9474652420519448 01688101952603718437

venerdì 25 novembre 2011

I VICINI (Neighbors) - Buster Keaton

   
I VICINI
Titolo originale - Neighbors
Paese - USA
Anno - 1920
Durata - 18 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Mmuto
Genere - Commedia
Regia - Buster Keaton, Eddie Cline
Soggetto - Buster Keaton
Sceneggiatura - Buster Keaton, Eddie Cline
Produttore - Joseph M. Schenck
Fotografia - Elgin Lessley

Interpreti e personaggi

Buster Keaton: il ragazzo
Virginia Fox: la ragazza
Joe Roberts: il padre della ragazza
Joe Keaton: il padre del ragazzo
Edward F. Cline: poliziotto
James Duffy: il giudice
The Flying Escalantes: sè stessi
       

    
Con Neighbors Buster Keaton trasferisce la sua storia in città - una città povera, periferica, fatta di baracche a due piani, di steccati, di strade semideserte - e la mette in scena quasi come se fosse un luogo chiuso, un palcoscenico, una scena unitaria in cui si oppongono due caseggiati, come nelle vecchie strade western.

Ciò che Buster fa accanto alla palizzata al di sopra della palizzata, attraverso la palizzata, attraverso le sue aperture e sulle corde per stendere i panni e sui pali del telegrafo, è così movimentato, così stupefacente e così esilarante che i giornalisti e i tecnici presenti all'anteprima hanno espresso il loro gradimento con un lungo continuo boato.

TRAMA - Due famiglie che non vanno d'accordo abitano in due case che si fronteggiano quasi ostilmente anch'esse, separate da un cortile. Buster Keaton fa passare oltre la palizzata un biglietto con scritto “Ti amo”, ma questo viene raccolto dal padre della ragazza cui è indirizzato, che lo rimanda oltre la palizzata, fino a quando capita nelle mani della madre di Buster Keaton, sotto gli occhi del marito.
Equivoci a non finire, che ribadiscono l'ostilità delle due famiglie.
La faccenda finisce in tribunale e sembra approdare a una conciliazione.
Durante la cerimonia delle nozze riaffiorano però antichi rancori.
Buster Keaton e la ragazza fuggono inseguiti dai familiari e finiscono per rotolare in uno scantinato pieno di carbone: è lo scantinato del giudice, che può così infine sposarli.
  
  

COMMENTO - Il lieto fine sembra dunque delegato al caso, ma questo è in realtà solo il tragitto più breve che unisce due punti lontanissimi o, meglio ancora, il punto di convergenza di due linee che per il resto del film procedono zigzaganti, verticali, orizzontali, oblique. L'equivoco iniziale (il fraintendimento dei biglietti d'amore, insistito fino al parossismo) è la molla da cui si sviluppa l'intero film: un gag che non si risolve in se stesso, che non approda alla propria conclusione, ma al contrario innesca la reazione a catena degli altri gag, mettendo in scena un mando in cui nulla è come appare e nessun biglietto raggiunge il proprio destinatario.
Il ritmo accelera progressivamente, i percorsi si fanno apparentemente più tortuosi, senza tuttavia mai perdere la loro linearità geometrica; la pausa al termine della prima parte non è una cesura, una interruzione, ma appunto solo una pausa, durante la quale la molla si ricarica in attesa del vortice finale.

La messa in scena keatoniana si affina, soffermandosi soprattutto sulla definizione dello spazio: una geometria chiusa, senza fuori campo, che definisce esclusivamente al proprio interno i percorsi, le traiettorie, i gesti dei personaggi stessi.
Le cose che escono dallo schermo cessano di esistere: Keaton, sotto gli occhi di un poliziotto che lo insegue, si arrampica su un palo; quando esce di campo, il poliziotto non lo vede più.
Davanti a uno stadio di baseball una palla vagante colpisce un poliziotto che cade a terra e resta fuori campo; arriva un altro poliziotto e trascina con sé Keaton senza nemmeno guardare il collega che presumibilmente è ancora a terra accanto a loro.
In questo film la maturazione keatoniana è completa: a dimostrarlo ci sono sia la fedeltà di una costruzione stilistica e linguistica in progress, sia la capacità di progettare storie sempre nuove e ambienti in cui giocare il suo senso incredibilmente geometrico ai limiti dell'astrazione, della vita.
Neighbors (I vicini) è diverso da The Scarecrow, (Lo spaventapasseri) così come questo era diverso da Convict 13 (Il carcerato N° 13) e da One Week (Una settimana), e tutti diversissimi da The High Sign (Tiro a segno), eppure l'impronta keatoniana è ovunque percettibile, anzi è il segno maestro che li accompagna tutti.
L'eclettismo è parte integrante del suo stile.



Nessun commento: