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mercoledì 29 febbraio 2012

MARCELLINO PANE E VINO - Ladislao Vajda (Trama, commento e video)




Marcellino pane e vino

Titolo originale - Marcelino pan y vino
Paese - Spagna
Anno - 1955
Durata - 90 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro
Genere - Drammatico
Regia - Ladislao Vajda
Fotografia - Enrique Guerner
Montaggio - Julio Peña
Musiche - Pablo Sarozabal



     
Interpreti e personaggi

Pablito Calvo: Marcellino
Rafael Rivelles: Padre Superiore
Antonio Ferrandis: Frate
Rafael Calvo: Don Emilio
Carmen Carbonell: Alfonsa
Isabel de Pomés: Madre
Juan Calvo: frà Pappina
Antonio Vico: Frate Porta
Fernando Rey: Gesù e voce narrante

Doppiatori italiani

Ludovica Modugno: Marcellino
Giorgio Capecchi: Padre Superiore
Mario Besesti: frà Pappina
Amilcare Pettinelli: frà Malato
Carlo Romano: Il Sindaco
Olinto Cristina: Don Emilio
Lauro Gazzolo: Frate Porta
Gianfranco Bellini: Frate
Stefano Sibaldi: frà Din Don
Giuseppe Rinaldi: Gesù
Emilio Cigoli: Voce narrante

Premi

2º premio al V festival del cinema di Berlino
Menzione speciale per il piccolo Pablito Calvo al festival di Cannes
Menzione della giuria dell'O.C.I.C. del festival di Cannes
Medaglia d'oro C.I.D.A.C. per il miglior film



    
I frati di un convento spagnolo trovano e salvano un neonato abbandonato. Lo allevano nel convento: Marcellino cresce, buono e timorato di Dio. Nei momenti di solitudine avverte una grande nostalgia della mamma mai conosciuta e perciò arriva a parlare con un grande crocefisso di legno e gli offre pane e vino. Il Signore gli risponde e si anima per lui...

Pablito Calvo è un bambino che ha sei anni e mezzo. Quando fu scelto su cinquemila concorrenti per la parte di Marcellino pane e vino, ne aveva uno di meno. Da allora, il suo destino internazionale fu segnato.
Vedemmo per la prima volta questo bambino di povera gente, che non si era mai mosso dai sobborghi di Madrid dov'è nato, issato sulle spalle di suo padre (che da alcuni mesi, da muratore che era, non fa che portara il pargolo in su e in giù per l'Europa) all'uscita dal Palais des Festivais di Cannes subito dopo l'acclamata proiezione del film, conteso dagli spettatori, e specialmente dalle spettatrici, in modo tale che a diverse riprese ci venne paura per la sua salute. Per fortuna gli agenti di polizia, che non avevano osato intervenire all'interno della sala quando uno del pubblico, tra il silenzio generale, gridò 'assassin' in un punto particolarrnente delicato della mistica favola, accorsero come un sol uomo e salvarono il piccolo dai baci, dai morsi e dalle strette delle sue entusiastiche ammiratrici.
Poi incontrammo di nuovo Pablito, ormai adusato alla mondanità, tra le stelle più grandi di lui, ma quasi tutte molto meno brave, che folgorarono alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. E sapemmo che nel più grande cinema della capitale spagnola il suo film teneva il cartellone da parecchi mesi ininterrottamente, che le poche volte che Pabito si era azzardato ad uscire per la strada in compagnia dei genitori era stato riconosciuto dalla folla che aveva proteso le mani per toccarlo e accarezzarlo, che il bimbo era appena stato alla rassegna cinematografica di Berlino, e che in occasione della festa annuale delle celebrità a Parigi. Lo stesso Presidente della Repubblica francese si era intrattenuto con lui in lingua spagnola.

Il film fu un grande successo di pubblico in Italia tanto che nel 1958 il piccolo protagonista recitò in un film con Totò che sin dal titolo richiamava al film spagnolo (Totò e Marcellino, diretto da Antonio Musu).
  
   
Non a caso ho incominciato con Pablito Calvo questa opinione sul cinema spagnolo. Innanzitutto per dichiarare che i bambini come lui mi sono molto simpatici e che, a differenza di certo pubblico che usciva piangente dai cinematografi, io sarei uscito indignato quando ho visto che Marcellino era stato fatto morire in un modo così disumano. Poi perchè il film stava avendo un grosso successo in molte parti d'Italia (a Bergamo, città di religiosi, ha battuto, sembra, ogni record d'incassi) e perchè è giusto parlare non soltanto dei film belli, ma anche dei film che comunque suscitano un larga interesse di pubblico. Infine, perchè il trionfo di Marcellino pane e vino in tanti Paesi, preoccupante se si pensa alla sostanza oscurantista della leggenda e al modesto livello estetico del film, diventa plausibile qualora si rifletta alla comunicativa dì questo piccolissimo attore dal sorriso ingenuo e dal dolce sguardo.
Naturalmente la commozione, oppure, più modestamente, l'attenzione suscitata con questi mezzi, è quasi una violenza che gli autori del film (nel caso di Marcellino piuttosto abili, anche se ben poco ispirati) esercitano sullo spettatore.
E' un fatto che il regista di origine ungherese Ladislao Vajda, che ha diretto il film tenendo conto in modo brillante di certe esperienze formali del neorealismo italiano, non rivela personalità alcuna ma è anche un fatto che Marcellino pane e vino è il primo film di produzione spagnola, che sia stato bene accolto nel nostro paese. Ciò dimostrerebbe che le pellicole che speculano sul neorealismo come formula, e ne svuotano la sostanza offrendo una problematica superficiale, falsa, o addirittura inesistente, hanno una vasta attrattiva sul pubblico non smaliziato, il pubblico che si reca ai cinema per passare una sera, e non per riflettere, per educarsi, o per godere emozioni artistiche.
  


 Marcellino sognava la mamma. Un bel giorno chiese a Fra' Pappina: 
"Come si fa per andare in cielo a vederla?
   
Bisogna dunque cercar di spiegare quanto poco di spagnolo e quindi di vero, di umano, di commovente, vi sia in un film come “Marcellino pane e vino” in cui soltanto la trovata centrale del bambino allevato da dodici frati permette qualche effetto umoristico o grazioso. Ma il critico che ha chiamato questi frati “i dodici frati più simpatici del mondo” - ed è vero, nella loro irrealtà lo sono - non sospettava forse nemmeno di porre con ciò la più grave limitazione al film. Fra' Panpina, fra' Malato, fra' Porta, fra' Dindon e gli altri sono simpatici anzitutto per i nomi che Marcellino ha loro apioppato, e perché lui li vede cosi. Ma sono talmente diversi dai religiosi tipo Inquisizione che si son visti in tanti film spagnoli per esempio nella Guerra de Dios, dove vescovi e parroci sembrano dei militari di carriera) e in tanti documentari sulle processioni, sui frati “trappisti” eccetera, che nasce legittimo il sospetto che un convento simile esista soltanto nella fantasia di un bambino innocente.
Comunque, l'umorismo di parecchie situazioni è voluto dal regista dei film. Altre volte, invece, l'umorismo è involontario, come quando si assiste al dialogo tra una guardia civile e un frate, e il primó dice: 
“Se non potete tenere Marcellino, lo prenderemo noi, in caserma...”: dove, contrariamente alle intenzioni degli autori, vien da piangere di colpo sul destino del povero orfanello.
Ma, al di fuori dei conventi, ed eventualmente dalle caserme, esiste la “Spagna in Marcellino pane e vino”? Non si può dire davvero; tanto il villaggio, che qui s'intravvede, puzza di falso lontano un miglio, con quel sindaco cattivissimo (cattivo come il diavolo; e come il diavolo sconfitto alla fine dal miracolo), con quegli abitanti folcloristici e macchiettistici, e quella solitaria madre che Marcellino incontra appena fuori del convento, la quale, più che una madre contadina sembra una diva del cinema.
   


    
Com'era profondamente diverso e, nonostante il tono satirico, come era indiscutibilmente più reale il villaggio castigliano di “Benvenuto Mister Marshall”. Sia quando i macilenti contadini si travestivano da focosi gitani e da variopinti andalusi, e le brave massaie ballavano la danza sivigliana sullo sfondo dei loro poveri casolari mascherati con scenografie da rivista (tutto per far colpo sulla commissione americana del famoso “Piano”); sia quando i maggiorenti sognavano l'America come l'avevano vista nei film del West e i contadini, i trattori che piovono dal cielo coi paracadute, ma nella realtà questi ultimi si mettevano poi in fila per chiedere chi un vestito nuovo, chi una zappa, chi una bicicletta col campanello, chi una macchina da cucire, chi una capra, chi un bue (e una vecchina domandava con lo sguardo il cioccolato che non aveva mai assaggiato): sia quando, arrivate e sparite come saette le lunghe automobili nere dirette a un altro villaggio, la mascherata finiva e ciascun abitante si privava di un sacco di patate, di una pentola, di una bilancia, di un coniglio, per pagare i debiti della grottesca cerimonia.
La verità è che “Benvenuto Mister Marshall” era la storiella divertente di un miracolo mancato (il miracolo degli 'aiuti' americani), mentre Marcellino è la storia quasi macabra di un miracolo riuscito. Si noti come si dissolva l'atmosfera 'graziosa' del film quando questo miracolo s'avvicina. Ombre da film giallo e musiche da far accapponare la pelle annunciano il Cristo semovente. Nel “Don Camillo” avevamo un Crocifisso parlante; qui abbiamo un Crocifisso che muove il braccio (mi si scusi il paragone, ma l'irriverenza è nel film) alla Frankenstein, che mangia il pane e beve il vino, e mostra il buco sanguinoso del chiodo sulla mano, e afferra Marcellino per addormentarlo; poco dopo noi vediamo il bambino così simpatico, immobile sulla poltrona, morto: morto per aver voluto vedere sua madre. E il film termina sull'immgine di sapor medioevale del frate che ha raccontato la storia e della tomba di Marcellino; e se molte madri uscirono con le lacrime agli occhi dal cinema, molti bambini (come me quando ho visto per la prima volta il film, il primo film della mia vita) uscirono chiedendo ragione di questo finale così gratuito e crudele, e non è molto facile risponder loro con gli argomenti dei film...
   

4 commenti:

TheSweetColours ha detto...

Un classico

Marianna S. ha detto...

quando ero piccola (quasi un secolo fa) mio padre mi raccontava la storia di Marcellino per farmi addoementare

Ibu Hamil Muda ha detto...

Ti amo come se mangiassi il pane

http://katalogmakanan.blogspot.com/ ha detto...

quando ero piccola (quasi un secolo fa) mio padre mi raccontava la storia di Marcellino per farmi addoementare