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lunedì 17 ottobre 2011

GIOCHI DI NOTTE (Nattlek - Night Games) - Mai Zetterling

GIOCHI DI NOTTE (Nattlek)

REGIA -  Mai Zetterling

SOGGETTO - Mai Zetterling, David Hughes

MONTAGGIO - Mai Zetterling

MUSICA - Georg Riedel, Jan Johansson

GENERE - Drammatico

DURATA - 96 minuti

PRODOTTO nel 1966 da Sandrews

COSTUMI - Birgitta Hahn

FOTOGRAFIA - Rune Ericson

   

ATTORI E PERSONAGGI

Ingrid Thulin nel ruolo di Irene
Keve Hjelm nel ruolo di Jan
Jörgen Lindström nel ruolo di Jan all'età di 12 anni
Lena Brundin nel ruolo di Mariana
Naima Wifstrand nel ruolo di Astrid
Monica Zetterlund nel ruolo di Lotten
Christian Bratt nel ruolo di Erland
Lissi Alandh nel ruolo di Melissa
Lauritz Falk nel ruolo di Bruno


Jan, un giovane e ricco signore in procinto di sposarsi, conduce Marianna, sua fidanzata, a visitare il castello che li ospiterà e dove egli ha trascorso la sua vita. Attraversando le varie stanze deserte Jan rivive alcune fasi della sua turbolenta adolescenza quando, pur guidato da una vecchia zia, si era trovato a partecipare alla vita disordinata che la madre conduceva fra amici dediti a gozzoviglie e sfrenatezze. Si rivede cosi' ad assistere al parto della madre, che dà alla luce un bambino morto, e rivive i suoi primi turbamenti della pubertà quando era spinto da un morboso affetto verso la madre. Ma è questo affetto, unito alla straordinaria somiglianza che la fidanzata ha con la madre, che gli impedisce di consumare il matrimonio, una volta sposati. Marianna, assai comprensiva dei problemi di Jan, riesce a scuoterlo dalla sua abulia ed il giovane, dopo aver invitato i vecchi ospiti della madre, li caccia di casa, fa saltare in aria il castello, cancellando cosi' il suo passato e iniziando una nuova vita.


         
Madre e figlio in un coraggioso "gioco".

Mi è piaciuto "Giochi di notte" (Nattlek)", lo scaldaletto proveniente dalla Svezia.
Mai Zetterling ha qui ampliato la sfera degli interessi cinematografici a lei congeniali e ha diretto un film robusto, esplicito, di buona presa e del tutto privo di morbosi compiacimenti preannunziati nella "barufa ciozota" prima dell'uscita della pellicola.
Per la Zettenling come per Bergman e altri registi svedesi la Scandinavia è il mondo delle donne.
L'amore virile, e gli altri rapporti creativi dell'uomo, sono solo goffi esercizi viziati da egoismi, incapacità, irrazionalità, turbe e vanità innumerevoli.

"Giochi di notte" ne fa una specie di estremo bilancio, immaginando un giovane signore che si porta dietro dalla pubertà l'immagine inibitrice della madre: una madre bella e ferace che ha voluto partorirgli un fratellino sotto gli occhi, durante una festa..., che gli ha urlato rimproveri misteriosi e sprezzanti sorprendendolo in una "funzione d'adolescenza" da lei stessa subdolamente provocata..., che ha continuato a confondere nel suo cervello di ragazzo il concetto amore-disguso-condanna..., al punto che ora, morta, ancora torna a sovrapporre il suo volto a quello della giovane che egli ha sposato, mentre intorno, nel palazzo, gli stessi parassiti dei festini di un tempo continuano nell'orgia.
Per salvarsi il protagonista ricorre a un mezzo perentorio (sul quale parte della critica ha ironizzato..., ma che assume nel film il medesimo, classico valore catartico delle fiamme nel teatro e nella letteratura nordica, da Ibsen a Strinberg a Hamsun): fa saltare la casa can la dinamite, e sulla neve notturna inaugura con la sposa un libero gioco d'amore.

"Giochi di Notte" è fatto per discutere, non per scandalizzare, e io l'ho apprezzato per questo.
Il limite va trovato se mai nell'indiretto moralismo che circoscrive il quadro e raffrena il giudizio sul piano sociale.
Al punto che, sperando di non essere frainteso, io gli avrei chiesto persino una maggiore empietà - empietà laica, è evidente - capace di infrangere altri tabù oltre quelli del sesso, altre vetrate della società del gelido benessere.
In ogni caso, "Giochi di notte" resta un film da stimare, che dice molto e lo dice a voce alta come vanno fatti a discorsi coraggiosi, pena in caso contrario la fine di "Un uomo a metà".
  





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