9474652420519448 01688101952603718437

giovedì 9 febbraio 2012

L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP (Krapp's Last Tape) - Samuel Beckett

Samuel Beckett
     
L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP
Autore - Samuel Beckett
Titolo originale - Krapp's Last Tape
Atto unico
Lingua originale - Inglese
Ambientazione - Un luogo non specificato, nel futuro
Prima - Teatro Royal Court Theatre di Londra 28 ottobre 1958
Personaggi - Krapp
   
Krapp

  
Samuel Beckett (nato a Dublino il 13 aprile 1906 - morto a Parigi il 22 dicembre 1989 - Premio Nobel 1969) costituisce un caso abbastanza curioso. Egli è irlandese di nascita, ed ha vissuto in ambienti anglofobi fino alla compiuta giovinezza; ma dal 1938 ha cominciato a risiedere stabilmente in Francia, dove si è impadronito a tal punto della lingua locale da usarla nelle sue opere letterarie. Anzi, le sue opere più famose sono state scritte proprio in francese. 
Questo è un fatto abbastanza strano, dicevo, perché di solito uno scrittore non rinuncia mai volentieri alla propria lingua madre. Ma in fondo non dobbiamo stupirmi troppo. La particolare esperienza linguistica di Beckett ci conferma che la scrittura letteraria è un'arte, e che come tale va appresa. Spesso ci accade di credere che lo scrittore sia un individuo che esprime se stesso con assoluta spontaneità e immediatezza. Invece non è così: quella letteraria è una lingua che si inventa passo dopo passo. Dunque non deve far specie che qualcuno possa ricorrere ad una lingua straniera; tanto più che il caso di Beckett non è neppure l'unico in senso assoluto. 
Qual è il motivo di questo volontario 'esilio' dalla propria lingua? Le cause possono essere molte, ma una prevale sulle altre: il desiderio di epurare la propria lingua da qualunque compiacimento retorico, per costringersi ad essere scarni ed essenziali. Tale è la lingua di Samuel Beckett. 
Si potrebbe obiettare che l'opera L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP fu scritta originariamente in inglese; ma sta di fatto che essa fu composta nel 1958, cioè dopo che l'autore si era ormai costruito il proprio stile sobrio e stringato, attraverso il lungo esercizio con il francese. 
Samuel Beckett ha scritto anche opere di narrativa, ma il suo nome è legato soprattutto alla produzione drammatica. Egli è anzi considerato uno dei padri del "teatro dell'assurdo", cioè del teatro che si fonda su situazioni inverosimili, tali da colpire profondamente lo spettatore e indurlo a riflettere. A differenza di altri, tuttavia, Beckett non pone l'assurdità nel linguaggio usato dai suoi personaggi, ma unicamente nella situazione scenica.
  



L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP 

L'esordio di quest'opera è già di per sé significativo... 

"Una tarda sera, nel futuro". 

E' ovvio che nessuno può raccontare come se fossero attuali, o passati, dei fatti che accadranno nel futuro; questa frase equivale dunque a dire che la vicenda si svolge al di fuori del tempo, in un mondo fantastico, inventato. 
Il personaggio sulla scena è uno solo, e si chiama Krapp, ed utilizza come diario un vecchio registratore, in cui descrive le sue giornate, i pensieri e i desideri.
Anche questo è un fatto abbastanza strano, per un testo teatrale, che normalmente si sfoga nel dialogo; ma non basta. 
Questo strano personaggio agisce molto più di quanto parli. 
Ogni sua battuta è preceduta e seguita da ampie indicazioni dell'autore, che descrivono con abbondanza di particolari i gesti (spesso incoerenti) da lui compiuti. 
E' evidente che, nelle intenzioni di Beckett, l'azione deve prendere il sopravvento sulla parola: in certi punti, specie all'inizio, pare di assistere piuttosto ad un mimo che ad una rappresentazione teatrale vera e propria. 
E non è tutto: spesso non è neppure Krapp che parla, ma il nastro registratore, su cui egli ha inciso in precedenza (non si sa quando) dei pensieri che riguardano la propria vita. La voce registrata tende a sostituirsi alla voce viva: tutto il contrario di quanto accadeva nel teatro tradizionale,, che si affidava in gran parte alla dizione degli attori, piuttosto che alle loro abilità gestuali. 
Traccio la scena. 
Krapp si muove in assoluta solitudine; e il suo isolamento è sottolineato anche dal contrasto tra luce ed ombra, che delimitano (per così dire) lo spazio in cui il protagonista compie le sue esperienze. 
Krapp esce dalla zona illuminata del palcoscenico solo per brevi istanti, durante i quali compie un'azione rituale, sempre la stessa, che consiste nello sturare bottiglie. 
L'unica evasione che gli rimane, ormai, è l'alcool: per il resto, la sua vita è chiusa in un breve recinto, che contiene non soltanto lui com'è ora, ma anche lui com'era (le sue memorie registrate sui nastri). 
Krapp non è soltanto isolato. Egli è anche molto impacciato nei movimenti, e non solo a causa della sua tremenda miopia. Si direbbe che egli abbia ormai perduto la capacità di agire autonomamente: prima di compiere un qualsiasi gesto è costretto a leggere (su una busta, o un registro) qualche cosa. Egli si comporta quasi come un burattino cui viene suggerito via via ciò che si deve fare. 
Ad un certo punto sembra avere un'improvvisa reazione; toglie il nastro vecchio dal registratore e comincia ad inciderne uno nuovo, con la propria viva voce. Ma questo tentativo fallisce; alla fine egli è costretto a tacere nuovamente, e si rimette ad ascoltare. 
E' naturale che sia così. Krapp simboleggia, nelle intenzioni dell'autore, la solitudine dell'individuo giunto al termine della propria esistenza: un individuo che non ha saputo inserirsi nel mondo e realizzarsi pienamente. Anzi, si potrebbe dire addirittura che Krapp simboleggia un'umanità ormai giunta ad un estremo grado di consunzione, in cui i rapporti personali appaiono per sempre distrutti. 
Gli episodi narrati dal nastro, che si riferiscono evidentemente alla vita passata di Krapp, ci dicono che egli ha avuto delle esperienze, e che per qualche istante si è perfino illuso di aver ottenuto dei successi; ma ora tutto gli appare inutile e incomprensibile. 
Krapp (e l'umanità in lui) ha fatto naufragio, irrimediabilmente. 
  
Samuel Beckett 


    
Nella lettura di quest'opera, ho notato una cosa, che Beckett fa spesso riferimento a fatti che non ci sono noti, dando per scontato che invece lo siano. Non cerco nemmeno di capire a cosa egli si riferisca di preciso. Ma non fa molta differenza: queste designazioni simboleggiano degli eventi possibili, delle esperienze "totali", cioè tali da lasciare un segno duraturo nella coscienza di chi le vive. 
Ciascuno di noi ha accumulato, nella propria memoria, simili episodi, lieti o tristi. Facendo finta che le esperienze di Krapp ci siano note, l'autore ottiene tra l'altro il risultato di coinvolgerci maggiormente: così anche noi finiamo per identificarci, almeno in parte, con il protagonista di questo breve e intenso atto unico. 

Nessun commento: