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venerdì 9 dicembre 2011

LA GIARA - Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

   
LA GIARA - Luigi Pirandello

Commedia in un atto unico

Titolo originale - A giarra
Lingua originale - Lingua siciliana (dialetto agrigentino)
Genere - Comico drammatico
Ambientazione - Campagna siciliana. Oggi
Composto nel 1916
Prima assoluta - 9 luglio 1917
Teatro Nazionale di Roma
Prima rappresentazione italiana il 30 marzo 1925 a Roma

Personaggi

Don Lolò Zirafa (Lollò secondo la novella)
Zì Dima Licasi
L'Avvocato Scimè
'Mpari Pè
Tararà, Fillicò, contadini abbacchiatori
La 'gnà Tana, Trisuzza, Carminella, contadine raccoglitrici di olive
Un Mulattiere
Nociarello, ragazzo di undici anni, contadino

Trasposizioni operistiche

Commedia musicale omonima in un atto di Alfredo Casella 
con scenografia di Giorgio De Chirico; rappresentata a Parigi nel 1924.

Riduzioni cinematografiche

Questa è la vita (1954)
Kaos (1984)
  

     
La Giara: Terzo racconto del film Kàos di Paolo e Vittorio Taviani, sceneggiatura di Paolo e Vittorio Taviani con la collaborazione di Tonino Guerra, musica composta e diretta da Nicola Piovani, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia liberamente tratto da "Le novelle per un anno" 
  

   
 COMMENTO

La comicità di questo racconto, il cui motivo fu ripreso da Pirandello in una commedia in un atto, dallo stesso titolo, è inesauribile. 

Siamo in Sicilia: la raccolta delle olive quell'anno era abbondantissima e don Lollò Zirafa aveva comprato una giara nuova, perché le cinque vecchie che aveva in cantina non sarebbero bastate. 
Ma alla fine della terza giornata la bella giara nuova fu trovata spaccata in due. La disperazione di don Lollò è senza conforto. 
Viene alla fine deciso di chiamare il conciabrocche Zi' Dima Licasi che ha inventato un mastice nuovo, veramente miracoloso, e avrebbe, perciò, potuto aggiustarla senza ricorrere ai punti di fil di ferro. 
Va bene, ma don Lollò vuole che si diano anche i punti, mastice e punti. 
È proprio sfortunato Zi' Dima, e incompreso: nessuno ha fiducia nel mastice che egli ha scoperto. Maledicendo la sua mala sorte, egli esegue il suo lavoro alla perfezione, ma cuce la giara standovi dentro. Poiché questa era larga di pancia, ma stretta di collo, alla fine il disgraziato non può più uscirne. 
Ora la giara deve essere rotta, inesorabilmente..., ma don Lollò non vuole rimetterci tutto il denaro che vi ha speso. 
E, lasciando il conciabrocche in quell'infelice situazione, corre, secondo i1 suo solito, a chiedere consiglio all'avvocato. 

Questo ritratto di Zi' Dima è di una immediatezza mirabile. Povero, dignitoso e chiuso nel suo orgoglio d'inventore non ancora patentato, è l'opposto di don Lollò che grida sempre, gesticola, si rincalca il cappellaccio bianco, si percuote il capo e le guance, sbraita: due macchiette, don Lollò e Zi' Dîma, d'un umorismo vivo e pittoresco. 

La posizione dei due protagonisti è questa: se don Lollò non fa uscire Zi' Dima dalla giara cade nel sequestro di persona..., ma per farlo uscire deve romperla..., perciò la vuole pagata da Zi' Dima..., questi però non vuol saperne di pagare: vi sarebbe piuttosto rimasto dentro fino a farvi i vermi..., ma in questo caso don Lollò lo avrebbe denunciato per alloggio abusivo.

È uno dei tanti casi presentati dal Pirandello, dove all'elemento grottesco e comico, che nel racconto è predominante, si accompagna un sorriso amaro, appena accennato, di fronte alla squallida infelicità fisica e morale di Zi' Dima, il quale si dibatte, anche lui, tra la realtà dura della vita e l'illusione: il suo mastice nuovo, miracoloso, non gli darà il benessere e la gloria sperata..., ma finisce col prendere gusto anche lui alla sua bizzarra avventura, ridendone "con la gaiezza mala dei tristi".


1 commento:

Marianna S. ha detto...

il film mi manca, naturalmente la novella la conosco bene...Pirandello è tra i miei preferiti...ciao Loris