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venerdì 2 dicembre 2011

PLUTO E PIPPO (Pluto and Goofy) - Disney

Pluto e Pippo (Pluto and Goofy) 
    
Nonostante l'anzianità di servizio e l'alto numero di presenze (126, cinque in più di Topolino), Paperino (Donald Duck) non è l'unico divo dei periodo: lo affiancano Pippo (Goofy) e Pluto (rispettivamente con 48 e 50 titoli).
I loro vizi d'origine (troppo umano il primo, troppo poco il secondo), sono legati a questioni di marketing (Pluto è destinato ai piccolissimi, Pippo ai grandicelli): da buon aspirante al monopolio, Disney diversifica la produzione quel tanto che gli pare sufficiente per coprire tutta la domanda.
Il repertorio di Pluto contempla una sezione, la più nutrita e la più melensa, dedicata a peripezie domestiche e rurali: si contende un pollo arrosto col gatto di casa, un osso col bulldog del giardino accanto, il tepore della cuccia con una cicogna invadente, difende pecore e galline da due lupi, padre e figlio, abilissimi nei travestimenti, e gli agnelli da un coyote (per inseguirlo sulle rocce della Monument Valley, salta agilmente da una guglia all'altra come fossero ciottoli di un ruscello).
Capita a volte che il calore domestico diventi troppo protettivo, quasi soffocante, come in Pluto's Sweater, dove lo vediamo dibattersi, contorcersi, boccheggiare, dentro un pullover confezionato da Minnie.
Dispensatore di soffocamenti e tribolazioni è anche il boomerang che gli finisce in bocca in Mickey Down Under, deformandogli le mascelle in cento modi. Incubi veri e propri o sogni che si trasformano in incubi sono quelli di Pluto's Dream House (una cuccia confortevole e avveniristica, ma gli oggetti meccanizzati gli si rivoltano contro), di Plutopia (diventato monarca assoluto, può strapazzare il gatto come meglio crede e cibarsi a sazietà, ma poi diventa obeso e fatica a muoversi) e di Pluto's Judgment Day, forse il migliore di tutti, dove viene processato da un tribunale di gatti inferociti che gli addossa tutti i crimini contro i felini commessi dai suoi simili. Buona, in Lend a Paw e in Pluto's Playmate, l'idea di affiancare a Pluto angeli, diavoli e cupidi in miniatura, tutti a forma di cane naturalmente.
Le disavventure di Pippo, un cane completamente umanizzato, che di canino conserva solo la testa, sono aggiornate nel tema e ammiccanti nello stile. Vorrebbero canzonare il tic tac della vita borghese, o almeno l'assillo del tempo libero (domenica in famiglia, ferie d'estate, lezioni di ballo, tennis, nuoto e altri sport obbligatori), ma Pippo, più che un disadattato, è un povero ebete ed è per questo che non ha successo.
I propositi di satira svaniscono e il risultato è piuttosto insipido, più ancora del ciclo di Bozzetto sul signor Rossi.
A non molto può giovare un linguaggio vagamente sardonico e distaccato, che già si annuncia nel fatto che tutti i personaggi portano la maschera di Pippo (nel film sulla boxe, per esempio, interpreta non solo gli innumerevoli pugilatori che si affrontano in epoche diverse, ma anche il cocchiere che traversa la notte dei tempi in diligenza e in motoscooter).
La voce fuori campo, vera protagonista di questa serie di film, illustra con prosa solenne e didascalica la genealogia e la tecnica degli sport, facendo da contrappunto umoristico alla goffaggine e all'inadeguatezza del personaggio.

A volte, per esempio in How to Ride a Horse e in El Gaucho Goofy, si comporta come se fosse la voce del montatore: rallenta la pellicola oppure la fa marciare all'indietro e il movimento rivela così una quantità di particolari ridicoli insospettabili a velocità normale, o addirittura un esito completamente diverso (la prima volta Pippo, armato di bolas, cattura lo struzzo argentino, nel replay finisce anche lui intrappolato nelle bolas).
In certe occasioni anche i personaggi sono in grado di intendere il commento e di reagire a modo loro, quando la voce sentenzia “il cavallo non calpesta mai il cavaliere quello si ribalta immediatamente e si adagia sul fantino. 
Così i cartoon fanno la parodia dei documentario, si ribellano alla sua meccanica ripetizione-riproduzione del reale, dimostrandosi più imprevedibili, più improvvisati e comunque più animati. Topolino nel frattempo non é sparito proprio dei tutto: continua ad aggirarsi a fianco di Pluto con l'aria di una guest star annoiata e fuori posto.
Talora l'intero parco divi si raduna in un solo film, una specie dì pacco dono natalizio tipo Grand Hotel: il pretesto può essere il compleanno di Topolino, una gita in roulotte, uno spettacolo di beneficenza.
Almeno due volte la comunità di Hollywood, tradotta in caricatura, è stata presente al completo per consacrare la celebrità di Mickey Mouse (Mickey Gala Premiere, 1933) e di Donald Duck (The Autograph Hound, 1939). Sono Oscar supplementari che Disney rilascia a se stesso.

Questo pantheon burlesco si riproduce a ritmi costanti (circa quindici film l'anno) fino al 1954, quando il ramo cortometraggi comincia a diventare meno redditizio dei nuovi settori (televisione, Disneyland): rimarranno solo qualche special e molti film didattici o pubblicitari, un repertorio che comprende anche The Story of Menstruation, commissionato dalla International Cellucotton nel 1946 (Disney il puritano fu dunque un precursore dell'educazione sessuale).
  







DISEGNI DA COLORARE  
  PIPPO E PLUTO  

























































































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