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giovedì 16 febbraio 2012

QUERELLE DE BREST - Rainer Fassbinder




    
   
QUERELLE  DE BREST

Titolo originale - Querelle
Paese - Germania, Francia
Anno - 1982
Durata - 108 minuti
Genere - Drammatico, erotico
Regia - Rainer Werner Fassbinder
Soggetto - Jean Genet (romanzo)
Sceneggiatura - Rainer Werner Fassbinder, Burkhard Driest
Produttore - Dieter Schidor, Sam Waynberg
Produttore esecutivo - Michael McLernon
Fotografia - Xaver Schwarzenberger, Josef Vavra
Montaggio - Rainer Werner Fassbinder (con lo pseudonimo di Franz Walsch), Juliane Lorenz
Musiche - Peer Raben
Scenografia - Walter Richarz
Costumi - Barbara Baum, Monika Jacobs

Interpreti e personaggi

Brad Davis: Querelle
Franco Nero: Capitano Seblon
Jeanne Moreau: Lysiane
Laurent Malet: Roger Bataille
Hanno Pöschl: Gil / Robert
Günther Kaufmann: Nono
Burkhard Driest: Mario
Natja Brunckhorst: Paulette


Ogni uomo uccide la cosa che ama

“Each man kills the thing he loves”. Come un relitto scampato al naufragio della barca che lo portava, Querelle è arrivato sugli schermi europei pochi mesi dopo la morte dell'autore. Preceduto e seguito da clamori scandalistici a causa del tema e di alcune sequenze audaci, “Querelle” rischia purtroppo di inchiodare il nome di Fassbinder a una fama di "autore maledetto" solo in parte vera.
“Querelle” non è uno dei migliori film del regista. Appartiene a quel gruppo di creazioni prettamente intellettuali (tipo “Despair”) che sono sì affascinanti dal punto di vista culturale, ma quasi "senza cuore". Girandolo, Fassbinder sosteneva che avrebbe dovuto essere un film “che si può leggere come un libro”. Si pensa allora subito all'altra grande trascrizione dalla letteratura, “Effi Briest”. Ma in “Effi Briest” c'era un testo perfettamente misurato e l'arte olimpicamente equilibrata di Fontane; con “Querelle” abbiamo invece a che fare con un romanzo-cafeidoscopio, che sussulta verso la fine con una girandola di eventi e di pensieri. 
Fassbinder, per la stessa natura del romanzo, ha dovuto far quadrare le proprie ossessioni con quelle originali di Genét. Il risultato è incerto, talvolta illuminante, talvolta prevedibile e superficiale.


TRAMA

In una Brest tutta visibilmente ricostruita in studio come se fosse un porto dei mari del Sud, approda il Vengeur. A bordo ci sono, fra gli altri, il marinaio Georges Querelle, una sorta di "angelo del male", e il tenente Seblon, di lui innamorato. A Brest c'è La Feria, un locale malfamato gestito da Nono la cui moglie, Lysiane, è l'amante del fratello di Querelle, Robert. I due fratelli si amano e si odiano in un complicato gioco di specchi sentimentale. Nono, che ha intrallazzi con il poliziotto Mario, si offre a Querelle come ricettatore di una partita d'oppio. Per sbarcare la merce Querelle si fa aiutare dal cognato Vic, che poi uccide dopo un lungo rituale di corteggiamento omosessuale. 
Sempre a Brest lavora Gil Turko (impersonato dallo stesso attore di Robert), muratore dileggiato dai compagni come omosessuale. In realtà è amato dal loro capo, Théo, che però Gil rifiuta. Una sera, ubriaco, Gil lo uccide. Lo aiuta a nascondersi Roger, un adolescente attraverso cui Gil ama la sorella Paulette. In verità, nemmeno a lui 'e chiaro chi dei due ami veramente.
Intanto Querelle si fa sodomizzare da Nono e Robert, indignato per la condotta del fratello, lo sfida. Ma i due si riconciliano. La polizia sospetta che Gil sia anche l'autore dell'omicidio di Vic. Questo suscita in Querelle uno strano sentimento: raggiunge Gil e in lui nasce l'amore per qualcuno che è un assassino par suo.
Querelle organizza la fuga di Gil: gli passa un'informazione su Seblon, che Gil rapina ferendolo, e gli dà un biglietto ferroviario. I due si dicono addio sinceramente commossi. Subito dopo Querelle avverte la polizia della presenza di Gil sul treno.
Seblon però non riconosce Gil come suo aggressore. Incontrato Querelle sui bastioni del porto lo conduce a Lu Feria, dove invece accusa Robert del furto. Lysiane, Nono e Mario si rinfacciano accuse e tradimenti. Querelle, ubriaco, quasi santamente ingenuo, si pone sotto la protezione di Seblon. Quando se ne sono andati, Lysiane (che già aveva previsto nei tarocchi l'arrivo di Querelle e gli scompigli da lui portati) "scopre" nelle carte che Querelle non è il fratello di Robert. I personaggi ridono: tutto torna come prima. Sul ponte della nave i marinai lavorano e si danno da fare come nella sequenza d'apertura.

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COMMENTO

La trama è difficile da esporre e può risultare incoerente alla lettura. Ma il punto è proprio questo: sia per Genét che per Fassbinder la storia è un puro segno che serve a mostrare e a commentare certe inconfessabili realtà dell'animo umano, in particolare la relazione che esiste tra assassinio, omosessualità e martirio. Mentre Genét unifica la sua meditazione in un compatto grumo di fatti e di riflessioni, cementando il tutto con uno stile inimitabile, il film di Fassbinder riesce a fare questo solo in parte. Il gioco degli sdoppiamenti, delle illusioni da Narciso in cui tutti i personaggi si crogiolano, appare troppo spesso scoperto.
Il valore di Querelle sta piuttosto in quelle sequenze con le quali il film improvvisamente si infiamma, raggiungendo a tratti quella devastante forza rivelatrice che è invece propria del romanzo in toto. Prima fra tutte, la splendida e contestatissima scena della sodomizzazione di Querelle da parte di Nono. È significativo che Genét, nel libro, istituisca una strettissima consequenzialità tra l'omicidio di Vic e la volontà di espiazione attraverso il rapporto anale con cui Querelle avvicina Nono. Fassbinder è invece più allusivo su questo punto, ma scarica nelle riprese esplicitamente sessuali una forza evocatrice la cui purezza riscatta la scabrosità della scena. Lungi dall'essere provocatorio, egli è qui addirittura sentimentale. E non si può fare a meno di pensare alla splendida sequenza della masturbazione nel film di Genét “Un chant d'amour”, alla cui retorica sublime Fassbinder si è evidentemente ispirato. 
È interessante osservare che il regista ha dovuto inventare, come centro della narrazione, un personaggio femminile: Madame Lysiane. Lysiane, nel romanzo, praticamente non esiste: è semmai un fantasma la cui presenza è avvertibile negli angoli più oscuri del racconto. Fassbinder la trasforma in un personaggio carismatico (e non poteva essere che Jeanne Moreau ad interpretarlo), una sorta di incrocio archetipico tra le figure di amante, maga e madre che presiede agli scambi di identità tra i personaggi maschili del film. Lei preannuncia Querelle e lei lo cancella dalla memoria di tutti, rimuovendone la nera bellezza, l'indistinto abisso guardando dentro il quale è venuta a ciascuno la vertigine.
Una simile vertigine assale però poche volte lo spettatore. Forse Fassbinder avrebbe trovato nel tempo la chiave per rendere "ingenue" anche queste sue opere più intellettuali, magari a partire dal film che già aveva in progetto, un adattamento de “L'azzurro del cielo” di Bataille. 
“Querelle” rimane uno dei capitoli più misteriosi del suo testamento. Misterioso e baroccamente inquietante fino a quell'ultima, infuocata immagine della tolda nel cui fervere indistinto e sudato sembra di intravedere l'affannarsi stesso della morte al lavoro.


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2 commenti:

Marianna S. ha detto...

questo mi è nuovo...ciao Loris

Paola ha detto...

Un film che non ho mai visto e, da quanto leggo, alquanto inquietante. Scusa se con un po' di ritardo vengo a ringraziarti del passaggio da me.. mi fa sempre piacere vederti. Un caro saluto e buona giornata