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venerdì 14 ottobre 2011

GIULIO CESARE (Julius Caesar) - William Shakespeare

Assedio Aalesia - Vercingetorige e Giulio Cesare
    
GIULIO CESARE   

Tragedia in versi e in prosa in cinque atti di William Shakespeare. Composta nel 1599. Venne rappresentata al Globe Theatre di Londra il 21 settembre 1599, venne pubblicata nel 1623.

ATTO I

A Roma, durante le festività dei Lupercali, il popolo tributa onori regali a Giulio Cesare, da lui rifiutati per ben tre volte con sempre minor convinzione, mentre lo accompagnano sinistri presagi e la predizione di un indovino che lo invita a guardarsi dalle Idi di marzo. Cassio ritiene eccessivo il trionfo tributato a Cesare e cerca di coinvolgere Bruto a ordire una congiura contro Cesare.


ATTO II

Durante la notte Bruto, turbato dalla proposta di Cassio, accoglie i congiurati: si decide che Cesare sarà l'unica vittima, Calpurnia, travagliata da cattivi presentimenti, consiglia a Cesare di celebrare sacrifici, che, per bocca degli aruspici, danno responso avverso. Per quanto Calpurnia riesca in un primo tempo a trattenere Cesare a casa, Decio, facendo leva sulla vanità di Cesare, annunciandogli che gli verrà conferita la corona, lo convince a recarsi in Senato.


ATTO III

In Senato Cesare si rifiuta di revocare il bando contro un senatore e viene pugnalato dai congiurati. Antonio ira un primo momento fugge sbigottito, poi, resosi conto che il potere è nelle mani di Bruto, gli rende omaggio, per quanto abbia deciso di allearsi a Ottaviano per vendicare un crimine così sanguinario. Durante i funerali di Cesare, Antonio commuove la folla leggendo il populistico testamento di Cesare e aizza la folla contro i congiurati.


ATTO IV

Antonio, unitosi a Ottaviano e Lepido, guida la repressione contro i congiurati e raccoglie truppe per l'attacco decisivo contro Bruto e Cassio; i quali, riunitisi a Sardi, cercano di ricomporre i dissidi in vista della battaglia di Filippi, alla vigilia della quale a Bruto compare in sogno il fantasma di Cesare, avvertendolo che lo rivedrà a Filippi.


ATTO V

Prima della battaglia i capi delle due parti s'incontrano e si scambiano reciproche accuse di tradimento. L'esito della battaglia è assai incerto: Bruto ha la meglio su Ottaviano, Antonio prevale su Cassio, il quale, vistosi perduto, si fa uccidere dal servo Pindaro. Bruto, tornato all'attacco, è sopraffatto e, piuttosto che cadere vivo nelle mani dei triumviri, si uccide e viene celebrato da Ottaviano e Antonio.
    
 PERSONAGGI
    
GIULIO CESARE
OTTAVIANO, triumviro dopo la morte di Cesare
MARCO ANTONIO, triumviro dopo la morte di Cesare
M. EMILIO LEPIDO, triumviro dopo la morte di Cesare
CICERONE Senatore
PUBLIO Senatore
POPILIO LENA: Senatore
MARCO BRUTO, cospiratore
CASSIO, cospiratore
CASCA, cospiratore
TREBONIO, cospiratore
LIGARIO, cospiratore
DECIO BRUTO, cospiratore
METELLO CIMBRO, cospiratore
CINNA: cospiratore
FLAVIO, tribuno
MARULLO, tribuno
ARTEMIDORO, sofista di Cnido
Un Indovino
CINNA, poeta
Un altro poeta
LUCILLO, amico di Bruto e Cassio
MESSALA, amico di Bruto e Cassio
TITINIO, amico di Bruto e Cassio
CATONE, amico di Bruto e Cassio
VOLUNNIO, amico di Bruto e Cassio
VARRONE, servo di Bruto
CLITO, servo di Bruto
CLAUDIO, servo di Bruto
STRATONE, servo di Bruto
LUCIO, servo di Bruto
DARDANO: servo di Bruto
PINDARO, servo di Cassio
CALPURNIA, moglie di Cesare
PORZIA, moglie di Bruto
Senatori, Cittadini, Guardie, alcuni Servi
  
FILMOGRAFIA
     
Giulio Cesare (1950), con Harold Tasker nel ruolo di Giulio Cesare
Giulio Cesare (1953), con Marlon Brando nel ruolo di Antonio
23 pugnali per Cesare (1970), con Charlton Heston nel ruolo di Antonio
Blackadder the Third (1985)


    
William Shakespeare (1564-1616) è uno degli autori maggiori della letteratura mondiale. Qui lo ricordo soprattutto come autore di teatro; ma egli compose anche opere di altro genere, non meno famose ed eccellenti. Egli scrisse una quarantina di lavori teatrali, dimostrando un'estrema varietà di interessi e di umori, passando cioè con disinvoltura dalla storia antica alla storia moderna, dalla fiaba allegra alla cupa leggenda, dalla commedia ricca di teneri sentimenti alla tragedia più sanguinosa. Si può dire che non vi sia quasi alcun carattere che egli non abbia illustrato sulla scena attraverso i suoi personaggi: allegri burloni e tiranni spietati; giovani pieni di ingenuo entusiasmo e vecchi carichi di saggezza e malinconia, ecc. ecc.
Grande è soprattutto l'arte di Shakespeare nel descrivere le incertezze, le indecisioni del carattere, le ambiguità del comportamento, la drammaticità delle scelte da compiere. Nel far ciò egli non temette di portare sulla scena, come protagonisti, anche degli eroi "negativi" (ossia, personaggi che si discostano dal modello dell'eroe puro e coraggioso), mostrando impietosamente di ciascuno non solo le virtù, ma anche i vizi, le contraddizioni, le debolezze; tanto che uno stesso personaggio assume talvolta toni comici e tragici insieme.
In questo egli diede prova di grande libertà rispetto ai modelli letterari del suo tempo, che imponevano di presentare ogni personaggio in una sorta di tipica fissità, in modo che il buono e il cattivo potessero essere individuati senza sforzo dallo spettatore.
Il GIULIO CESARE ricostruisce liberamente uno dei fatti più importanti e drammatici della storia di Roma imperiale.
Cesare ritiene di avere ormai in pugno la situazione politica, e si appresta a farsi conferire dal senato il titolo di re.
Ma questo fatto non può piacere a tutti coloro che sono rimasti fedeli agli ideali repubblicani e democratici della città.
Tra questi sono Bruto e Cassio, i quali organizzano una congiura per uccidere il dittatore proprio nel giorno in cui questi conta di farsi consegnare la corona, ossia il 15 marzo del 44 a.C. (le Idi di marzo, come dicevano i Romani).
L'assassinio trova impreparato il popolo di Roma, che dapprima applaude gli uccisori, ma ben presto si schiera con gli amici dell'ucciso.
Bruto e Cassio fuggono da Roma; saranno poi sconfitti a Filippi, in Macedonia, da Antonio e Ottaviano.
Su quest'ultimo avvenimento, che nella realtà storica si svolse due anni dopo (nel 42 a.C.), la tragedia si chiude.
   
     
Per me, il terzo atto è il più significativo, e avviene immediatamente dopo l'assassinio di Cesare. E' un esempio di grande arte oratoria: dapprima Bruto, e poi Antonio (o Marcantonio, com'egli è anche chiamato), arringano la folla. Quest'ultima svolge un importante ruolo di supporto: essa interviene di continuo con esclamazioni e commenti, che ne rivelano appieno la volubilità e l'incostanza.
Shakespeare vuole mostrare che il popolo di Roma è facile preda dell'eloquenza altrui, e che non possiede carattere e idee proprie (passano gli anni ma la situazione non cambia).
Questo è un elemento che va tenuto ben presente per comprendere il significato delle scene. Infatti, che valore può avere il gesto in difesa della democrazia compiuto da Bruto e Cassio e dagli altri congiurati, se il popolo stesso sembra non essere più maturo per l'esercizio della democrazia, che richiede coscienza salda e senso critico?

L'amara ironia di Shakespeare lascia intendere che, data la situazione, alla dittatura di Cesare non potrà che seguirne un'altra ancora più rigida (come infatti avvenne, con la costituzione dell'impero, che abbatté gli ultimi resti delle istituzioni repubblicane).

Questo celebre episodio storico serve dunque di pretesto all'autore per condurre un'acuta riflessione su temi politici di estrema attualità, soprattutto nell'Inghilterra del suo tempo, che si avvia a diventare una grande potenza politica e militare. Ed egli non perde l'occasione per mostrare che la realtà politica è un fatto complesso e difficilmente interpretabile, o comunque difficilmente semplificabile entro schemi precostituiti.
Cesare era un dittatore; ma era anche un abile uomo di Stato, non privo di atteggiamenti illuminati (si pensi al testamento da lui scritto in favore dei cittadini di Roma, su cui insiste Antonio per infiammare gli animi della folla). Bruto e Cassio sono uomini disinteressati, che agiscono in nome di ideali purissimi (come riconosceranno gli stessi Antonio e Ottaviano nelle ultime battute della tragedia, dopo la loro vittoria a Filippi); ma sono anche personaggi ingenui, che smuovono una situazione alquanto complessa, senza avere forze e prestigio sufficienti per dominare le conseguenze del proprio gesto.
L'esito della lotta appare scontato già fin da questa scienza del terzo atto, che presenta, come ho già detto, lo scontro oratorio tra Bruto e Antonio.
Il primo riscalda i cuori esaltando la libertà riconquistata, non senza dichiarare il proprio affetto per Cesare, che egli dice di aver ucciso per compiere un supremo dovere.
Il secondo prende la parola di fronte ad una folla inizialmente ostile, e deve di conseguenza agire con circospezione; ma ben presto egli riesce a capovolgere a proprio favore le circostanze, e mostra addirittura di saperne approfittare con freddo e calcolato cinismo.
Shakespeare ci presenta dunque, con assoluta imparzialità, due opposti esempi di complessità psicologica: Bruto, che ama Cesare, lo uccide in nome di un amore più grande, quello per la libertà; Antonio, che è sinceramente commosso alla vista del corpo esanime del dittatore, si sforza di sfruttare astutamente a proprio vantaggio la tragica vicenda.

Nel leggere queste pagine si dovrà fare attenzione a coglierne la sapiente orchestrazione degli artifici retorici. Si nota il sottile godimento intellettuale, insito in certe arguzie verbali, che sono tipiche del gusto e della cultura del tempo ("credetemi sul mio onore, e abbiate rispetto per il mio onore per potermi credere"). Ci sono inoltre i giochi di simmetria nella costruzione del periodo (come la serie...amore, fortuna, coraggio e ambizione..nel primo monologo di Bruto); le insistite ripetizioni, che conferiscono al discorso un tono concitato, in un crescendo di tensione e di slancio oratorio ("Chi c'è, qui...? Se uno c'è...", sempre nel primo monologo di Bruto; oppure il celebre "e Bruto è uomo d'onore", nel primo monologo di Antonio); oppure le finte reticenze di Antonio ("Meglio che non sappiate che Cesare vi ha nominati suoi eredi; perché, se lo sapeste..."). Antonio, del resto, finge grande umiltà nei confronti dell'eloquenza di Bruto ("io parlo come viene"), proprio per accrescere l'effetto delle proprie parole. Ma in realtà l'eloquenza di Antonio è soltanto diversa, non certo meno efficace di quella del suo rivale, la quale si caratterizza semmai per l'uso di schemi altisonanti. Difatti, Bruto parla di sé in terza persona, quasi a volersi contemplare dall'esterno, in maniera distaccata, per meglio giudicare il proprio gesto omicida (si direbbe che egli sia, anche nel modo di parlare, al servizio di un'idea astratta). Antonio, invece, perfettamente lucido e padrone di sé, usa costantemente la prima persona nel riferirsi a se stesso; ma la sua arte oratoria non appare per questo meno penetrante. Si nota infatti l'abile amplificazione con cui egli cerca di coinvolgere i presenti nel lutto per la morte di Cesare ("il grande Cesare cadde. Ah! Che caduta fu quella, concittadini! Allora io, voi, tutti noi cademmo...")....

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