9474652420519448 01688101952603718437

venerdì 28 ottobre 2011

IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN (Die Ehe der Maria Braun) - Rainer Werner Fassbinder





                  
   IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN

Titolo originale - Die Ehe der Maria Braun
Paese - Germania Ovest
Anno - 1979
Durata - 120 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro
Genere - Drammatico
Regia - Rainer Werner Fassbinder
Soggetto - Rainer Werner Fassbinder, Pea Fröhlich, Peter Märthesheimer, Kurt Raab
Sceneggiatura - Pea Fröhlich, Peter Märthesheimer, Kurt Raab
Produttore - Hanns Eckelkamp, Michael Fengler
Fotografia - Michael Ballhaus
Montaggio - Rainer Werner Fassbinder, Juliane Lorenz
Musiche - Peer Raben
Scenografia - Helga Ballhaus, Claus Hollmann, Norbert Scherer
Costumi - Barbara Baum, Georg Kuhn, Ingeborg Pröller, Susi Reichel
Trucco - Anni Nöbauer


Interpreti e personaggi


Hanna Schygulla nel ruolo di Maria
Klaus Löwitsch nel ruolo di Hermann
Ivan Desny nel ruolo di Oswald
Gisela Uhlen nel ruolo di La Madre
Elisabeth Trissenaar nel ruolo di Betti
Gottfried John nel ruolo di Willi
Hark Bohm nel ruolo di Senkenberg
Georghe Byrd nel ruolo di Bill
Claus Holm nel ruolo di Medico
Günter Lamprecht nel ruolo di Wetzel
Volker Spengler nel ruolo di Controllore Del Tram
Michael Balhaus nel ruolo di Avvocato
Isolde Barth nel ruolo di Vevi
Peter Berling nel ruolo di Bronski
Rainer Werner Fassbinder nel ruolo di Mercante

Premi

1979 - 3 Orso d'argento a Rainer Werner Fassbinder, Hanna Schygulla
("premio della giuria", "miglior attrice" e "miglior recitazione individuale" all'intero cast)

1979  - 1 premio del Figueira da Foz International Film Festival a Rainer Werner Fassbinder

1979 - 5 German Film Awards a Rainer Werner Fassbinder,
Hanna Schygulla, Gisela Uhlen, Norbert Scherer, Helga Ballhaus
("miglior film", "miglior regia", "migliore attrice", "migliore attrice", "migliore scenografia")

1980 - 1 David di Donatello a Hanna Schygulla "per l'interpretazione"

1981 - 1 London Critics Circle Film Awards ("miglior film straniero") con Angi Vera

1989 - 1 German Film Awards a Rainer Werner Fassbinder
("premio speciale per il 40º anniversario della Repubblica Federale")
    
    
PREMESSA

 Una figura chiave del cinema di Fassbinder è la prostituta. Non c'è una sola prostituta, in tutti i suoi film, che non sia tale in vista di una futura “sistemazione”.
La donna fassbinderiana innanzitutto vuole..., il suo sentimento è un'esperienza secondaria, perché impedito in prima istanza dal terrorismo del conformismo sociale. È perciò insieme concreta ed evanescente, pronta ad accettare più del maschio il principio di realtà ma irrimediabilmente perduta dietro il sogno di un principiò del piacere. Questo eterodosso carattere ha creato il carisma di un'attrice come Hanna Schygulla, il cui fascino sembra nascere proprio dal suo essere sempre altrove, malinconicamente irraggiungibile. Soprattutto, ha permesso l'invenzione di un indimenticabile personaggio: la protagonista di “Il matrimonio di Maria Braun”.



TRAMA

1943, un giorno di guerra.
Sotto le bombe degli aerei alleati, Hermann Braun e Maria si sposano in un municipio semidistrutto.
Trascorrono insieme mezza giornata e una notte, dopodiché Hermann è inviato sul fronte orientale.
Maria resta con la madre e il nonno.
Quando la guerra finisce, nonostante Hermann sia dato per disperso, Maria è fermamente convinta che il suo uomo tornerà e si reca ad aspettarlo ad ogni convoglio di reduci che arriva alla stazione.
Nel frattempo sopravvive grazie al mercato nero e al suo lavoro di entraîneuse in un bar riservato ai soldati americani.
Una sera, tornando a casa, trova la sua amica Betti con il marito Willi, appena rientrato dal fronte, che le comunica la morte di Hermann.
La sera stessa, distrutta dal dolore ma implacabilmente realista, Maria si offre a Bill, un grosso benigno sottoufficiale negro.
La loro relazione diventa fissa.
Con l'aiuto di Bill, tutta la famiglia comincia a riassettarsi economicamente.
Maria aspetta un bambino.
Ma mentre nella luce di un crepuscolo dorato Bill e Maria stanno per fare l'amore, Hermann ricompare.
Schiaffeggia Maria, Bill interviene.
Maria non ha esitazioni.
Prende una bottiglia e colpisce Bill in testa.
Bill muore: ne segue un processo in cui Hermann si assume la colpa del delitto.
È spedito in prigione con parecchi anni di pena. Maria promette di aspettarlo e di lavorare per preparare il loro avvenire.
Maria perde il bambino di Bill.
Un giorno, sul treno, dopo aver adocchiato in uno scompartimento di prima classe un signore distinto, organizza un incontro "casuale".
In un pezzo da antologia, Maria "conquista" l'uomo, Oswald, un industriale sulla sessantina non compromesso con il nazismo, che torna in Germania a riprendere possesso della sua fabbrica tessile.
Maria diventa insieme l'assistente e l'amante di Oswald, ma insiste perché i due ruoli siano tenuti separati.
Le idee innovatrici di Maria e i suoi mezzi spregiudicati (quando le trattative con certi industriali americani sembrano a un punto morto, Maria si fa chiudere nella stanza delle riunioni con loro e ne esce con il contratto firmato) fanno prosperare l'impresa.
Oswald, venuto a sapere dell'esistenza di Hermann, si mette in contatto con lui.
I due stringono un patto segreto.
Oswald, che è molto malato, chiede a Hermann di lasciargli vivere gli ultimi giorni con Maria: in cambio lascerà loro nel testamento fabbrica e ricchezza.
Hermann accetta e, quando esce di prigione, fugge all'estero scrivendo a Maria che tornerà una volta che sia riuscito anche lui a raggiungere il successo economico.
Da parte sua Maria si è comprata una villetta arredandola con dovizia.
Quando Oswald muore Hermann ritorna e Maria viene a sapere del patto segreto.
I due coniugi sono finalmente insieme, ricchi, ancor giovani, senza più nessun ostacolo.
Ma l'incontro è freddo, distaccato.
Maria, in un finale meravigliosamente ambiguo, lascia aperto il fornello del gas (per volontà o per incuria?): alla prima scintilla la casa esplode.
Da una radio fuoricampo proviene la notizia che la Germania Occidentale ha vinto i campionati mondiali di calcio del 1954.
Sui titoli di coda scorrono le immagini di tutti i cancellieri tedeschi del dopoguerra.
  




  
COMMENTO

L'innocenza e l'ambiguità sono le cifre sotto cui si iscrive la storia di Maria Braun. E l'ambiguità è resa ulteriormente suggestiva dall'evidente significato allegorico della protagonista: Maria Braun (il nome più comune che si possa immaginare) è anche, senza ombra di dubbio, la Germania. Ma al di là di questa ovvia iponoia di una nazione orgogliosa distrutta, prostituita, risorta solo per annientarsi nei suoi ideali, qual'è la profonda suggestione che si sprigiona da un film insieme intellettuale e incontestabilmente popolare, l'esempio più alto di quel cinema hollywoodiano-tedesco che Fassbinder ha sempre sognato di realizzare?
Molto (anche in Italia) è stato scritto su questo: e, adire il vero, molto di giusto. Non c'è altro film di Fassbinder che sia più "chiaro" di “Il matrimonio di Maria Braun”: paradossalmente chiaro, nel senso che offre molteplici validi livelli di lettura. Questo perché innocenza e ambiguità, volontà di ricostruire, ma di non cambiare nulla, sono i motori stessi della rinascita dell'Europa occidentale del dopoguerra, proprio come dimostra il film. Non solo, ma innocenza e ambiguità sono due dei tratti più significativi dello sviluppo culturale di quel periodo. E comprensibile, perciò, che il film sia in grado di offrire (e stimolare) una risposta globale, perché affonda le radici nel cuore stesso della condizione europea di oggi.

In “Il matrimonio di Maria Braun” compare il tema-base di film successivi: la realizzazione del sogno (dal punto di vista dei personaggi, il loro personale sogno sentimentale; dal punto di vista storico la ricostruzione "miracolosa" della Germania dalle macerie e dalle ceneri della guerra). Il sogno di Maria Braun, come quello di tante eroine fassbinderiane, è la felicità coniugale. Nel formularlo la ragazza parte da una concezione della realtà privata totalmente separata da quella pubblica: una frattura in conseguenza della quale ogni valore perde consistenza e relazione. Maria non è una spregiudicata calcolatrice: è la sacerdotessa di un mito inconoscibile e costantemente rimandato. Il suo uomo Hermann, “l'uomo-signore”, non è né buono né cattivo, è semplicemente assente: una natura appropriatamente rappresentata dal più obliquo degli attori di Fassbinder, Klaus Löwitsch, che era già stato lo sfuggente sosia di “Despair”.

Maria tradisce il marito per conservarne l'affetto, lo lascia andare in prigione al posto suo perché devota a un ideale che supera entrambe le loro persone. Questa sorta di idealismo (che non ha nulla di romantico) deve però infrangersi, nel corso della storia, contro il tirannico, autentico signore della vita e dei sentimenti: il tempo. Non solo perché il tempo deforma quello che, date infine le condizioni perfette per il suo compimento, non si rivela altro che un mito meschino e volgare (la sequenza dell'arrivo di Hermann, che rimane in mutande e calzini sul letto, è splendida), ma perché Hermann, incapace di adattarsi al corso della storia, viene ad essere l'elemento disturbante nei confronti del sogno. L'assoluto sogno femminile di Maria Braun, conservato subendo e sfidando la storia, subisce la sua nemesi: ciò che era stato conservato perché fiorisse è in realtà la malattia quotidiana dell'incomunicabilità, della noia, della gerarchia nella coppia. Hermann finisce per disprezzare Maria non perché gli è stata infedele, ma perché è riuscita dove lui è fallito. Da parte sua Maria è, nonostante tutto, esclusa una volta di più dalla possibilità di scegliere: Oswald e Hermann l'hanno utilizzata per un accordo tra uomini.

Un uomo che ritorna e una donna che lo aspetta, un triangolo basato sul ricatto dei sentimenti, la catastrofe finale con il microcosmo dei protagonisti in pezzi; tutto questo Fassbinder l'aveva raccontato decine di volte. Con “Il matrimonio di Maria Braun” trova il contesto storico e il dispositivo retorico capaci di illuminare il suo linguaggio e, insieme, di renderlo più accessibile. Il grande, definitivo melodramma riesce a compiersi: Hanna Schygulla, l'eroina fassbinderiana cui, salvo che in “Effi Briest”, non era stato mai consentito di morire, distrugge sé e il suo sogno per sempre. L'ironia del finale prelude al nuovo disincantato tono che il regista adotterà nel cinema da ora in poi. Paradossalmente proprio quando quasi tutti i critici, scoprendo l'autore con dieci anni di ritardo, corrono a celebrare il “mélo” citando a sproposito vecchie e anacronistiche interviste.
   



VEDI ANCHE . . .

QUERELLE DE BREST - Rainer Fassbinder

VERONIKA VOSS - Rainer Fassbinder

LOLA - Rainer Fassbinder

LILI MARLEEN - Raine Fassbinder

BERLIN ALEXANDERPLATZ - Werner Fassbinder

IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN (Die Ehe der Maria Braun) - Rainer Fassbinder


Nessun commento: