così come consola il principe malinconico. Ma quell’amore, la sola cosa bella e pura nella cupa atmosfera del castello di Elsinore, deve finire…, Laerte, il fratello di Ofelia, che sta per partire verso la Francia, al momento del congedo dalla sorella dice chiaramente che non vuole più sentire parlare del legame tra lei e Amleto. Non è cosa per lei…, Amleto è il principe ereditario, e Ofelia solo la figlia di un ciambellano. L’amore che Amleto le ha dichiarato, e che essa alimenta con la sua confidenza verso il principe è solo "uno scherzo del suo favore, … una galanteria, un capriccio…". E anche Polonio, da parte sua, non fa che confermare le parole del figlio… "Sei solo una bambina - le dice - e non capisci che il principe cerca solo di divertirsi. D’ora in avanti, e abbilo come un comando, smetti di parlargli…, non voglio sentir più nulla di te e Amleto".
Ofelia sente un gran freddo nel cuore, a quelle parole, ma non può che promettere la sua obbedienza… la severa educazione di corte che essa ha ricevuto le impone di considerare come assoluta la volontà del padre e del fratello.
Ma la fanciulla non è la sola vittima di quella proibizione crudele… essa colpisce crudelmente anche il principe Amleto…, egli non avrà più nessuno, al di fuori del fedele Orazio, che gli sia vicino nel suo amaro dolore.
Orazio e Marcello non sono i soli a constatare l’improvviso cambiamento di Amleto… dopo pochi giorni tutti, nel castello di Elsinore, si domandano che cosa possa aver turbato la mente del giovane principe. Sempre solo, con le vesti in disordine, mormorando frasi sconnesse, egli vaga per i saloni e i corridoi del grande edificio, dando a tutti l’impressione di essere diventato pazzo.
Chi rimane più dolorosamente colpita è Ofelia… la fanciulla ha obbedito, sia pur a malincuore, al comando del padre e del fratello, ma non ha potuto togliere dal suo cuore l’immagine dell’uomo amato. E quando lo incontra, lo vede stravolto e angosciato, e sente su di sé il suo sguardo straziante, corre dal padre a confidargli la sua pena. Il vecchio Polonio crede di capire… la follia di Amleto è follia d’amore, egli pensa…, e decide di parlare con il re, anche egli assai preoccupato delle condizioni di Amleto.
Un oscuro presentimento, infatti, si è insinuato nell’animo dell’usurpatore… egli sente, sia pur confusamente, che la follia del principe è in qualche modo collegata al suo feroce, inumano delitto…, e per accertarsene incarica due loschi cortigiani, Rosencrantz e Guilderstein, di avvicinare Amleto e tentare di scoprire la causa del suo strano comportamento.
In effetti, il re è più vicino alla verità di quanto non lo sia il vecchio Polonio, anche se quella di Amleto non è una vera e propria pazzia. Il dramma di Amleto è un altro, è una tragedia sottile e inquietante, che nessuno può comprendere tanto essa è legata alle più profonde radici del suo animo. Amleto è sconvolto da ciò che ha visto e saputo… ma la sua mente potrebbe resistere, se egli lo volesse, al turbine di dolore e di sdegno che lo scuote. Il fatto è che Amleto non vuole…, in un mondo che gli appare dominato dalle passioni più vili, dall’abiezione, dal tradimento, egli non sa che farsene di una saggezza che considera inutile, vana, sprecata. Solo, disperatamente solo, egli si lascia andare alla follia, anche se resta perfettamente cosciente di sé e del compito che lo attende…, un compito terribile e difficilissimo. Amleto "si nasconde" nella sua follia, attendendo il momento in cui alla sua coscienza appaia chiaro e sicuro ciò che deve fare.
Rosencrantz e Guilderstein si avvicinano ad Amleto e con fare mellifluo cercano di strappargli qualche parola che faccia capire cosa nasconde nella mente…, ma il principe si fa beffe di loro, e mostra interesse solo all’annuncio, che essi gli fanno, del prossimo arrivo di una compagnia di commedianti. Quella notizia gli ha fatto balenare la possibilità di ottenere una prova reale del delitto di Claudio, e di avere così il modo di procedere con diritto contro l’usurpatore. Egli convincerà il capo della compagnia a fare recitare ai suoi attori una tragedia che ricalca fedelmente la morte di suo padre…, assistendo a quello spettacolo, egli pensa, l’assassino di suo padre si rivelerà.
Intanto, Claudio ha ascoltato l’interpretazione data da Polonio alla follia di Amleto e, anche senza essere molto convinto, consente che si compia la prova proposta dal ciambellano. Mentre il re stesso, Polonio e la regina Gertrude ascolteranno senza essere visti, Ofelia cercherà di incontrare Amleto in uno dei suoi vagabondaggi nei corridoi del castello. La fanciulla acconsente a fare da esca per quella prova, di cui essa ignora lo scopo…, e non lo fa solo per ubbidienza a suo padre e al re. Lo fa perché il suo cuore di donna innamorata la spinge a non rifiutare ogni occasione possibile per riavvicinarsi all’uomo che ama…, per tentare, col calore del suo affetto, di mettere in fuga l’affanno che pesa su Amleto. Ma la prova, se serve al re per sentire confermati i suoi sospetti, ha per la fanciulla un esito terribile. Convinto di dover rinunciare a tutto per dedicarsi solo al problema che lo tortura, Amleto rifiuta l’amore che Ofelia gli offre con timidezza e candore…, anche davanti a lei, continua la sua "finzione" di follia, e lascia la fanciulla sola col suo amore disilluso, in una sconsolata tristezza.
Fallita la prova di Polonio, il re prende le sue decisioni. Col pretesto che la follia del principe scredita la dignità della corte, ordina a Polonio di preparare l’immediata partenza di Amleto per l’Inghilterra… ma in realtà, anche se egli si guarda bene dal rivelare i suoi piani al ciambellano, la sua decisione è una condanna a morte. Come credenziale presso la corte inglese, Amleto recherà con sé una lettera sigillata…, in essa Claudio chiederà al re d’Inghilterra, suo amico fedele, di uccidere subito il portatore del messaggio. L’usurpatore, però, non sospetta cosa lo attende la sera stessa. Nel salone centrale del castello, su una rozza pedana, gli attori annunciano la loro recita…, tutti aspettano l’alzarsi del sipario con curiosa attenzione…, l’atmosfera sembra più distesa, e lo stesso Amleto appare più tranquillo, quasi sereno. Avvicinatosi a Ofelia, egli le rivolge parole appassionate e insieme aspre e amare…, la fanciulla, turbata, non sa che dire… lo strano comportamento del principe la sconvolge, anche se si sente lusingata. Gli altri, invece, considerano quel modo di agire come una nuova e più chiara manifestazione di follia, ripensando al colloquio in cui Amleto ha respinto Ofelia.
Comincia la recita… e, come Amleto aveva previsto, la rievocazione della morte di suo padre (anche se i personaggi hanno nomi diversi) sconvolge a tal punto l’usurpatore Claudio che egli fugge nelle sue stanze, seguito dalla regina. Ora Amleto sa, con certezza, che suo zio è l’assassino… se ne è reso conto anche il fedele Orazio, che accanto ad Amleto ha assistito alla rappresentazione. Ma prima che il principe possa trarre le conclusioni, e decidere una linea di azione, gli viene annunciato che la regina desidera parlargli nella sua stanza.
E’ una nuova difficoltà per Amleto… egli ha molto amato sua madre, prima di odiarla e di disprezzarla per la sua condotta, e sente che essa può in qualche modo avere ancora influenza su di lui. Invece egli ha bisogno di non essere distratto dal compito che si è prefisso, e che gli riesce così difficile, per la sua esitazione ad agire…, parlare con sua madre, Amleto lo sa, può essere una prova così faticosa per il suo spirito già provato, da togliergli l’energia e la risolutezza di cui ha bisogno. Tuttavia, egli va… e investe la donna con un torrente di parole vibranti di sdegno e di dolore. Mentre si svolge il concitato colloquio, una tenda oscilla nella penombra… e Amleto, che sospetta di essere spiato, si avventa con la spada sullo sconosciuto nascosto. Un grido, un corpo che cade pesantemente… è Polonio, il vecchio spione, che cercava di ascoltare dalla bocca di Amleto la "verità vera" sui suoi sentimenti e sulla sua strana follia, per riferirla al re. La morte del vecchio lascia indifferente Amleto, almeno in apparenza… ed egli continua il suo drammatico colloquio con sua madre, alla quale rinfaccia spietatamente la sua indegna condotta. In un delirio di pianto e di rivolta, egli sta quasi per avventarsi su di lei… ma il fantasma del padre gli appare di nuovo, e gli ricorda il suo impegno a fare giustizia senza macchiarsi di un delitto altrettanto orrendo di quello che egli vuole punire. Sconvolto, Amleto sente svanire quella carica emotiva che forse lo avrebbe aiutato ad agire…, è di nuovo ripiombato nel tormento dell’incertezza, è di nuovo indifeso di fronte alla fredda capacità di azione del suo nemico mortale.
Quando Claudio, infatti, gli ordina di partire per l’Inghilterra, egli ubbidisce…e il giorno seguente lo vede già in viaggio per le pianure di Danimarca, verso un esilio che egli ha accettato senza neppure aver cercato di opporsi. Durante il viaggio, tuttavia, un incontro fortuito gli risolleva di nuovo nel cuore il suo tormento… egli incontra le avanguardie di un esercito, guidato dal giovane principe Fortebraccio di Norvegia, che va in guerra per conquistare un piccolissimo territorio conteso alla Polonia…, e la vista di quegli uomini, pronti a morire per una causa così insignificante, per difendere una lingua di terra che non sarebbe sufficiente a servire da tomba a tutti i loro cadaveri, gli ricorda con rinnovata amarezza la sua incapacità ad agire per una causa più nobile e giusta.
Durante l’assenza di Amleto, al castello di Elsinore gli eventi precipitano… la morte di Polonio ha segnato l’inizio di una tragedia che sconvolgerà il destino di tutta la famiglia reale e della corte danese. Ofelia, la dolce Ofelia, non regge alla notizia della morte del padre e impazzisce…, essa amava teneramente il vecchio Polonio, che per lei non era il ciambellano astuto e ipocrita, ma solo un padre affettuoso, anche se severo… e la sua mente non regge all’idea che egli sia morto proprio per mano dell’uomo che l’ha amata e che essa ha amato e ama ancora, malgrado tutto. Assorta in un’estatica e tranquilla follia, la fanciulla vaga per il castello e per i dintorni cantando assurde canzoni infantili, e trastullandosi con ghirlande di fiori…, nella sua mente sconvolta, essa cerca ingenuamente un modo per ricreare intorno a sé l’atmosfera di sogno dolce e pura in cui viveva, e che la realtà le ha crudelmente distrutto.
Richiamato dalla notizia della morte del padre, torna Laerte. Egli è un giovane impulsivo, generoso… e, appena rimesso piede in Danimarca, chiede vendetta, impreca, e suscita ribellione contro Claudio, che crede colpevole della morte del padre. Ma l’usurpatore ha buon gioco contro l’ingenuo Laerte, astutamente, egli lo blandisce e lo placa…, e non ha difficoltà a indicare Amleto come il solo responsabile del lutto che si è abbattuto su di lui. Un lutto, purtroppo, che la sorte rende ancora più duro per il giovane Laerte…, poco dopo il suo arrivo, infatti, la morte falcia anche la giovane vita di Ofelia. Durante uno dei suoi vagabondaggi nella campagna, sporgendosi su un ruscello per cogliere dei fiori, essa è caduta in acqua ed è annegata, cantando, apparentemente ignara, o forse segretamente cosciente che l’unica pace per lei era quella della morte.
Mentre si sta preparando il funerale di Ofelia, giunge improvvisamente al re una lettera di Amleto che annuncia il suo ritorno. L’assassino sente rinascere in se la paura e il rimorso, che aveva cercato di mettere in fuga con un altro delitto…, che cosa è accaduto? E perché? Come mai Amleto è fuggito alla sorte che gli era stata preparata? Tuttavia egli non si perde d’animo, e subito escogita un nuovo diabolico piano per sbarazzarsi di Amleto. Chiamato Laerte, lo convince facilmente ad attirare Amleto in un tranello… ci sarà una partita di scherma, apparentemente innocua, fra i due giovani, ma il fioretto di Laerte sarà appuntito, e imbevuto di un potente veleno. Basterà che egli riesca a "toccare" Amleto perché il principe muoia…, e anche se non riuscisse, una coppa avvelenata compirebbe comunque l’opera. Vedendosela porgere come ristoro fra un "assalto" e l’altro del duello, Amleto non sospetterà di nulla e la berrà d’un fiato. Laerte, che pure era stato amico di Amleto, accetta di far parte della congiura…, accecato dal dolore per la morte del padre e della sorella, egli non si rende conto di essere solo uno strumento di Claudio e pensa soltanto alla vendetta verso colui che considera responsabile del suo dolore.
Amleto ritorna a Elsinore nel giorno del funerale di Ofelia. Accompagnato da Orazio, egli si reca al cimitero…, osservando il lavoro di due becchini intenti a scavare la fossa per la fanciulla, indifferenti alle ossa che vanno disseppellendo dal terreno, pensa con amarezza al destino dell’uomo, a quel poco che resta di noi dopo la morte. Egli sente che il tempo passa veloce, e soffre ancor più duramente della sua indecisione… la morte può giungere da un momento all’altro anche per lui, ed egli non è ancora riuscito ad affrontare il suo terribile problema, a fare ciò che deve fare per rendere giustizia alla memoria di suo padre. Giunge il mesto corteo con le spoglie di Ofelia…, Amleto si fa in disparte, non volendo ancora farsi riconoscere…, ma quando sente i lamenti di Laerte, e lo vede addirittura calarsi nella fossa per accompagnare fino all’ultimo il corpo della sorella, quella manifestazione un po’ troppo retorica di dolore lo indigna. Egli non ha dimenticato Ofelia, e non sopporta di sentire il lamento di un uomo che non seppe, finché ella era in vita, comprenderla ed amarla…, lui, lui soltanto può sapere cos’è il dolore per la scomparsa della sola persona che ha dato alla sua vita qualche momento di breve felicità…, e avvicinatosi al corteo sferza con aspra ironia il pianto di Laerte. Il giovane, fuori di sé, fa per slanciarsi su Amleto…, lo trattengono a stento…, lo portano via. In disparte, Claudio segue la scena con gioia segreta… l’odio che Laerte ha sentito divampare ancora più fortemente è il suo miglior alleato.
Cala la sera. Amleto ha raccontato a Orazio le sue peripezie, come ha scoperto, aprendo di nascosto la lettera che portava con sé, il complotto di Claudio…, come lo ha sventato sostituendo la lettera con un’altra, simile, che provocherà la fine dei suoi accompagnatori, Rosencrantz e Guilderstein…, come sia sfuggito alla loro sorveglianza. Adesso potrà accusare pubblicamente Claudio di un delitto premeditato, e fare finalmente giustizia dell’assassino. Ma Amleto non sa che il destino ha già deciso diversamente. Mentre parla con Orazio, gli viene recapitato l’invito a riconciliarsi con Laerte…, un banchetto e un’amichevole partita di scherma suggelleranno la loro rinata amicizia. Amleto accetta. Scende nel salone…, saluta Laerte…, impugna il fioretto e comincia spavaldamente a battersi. In pochi istanti, la tragedia si compie… dopo essere stato "toccato" due volte da Amleto, Laerte riesce a ferirlo…, in una pausa del duello, la regina, volendo brindare alla vittoria di Amleto, beve la coppo preparata per lui…, mentre già essa rantola i duellanti si scambiano, in uno scontro furioso, le armi, e Amleto colpisce di nuovo Laerte, questa volta con l’arma avvelenata. Laerte, lasciato il fioretto, rivela ad Amleto la verità… il veleno non dà scampo, essi hanno ancora pochi istanti di vita. E’ la fine, dunque…, non c’è più tempo.
In un ultimo disperato sforzo, Amleto si avventa sul re e lo uccide… si compie così l’atto di vendetta che libererà la Danimarca dal male che la corrode. Amleto colpisce avendo già su di sé il veleno mortale…, ecco che così il suo atto di vendetta si purifica, diventando atto di giustizia.
        
Amleto - Atto IV, Scena IV - Il monologo di Amleto

AMLETO - Come tutte le circostanze si ergono ad accusarmi, a pungolar la mia tarda vendetta!
Che cos’è l’uomo, se fa del dormire e del mangiare la sua occupazione principale? Un bruto e nient’altro.
Certo che chi ci creò così capaci d’intendere, di guardare al futuro e al passato, questa capacità, questa ragione divina non ce la diede perché arrugginisse inutile in noi.
Che sia poi mostruoso oblio, oppure scrupolo vile di rifletter con troppa minuzia sulla riuscita (a sezionarlo, codesto scrupolo, si vedrebbe che per una parte sola è saggezza ma per trequarti codardia) non so perché io viva ancora a dire…"va fatto", quando ho motivo, e volontà e forza e mezzi per farlo.
E sì che esempi schiaccianti mi spronano.
Mi sprona questo esercito ingente e costoso, condotto da un delicato e giovane principe che infiammato da divina ambizione si ride dell’imprevedibile, esponendo per una bazzecola quanto è caduco e malcerto a tutte le minacce e rischi della fortuna e della morte.
Non è grande realmente chi guerreggia per motivi da poco, ma chi superbamente si batte anche per un fuscello, se è in gioco l’onore.
Che pensar dunque di me che con un padre ucciso, una madre corrotta, incitato ad agire dalla ragione e dall’impulso, lascio ogni cosa a dormire…
Oh!… siano i miei d’ora in poi pensieri di sangue, o perda io la facoltà di pensare!"
    
COMMENTO 

E’ uno dei famosi monologhi dell’"Amleto", una di quelle "pause" in cui l’azione esteriore si arresta e il dramma si scatena "all’interno", cioè nel cuore e nella mente del protagonista. Qui egli paragona amaramente la sua indecisione con la spontanea capacità di agire dei soldati di Fortebraccio…, e si tormenta "sezionandosi" alla ricerca di ciò che lo rende incapace di agire, di portare a compimento una vendetta che s’impone. Arriva a essere ingiusto con se stesso, perché definisce il proprio scrupolo come fatto "per trequarti di viltà e per un solo quarto di saggezza"…, ma questo amaro e tortuoso esame di coscienza è un giro a vuoto, una sofferenza inutile e senza alcun risultato. In questi frequenti, tormentosi soliloqui l’anima stessa del protagonista è messa spietatamente a nudo, e ci sono svelati i più profondi motivi del suo dramma.

  
VALORE DELL’OPERA
    
Amleto - Essere o non essere (Stratford upon Avon)
  
AMLETO ha tante chiavi di lettura quante ne furono le interpretazioni attraverso i secoli.
Amleto, sognatore languido ed estenuato.
Amleto, malinconico e sepolcrale.
Amleto, sottile analista del torbido intreccio d’amore e odio che lo circonda.
Amleto, innamorato edipicamente della madre.

Queste alcune delle proposte di critici e attori (l’ultima che ho citato ci viene offerta da un lettore illustre, Sigmund Freud).
Nell’Amleto vi è una struttura supremamente elastica e comprensiva, capace di abbracciare pianto e riso, ragione e follia, dolore e gioia, amore e odio…, di passare da un interno domestico a un paesaggio sconfinato, da un salone di corte a un campo di battaglia, da una fortezza a d un cimitero.
Nell’Amleto vi è rappresentata ogni esperienza umana e ogni tipo sociale ha il suo rappresentante…, …il re ed il principe, la regina e la fanciulla, lo statista e il cortigiano, l’intellettuale e il guerriero, l’attore e il drammaturgo, l’elegantone e il condottiero, gli ambasciatori e i becchini, i vivi e i morti.
Tutto c’è, nell’Amleto…, …vi sono vicende personali e vicende dello stato, c’è una famiglia, c’è la Danimarca, c’è il mondo…, vi sono amicizie ed affetti, struggimenti e delitti, introspezioni sottili e vigorosi affreschi.
Tutta la vita, veramente.
Per me, Amleto è l’uomo moderno che dubita perché si pone domande…, l’uomo che non da nulla per scontato, nulla accetta dall’esterno ma tutto vuole personalmente saggiare, sondare, capire, sperimentare. Le nebbie in cui Amleto è stato spesso avvolto, e soffocato hanno impedito di scorgere quanto concreto sia il suo linguaggio, quanto sia sostanziato di realtà. Il mondo è perfettamente diviso, per lui, tra parole che sono soltanto vacui suoni e parole che sono cose…, parole che sono apparenza, inganno, corruzione, e parole che sono la verità.
"Amleto" è solo esteriormente un dramma "di fatti"…, il suo significato più profondo e più vero non deve essere cercato nella storia degli intrighi e di delitti che ne costituisce la trama.
Il punto centrale, il tema che Shakespeare ha voluto trattare è il problema stesso dell’umanità, rappresentata dal giovane principe di Danimarca.
L’atroce delitto che ha intorbidato la corte danese e la Danimarca intera, e il compito terribile che in seguito a esso è ricaduto sopra Amleto, svegliano in lui un’eco profonda e dolorosa, un turbine di incertezze, di problemi, di angosce.
Si trovano a lottare nel suo animo sensibile e portato alla riflessione una esigenza di giustizia, di purificazione, di miglioramento del mondo in cui vive, in contrasto con un senso sottile di inadeguatezza della sua coscienza…, c’è in lui la ricerca appassionata della verità, non solo la verità del suo dramma personale, ma della verità in senso assoluto che gli sfugge, gli riappare, gli sfugge ancora e gli impedisce una chiara linea di giudizio e di azione.
Esigenza di purezza, di razionalità, di "bene" quindi…, ma Amleto sa di non essere esente dalla passione, dall’interesse, dall’istintività, e l’azione compiuta sotto questi impulsi sarebbe essa stessa azione viziata e corrotta, e rientrerebbe, nuovo anello, nella catena di male che egli vuole interrompere, spezzare… Così egli si tormenta, si agita in una "follia" che è distacco voluto dagli altri che come lui non soffrono e non comprendono.
La tragedia, il suo significato, è proprio qui…, in questo Amleto lucido, consapevole, intelligente pur se finge la follia, che afferra la vita in tutti i suoi rapporti, la coglie nel presente, la vede nel passato, ne prepara il futuro…, e di presente, passato e futuro si domanda la ragione.
Alla domanda non c’è risposta, ed il mondo rimane "fuor di sesto". Ma è nell'aver posto l’interrogazione, il dubbio, come condizione permanente, non contingente, della vita che sta la modernità, e la dolorosa poesia, dell’"Amleto".
"Amleto" ha inoltre un valore puramente teatrale.
Lo splendido stile (che possiamo apprezzare approssimativamente nella traduzione in prosa, in lingua italiana) e lo straordinario "ritmo" delle scene che si incalzano senza tregua fanno di questo dramma un vero capolavoro.
  
   


Sta......

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