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mercoledì 9 novembre 2011

UNA CASA DI BAMBOLA (A doll's house - Et dukkehiem) - Henrik Ibsen

     
UNA CASA DI BAMBOLA 
( Et dukkehjem ) - Dramma in prosa in tre atti di Henrik Ibsen.
Ideato a partire dall'ottobre 1878, venne pubblicato a Copenaghen il 21 dicembre 1879

Prima rappresentazione italiana - 1891 (compagnia Eleonora Duse) Milano
Lingua originale - Norvegese

Personaggi

Torvald Helmer, avvocato
Nora, sua moglie
Il dottor Rank
La signora Linde
Krogstad, procuratore
I tre figli di Helmer
Anne Marie, bambinaia in casa Helmer
Una domestica
Un fattorino

Riduzione cinematografica

Casa di bambola, film del 1973 per la regia di Patrick Garland
   

      

TRAMA IN BREVE


ATTO I

Nora racconta a una vecchia amica di scuola, Kristine, di aver contratto anni prima un grosso debito per salvare la vita del marito Torvald, a sua totale insaputa. Torvald, nominato direttore di banca, intende licenziare un impiegato, Krogstad, che è propriamente colui con cui Nora ha contratto il prestito. Krogstad chiede a Nora di evitare il suo licenziamento e minaccia di rivelare al marito che ella fece una firma falsa per procurarsi quel denaro.


ATTO II

Nora non riesce a convincere il marito a non licenziare Krogstad, il quale mette nella buca della posta la lettera che rivela tutto al marito. Kristine tenta di perorare la causa di Nora presso Krogstad, che ha amato in gioventú, prima che le loro strade si dividessero.


ATTO III

Krogstad e Kristine, vedovi entrambi, decidono di unire le loro esistenze e Krogstad si ripropone di scrivere una seconda lettera a Torvald. La lettura della prima lettera getta però nel panico Torvald, che inveisce contro Nora, definendola una “criminale”. Torvald è unicamente preoccupato dello scandalo che travolgerà la sua posizione di neodirettore di banca. Soltanto all'arrivo della seconda lettera di Krogstad, che annulla la prima, Torvald riprende a trattare Nora con la consueta dolcezza paternalistica. Nora comprende a questo punto di essere stata tutta la vita una povera bambola, prima del padre e poi del marito, e matura la consapevolezza di dover cercare se stessa. Decide pertanto di lasciare immediatamente, nel cuore della notte, la casa del marito. Nemmeno l'affetto dei tre figli piccoli la trattiene dal dovere morale che sente verso se stessa. Torvald, incredulo, la vede partire, con la speranza estrema che ella possa un giorno ritornare a lui.
   




    
TRAMA IN PROSA


Nora è la moglie dell'avvocato Torvald Helmer e madre di tre bambini. E' una creatura viva e sensibile, che ancora però non conosce bene la vita e neppure se stessa, essa vive in un mondo artificiale, quieto e incosciente, accontentandosi di quello che ha o che crede di avere… l'amore del marito e dei bimbi, l'agiatezza, la mancanza di preoccupazioni.

Torvald, stimato professionista, è invece un uomo mediocre, posato, onesto, che conosce la differenza fra il giusto e l'ingiusto…, egli ha risolto definitivamente i suoi problemi, è sicuro delle sue idee, non ha più dubbi. Per questo tratta Nora con bonaria accondiscendenza, come un grazioso ornamento della casa, convinto del suo diritto e del suo dovere di guidarla, di intervenire nella sua vita come il solo responsabile.

Questa è la situazione, tranquilla nelle sue false apparenze, quando di colpo, un fatto nuovo viene a distruggere la fragile stabilità.

Anni prima Torvald era stato gravemente malato e il medico gli aveva prescritto, per la sua guarigione, un soggiorno nel clima italiano…, ma il viaggio costava una forte somma che gli Helmer in quel periodo non possedevano.
Per salvare il marito, Nora aveva allora escogitato uno stratagemma. Aveva fatto credere a Torvald di aver ricevuto dal padre morente una discreta eredità. In realtà, Nora si era fatta prestare il danaro dal procuratore Krogstad, un impiegato di banca che aveva conosciuto casualmente…, e poiché Krogstad esigeva la garanzia di una persona solvente, Nora aveva falsificato sulle cambiali la firma del padre, morto alcuni giorni prima.

Tutto era andato bene e, con la somma così ottenuta, gli Helmer avevano trascorso un anno in Italia…, Torvald era guarito perfettamente e non aveva mai scoperto la verità. Nora, economizzando sul danaro che il marito le passava, facendo di nascosto lavori di copiatura, aveva, poco alla volta, restituito a Krogstad buona parte della somma ottenuta.
Ora Nora è lieta perché tutto pare che vada benissimo.

…" … dopo di allora Torvald non è mai stato malato neanche un'ora. I bambini scoppiavano di salute ! Dio, Dio… com'è meravigliosamente bello vivere ed essere felici ! …".

Ma un giorno un uomo suona alla porta… è Krogstad, il quale vuole parlare con Nora. L'uomo è pallido, preoccupato, con una durezza in viso che Nora non gli conosceva. Krogstad ha saputo che Torvald Helmer è stato nominato direttore della banca in cui egli lavorava, e saputo pure che l'avvocato ha intenzione di licenziarlo immediatamente per un atto di disonestà che egli commise qualche anno prima…, l'integerrimo Helmer non è tipo da perdonare cose del genere, anche se passate. Per Krogstad quel licenziamento sarebbe la fine, ed egli è deciso a difendersi…

… "Senta, signora ! Se sarà necessario, sono pronto a lottare con le unghie e coi denti per conservare il mio posticino… I miei figli sono diventati grandicelli e per via di loro io debbo cercare di riconquistare la stima della gente, quanto più sia possibile. Quel posto in banca costituiva per me il primo gradino in codesta ascensione, ed ecco che suo marito vuole buttarmi giù con una pedata e farmi ripiombare nel fango" .

Krogstad mette subito le carte in tavola… egli ha scoperto che la firma del padre di Nora sulla cambiale è falsa, e quella è l'arma disperata che impiegherà per difendersi. Egli ricatta Nora…, se ella desidera che taccia, che non riveli il falso al marito e all'autorità giudiziaria, dovrà convincere in qualunque modo Helmer a conservargli il posto nella banca. Nora è più stupita che indignata… per la prima volta si trova a dover affrontare la dura, crudele realtà che aveva ignorato. E non riesce a credere che per legge, per il mondo, quello che ha commesso sia un reato…

… "Una moglie dunque, non avrebbe il diritto di salvare la vita al marito? … Io non m'intendo troppo di leggi… ma , son sicura, in qualche parte del codice dev'esserci scritto che una cosa simile è consentita".

Comunque, quando il marito rientra a casa, più per bontà d'animo che per timore, Nora tenta di intercedere a favore di Krogstad, che è colpevole ma anche sventurato… non si può negare la possibilità della riabilitazione.
Torvald naturalmente è inflessibile…, egli non è capace di comprendere e perdonare chi cade… e licenzia Krogstad. Il procuratore, allora, attua la sua minaccia, e invia a Helmer una lettera nella quale narra ogni cosa. Helmer così, la sera stessa, apprende tutto.
Sono soli in casa, marito e moglie, uno di fronte all'altra. E' l'ora della verità. Torvald legge… e davanti alla sua indignata reazione, Nora apre finalmente gli occhi e conosce veramente suo marito…, Torvald non capisce, non la giustifica, non è pronto ad aiutarla, a dividere con lei la colpa, anzi, ad assumersene tutta la responsabilità ! Torvald, l'integerrimo, vede solo la colpa commessa dalla moglie, vede solo il sotterfugio e, senza pensa e senza pensare al generoso movente, si preoccupa unicamente di soffocare lo scandalo. "Tu seguiterai a stare in questa casa, naturalmente, ma dell'educazione dei bambini non dovrai occupartene. Non mi arrischio ad affidarteli… Qui si tratta solo di salvare i resti, i cocci, le apparenze."

La rivelazione per Nora è atroce… essa credeva il marito un uomo forte e generoso, credeva il mondo più buono e semplice. E ora sa che il marito è un uomo gretto e conformista, il mondo una realtà dura e sconosciuta. E capisce che occorre finalmente venire a una resa dei conti… non si può continuare a vivere nell'illusione, nell'apparenza, nell'incoscienza. Il mondo non è come lei credeva… dalla tutela del padre è passata a quella del marito…, ambedue l'avevano trattata come un grazioso oggetto, un ornamento, senza insegnarle a essere responsabile di fronte a se stessa.Perciò ora, seduta di fronte al marito, Nora è in grado di fare il bilancio del loro matrimonio…

…"Siamo sposati da otto anni. Non noti che è questa la prima volta in cui noi due, tu ed io, marito e moglie, parliamo insieme seriamente? … Noi non ci siamo mai ritrovati seriamente insieme, per cercare di venire a capo di qualche cosa…
La nostra casa non è stata altro che una palestra di giochi. Qui sono stata la tua moglie-bambola, così come da ragazza ero la bambolina di papà ! E i bambini a loro volta sono stati le mie bambole…
Io non mi sento all'altezza del compito di educare i bambini. C'è un altro problema più urgente… educare me stessa. Tu non sei l'uomo fatto per aiutarmi a risolverlo. Bisogna che vi provveda da sola. E perciò me ne vado via."

Nonostante le disperate proteste, le suppliche, le promesse di Torvald, che è sempre innamorato della moglie ma ancora non la capisce, Nora se ne và. Potrà essere buona madre e una buona moglie quando avrà veramente saputo chi è lei… quando cioè non sarà più una bambola.

Nella fase finale i due coniugi si scambiano le ultime parole prima dell'addio. Si avverte benissimo, nell'incalzare delle brevi, affannose frasi di Helmer, lo sgomento che lo prende nel pensare che tra poco sarà solo, il suo disperato desiderio di avere una speranza… e ripete continuamente le frasi che la moglie ha lasciato in sospeso perché vuole sapere, rivelando ancora in questo modo la sua patetica incomprensione.
Le frasi di Nora sono energiche, precise, le parole di chi ha finalmente scoperto la sua via, e non ha più dubbi, non ha più esitazioni. Nel complesso il dialogo, come sempre in Ibsen, è scarno ed efficace.
Qualche volta i personaggi filosofeggiano troppo, forse, ma questo riguarda solamente la forma.
La sostanza, invece, è sempre concreta, viva, ha la forza di convinzione delle realtà che hanno valore perenne.


UN TEATRO DI IDEE

Il ritratto di Henrik Ibsen ci mostra un uomo massiccio, con una folta barba che incornicia il viso severo, due occhi penetranti, aggressivi… il viso di un lottatore. E in effetti, Ibsen fu per tutta la sua vita un combattente, un coraggioso e tormentato combattente…, in tutte le sue opere, dalla prima scritta a vent'anni, e poi via via, per oltre mezzo secolo, c'è sempre alla base un senso di ribellione, di ricerca della verità.
Si dice che quello di Ibsen fu un teatro di idee… e infatti le vicende sono drammi, spesso angosciosi, dove i personaggi ragionano, indagano, si tormentano, si pongono problemi… sono uomini e donne che vogliono scoprire se stessi e la realtà che li circonda, che lottano contro le ipocrisie della vita sociale, che vogliono sfuggire al loro ambiente soffocante, che combattono preconcetti e conformismi.
E alla base di tutto questo c'è una caratteristica comune a tutti i personaggi, la caratteristica quindi del teatro di Ibsen…l'insoddisfazione, il rifiuto di adattarsi alla realtà pigra e torbida.
Gli uomini, dice Ibsen, non devono adagiarsi passivamente…, per essere veramente vivi occorre che sappiano capire, sappiano criticare, sappiano ribellarsi. Interroghino, si sforzino, conoscano se stessi, sappiano, come dice Nora, se hanno ragione essi o ha ragione la società. Sono problemi, come si vede, che fanno pensare… e anche se parte dell'opera di Ibsen si può ritenere superata, poiché legata in gran parte a un'epoca, il "messaggio" che egli ha lasciato rimane vivo e immutabile… uomo, conosci te stesso e, quindi, sii te stesso.


UNA VITA INQUIETA

La vita di Enrik Ibsen, il creatore di vicende complesse, di personaggi tormentati e ribelli, fu piuttosto scarna di eventi.
Egli nacque nel mese di marzo del 1828 a Skien, una piccola borgata della Norvegia meridionale.
Quando aveva otto anni, il padre, commerciante, andò in rovina e la famiglia si trovò improvvisamente in miseria.
Henrik studiò in qualche modo, e a sedici anni andò a fare il garzone in farmacia. Fu durante quel periodo che egli cominciò a valutare le persone che gli capitavano sotto gli occhi con analisi acuta e oggettiva, a immaginare e scrivere, nelle ore libere, brevi dialoghi e anche versi, prose, commedie.
Nel 1850, sotto falso nome e col danaro di un amico, fece rappresentare il suo primo dramma teatrale… "Catilina". Così Ibsen iniziò il suo glorioso cammino di drammaturgo, fu chiamato a dirigere il teatro di Bergen, poi quello di Oslo. E per cinquant'anni egli lavorò accanitamente, taciturno, assorto, chiuso in se stesso…, creò circa venticinque opere, alcune delle quali, "Brand", "Peer Gynt" , "Casa di bambola" , "Gli spettri" , "Donna del mare" , "L'anitra selvatica" , sono dei veri capolavori.
Ibsen interiormente non ebbe mai pace e serenità, perché fu sempre un'anima inquieta e tormentata. Nel 1900 una paralisi lo colpì ed egli trascorse gli ultimi anni della sua vita immobile e semincosciente.
Morì nel maggio dell'anno 1906.


VEDI ANCHE . . .

L'ANITRA SELVATICA (The Wild Duck) - Henrik Ibsen


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