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lunedì 10 ottobre 2011

KOLBERG - Veit Harlan

   
KOLBERG


Diretto da Veit Harlan, Wolfgang Liebeneiner

Scritto da Veit Harlan, Alfred Braun

Protagonisti - Kristina Soederbaum, Heinrich George, Paul Wegener,
Horst Caspar, Gustav Diessl, Otto Wernicke, Kurt Meisel

Musiche di Norbert Schultze

Cinematografia Bruno Mondi

Montaggio di Wolfgang Schlief

Data di uscita 30 Gennaio 1945

Paese - Germania

Lingua - Tedesco



  
Il paracadute di Goebbels.

Anno 1970. Il fatto era sui giornali in corpo sei, cioè in piccoli caratteri, ma la spudoratezza del fatto avrebbe reclamato dei titoli a tutta pagina.
Riesumata da qualche fondo di magazzino nazista era comparsa in un pubblico cinematografico altoatesino, che proiettava film in lingua tedesca, la pellicola KOLBERG, vecchia sì... ma rigonfia della frenesia hitleriana che fra il 1944 e il 1945 l'aveva germinata.
KOLBERG, film uscito al culmine della guerra, era circolato ben poco allora, così da suggerire evidentemente agli esercenti altoatesini un secondo e più redditizio sfruttamento niente affatto clandestino o mascherato.

"Vicenda epica che intendeva potenziare al massimo la volontà di difesa del popolo germanico" sottolineava la pubblicità, senza tacere che il film "venne girato nel 1945 per incarico di Goebbels".

Ed è proprio vero.
KOLBERG doveva costituire, mentre il nazismo s'avviava al precipizio, il simbolo della vittoria disperata e della salvezza all'ultimo minuto.
Era stato concepito come l'estremo veicolo di propaganda "morale" verso i soldati tedeschi in ritirata sui due fronti d'oriente e occidente.
Del cinema nazista è l'opera ultima, ma la più enfatica e vaneggiante sotto l'equivoco velo del ricorso storico.

Kolberg, località della Pomerania, oggi Kalobrzeg nella provincia polacca di Szczecin, in origine fortezza slavonica, aveva opposto nel 1807 una tenace resistenza alle truppe di Napoleone e, stremata, s'era sottratta miracolosamente alla resa grazie alla pace di Tilsit.
Joseph Goebbels, ministro della propaganda e tiranno indiscusso del cinema nazista, aveva pensato di rievocare i fasti con riferimento diretto allo spirito combattivo del Terzo Reich.
Aveva affidato l'incarico a un fedelissimo, il famigerato regista Veit Harlan, lo stesso che aveva girato poco prima "Süss l'ebreo" (a Harlan, denazificato nel '45, fu poi interdetta per sei anni ogni attività cinematografica...).
Goebbels ricordava a Harlan, in una lettera dell'estate del '43, il motto del comandante la piazza di Kolberg...

"...possono bruciare le nostre case, ma la terra rimane", e annotava nel suo diario... "il film si adatterà perfettamente alla situazione militare e politica in cui verremo a trovarci", dimostrando così d'essere il primo a non credere nella propria opera di persuasione.
E vedeva giusto.

La "prima" ebbe luogo a Berlino il 30 gennaio 1945, dodicesimo anniversario dell'ascesa di Hitler al potere.
Ma era chiaro a tutti ormai, fuorché al dittatore che applaudiva dal suo palco, che nessuna Tilsit avrebbe salvato stavolta quella nuova cittadella di Kolberg che era diventata la Germania nazista.
Nemmeno le tante promesse e attese armi segrete.
L'attacco convergente dei sovietici e degli angloamericani bruciava ormai le case e anche la terra.
KOLBERG non portò speranza né fortuna a nessuno.
Il 13 febbraio 1945 lo proiettarono in molti cinema di Dresda, poche ore prima che la città venisse distrutta dalle bombe incendiarie angloamericani.
Goebbels volle che copie del film venissero lanciate col paracadute nei presidii isolati, nelle prime linee accerchiate, ovunque reparti tedeschi in rotta combattevano ancora, per incoraggiarli al sacrificio.
Fece paracadutare KOLBERG sulla fortezza di La Rochelle in Francia, affinché la guarnigione tedesca tagliata fuori traesse conforto dallo storico paragone...
Inviò l'attore Heinrich George, uno degli interpreti del film, a dar lustro alla "prima" in Kolberg stessa, che già si trovava sotto il tiro dei cannoni sovietici, e al vecchio nazista mal gliene incolse in quei giorni e George finì in un campo di concentramento dove morì un anno dopo.

Così stando le cose il nome del dottor Goebbels inserito nella pubblicità al film, proiettato nel 1970 a Merano, è stato un gesto assai maldestro, anche se voleva essere provocatorio..., e in tutti i casi una riesumazione nazista di questa fatta non doveva passare in silenzio.

A quel tempo, a quanto mi risulta, ha preso posizione contro la tracotante "retrospettiva" solo la comunità israelitica di Merano, definendola "un fatto estremamente grave".
Ma gli altri? ... Le autorità?... I "buoni padri di famiglia", sempre pronti negli anni settanta a chiedere sequestri di film?
In una zona politicamente così delicata, la sfrontata iniziativa poteva essere particolarmente dannosa e assai difficilmente andava considerata casuale.
Mi sarebbe piaciuto sapere da chi, quella volta, era stato "paracadutato" KOLBERG.

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