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lunedì 5 dicembre 2011

1 - CINEMA - Dall'arte muta al sonoro (From silent art to sound)


    
La fisionomia dell'ancor giovane cinema mondiale appare sensibilmente modificata dopo la grande tempesta della Prima Guerra Mondiale, sia per quanto riguarda i contenuti delle opere sia per quanto attiene ai suoi aspetti produttivi ed economici. Le cinematografíe francese e italiana perdono, quasi d'improvviso, la loro già indiscussa egemonia internazionale mentre Hollywood conquista e consolida un primato che non verrà più scosso, almeno fino agli anni successivi al secondo conflitto mondiale. E se l'Europa, sul piano del cinema d'arte, ha ancora una grossa parola da spendere con quanto vengono proponendo svedesi e tedeschi (e sovietici, in particolar modo), Hollywood reagisce nell'unico modo che la sua potenza economica le consente: accaparrandosi cioè i migliori cineasti del vecchio continente e integrandoli nel suo sistema.
  
Victor Sjöström (Silbodal, 20 settembre 1879 – Värmland, 3 gennaio 1960) 
Ingrid Thulin (Sollefteå, 27 gennaio 1926 – Stoccolma, 7 gennaio 2004) 
  


 E' il caso degli svedesi: questi erano riusciti a produrre film di grande impegno artistico, grazie all'abilità e all'estro di registi come Victor Sjöström ("Il carretto fantasma", "Proscritti") e Moritz Stiller ("Il tesoro di Arne", "Il vecchio castello") che nelle loro opere erano riusciti a trasfondere insieme, e con notevole felicità di espressione, poesia e leggenda del loro paese. Non solo: dalla vicina Danimarca giungeva ad apportare nuova, ricchissima linfa colui che sarà uno dei più grandi registi che la storia della decima arte ricordi, Carl Theodor Dreyer.
  
Greta Garbo (Stoccolma, 18 settembre 1905 – New York, 15 aprile 1990) 
Mauritz Stiller (Helsinki, 17 luglio 1883 – Stoccolma, 18 novembre 1928)  
  


 Ma prima ancora che la stella del nuovo cinema svedese potesse salire alta sull'orizzonte, Hollywood interveniva ingaggiando a suon di dollari Sjöström e Stiller (e successivamente lo stesso Dreyer) ed una attrice, ben presto elevata al rango di celebratissima diva internazionale: Greta Garbo. Meno facile fu per gli americani contrastare la cinematografia tedesca che sin dagli anni della guerra e grazie all'intervento finanziario dell'industria (Krupp, I.G. Farben, AEG) si era data una solida struttura produttiva con la potente società UFA. Questa aveva reclutato, a sua volta, in tutta l'Europa valenti registi che avevano dato vita a opere di ottima fattura.
  
Carl Theodor Dreyer  (Copenaghen, 3 febbraio 1889 – Copenaghen, 20 marzo 1968)
  
 Interessante nel cinema tedesco è l'affermarsi di un modo espressionista di concepire il cinema: il film è la realtà così come la vede il suo autore, riflesso della drammatica e insieme felice condizione della cultura tede sca del primo dopoguerra. Sullo schermo prendono forma visioni da incubo, allucinate, come nel "Dottor Caligari", di Robert Wiene, o in "Tre luci" di Fritz Lang, o in "Nosferatu" di Friedrich Murnau. Solo una breve crisi economica, intervenuta nel 1924, dava agli americani la possibilità di "parare" anche il pericolo tedesco. L'avvento, qual che anno più tardi, del nazismo completerà la decadenza e la scomparsa del cinema d'arte germanico, i cui migliori esponenti si trasferiranno, anch'essi, negli Stati Uniti. 
  
Il gabinetto del Dr Caligari - Robert Wiene (Breslavia, 27 aprile 1873 – Parigi, 17 luglio 1938)  
   

 Fritz Lang, pseudonimo di Friedrich Christian Anton Lang 
(Vienna, 5 dicembre 1890 – Beverly Hills, 2 agosto 1976)
   
Friedrich Wilhelm Murnau (Bielefeld, 28 dicembre 1888 – Santa Barbara, 11 marzo 1931)
   
In Francia il crollo era stato totale: la produzione era scesa a livelli del tutto insignificanti, mentre attori e registi già celebri finivano in miseria. Max Linder (Saint-Loubès, 6 dicembre 1883 – Parigi, 31 ottobre 1925) poneva fine ai suoi giorni suicidandosi, mentre Méliès (Maries-Georges-Jean Méliès - Parigi, 8 dicembre 1861 – Parigi, 21 gennaio 1938) si riduceva a vendere giocattoli in una stazione parigina. Ma dopo un periodo di silenzio, mentre all'estremo opposto dell'Europa esplodeva, con incredibile forza, il cinema sovietico, la Francia maturò la sua rinascita. Una rinascita preparata non tanto sul piano tecnico-finanziario quanto su quello culturale. Le nuove estetiche proclamate, in pittura, dal cubismo, dal surrealismo e dal dadaismo stimolano il sorgere di un movimento "d'avanguardia" cinematografica. Del resto, è proprio un pittore cubista, Ferdinand Léger (Argentan, 4 febbraio 1881 – Gif-sur-Yvette, 17 agosto 1955), che apre questo movimento realizzando il breve, ma significativo "Balletto meccanico" ed è un pittore dada, Francis Picabia (Parigi, 22 gennaio 1879 – Parigi, 30 novembre 1953), che guida il giovane regista René Clair nelle riprese di "Entr'acte" (Intermezzo). Lo spagnolo, emigrato in Francia, Louis Buňuel crea con "Le chien andalou" (Il cane andaluso) e "L'età dell'oro" due capolavori di cinema surrealista.
  
 Louis Buňuel (Calanda, 22 febbraio 1900 – Città del Messico, 29 luglio 1983) 
   
René Clair  (nome d'arte di René Chomette)
Parigi, 18 agosto 1906 – Clamart, 31 ottobre 1996 


Joris Ivens, George Henri Anton Ivens (Nimega, 18 novembre 1898 – Parigi, 28 giugno 1989)
     
 Ma non è solo questa la sperimentazione che viene portata avanti: sotto l'influenza del cinema sovietico, si afferma anche il documentario d'ispirazione sociale. Ancora Buňuel realizza "Terra senza pane", amara denuncia della situazione spagnola, mentre Joris Jvens, olandese, è autore di opere di violenta polemica come "Zuiderzee" e "Borinage". L'avanguardia cinematografica francese fu, pur nella sua breve esistenza, prodiga di risultati: da essa uscì una prestigiosa "scuola" che ebbe in René Clair, Marcel Carné, Jean Vigo e Jean Renoir (Montmartre, 15 settembre 1894 – Beverly Hills, 12 febbraio 1979) autentici poeti.
  
Jean Vigo (Parigi, 26 aprile 1905 – 15 ottobre 1934) 

  
Marcel Carné (Parigi, 18 agosto 1906 – Clamart, 31 ottobre 1996)



 ___In  Russia, Lenin - affermando che "il cinema è per noi la più importante di tutte le arti" - aveva indotto il governo sovietico a fornire il massimo aiuto ad alcuni gruppi di intellettuali e di cineasti. Anche in URSS il cinema è avanguardia: Dziga Vertov sostiene il principio del "cinema-verità" (kino-pravda), la necessità, cioè, di cogliere con la macchina da presa l'uomo dal "vero", rifiutando quindi attori e scenografie, ricusando ogni finzione, e affidando al solo "montaggio" la resa del film, considerato come documento di attualità.
  
 Dziga Vertov (pseudonimo di Denis Arkadevič - o Abramovič - Kaufman )
Białystok, 2 gennaio 1896 – Mosca, 12 febbraio 1954
  
 Ma le personalità dominanti nel nuovo cinema sovietico sono Sergej Ėjzenštejn e Vsevolod Pudovkin. Al primo si devono "La corazzata Potemkin", uno dei più grandi capolavori d'ogni tempo, "La linea generale", "Lampi sul Messico"..., al secondo "La madre", "La fine di S. Pietroburgo" e "Tempeste sull'Asia", tutti ispirati ai temi della rivoluzione e della formazione di una nuova coscienza nel popolo sovietico. 
  
Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Riga, 23 gennaio 1898 – Mosca, 11 febbraio 1948)
  
Vsevolod Illarionovič Pudovkin (Penza, 16 febbraio 1893 – Riga, 20 giugno 1953)
   
 Negli Stati Uniti, la posizione di Hollywood ebbe qualche momento di debolezza sul finire degli anni '20. Della "vecchia guardia" (i Griffith, i Mac Sennet, ecc. ) era rimasto, pari alla sua grandezza, solo Charlie Chaplin. Per il resto, l'arte era assente dal cinema americano, imperando il divismo più esasperato. Era l'epoca di Rodolfo Valentino e di Glory Swanson, delle innumerevoli e mediocri pellicole "western".
  
Frank Russell Capra, nato Francesco Rosario Capra
(Bisacquino, 18 maggio 1897 – La Quinta, 3 settembre 1991)
  
 Erich Von Stroheim (Vienna, 22 settembre 1885 – Yvelines, 12 maggio 1957)
   
Quanto di buono viene prodotto è opera di stranieri: alcuni film comici diretti dall'italo-americano Frank Capra e soprattutto i film d'un grande attore-regista tedesco, Erich Von Stroheim. Le sue opere ("Femmine folli", "Sinfonia nuziale", "Rapacità") erano tuttavia cosi aspre e contrastanti con le sdolcinature del cinema americano che egli fu ben presto cacciato dai teatri di posa e obbligato a lavorare esclusivamente come attore.
  
 Charles Spencer Chaplin, Charlie Chaplin (Charlot)
Londra, 16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey, 25 dicembre 1977


 Ma ormai qualcosa stava per accadere nel cinema, che ne avrebbe modificato sostanzialmente il carattere. La “arte muta", da poco giunta al suo apice, si trovava a dover fronteggiare, senza possibilità di successo, l'offensiva del cinema sonoro.

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