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sabato 19 novembre 2011

LA VITA E' SOGNO - ( La vida es sueño - Life is a dream) - Pedro Calderón de la Barca


   
LA VITA E' SOGNO
Pedro Calderón de la Barca
Titolo originale - La vida es sueño
Lingua originale - Spagnolo
Dramma filosofico-teologico in tre atti scritto nel 1635


Personaggi

Rosaura, dama
Sigismondo, principe
Clotaldo, vecchio
Stella, infanta
Soldati
Clarino, buffo
Basilio, re
Astolfo, principe
Guardie
Musicanti



TRAMA

La scena si apre su una pianura solitaria di una Polonia pietrosa, irreale, un paese puramente immaginario. Una giovane donna, Rosaura, travestita da uomo, cavalca nello squallido paesaggio. Da giorni essa va cercando l'uomo che ama, il principe Astolfo di Moscovia. Egli, tempo prima, l'ha abbandonata per recarsi in Polonia alla corte dello zio, il re Basilio…, là egli dovrebbe sposare la cugina Stella ed ereditare il trono. Rosaura, non è riuscita a rassegnarsi all'abbandono e, accompagnata dal servo Clarino, è venuta in Polonia per ritrovare il principe.
A un tratto, mentre percorre una valle deserta fra rocce selvagge, le appare davanti una torre dall'aspetto sinistro. E con questa misteriosa apparizione si entra nel dramma. La porta della torre è aperta…, Rosaura e Clarino si avvicinano esitanti, entrano per la buia apertura e si affacciano su un tetro locale, simile a una cella. Alla fioca luce di una lanterna vedono un uomo incatenato, irsuto, vestito di pelli. Appare così, in tutta la sua tragica potenza, il principale personaggio, l'uomo del sogno…, è Sigismondo, il vero erede del trono, il figlio del re Basilio.
Perché si trova incatenato come un animale in quella torre sperduta? La spiegazione sta nel suo destino crudele…, il padre, appassionato astrologo, aveva letto nelle stelle che il figlio avrebbe portato nella sua vita sventura e rovina. E, quasi a confermare questo oroscopo, Sigismondo, nascendo, aveva provocato la morte della madre.
Il re atterrito aveva ordinato che il figlio venisse rinchiuso in una torre isolata, lontano da ogni essere vivente. E l'infelice Sigismondo era cresciuto in quella cupa solitudine, con l'unica compagnia di Clotaldo, un gentiluomo di corte che per devozione al re assolveva il compito di suo carceriere e istitutore.


Ora dunque Rosaura e Clarino si trovano, stupefatti e sgomenti, davanti alo prigioniero…, ma hanno appena incominciato a parlare con lui quando sopraggiunge Clotaldo con una scorta armata.
Il vecchio fa arrestare i due e ordina a Rosaura di consegnargli la spada. Rosaura esegue l'ordine, ma Clotaldo, prendendo l'arma, la guarda stupito…, quella spada è sua! Egli l'aveva data tanti anni prima come pegno d'amore a una donna che aveva amato…, quella giovinetta dunque è sua figlia! Clotaldo allora, senza rivelare il suo segreto a Rosaura, la conduce alla corte del re Basilio e la fa assumere come dama di compagnia della principessa Stella.
Intanto, il vecchio re non ha pace…, per quanto sia sicuro che gli astri non possono sbagliare, pure il rimorso lo assale e il ricordo del figlio lo intenerisce e lo tormenta. L'amore paterno e la sua onestà hanno finito per insinuargli nel cuore il dubbio che le stelle almeno quella volta abbiano sbagliato, che egli non le abbia sapute interpretare bene…, e ha sempre la speranza che la volontà dell'uomo riesca a piegare il destino.
Decide perciò di mettere il destino alla prova. Ordina che il figlio venga addormentato con un filtro e, durante il sonno, condotto a corte e rivestito da principe. Così avviene…, Sigismondo si risveglia nel letto dello stesso re, in uno splendido salone, e si trova attorniato da servi ossequiosi che gli porgono magnifiche vesti di broccato. Il giovane principe si guarda attorno sbalordito…, e crede di sognare. Ma poco dopo entra Clotaldo, il suo ex carceriere, che si inchina davanti a lui e gli racconta tutta la verità. Sigismondo ascolta e sente la collera crescergli dentro…, così dunque hanno trattato il figlio del re, così egli, principe e signore, è stato allontanato dal trono, incatenato in una cella come un galeotto… Sigismondo cede alla propria natura violenta…, preso da una collera spaventosa, inveisce contro tutti, getta dalla finestra un servo, tenta di uccidere Clotaldo, offende duramente anche il padre e, quando vede Rosaura, tenta subito di piegarla al suo desiderio. Basilio lo osserva con il cuore stretto per l'angoscia…, le stelle dunque non avevano mentito, il figlio è veramente un essere crudele e violento, capace solo di fare il male… Perciò, prima che sia troppo tardi, la sera stessa il re ordina che Sigismondo venga di nuovo fatto addormentare con una pozione e ricondotto nella sua orrida torre. E così, la mattina seguente, quando Sigismondo si risveglia, si ritrova sul giaciglio nella miserabile cella in cui aveva sempre vissuto.
Ma allora, pensa il giovane guardandosi attorno trasognato, quella sontuosa reggia, quei dignitari ossequienti, il suo alto grado non erano altro che un sogno?
Era proprio un sogno, gli dice Clotaldo tornato alle sue funzioni di custode…, Sigismondo crede e si rassegna. Tutta la vita, dunque, è un sogno?
A corte, intanto, Rosaura incontra Astolfo. I due giovani si guardano turbati…, Astolfo non ha mai dimenticato la fanciulla, ma l'ambizione di poter salire sul trono di Polonia sposando Stella lo acceca…, ed egli respinge Rosaura.
Il dramma intanto incalza e accade un fatto che il re non aveva previsto…, il popolo, saputo che il suo vero principe si trova incatenato in prigione, insorge chiedendo la sua liberazione…, e una folla di cittadini e di soldati va a liberare Sigismondo. Il giovane viene acclamato re…, i suoi fedeli lo incitano a marciare contro Basilio e Astolfo per rivendicarne la corona.

Ed ecco che un nuovo, atroce dubbio tormenta Sigismondo…, è tornato a sognare? Oppure si è ridestato da un sogno e questa è la realtà? Ma quale è la realtà e quale è il sogno? O forse tutta la vita non è che un sogno dal quale ci ridesteremo?

"Sognamo, anima mia, sognamo ancora una volta" pensa il principe…, e decide di agire. Alla testa dell'esercito dei rivoltosi attacca i soldati di suo padre e li sconfigge. Il re è oramai alla sua mercé e gli si getta ai piedi attendendo che il figlio si vendichi. Sigismondo ora è di fronte a se stesso, deve decidere liberamente tra il bene e il male. E compie la sua scelta… "Sia la vita realtà o sogno, una sola cosa importa…, agire bene. Se è realtà, perché lo è, e se non, per acquistare amici al momento del risveglio.".
Così, Sigismondo non si vendica del padre, anzi, chiede il suo perdono, e ristabilisce l'ordine.
E' la vittoria cristiana della volontà su quanto era stato predetto dagli astri.
La vicenda si conclude con un lieto fine anche amoroso…, Sigismondo sposerà Stella, e Astolfo sposerà la sua fedele Rosaura.
  

   
UNA SCENA

Sigismondo - E' proprio vero! Reprimiamo dunque questa fiera indole…, questa furia, quest'ambizione, perché forse stiamo sognando. E faremo così, dato che viviamo in un mondo tanto singolare che il vivere non è che sognare e l'esperienza che l'uomo che vive sogna di essere quel che è, fino a quando si desta. Il re sogna di essere re, e così ingannato vive esercitando il comando, disponendo e governando…, ma gli ossequi che riceve come in prestito può scriverli sulle ali del vento, e la morte li muta in fredde ceneri… Sventura immensa!… E' possibile che ci sia chi cerca di regnare, se pensa che poi dovrà ridestarsi nel sogno della morte? Il ricco sogna le sue ricchezze che gli procurano tante preoccupazioni…, il povero sogna di soffrire la sua miserabile povertà…, sogna colui che comincia a prosperare…, sogna chi s'affanna a correre dietro gli onori…, sogna colui che insulta e offende… In conclusione, tutti in questo mondo sognano di essere quello che sono, se anche nessuno se ne rende conto!… Io sogno di essere qua, oppresso da queste catene…, ma ho sognato che mi vedevo in altra condizione ben più lusinghiera… Che è mai la vita? Una frenesia. Che è mai la vita? Un'illusione, un'ombra, una finzione…
E il più grande dei beni è poi ben poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni sono sogni!….


COMMENTO A QUESTA SCENA

Questo è lo splendido e celebre soliloquio di Sigismondo, alla fine del secondo atto, quando il giovane principe si ridesta nella miserabile prigione in cui era stato riportato dopo la giornata trascorsa nella sontuosa reggia. Egli è convinto di aver sognato, e il suo soliloquio è un esempio tipico del linguaggio teatrale barocco…, lirico, teso, svolazzante, talvolta gonfio e retorico. Ma rileggendo le sue parole con attenzione, noi ci accorgiamo che, sotto la vernice dorata, esse sono forti e pensose. La conclusione del soliloquio, con le disperate domande del principe, ci chiarisce molto bene l'ansia di sapere che tormenta i personaggi di Calderòn…, creature inquiete, che vivono al centro di complicate storie. Essi amano investigare tutti i problemi della vita e della coscienza, ponendo in questa ricerca tutte le loro capacità intellettuali.
Pochi brani, nel teatro moderno, sono così belli e pieni di religiosa e tragica sublimità come quello con cui Sigismondo conclude le sue riflessioni…
…" La vida es sueno, y los suenos suenos son ".


VALORE DELL'OPERA

Calderòn risolse, non espresse soltanto l'enigma della vita. Forse è una frase un poco eccessiva per ignorare i difetti di Calderòn, che non furono pochi…, per esempio, l'amore per le trame complicate, per certi intrighi artificiosi e falsi. Ma senza dubbio ci fa capire con molta chiarezza il senso e il valore della sua opera. Calderòn ha scritto molti drammi di galanteria, di passione, di onore, che esprimono, spesso con grande forza e verità, l'anima appassionata, mistica, ardente della Spagna. Ma questa non è la parte migliore della sua opera. Il vero, grande Calderòn è quello dei drammi di soggetto eroico e religioso, dove egli cerca e "risolve l'enigma della vita".
In queste opere, e soprattutto ne "La vita è un sogno", Calderòn affronta i problemi morali e spirituali più delicati, cerca appassionatamente la luce e la trova.
L'uomo, egli dice, può scegliere liberamente fra il male e il bene, fra l'istinto e la ragione (e questo è il concetto del libero arbitrio come è inteso dalla religione cattolica). Facendo appello alla ragione e alla fede egli può scegliere il bene (come ha fatto Sigismondo). E sempre l'uomo deve compiere questa scelta. Che duri un giorno o un secolo, la nostra vita terrena è vana, è un sogno…, vale soltanto in quanto rispecchia, sia pur pallidamente, la vera vita, la vera realtà che è posta al di là del tempo. Dal sogno della vita dovremo tutti sceglierci un giorno, tornare alla realtà dell'eternità…, quindi è necessario esercitare la buona volontà e scegliere la via della virtù per non correre il rischio di trovarci al risveglio racchiusi entro l'oscura prigione della condanna eterna.
Ecco come Calderòn ha risolto l'eterno enigma della vita umana…, per lui la salvezza è un solenne e consolante senso religioso, che ci indica la via della Verità.
  

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