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giovedì 27 ottobre 2011

ORIZZONTE PERDUTO (Lost Horizon) - Frank Capra



    
ORIZZONTE PERDUTO 

Titolo originale - Lost Horizon
Paese - Stati Uniti d'America
Anno - 1937
Durata - 132 min (versione originale)
Colore - Bianco/nero
Audio - Sonoro
Genere - Avventura, fantastico
Regia - Frank Capra
Soggetto - Dal romanzo omonimo di James Hilton 
Sceneggiatura - Robert Riskin
Fotografia - Joseph Walker
Montaggio - Gene Havlick, Gene Milford
Musiche - Dimitri Tiomkin
Scenografia - Stephen Goosson
Distribuito da: Columbia

Interpreti e personaggi

Ronald Colman: Robert Conway
Jane Wyatt: Sondra Bizet
H.B. Warner: Chang
Sam Jaffe: Il Grande Saggio
John Howard: George Conway
Edward Everett Horton: Alexander P. Lovett
Thomas Mitchell: Henry Barnard
Margo: Maria
Isabel Jewell: Gloria Stone
  

    
Il console inglese in Cina cerca di fuggire insieme ad alcuni connazionali, tra cui suo fratello, per evitare il conflitto tra Cina e Giappone. Il loro aereo viene dirottato e precipita sulle montagne del Tibet: lì il gruppo scopre casualmente la mitica città di Shangri La, dove si vive felici. Il vecchio Lama che governa la città sta morendo e vorrebbe affidare al console il comando: ma l'uomo, spinto dai suoi compagni, cerca di fuggire. Alla fine, solo lui sopravvive e decide di tornare indietro.
  
    
La storia parte dalla guerra cino-giapponese: il console inglese Robert Conway dirige l'esodo dei cittadini occidentali di Baskul, una città di frontiera, verso Shanghai. In un aereoporto in fiamme, lo stesso Conway riesce a decollare inseguito da orde di gialli. Sull'aereo vi sono il fratello minore Geotge, Gloria, una cinica giovane col fisico a pezzi, Barnard, un uomo d'affari, e Lovett, un esperto di paleontologia.
L'aereo è dirottato da un mongolo, clandestino a bordo. Il viaggio si conclude con un atterraggio forzato tra le montagne del Tibet. Il pilota dirottatore muore nell'incidente. Ad accogliere Conway e compagni c'è un gruppo di indigeni misteriosi che, guidati da Chang, portano il gruppo nella mitica città di Shangri La.
Qui, dove miracolosamente la terra è fertile e il clima mite, i protagonisti scoprono di essere in pratica prigionieri, anche se il fascino della città è grande: la gente è laboriosa e serena, l'atmosfera è fatata.
Conway è convocato dal capo della comunità di Shangri La, il Lama padre Perrault, che gli rivela il segreto della felicità e della longevità della sua gente (Il Lama ha più di due secoli, e ora che sta morendo vorrebbe che Conway lo sostituisse).
Conway è attratto e insieme perplesso..., ma, spinto dal fratello, che vuole andarsene dalla città insieme a una indigena, Sondra, decide per la fuga che avviene durante i sontuosi funerali del Lama.
Una volta usciti dai confini della città fatata, la ragazza subisce una trasformazione impressionante e invecchia nel giro di pochi istanti, mentre lo stravolto George precipita in un burrone.
Conway, tornato tra le nevi, dimentica l'avventura e si ritrova sulla strada di Londra.
Ma lì capisce quale è la sua vera strada, e torna verso Shangri La.
  


   
Come il suo pendant, The Bitter Tea of General Yen, questo film è un'altra fuga dalla Storia.
L'aereo decolla e lascia un mondo in fiamme, per planare, come una "cosa" da un altro mondo, su un universo incantato, dove il tempo - e la Storia - si sono fermati.
Ma potrebbe anche essere un sogno: il film è tutto incorniciato in una parentesi, aperta dalla fuga drammatica sull'aereo..., finisce, sempre su un aereo, dopo la perdita della memoria.
Il finale, col ritorno a Shangri La, è solo una coda posticcia.
Quello che conta è il grande sogno di azione e di pace, che comincia col - poco credibile - dirottatore e finisce col risveglio del protagonista alla realtà.
E l'orizzonte intravisto, l'orizzonte dell'Utopia, è perduto.
  


4 commenti:

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