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sabato 21 gennaio 2012

IL NEOREALISMO NEL CINEMA ITALIANO (Neorealism in Italian cinema)


Riso amaro

    
Durante il fascismo il cinema italiano, come del resto le altre arti, aveva avuto difficoltà ad affrontare direttamente la realtà, perché la politica culturale del regime non consentiva analisi in qualche modo critiche nei confronti degli indirizzi dominanti. Non che venissero girati film di aperta propaganda politica (ce ne furono, ma pochissimi); piuttosto, erano permessi solo quei generi, come la commedia sentimentale, il dramma storico, il filone romanzesco ecc., che consentivano una facile evasione e che non facevano troppo riflettere. Con la guerra, la Resistenza e i successivi avvenimenti, le cose, di necessità, cambiarono profondamente. Nessun artista poteva restare insensibile di fronte alle trasformazioni che stavano investendo il Paese: tutti furono costretti a guardare in faccia la realtà e a prendere posizione, dagli scrittori (Jovine, Pratolini, Calvino, Fenoglio, Pavese, Vittorini) ai pittori (Guttuso), ai registi cinematografici.
Nacque così il neorealismo, una tendenza artistica che si proponeva di rappresentare i problemi reali della società, con particolare attenzione ai ceti popolari, e di proporre delle soluzioni non utopistiche ma concretamente attuabili. Fu proprio nel cinema che si raggiunsero i risultati migliori perché, per le caratteristiche stesse del mezzo, l'approccio alla realtà poteva essere più diretto. Naturalmente, era necessario ritornare ad un cinema più documentaristico, più capace di fotografare le cose come sono realmente, lasciandosi alle spalle la cinematografia precedente, troppo basata sulla finzione.
Così le storie sentimentali o romanzesche o storiche vennero sostituite da trame che prendevano spunto dall'attualità, dalla guerra appena finita, dalla Resistenza, dalle difficoltà della ricostruzione.
Per esempio, due film di Roberto Rossellini, Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) sono due drammatiche testimonianze sull'Italia in guerra. Mentre precedentemente le scene si svolgevano entro fondali di cartapesta, e il cinema era il regno della finzione per eccellenza, ora l'ambiente ripreso dalla macchina era quello reale. Inoltre, col neorealismo, i registi, per aumentare l'impressione di verità, preferirono non utilizzare attori professionisti ma scegliere attori presi dalla strada, che si muovessero sul set come nella vita reale.
    



    
Qui sopra, una nota immagine di Roma città aperta, il film che Roberto Rossellini girò nella capitale nel 1945, in mezzo a comprensibili difficoltà, e che ebbe poi tanto successo da dare il via al neorealismo e da portare il cinema italiano alla ribalta internazionale. Il film prende spunto dalla vicenda di un sacerdote ucciso dai nazifascisti; nel fotogramma che mostro qui sopra, Pina (interpretata da Anna Magnani), una collaboratrice dei partigiani, viene colpita a morte da una raffica di mitra mentre insegue disperatamente il camion che le porta via il suo uomo, catturato nel corso di un rastrellamento.
  


    
Vittorio De Sica girò tre film propriamente neorealisti: Sciuscià, sulla condizione dei bambini abbandonati..., Umberto D, che racconta l'amara vicenda di un vecchio pensionato, e Ladri di biciclette, (qui sopra  vediamo un'immagine del film). 
Il film racconta di un disoccupato, a cui hanno rubato la bicicletta, che fa di tutto per trovare il ladro e che alla fine, disperato, ne ruba una a sua volta. Viene per catturato e malmenato finché la folla commossa dalla sua storia, lo lascia andare.
  


Di Rossellini è anche il film Paisà, che racconta sei episodi dell'avanzata delle truppe alleate lungo la penisola, tra il 1944 e il 1945. Qui sopra vediamo un'immagine del secondo episodio, ambientato a Napoli: uno sciuscià (un giovane scugnizzo) ruba le scarpe ad un soldato negro ubriaco. Il giorno dopo, il soldato riconosce il ladruncolo, ma scopre che vive nelle grotte di Mergellina, insieme a tanti sfollati, e,impietosito, lo lascia andare.
  


   
Giuseppe De Santis, regista di Caccia tragica, girò nel 1949 Riso amaro, storia della vita faticosa e degli amori contrastati di una mondina (qui sopra Silvana Mangano e Raf Vallone)..