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domenica 16 ottobre 2011

COME LE FOGLIE (Like Falling Leaves) - Giuseppe Giacosa



     
COME LE FOGLIE - Giuseppe Giacosa

Commedia in prosa in quattro atti di Giuseppe Giocosa. 
Rappresentata al teatro Manzoni di Milano il 31 gennaio 1900.
Venne pubblicata a Milano sempre nel 1900.


PERSONAGGI

Giovanni Rosani (cinquantasei anni)

Giulia, sua seconda moglie (trentaquattro anni)

Tommy (ventisette anni) suo figlio di primo letto

Nennéle (ventidue anni), sua figlia di primo letto

Massimo Rosani, suo nipote (ventinove anni)

La signora Lauri

La signora Irene

La signora Lablanche

Helmer Strile, pittore

Un altro pittore

Un signore

Andrea e Gaspare, domestici

Lucia, vecchia cameriera

Marta, cuoca

Un groom

Facchini

La piccola
   
     
LA TRAMA IN BREVE

PRIMO ATTO

La famiglia di Giovanni Rosani è in bancarotta e deve abbandonare la confortevole dimora borghese per trasferirsi a Ginevra. Partono stentando a pagare i debiti con i fornitori..., il capofamiglia si considera responsabile dei tracollo finanziario..., per essere stato troppo indulgente verso le spese folli della seconda moglie Giulia e del figlio di primo letto, Tommy. L'unica che si dimostra in grado di comprendere la situazione, e di fare economie, è la sorella di Tommy, Nennéle. Alla famiglia si unisce anche il cugino Massimo, che Tommy e Nennéle apprezzano poco per la sua lucida praticità.


SECONDO ATTO

A tre mesi dal trasferimento in Svizzera i membri della famiglia Rosani affrontano la nuova condizione secondo i singoli temperamenti: Giulia dipinge paesaggi naturali, illudendosi di poter divenire una stimata pittrice..., Tommy non è guarito dalla mania del gioco e rifiuta un impiego che Massimo gli ha trovato, preferendogli la frequentazione del "bel mondo"..., Nennéle si arrangia dando lezioni private d'inglese. È Massimo a tenere insieme la famiglia col suo pratico attivismo e a suscitare un istinto di solidale collaborazione soprattutto in Giovanni, che riesce a persuadere Tommy ad accettare l'impiego propostogli.


TERZO ATTO

Nennéle, economa e seria, è travolta dalla sensazione dello sfacelo: Giulia, infatti, è innamorata del pittore norvegese Helmer Strile, suo presunto ma inefficace maestro ed estimatore, e ciò suscita il disgusto della figliastra verso la matrigna. Giulia comunque la spunta, poiché s'è accordata con Tommy per testimoniare della sua presenza al lavoro, quando invece fa solo finta di esservisi recato. Nennéle, intanto, rifiuta la proposta di matrimonio fattale da Massimo, considerandola una velata forma di elemosina.


QUARTO ATTO

In una notte di luna Giovanni sorprende Nennéle mentre sta per sgattaiolare fuori di casa per uccidersi. I due tentano a cuore aperto un bilancio della situazione disastrosa della famiglia, dopo la partenza di Tommy: Nennéle non nutre fiducia che il padre riesca a provvedere alle necessità di tutti quanti. Ma a vegliare su di loro scoprono Massimo, come sempre preoccupato della loro sorte e tenero verso Nennele.




COME LE FOGLIE

La casa dell'industriale Rosani è ingombra di bauli, di valigie, di mobili ricoperti da teli..., Nennéle, la figlia ventiduenne di Giovanni Rosani, si affanna a dare ordini alla servitù, a chiudere i bagagli e a pagare i conti della seconda moglie dell'industriale, la giovane signora Giulia, che in quei giorni ha fatto molte spese per abiti, guanti e profumi. Tommy, fratello di Nennéle, si comporta con la disinvoltura dell'uomo di mondo e la leggerezza che gli sono abituali, senza rendersi conto della gravità della situazione. Il padre, dopo una vita integerrima e tutta dedicata al lavoro, è fallito. Il fatto è che, mentre lui lavorava, la famiglia spendeva: la moglie faceva vita di società e più che alla casa pensava a soddisfare i suoi capricci..., Tommy era convinto che la sua posizione di giovin signore gli permettesse di limitare la sua attività al gioco (e al tappeto verde perdeva ingenti somme) e allo sport.
Soltanto Nennéle, saggia nonostante la sua giovane età e affezionatissima al padre, soffriva di vedere quel brav'uomo affaticarsi sempre più per permettere alla famiglia di vivere nell'agiatezza..., avrebbe voluto che il padre fosse più energico di fronte alle incoscienti pretese della moglie e del figlio... ma il padre sgobbava e preferiva non vedere. Di frante alla rovina, Rosani si è comportato, come sempre, da onest'uomo: ha fatto un concordato coi creditori e ha pagato tutto il pagabile..., è restato così a mani vuote, ma con la coscienza pulita.

Quanto a sua moglie e a suo figlio, non sono nemmeno in grado di comprendere un simile modo di agire. Giulia si è portata addirittura a casa un avvocato, perché persuada il marito a frodare i creditori..., Tommy dal canto suo è convinto che il padre abbia messo in disparte un buon gruzzolo e canzona Nennéle che cerca di aprire gli occhi a lui e alla matrigna, perché si convincano finalmente di essere diventati poveri.

Rosani si trasferisce con la famiglia a Ginevra, in Svizzera, e là ricomincia la sua vita di lavoro assieme al nipote Massimo, un imprenditore onesto e generoso che gli ha teso una mano nel momento del disastro.
Ma mentre il padre e Nennéle fanno del loro meglio per adattarsi alla nuova situazione economica, Giulia e Tommy non hanno imparato la lezione.
Sono le foglie deboli, che il primo accenno di burrasca stacca dal ramo e disperde al vento.

Giulia fa amicizia con due pittori e passa le sue giornate in loro compagnia a imbrattar tele, lasciando a Nennéle il duro compito di far quadrare il magro bilancio. E non si limita al disinteresse, ma arriva perfino, per far doni ai suoi nuovi amici, a sottrarre alla figliastra i pochi oggettini di valore rimasti e i denari gelosamente custoditi per le spese di casa.
Tommy, che nel passato è sempre stato legato da un tenero affetto alla sorella, nelle nuove condizioni della famiglia si allontana da lei. Nennéle lavora, Nennéle pretende e rimprovera, Nennéle è il fastidioso richiamo a una spiacevole realtà..., Tommy, che continua la sua fatua vita di giovin signore, non vuole più ascoltarla. Preferisce confidarsi con la matrigna, che ha una mentalità simile alla sua.
Eppure Tommy non è del tutto bacato: di fronte al dolore del padre e della sorella ha un guizzo di buona volontà e accetta un impiego che Massimo gli ha procurato. Ma dura poco: Nennéle scopre più tardi che il fratello si è recato al lavoro un giorno, un giorno solo. E gli altri giorni? Passava il tempo a indebitarsi al tavolo da gioco. E il denaro glielo prestava una donna, senza che nemmeno Tommy glielo chiedesse. Ora il giovane tenta disperatamente di trovare delle attenuanti, più di fronte a sé stesso che di fronte agli altri...

"...Me li ha offerti... ha insistito... perdevo, volevo rifarmi... avrei dato dieci anni di vita per trovare... e li ho trovati là, facili facili. Tutto facile fin dal principio, e continuamente, e sempre: facile il vivere, facili le cognizioni, facili i piaceri, facili l'ossequio e la benevolenza, facile la pietà, facili i vizi... una sola cosa difficile... la volontà, ma non mi occorreva."

Ora, nemmeno la volontà servirebbe a salvare Tommy: sposerà la donna che gli ha prestato il denaro, senza amore, per pagare il suo debito.
Nennéle sente tutto crollare attorno a sé.
Anche il padre, che una volta era la sua sicurezza, la sua consolazione, le appare un debole, un fallito, perché non ha saputo prevedere nulla, non ha saputo imporsi ed evitare la catastrofe.
In tanto sfacelo, Massimo le tende una mano, le offre il suo amore...

"Vuoi esser mia moglie?"... "Non accetto elemosine."
"Non vuoi?"
"No."
"Non puoi volermi bene?"
"Non è questo. Non credo tu me ne voglia... di quello".

Così Nennéle resta sola, con la sua amarezza. La sua energia cede per un momento e in una notte senza pace ella arriva persino a meditare il suicidio. Ma mentre sta per uscire di casa il padre la vede, la insegue, la interroga, trepidante. E improvvisamente capisce, come folgorato: Nennéle non vuole più vivere? Allora riconosce di non aver dato ai suoi figli tutto ciò che doveva: una forza a cui appoggiarsi, una giuda. E Nennéle, di fronte a quell'uomo distrutto, che è stata sul punto di abbandonare, si vergogna dei suoi propositi suicidi. Anche lei è stata vile di fronte al dolore. E finalmente vede chiaro anche in Massimo: colui che l'ama e la comprende, colui al quale potrà affidare con sicurezza la propria vita, colui che le sarà sempre vicino, pronto ad aiutarla. Proprio durante il colloquio notturno col padre Nennéle prende la decisione di accettare l'amore di Massimo.
Mentre il padre le parla, la fanciulla ha l'impressione egli si interrompa per guardare nell'oscurità, come se vedesse una figura aggirarsi intorno. Ha allora una sorta di presentimento e chiede trepidante al padre...

"Ma che hai? È la seconda volta che ti interrompi. Che cosa guardi?"

"M'era parso di vedere un uomo là sotto gli alberi. Mi sarò ingannato. Tra la luna e le frasche."
"C'è. C'è qualcuno."
"Lo vedi?"
"Ora sta fermo. È nell'ombra. No. No, no."
"Lo dici con tristezza. Ti rincresce che non ci sia nessuno? Chi credevi?"
"Ma pensa! Chi vuoi...?"
"Tommy, credevi?"
"No. Nessuno."
"Tu non avrai più i cattivi pensieri?"
"Oh, no. Mai."
"Non penserai più a lasciarmi? Lasciarmi dovrai pure un giorno. Bisogna sperarlo. Avevo sperato..."
"C'è. Eccolo. S'è avvicinato all'ombra della siepe... per sentirci. Lo vedi?"
"Dove?"
"Là, dietro il cespuglio. Guarda l'ombra che ne getta la luna. Vedi? È rimasto. Vegliava. È rimasto per me, ha capito."
"Che dici? Chi è?"
"Vuoi che lo chiami? Massimo! Vieni."


UNA SCENA DELLA COMMEDIA

ATTO TERZO - Scena dodicesima

TOMMY - Cos'è stato?
GIULIA - È stato che tua sorella mi accusa di frugare nei suoi cassetti. Dice che tu mi hai veduto, ieri, prendere... NENNÉLE - No, prendere no. Tu negavi d'esser stata in camera mia: ho detto che Tommy ti ha veduto uscirne. TOMMY - Ma che questioni sono queste? Andiamo, io non so nulla.
NENNÉLE - Oh, Tommy. Non evitare di rispondere. Vedi bene! Vuoi ché possa dire che ho mentito? Ieri ti ho incontrato qui quando risalivo dall'orto. Ti ho domandato... mi ricordo che l'ho fatto col tono più indifferente, perché non volevo metterti in sospetto. Ti ho domandato se avevi veduto mammà. Non volevo correre il rischio di entrare in camera e di trovarcela ancora. Mi avrebbe tanto imbarazzato! E tu mi hai risposto... (Tommy è sempre stato impassibile guardando in aria. Fissandolo) non è vero?
TOMMY - Non ricordo.
GIULIA - (Trionfante) Ah.
TOMMY - (piano a Giulia) Taci.
NENNÉLE - Non ricordi nemmeno di essere stato tu a ispirarmi il primo dubbio...
TOMMY - Che dubbio?
NENNÉLE - Oh, ti sarà passato di mente, Tommy. Hai la memoria così labile!
TOMMY - Finiamola, eh?
NENNÉLE - No, no, anche questo va detto, per misurare fino a dove vanno le mie invenzioni. Otto giorni fa, proprio l'altro giovedì, ti aveva parlato di trenta lire...
TOMMY - Tu sogni.
NENNÉLE - Mammà, ti chiedo perdono,
 sono una bugiarda.


COMMENTO A QUESTA SCENA

Questa breve scena fra Giulia e i due figliastri è un esempio tipico dello stile teatrale di Giacosa: quel suo saper rendere, con poche battute semplici e apparentemente insignificanti, una intima e profonda tragedia..., perché tragedia è per Nennéle vedersi tradita dal fratello é costatarne la bassezza d'animo, proprio nel momento in cui gli chiede il suo appoggio contro la matrigna. Con parole secche e bugiarde Tommy abbandona la sorella, che pure ama, per allearsi con Giulia che ha sempre disprezzato. Nelle due belle battute finali è chiusa ed espressa con grande abilità tutta una situazione: Nennéle misura d'un colpo la bassezza morale del fratello ed è atrocemente ferita dalla sua menzogna, ma lo perdona e accusa sé stessa con poche parole d'una infinita amarezza.
Eppure è lei la più forte: basta una battuta, amara ma dignitosa e generosa, perché la sua "statura" morale e umana ingigantisca di fronte ai due che mentono.


IL TEATRO DEI DRAMMI SILENZIOSI

L'OPERA DI GIACOSA

"Hanno ammazzato compare Turiddu"... urlava un attore sul palcoscenico del Carignano a Torino nel 1884, alla prima rappresentazione del dramma di Giovanni Verga "Cavalleria rusticana"..., battute come questa, che scatenavano gli applausi frenetici del pubblico, aprivano la via a un nuovo tipo di teatro: il teatro realistico, un teatro cioè che descriveva l'ambiente dell'epoca e la realtà quotidiana.
Con l'affermarsi graduale del realismo, appariva sempre più falsa la retorica del teatro romantico, che ancora si trascinava sulle scene italiane e che ancora piaceva a numerosi spettatori, nonostante fosse ormai alquanto superata.

Molti commediografi adottarono il nuovo stile teatrale, e ognuno lo arricchì e lo caratterizzò secondo il proprio temperamento. Si ebbe così il rude verismo paesano del Verga, e un realismo borghese, che "narrava" sulle scene situazioni e drammi del ceto medio.
Con questa forma di teatro, Giacosa seppe esprimere meglio di ogni altro lo spirito del suo tempo. È vero che, fra le molte opere scritte da Giacosa, alcune, come "La partita a scacchi" o "La signora di Challant", si ispirano ai modelli romantici..., ma, per quanto abbiano avuto successo, sono poi passate in secondo piano di fronte all'autentica originalità e al valore artistico dei suoi due capolavori "Tristi amori" e "Come le foglie".
Queste scene di vita borghese hanno una loro patetica poesia, perché Giacosa mostra grande pietà nel rappresentare le debolezze della società che lo circonda, e ne esprime le piccole miserie quotidiane o le profonde e intime tragedie con parole semplici e vere, senza enfasi né retorica.
Una delle caratteristiche dell'arte di Giacosa è quella di lasciar capire fra le righe, di dar maggior forza alle battute con pudichi silenzi, di esprimere senza alcuna retorica la sua fede nella vittoria dei sentimenti buoni e sinceri, nella forza di volontà, nella bellezza del dovere compiuto e del sacrificio.
  

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