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sabato 4 febbraio 2012

LILI MARLEEN - Fassbinder (Trama, commento, video con Hanna Schygulla, Lale Andersen e Marlene Dietrich )


    
LILI MARLEEN

Titolo originale - Lili Marleen
Paese - Germania Ovest
Anno - 1981
Durata - 120 minuti
Genere - Drammatico
Regia - Rainer Werner Fassbinder
Soggetto - Lale Andersen (autobiografia Der Himmel hat viele Farben)
Sceneggiatura - Rainer Werner Fassbinder, Manfred Purzer, Joshua Sinclair
Produttore - Luggi Waldleitner, Enzo Peri, Horst Wendlandt
Fotografia - Xaver Schwarzenberger, Michael Ballhaus
Montaggio - Rainer Werner Fassbinder (pseudonimo di Franz Walsch), Juliane Lorenz
Musiche - Peer Raben

Interpreti e personaggi

Hanna Schygulla: Willie
Giancarlo Giannini: Robert Mendelsohn
Mel Ferrer: padre di Robert
Karl-Heinz von Hassel: Hinkel
Udo Kier: Drewitz
Gottfried John: Aaron
  

   
PREMESSA

Dopo la grande messa in scena di "Berlin Alexanderplatz", Rainer Fassbinder torna al cinema con una raffica di tre film in poco più di un anno.
Fassbinder has made a lot of movies now he makes a lot of money” (Fassbinder ha fatto un sacco di film ora si fa un sacco di soldi) proclamava 'Variety' del 2 maggio 1979 dopo il successo de "Il matrimonio di Maria Braun". E il tandem Fassbinder-Schygulla diventa l'asso nella manica di produttori e distributori. Tra questi c'è Luggi Waldleitner, uno dei cavalli vincenti del cinema di intrattenimento popolare dell'era Adenauer. Nel quadro di una coproduzione con l'Italia egli USA, offre al regista la sceneggiatura di un film tratto dalle memorie di Lale Andersen, la cantante della famosa canzone "Lili Marleen". Dalle interviste si capirà poi che l'atteggiamento di Fassbinder di fronte all'occasione è stato quello un po' cinico del “perché no?” piuttosto che quello di una meditata scelta. Così lo sventurato progetto, protagonisti la Schygulla e Giancarlo Giannini, viene messo in cantiere e realizzato.
  

   
TRAMA

Zurigo, fine anni trenta. Willie, una sciantosa tedesca, e Robert, pianista ebreo, si amano. Robert, a parte lo studio della musica, ha un'attività segreta: fa uscire ebrei dalla Germania nazista e ne contrabbanda i patrimoni. La ricca famiglia di Robert non vede di buon occhio la relazione con Willie e fa in modo di espellerla dalla Svizzera. Nonostante si giurino eterno amore, i due sono costretti a vite separate: e, a dir la verità, mentre Robert sembra insistere più per capriccio contro il padre che per reale affetto, Willie, grazie all'appoggio di Hinkel, un gerarca del Ministero della Cultura, riesce a farsi strada. Una sua canzone, Lili Marleen, casualmente trasmessa da Radio Belgrado, diventa popolarissima tra le truppe del fronte, dopo che la guerra è scoppiata.
Willie, senza rendersene conto, sì tramuta in simbolo del regime: perfino il Führer la riceve. Il suo cuore rimane comunque di Robert il quale, per incontrarla ancora, finisce arrestato dalla Gestapo. Willie si scopre improvvisamente una coscienza antifascista e collabora con la resistenza per far giungere in Svizzera un film sui campi di sterminio. Robert, intanto, viene riscattato dalla famiglia. Willie, credendo Robert morto e Finita in disgrazia presso Góbbels, tenta di suicidarsi: ma, rianimata dalla notizia che Robert è vivo, si esibisce ancora una volta mentre finisce la guerra. Willie riesce a raggiungere Zurigo dove vive Robert. Questi, credendo Willie compromessa col nazismo, si è sposato. Quando lo incontra con la moglie, Willie fugge per sempre sotto la pioggia.


     
COMMENTO

Al primo livello Lili Marlen era è una specie di fotoromanzo dai mille colori. Il problema è che un secondo livello proprio non esiste. Nonostante parecchi si siano affannati a trovare una qualche giustificazione al pasticciaccio, bisogna aver il coraggio di ammettere che Lili Marleen è un film balordo. Certo, esiste il motivo del nazismo come spettacolo. Ma (per sua fortuna) Fassbinder non è né Coppola né Spielberg, e lo spunto non è sviluppato più che tanto.
Una traccia poteva essere quella della responsabilità individuale di un artista nei confronti del regime che lo nutre e lo sfrutta; ma questo tema è annullato dalla piattezza della protagonista. A Willie-Lili Marleen mancano la grandezza e l'intrigante genialità di una Maria Braun: il suo "sogno di donna" non si eleva un centimetro da quella che è la sua battuta più significativa: “Io canto solo una canzone”. In un film fiacco e ripetitivo come questo, l'unico motivo di interesse risiede nell'avvento nel clan Fassbinder di un nuovo direttore della fotografia la cui influenza si farà sentire anche nei due film successivi. Si tratta di Xaver Schwatzenberger, che aveva già collaborato a “Berlin Alexanderplatz”. È un autentico maestro del colore e dell'illuminazione. In confronto agli operatori precedenti (al rigore di Dietrich Lohmann e di Jürges, alla classica morbidezza di Michael Ballhaus), Schwatzenberger introduce un tono di consapevole artificiosità che passa dai rutilanti, luminosissimi interni di Lili Marleen al programmatico iperrealismo di “Lola” per giungere allo scintillante bianco e nero de “Il desiderio di Veronika Voss”.
  
Giancarlo Giannini e Hanna Schygulla -  Lili Marleen


VEDI ANCHE . . .

QUERELLE DE BREST - Rainer Fassbinder

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