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lunedì 16 gennaio 2012

EL CID (Amore odio Amore - Love Hate Love) - Pierre Corneille

EL CID è una tragicommedia in versi in cinque atti di Pierre Corneille. Rappresentata a Parigi nel gennaio 1637, venne pubblicata anche nel 1637.


PERSONAGGI

Don Fernando, primo re di Castiglia Donna Urraca, Infanta di Castiglia
Don Diego, padre di Rodrigo
Don Gomes conte, padre di Ximena
Don Rodrigo, amante di Ximena
Don Arias e Don Alonso, gentiluomini castigliani
Don Sancho, spasimante di Ximena
Ximena, figlia di Don Gomes
Leonora, governante dell’Infanta
Elvira, governante di Ximena
Un paggio dell'Infanta

 

ATTO PRIMO

Siamo a Siviglia, nell’Undicesimo secolo, quando la Spagna è ancora in parte occupata dagli Arabi.
Il giovane e valoroso Rodrigo Diaz, capo (Cid) dell’esercito spagnolo, ama Ximena, figlia di Don Gomes.
Anche la bella e altera Ximena ama il Cid, e i due giovani vivono giorni incantati e felici, in attesa delle nozze imminenti.
Ma sul sereno amore di Rodrigo e Ximena si abbatte ben presto la tragedia. Don Gomes, nobiluomo arrogante, ha una disputa con Don Diego, il vecchio padre di Rodrigo, e lo schiaffeggia. Don Diego, ormai canuto e debole, mette mano alla spada per rispondere all’offesa: ma Don Gomes lo disarma senza fatica e lo scaccia con disprezzo. Il vecchio guerriero, atrocemente umiliato, si rivolge al figlio, e gli chiede di vendicare l’offesa.
“Chi è stato?” chiede Rodrigo fremendo di collera.
“Il padre di Ximena” risponde Don Diego.
Rodrigo impallidisce: come può uccidere il padre della donna amata?
A lungo il giovane si tormenta, in preda ad un atroce dilemma; ma alla fine decide di salvare l’onore e di vendicare l’offesa, rassegnandosi, lucidamente, a perdere la donna che ama.


ATTO SECONDO

Rodrigo affonda Don Gomes e gli chiede soddisfazione a nome del padre; ma Don Gomes è il miglior spadaccino di tutta la Castiglia e risponde mettendo mano alla spada.
Il Cid estrae la sua arma e i due uomini si affrontano in un duello che potrà essere risolto solo dalla morte di uno di loro. Alla fine Rodrigo assale Don Gomes con fredda collera e lo trafigge con la spada. Ximena apprende la notizia della morte del padre e il suo animo è attanagliato dall’orrore: il padre amatissimo le è stato ucciso, e proprio dall’uomo che ella ama!
Rodrigo le compare davanti per chiederle perdono: ella lo guarda, straziata, combattuta fra l’amore che ancora, nonostante tutto, prova verso il promesso sposo e l’odio verso chi le a ucciso il padre. Ella per istinto non chiederebbe che di correre fra le sue braccia, ignorare quello che è successo. Ma non può e non deve ignorarlo: davanti a lei sta l’assassino di suo padre.
Anche in lei, come in Rodrigo, vince il senso dell’onore, il desiderio di vendetta: Ximena, soffocando il suo amore per il Cid, lo respinge, non solo, ma chiede con insistenza al re che venga punito. Inutilmente Rodrigo invoca il suo perdono, poiché l’odio e il disprezzo della donna amata sono per lui una condanna più tremenda della morte: Ximena è inflessibile.


ATTO TERZO

Questo è il momento più bello e drammatico della tragedia; Ximena ama e odia nello stesso tempo, vorrebbe vedere Rodrigo morto ai suoi piedi e nello stesso tempo è torturata dal desiderio di esser tra le sue braccia. E per questo desiderio odia se stessa.
Il re non fa in tempo a decidere la sorte di Rodrigo, perché in città giungono gravi notizie: i Mori stano avanzando per attaccare Siviglia. Il Cid dimentica la sua angoscia per compiere il proprio dovere di soldato: si pone alla testa di poche migliaia di uomini e va incontro al nemico.
Lo scontro è violentissimo: Rodrigo si batte con disperato accanimento, quasi cercando con la morte, la pace.


ATTO IV

Ma è destino che egli non muoia. Riesce a sconfiggere gli Arabi e rientra a Siviglia, accolto come un trionfatore. Il re stesso gli dimostra la sua gratitudine e gli perdona l’uccisione di Don Gomes e gli offre il titolo di "Cid"...signore.
Ma Ximena non perdona: nella sua mente l’immagine del cadavere insanguinato di suo padre si sovrappone a quella, pur tanto amata, di Rodrigo; il senso dell’onore e del dovere riescono a far tacere l’amore ed ella, poiché non può più contare sulla giustizia del re, dichiara che sposerà chi la vendicherà uccidendo in duello Rodrigo. Sente che morirà di dolore dopo di lui, ma deve punirlo.


ATTO V

Subito si offre per la prova un suo pretendente, Don Sancho, che la desidera da tempo e pur di averla è disposto a sfidare il terribile Cid.
Ma Rodrigo non vuole difendere la sua vita: egli non sa dell’atroce tormento di Ximena e crede che ormai la donna provi per lui solamente odio.
Perché resistere, perché lottare ancora? La donna tanto amata non sarà mai sua, quindi non ha più motivo di vivere: la sua morte almeno darà pace a Ximena.
Con questo animo egli si presenta alla donna e le dice che per amor suo non si difenderà dall’assalto di Don Sancho, che si lascerà uccidere.
Ed ecco si avvicina il momento della verità; Ximena trema nell’udire le parole i Rodrigo: guarda l’uomo che ama e odia, lo vede piegato dal dolore, vinto da una stanchezza mortale, e capisce che egli veramente si lascerà uccidere per lei.
Non vuole cedere al suo cuore e si sforza di parlargli freddamente: ma non può fare a meno di esortarlo a difendersi, per amore suo…
“Và, pensa alla difesa, supera il mio dovere, costringimi al silenzio; e, se senti il tuo cuore battere ancora per me, trionfa in una lotta il cui premio è Ximena”.
Il Cid ha ora un filo di speranza cui aggrapparsi; combatte per difendere il suo amore.
Va ad affrontare Don Sancho e Ximena rimane sola, tormentata da sentimenti contrastanti: il suo cuore vorrebbe che Rodrigo vincesse, eppure qualcosa in lei ancora non si è piegato al sentimento.
Dopo un poco arriva Don Sancho, il quale depone ai suoi piedi una spada: Ximena crede che sia quella di Rodrigo, e rimane agghiacciata. Il Cid è morto!
Ora che si è avverato ciò che ella voleva senza volerlo, dal cuore della donna esce il grido d’amore per tanto tempo represso. Ella scaccia con orrore Don Sancho e grida a tutti la sua disperazione per la mote dell’uomo che ama; ormai non le resta più nulla, si chiuderà in convento a espiare la sua sete di vendetta e la durezza del suo cuore per il resto dei suoi inutili giorni.
Ma Rodrigo non è morto: Ximena ha interpretato male il gesto di Don Sancho che, sconfitto, era venuto a deporre la propria spada ai piedi di Ximena, in segno di omaggio.
Il Cid appare e si getta ai ginocchi della donna…
“Se il tuo odio per me non può placarsi senza la mia morte – le dice – uccidimi tu stessa”.
Ma Ximena ormai ha ceduto al suo cuore e ha rivelato a tutti la verità: ella ama Rodrigo, e anche a lui lo confessa. I fantasmi del passato dileguano, l’angoscia e l’odio sono scomparsi; rimane solo, immutabile e eterno, l’amore.
  



    
UNA SCENA

XIMENA – Ah, come inopportuna in si grande sventura tu mi parli di calma! Come potrà essere mai placato il mio dolore, se non posso odiare la mano che l’ha causato? Che posso mai sperare, se non tormento eterno, perseguendo un delitto di cui amo il colpevole?

ELVIRA – Vi ha privato del padre, e voi l’amate ancora?

XIMENA – E’ poco dire amare, Elvira mia: l’adoro; la passione si oppone al mio sentimento; dietro il nemico mio trovo l’uomo che amo; e sento che, a dispetto di tutta la mia ira, Rodrigo, nel mio cuore, combatte ancor mio padre; lo aggredisce, lo incalza, e cede, e si difende ora forte, ora fiacco ed ora trionfatore; ma, in questa dura pugna di collera e di amore, fa a brandelli il mio cuore senza toccare la mente; e, per quanto l’amore possa sopra di me, non indugio un istante a seguire il dovere: corro senza esitare dove l’onore lo impone.
Rodrigo mi è assai caro, e mi affliggo per lui; è con lui questo cuore, ma, malgrado ogni sforzo, io so quello che sono, e che mio padre è morto.

ELVIRA – Lo trarrete in giudizio?

XIMENA – Ah, crudele pensiero! E crudele querela a cui sono costretta! Domando la sua testa, e temo di ottenerla: morrò dopo di lui, e pur voglio punirlo!


COMMENTO

Il dialogo si svolge fra Ximena e la sua nutrice: siamo al terzo atto della tragedia, quando Ximena vive ore, giorni di tormento. Con la nutrice la fanciulla non sa mentire né fingere: il colloquio è una confessione dei suoi veri sentimenti.
“Rodrigo… fa a brandelli il mio cuore senza toccare la mante”.
Ecco: questo è il nocciolo del pensiero di Corneille. I suoi personaggi amano, soffrono, lottano, ma non si lasciano mai trascinare, accecare dal sentimento o dalle passioni: ragionano lucidamente, sono sempre presenti a se stessi. Posti di fronte a un’alternativa in cui le proprie passioni si contrappongono al dovere, fanno sempre una scelta nobile e disinteressata. Per fare onore a questa scena sono capaci di affrontare il dolore più sconvolgente; lo accettano lucidamente, anche se si rendono conto che esso li distruggerà. Rodrigo, quando decide di vendicare il padre, dice…

“Su, mio braccio salviamo almen l’onore
poiché dobbiamo in fin perdere Ximena”.

Per lui tutto è chiaro; perderà Ximena, ha scelto questa sorte.
Ximena spasima d’amore per Rodrigo, ma sa perfettamente che, dopo quanto è accaduto, questo amore è assurdo e colpevole: l’uccisione del padre, secondo la sua mentalità che non conosce la virtù del perdono cristiano, le impone di fare giustizia del suo uccisore…

“…e, per quanto l’amore possa sopra di me,
non indugio un istante a seguire il dovere:
corro senza esitare dove l’onore lo impone”.

I versi di Corneille sono perfetti, limpidi, classici e torniti, ma non sono mai freddi, non ci tengono a distanza; anzi, ci comunicano il calore, il fuoco che essi racchiudono…

“morrò dopo di lui, e pur voglio punirlo!”

Questo è il grido di Ximena, la donna che ama e insieme odia: un grido che giunge sino al nostro cuore perché è il grido dell’amore che la ragione rende doloroso come una condanna.


CORNEILLE E IL SUO TEATRO

Buste de Pierre Corneille
Bibliotheque Sainte-Genevieve
Una lontana sera di dicembre del 1636, il pubblico di Parigi tributò un vero e proprio trionfo all’opera teatrale di un giovane poeta fino ad allora sconosciuto: l’espressione “bello come il "Cid" divenne di uso comune.
Non mancarono, s’intende, anche violente critiche, fatte in buona o cattiva fede. Sono le critiche che regolarmente si scatenano contro chi crea qualcosa di nuovo, disturba tranquille consuetudini.
In quegli anni dominava ancora le scene francesi un teatro di imitazione classica, elegante ma freddo e statico, che piaceva ai critici; intanto, dalla vicina Spagna, cominciavano a diffondersi in Europa i capolavori di Calderon de la Barca e di Lope de Vega, con le loro appassionate e fantastiche vicende che avvincevano la gente comune. Il giovane Corneille riuscì a riunire nelle sue opere, e specialmente nel CID, questi due contrastanti stili teatrali: l’eleganza e la fredda bellezza del teatro classico da una parte, la passione e la vigorosa drammaticità del teatro spagnolo dall’altra. E nacquero così le sue tragedie ben costruite ma piene di verità, i suoi personaggi che ardono al fuoco di violente passioni e nello stesso tempo le dominano.

Pierre Corneille era nato a Rouen nel 1606 e aveva compiuto i suoi studi presso i Gesuiti. La severa educazione ricevuta presso quei padri ebbe senz’altro un forte influsso sul suo modo di vedere e concepire la vita: nel suo teatro egli volle rappresentare la virtù guidata dalla ragione e spinta fino all’eroismo. LE CID è forse la più fortunata opera teatrale di ogni tempo; gli fu ispirata dalle vicende, già narrate in numerosi poemi, del famoso Rodrigo Diaz de Bivar, detto il Cid, liberatore della Spagna dagli Arabi. Pur rifacendosi a opere precedenti, Corneille riesce a creare un’opera originale, animando di uno spirito nuovo la tragica storia dei due amanti separati da un terribile senso dell’onore familiare e riuniti dal disperato eroismo del Cid.
Passato il periodo dei suoi più grandi successi, Corneille, amareggiato, tornò a Rouen, dove rimase per molti anni. Ebbe ancora qualche successo, ma anche molte amarezze, e invecchiò lavorando senza riposo, da uomo generoso qual era.
La vecchiaia fu per lui molto triste: a poco a poco Parigi si dimenticò del suo idolo di un tempo. Solo l’immortale “CID” riusciva ancora a raccogliere applausi.

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