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sabato 25 febbraio 2012

LO SCEICCO BIANCO (The White Sheik) - Federico Fellini


LO SCEICCO BIANCO

Regia - Federico Fellini
Soggetto - Federico Fellini, Tullio Pinelli, Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura - Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano
Produttore - Luigi Rovere
Fotografia - Arturo Gallea
Montaggio - Rolando Benedetti
Musiche - Nino Rota
Scenografia - Raffaello Tolfo
Genere - Commedia
Paese - Italia
Anno - 1952
Durata - 85 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro





Interpreti e personaggi

Alberto Sordi: Fernando Rivoli
Brunella Bovo: Wanda Cavalli
Leopoldo Trieste: Ivan Cavalli
Giulietta Masina: Cabiria
Lilia Landi: Felga
Ernesto Almirante: il regista di fotoromanzi
Fanny Marchiò: Marilena Vellardi
Gina Mascetti: la moglie dello "Sceicco bianco"
Enzo Maggio: il portiere d'albergo
Ugo Attanasio: lo zio di Ivan
Jole Silvani
Antonio Acqua

  
PREMESSA


Lo Sceicco bianco, saga del fumetto fotografico, parrebbe un altro debito di Fellini alla sua stessa biografia di pubblicista e vignettista umoristico. Non è del tutto così perché il soggetto è costruito su una idea di Michelangelo Antonioni (poi sviluppata con Tullio Pinelli) che nel cortometraggio di fantasia L'amorosa menzogna (1949) già si era dimostrato colpito dal mondo del fotoromanzo e si proponeva di farne una analisi più ampia in un normale film spettacolare. Fellini aveva coltivato, sì, la vignetta, ma quella disegnata. Due condizioni diverse seppure animate, in questo caso, da una esplicita verve caricaturale, sottolineata dalla presenza stessa di Alberto Sordi, lo "Sceicco". Ed è in questa presenza della caricatura che Lo Sceicco bianco si apparenta alle caricatura del mondo borghese, che sono lo spirito stesso del «Marc'Aurelio». In più, c'è anche la presenza dei personaggi felliniani delle scene radiofoniche, con un richiamo ai due già conosciuti, attraverso le onde sonore, Cico e Pallina. E nella protagonista, nella sua ingenuità e nel suo infantilismo (la passione per l'eroe dei fumetti) è riconoscibile la sposina che Fellini aveva prima portato nelle radioscene.
  


   
LA TRAMA

Due novelli sposi in viaggio di nozze arrivano a Roma, alla stazione Termini, durante l'Anno Santo, provenienti da Falconara Marittima. Scendono da uno scompartimento di seconda classe, carichi di valigie e affannati in mezzo a una folla di pellegrini. Wanda (Brunella Bovo) ha un'aria insieme sognante e smarrita. Il cappellino, nella calca, le è andato di traverso ma non ci fa caso. Il marito (Leopoldo Trieste), costantemente preoccupato di mantenere un contegno dignitoso, parla e si muove con sussiego, quasi per dimostrare una certa autorevolezza, ma il suo mal dissimulato impaccio è tradito dalla mano che porta frequentemente al nodo della cravatta, in un gesto meticoloso. Non si rende conto che, tra la folla affaccendata e indifferente, la sua insignificante "provincialità", nonostante i tentativi di mostrarla autorevole, non è affatto importante.
Gli sposini, suggestionati e insieme intimoriti dal primo contatto con la metropoli, raggiungono l'albergo, dove recuperano un po' della loro disinvoltura. Ivan telefona subito al “signor zio”, funzionario altolocato, influente, pregandolo di assisterli nel giro della capitale. Ripassano il programma di prammatica per il soggiorno romano, che culminerà addirittura in una udienza pontificia. Ivan, un po' stanco, si distende sul letto e si addormenta. Non si è accorto che Wanda cova un pensiero segreto, e che anzi chiede addirittura al facchino dell'albergo indicazioni per un certo indirizzo. Mentre Ivan, beato e tranquillo, dorme, Wanda, come non aspettasse altro, esce di soppiatto dall'albergo e si avventura sola nella città. Sa che la vera vita è quella del sogno, ma non sospetta che il sogno può trasformarsi anche in un gorgo fatale. Estatica, senza curarsi di quel che le succede d'intorno, schivando per miracolo i veicoli che la sfiorano arriva davanti all'ingresso di un palazzone moderno, quello che cerca: sale le scale ed entra col cuore che batte nella redazione di “Incanto blu”, giornale a fumetti. È il suo mondo dei sogni, la via ideale, unica, per uscire dal meschino ambiente piccolo-borghese.
Wanda, come il tipico modello di donna caro al primo Fellini, è infantile e pura, immersa in un romanticismo più che modesto, non ha idea di quanto c'è di ingannevole dietro le quinte di un mondo sovente volgare di cui nemmeno sospetta l'esistenza. E felice perché si è incontrata con la realtà dei suoi sogni ed è incapace di distinguere il vero dal falso. Confessa a chi la riceve che ha un solo desiderio, conoscere il suo idolo, lo "Sceicco bianco". È il momento in cui la intera troupe degli "artisti" esce dalla sede del giornale per avviarsi ai luoghi della ripresa; e c'è anche lo "Sceicco". Nella confusione della partenza, ingolfata tra le comparse, Wanda non riesce a parlargli. Delusa, sta per scoppiare in lacrime ma qualcuno la sollecita a salire sul mezzo in partenza. Non resiste alla tentazione e senza rendersi nemmeno conto della gravità della decisione, si unisce alla carovana dei fumetti.
Ivan si è svegliato. È disperato per la scomparsa della moglie. La cerca dappertutto, anche nelle strade che ha percorso, ma nessuno sa dargli indicazioni. È come se la città l'avesse inghiottita. Ai parenti che lo attendono in albergo non ha il coraggio di comunicare la sparizione misteriosa.
La carovana dei fumetti raggiunge, frattanto, il luogo delle riprese, in una pineta vicina al mare. Wanda vorrebbe tornare indietro, ma improvvisamente, come in una apparizione celeste, le si presenta davanti lo "Sceicco bianco": e priva di volontà, incapace di reagire, torna ad essere preda del suo magico smarrimento. Non credendo a se stessa balla con lo Sceicco, partecipa alle riprese in veste di odalisca dimentica del marito e dei suoi doveri, ed è completamente presa dal sogno della sua avventura meravigliosa. 
Ivan, sconvolto, non sa che pensare, ascolta inebetito le chiacchiere dei parenti, sorride tristemente ma difende il suo disperato orgoglio; e non sa che il volgare seduttore ha stretto nelle sue reti la ingenua Wanda, e che addirittura la invita ad una gita in barca, dove è costretta a difendersi dai suoi approcci. Un provvidenziale vento la salva dagli assalti del baldanzoso latin lover. L'istinto, più che la ragione, la aiuta a difendersi da colui che vorrebbe approfittarsi della sua infatuazione, senza minimamente comprenderne la ingenua poesia.
Mentre Ivan compie con i parenti prodigi di astuzia perché nulla sospettino della improvvisa scomparsa, e riesce a trascinarli lontano dall'albergo, dove - assicura - la moglie sarà presto di ritorno, Wanda e lo Sceicco rischiano il naufragio e sono salvati da alcuni volenterosi, che li riportano sulla spiaggia. Sono ad attenderli il regista, i componenti della troaepe, i villeggianti richiamati dall'incidente, e una risoluta ed energica moglie (autentica) dello Sceicco, che accoglie Wanda con sonori schiaffoni, mentre il miserevole seduttore sguscia via pavido e ipocrita, senza un gesto o una parola di difesa della compagna di sventura. Wanda fugge piangendo.
Nella sua situazione incredibile e ridicola Ivan passa con i parenti dal Colosseo all'Ara Pacis, reagisce solo con un inconcepibile mutismo alle domande sempre più pressanti dei parenti. Arrivano al Teatro dell'Opera e Ivan ne approfitta per recarsi in Questura, dove denuncia la scomparsa della moglie, ma lo fa in maniera così caotica, supplicando di non creare scandali, che viene preso da un funzionario per pazzo. Scappa, incontra sulla soglia dell'albergo i parenti che si avviano a far visita alla presunta ammalata, ma con nuove bugie, reticenze, balbettamenti, riesce ancora a rinviare il fatale, e per ora impossibile, incontro. Vaga solo, di notte, per le vie ormai deserte, si ìncontra con due mondane che si inteneriscono alla sua storia, lo ospitano. Ivan, che ha pianto come un fanciullo, attende l'alba seduto sul letto di una vecchia mondana, completamente vestito con gli occhi sbarrati nel buio come un insensato.
Wanda, riportata a Roma da uno sgarbato dongiovanni, che la scarica nelle vicinanze dell'albergo, non ha il coraggio di entrare, perdipiù ancora vestita da odalisca. Ha un desiderio inarrestabile di autodistruggersi, vuole scomparire per sempre. Telefona da una farmacia notturna al portiere d'albergo per dettare le sue ultime volontà al marito, poi si reca sull'argine del Tevere e si getta nel fiume. Accorre un fiumarolo che la riacciuffa, ma gli altri soccorritori che sopraggiungono decidono di portarla al manicomio.
Ivan, tornato in albergo, viene avvertito. Deve salvare la propria dignità. Le spiegazioni tra loro e con i parenti verranno dopo. Ora non si tratta che di vestirsi in abito da cerimonia, e arrivare in tempo, alle undici precise, in piazza San Pietro, dove finalmente tutto il parentado si riunisce, per l'attesa udienza pontificia.
    
Alberto Sordi in una scena del film Lo sceicco bianco





    
COMMENTO

Una coppia di sposini della provincia laziale è in luna di miele a Roma. Wanda, la giovane moglie appassionata di fotoromanzi, approfitta del viaggio per incontrare lo "Sceicco bianco", idolo del suo fotoromanzo preferito.
Il film è stato girato lungo le strade di Roma, dove il disorientato Ivan, in cerca della moglie, sembra inseguito da una fanfara di bersaglierì, prima come lui perpetuamente svettante e animosa, poi sempre più ammosciata, e quindi tra i pini della foresta di Fregene, località che per alcuni anni è stato il prediletto luogo dell'esistenza del regista, e dove Fellini colloca le scene delle riprese del fotoromanzo. Memorabile è l'apparizione caricaturale di Sordi in mantello bianco e turbante sull'altalena e che quasi sembra piovere dal cielo sulla testa della ammiratrice che è venuta a cercarlo. Ma, come abbiamo visto, lo Sceicco è soltanto uno squallido seduttore, e la scena della seduzione, sulla barca a vela, ha l'aria di una di quelle evasioni fantastiche, caratteristiche di Fellini, nell'ambito della realtà. La interpretazione di Leopoldo Trieste nella parte di Ivan - dopo essere stato, per così dire, "strappato" da Fellini dalla sua promettente carriera di drammaturgo, per trasformarsi in attore - è più convincente di quella di Brunella Bovo. L'ansia del marito abbandonato colpisce, e convince, più delle velleità di fuga della giovane sposa.
Un'analisi acuta e corretta di Lo Sceicco bianco pubblicata su “Bianco e Nero” da Brunello Rondi rettifica opportunamente il giudizio ottuso e sgraziato che nella stessa sede era stato dato al momento della uscita del film alla Mostra di Venezia: “prova di regia” era stato infelicemente scritto, “convenzionale, scadente e grossolana”, da considerarsi “senza appello”. Avvedutamente Brunello Rondi - che è stato assiduo collaboratore del regista - vede invece in Lo Sceicco bianco un «consolidamento dello stile di Fellini». C'è in questo film lo sberleffo antiretorico della "fanfara" (quasi nello spirito dei disegni di Mino Maccari), l'imbarazzato incontro di Ivan con le peripatetiche (una delle quali, impersonata da Giulietta Masina, produrrà in seguito il nuovo personaggio delle Notti di Cabiria), il mito della Roma "turistica" e lo stupore, tratteggiato in vari momenti, dei provinciali Ivan e Wanda al primo incontro con la città monumentale, vista anche nei suoi caratteri vagamente orridi e grotteschi. La goffaggine di certo mondo dei fumetti è descritta con lucida e calda ironia. E soprattutto Fellini è riuscito a costruire un film tutto "suo".
   


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5 commenti:

Paola ha detto...

Ancora una volta, leggo da te un'ottima recensione: un film che conosco, con il mitico Albertone.. per essere sincera,senza nulla togliere al suo accertato talento, non amo Fellini in modo particolare: i suoi film mi lasciano sempre una sorta di angoscia,e di conseguenza, li riguardo di rado.
Grazie comunque, ti lascio un acro saluto e ti auguro una buona serata

Soffio ha detto...

Ottimo, ci ricordi un film che ancora si può gustare nelle estati televisive a orari mattutini

TheSweetColours ha detto...

non conosco proprio!!!

farfalla ha detto...

Ciao Dolce Loris ma allora sei qui!!!Anche questo blog è magico----ti ho mandato una mail ma non rispondiiiiiiiiiii

Anonimo ha detto...

Fellini proprio non riesco a farmelo piacere...invece Sordi è davvero forte!
ciao Sonia