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sabato 18 febbraio 2012

SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE (Six Characters in Search of an Author) - Pirandello


  

Sei personaggi in cerca d'autore

Autore - Luigi Pirandello
Lingua originale - Italiano
Genere - Drammatico
Composto nel 1921
Prima assoluta - 9 maggio 1921
Teatro Valle - Roma

Personaggi

Il padre
La madre
La figliastra
Il figlio
Il giovinetto (non parla)
La bambina (non parla)
Madama Pace
Il direttore-capocomico
La prima attrice
Il primo attore
La seconda donna
L'attrice giovane
L'attor giovane
Altri attori e attrici
Il direttore di scena
Il suggeritore
Il trovarobe
Il macchinista
Il segretario del capocomico
L'usciere del teatro
Apparatori e servi di scena


Dramma senza atti né scene: ci sono due interruzioni che sembrano casuali
  


     
In un teatro, in cui una compagnia d'attori diretta dal Capocomico sta provando una commedia di Pirandello, si presentano sei persone che dicono di essere personaggi che l'autore creò vivi, ma che poi non seppe o non volle “far vivere” sulla scena, non scrisse cioè mai il loro dramma. Essi sono il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto, la Bambina e chiedono di poter rivivere la loro storia. Tra le ironie degli attori presenti, riescono a raccontare una parte del loro dramma. Il Padre aveva in passato sposato la Madre, di condizione sociale inferiore e aveva poi mandato il loro Figlio, allora piccolo, a crescere in campagna. La Madre, pur fedele e sottomessa al marito, aveva stabilito un rapporto di reciproca comprensione con un suo segretario, tanto che il Padre aveva favorito la loro unione. Dopo la nascita della loro prima figlia (la Figliastra che ora ha 18 anni) il segretario, geloso dell'affetto che il Padre continuava a nutrire per la Madre e la piccola da lei nata, si era trasferito all'estero. Ora, a distanza di anni, la Madre rimasta vedova e ridotta in miseria, è tornata portando con sé, oltre alla Figliastra, altri due figli nati all'estero, il Giovinetto di 15 anni, e la Bambina di 4 anni. Per guadagnarsi da vivere fa lavori di cucito per una certa Madama Pace, che in realtà, dietro la facciata della sartoria, nasconde una casa d'appuntamenti. In questa ella è riuscita ad attirare la Figliastra, costretta dal bisogno. Un giorno nella casa di Madama Pace capita come cliente il Padre, ignaro di tutto, e sta per incontrarsi con la Figliastra senza aver riconosciuto in lei la bambina che lui un tempo andava a spiare da lontano. La Madre, sopraggiunta in quel momento, interrompe con un urlo il loro incontro. Il Padre allora accoglie in casa sua la Madre e i suoi tre figli, ma il Figlio, giovane più che ventenne, rifiuta di accettarli. Il Capocomico, interessato alla vicenda, accetta di farla rappresentare dai suoi attori, ma sorgono incomprensioni e battibecchi fra loro e i personaggi, che non riconoscono la 'loro' verità nella finzione scenica e continuamente l'interrompono. Alla fine, il loro dramma si conclude con la morte della Bambina, annegata nella vasca del giardino del Padre, dove dovrebbe svolgersi il secondo atto. Anche il Giovinetto, oppresso dalla situazione venutasi a creare, si uccide con un colpo di rivoltella. La sua morte non viene solo raccontata dagli altri personaggi, ma avviene veramente sul palcoscenico fra le grida atterrite degli attori. Il Capocomico infuriato manda al diavolo gli intrusi, il cui dramma ancora una volta non viene rappresentato.


Ciascuno di noi si crede uno, ma è tanti...!
  

  
I “Sei personaggi in cerca d'autore” costituiscono il dramma più rappresentativo delle complesse tematiche di Pirandello. Per la prima volta nella storia del teatro moderno, esso distrugge la finzione teatrale, l'elemento cioè su cui si basava il dramma tradizionale, che rappresentava sulla scena un'azione con l'intento di riprodurre fedelmente la realtà. In questo dramma, invece, Pirandello smaschera questa finzione, mostrandola chiaramente, attraverso lo strumento del cosiddetto teatro nel teatro.

Il dramma, come si può arguire dal riassunto, ha infatti una struttura complessa. In esso vi sono due piani differenti: uno è quello della vicenda dei sei personaggi, raccontata da loro stessi come già avvenuta nel passato ma ogni volta rinnovantesi, l'altro è quello della situazione presente, rappresentata dalla compagnia teatrale e dal palcoscenico. Gli attori dovrebbero rappresentare il dramma dei sei personaggi, in realtà fanno da pubblico agli spezzoni della loro rappresentazione. L'argomento del dramma non è quindi la vicenda dei Personaggi, ma la sua incompiuta e impossibile messa in scena: è cioè un'opera teatrale sul problema del fare teatro. Ma perché il dramma nella sua forma tradizionale è qui impossibile? La risposta sta in uno degli interventi che il Padre fa nel brano che segue. 
“Ciascuno di noi - egli afferma rivolgendosi al Capocomico - si crede 'uno' ma non è vero: è 'tanti', signore, 'tanti' secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi”. 
È questa una delle tante affermazioni del relativismo che troviamo in Pirandello. Se ciascuno di noi ha tante diverse personalità, se la vita è varia e molteplice, i nostri atti non possono che essere diversi e a volte contraddittori fra loro. Ma nessuno di essi è più vero degli altri e nessuno ci rappresenta pienamente. Questo mette in discussione la possibilità stessa del dramma tradizionale, fondato su un'azione nella quale i personaggi si riconoscono fino in fondo.

Inoltre, come in questo brano è dimostrato dal Figlio, ciascuno vive la stessa vicenda da un punto di vista soggettivo, diverso da quello degli altri: ciò che è vero per uno non lo è per l'altro, i confini fra illusione e realtà si confondono, ciascuno ha la sua drammatica verità interiore che non può essere comunicata agli altri ed espressa in un dramma collettivo. «Quello che io provo - dice il Figlio - non posso e non voglio esprimerlo. Non può dunque dar luogo a nessuna azione da parte mia. » II brano che segue fa parte della prima parte del dramma, in cui i Personaggi raccontane la loro triste storia al Capocomico, che ancora pensa di poterla,far rappresentare agli attori. Ma ciascuno l'ha vissuta in modo diverso e presenta una realtà diversa che alla fine sarà impossibile rappresentare.


Luigi Pirandello: tutto è apparenza, niente è realtà...!

Luigi Pirandello (1867-1936), nacque in Sicilia ad Agrigento. Nella sua opera la sicilianità, come mito ricorrente e ritorno all'origine attraverso la memoria, fu un elemento sempre presente ed importante. Proveniente da un'agiata famiglia di proprietari terrieri di idee patriottiche ed anticlericali, egli visse gli anni dell'adolescenza a Palermo, dove frequentò il liceo e si iscrisse alla facoltà di lettere. Nel 1887 si trasferì all'università di Roma e, due anni dopo, a quella di Bonn, in Germania, dove visse fino al 1892, laureandosi in filologia. L'esperienza tedesca gli permise di sprovincializzare la sua cultura e di gettare le basi della sua formazione letteraria e filosofica.
 Al suo rientro in Italia si stabilì definitivamente a Roma, dove entrò in contatto con il mondo della cultura pubblicando recensioni e novelle su diverse riviste. Dopo il matrimonio, avvenuto nel 1894, accettò la cattedra di stilistica alla facoltà di magistero, dove insegnò per 15 anni. Nel 1903 apparvero i primi sintomi della malattia mentale della moglie che la porterà all'internamento in manicomio. Questo dramma familiare avrà un effetto sconvolgente nella vita di Pirandello e significherà per lui la perdita del riferimento sicuro della famiglia. Egli affermò in seguito di voler rinunciare a vivere la vita e di volerla solo osservare e rappresentare. Contemporaneamente lo scrittore fu coinvolto economicamente nel fallimento delle miniere di zolfo del padre. Da quel momento in poi mantenne la famiglia (gli nacquero tre figli) con la sua attività di insegnante e di scrittore: pubblicava in quegli anni molti dei suoi romanzi e racconti. Nel 1910 Pirandello esordì come autore teatrale, ma solo nel 1917 l'impegno per il teatro lo distolse dalla narrativa, anche se continuò a scrivere novelle. Dopo aver raggiunto fama internazionale con il dramma “Sei personaggi in cerca d'autore” del 1921, lasciò l'insegnamento e si dedicò alla composizione e messa in scena. Nel 1925 fondò una sua compagnia teatrale, quella del Teatro d'Arte di Roma, che seguì nelle numerose tournées in Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Sud America. Si tenne così per lunghi periodi lontano dall'Italia, dove era considerato con crescente ostilità dal regime fascista, nonostante la sua iscrizione a quel partito nel 1924. Trascorse gli ultimi anni della sua vita sempre più ai margini della cultura ufficiale, nonostante l'attribuzione nel 1934, a due anni dalla morte, del premio Nobel per la letteratura. 
L'opera di Pirandello è caratterizzata da una grande varietà di generi e dalla continua ripresa di temi e di trame da un'opera all'altra e da un genere all'altro, soprattutto dalle novelle ai drammi teatrali. Ne deriva la caratteristica di una sperimentazione continua. 
I suoi numerosi romanzi vanno dal genere verista a quello comico, a quello fantastico, a quello storico-autobiografico a quello filosofico. Essi sono rispettivamente: L'esclusa (1893), Il turno (1902), Il fu Mattia Pascal (1904), I vecchi e i giovani (1913), Uno, nessuno, centomila (1926). Vastissima è la produzione di novelle riunite in successive raccolte con il titolo di Novelle per un anno. 
Grande varietà di temi troviamo anche nella produzione per il teatro che comprende circa 45 titoli. Ne ricordo solo alcuni: Pensaci Giacomino! (19ì6), Così è (se vi pare) (1917), Il berretto a sonagli (1917), Ma non è una cosa seria (1918), Sei personaggi in cerca d'autore (1921), Enrico IV (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930), I giganti della montagna (incompiuto, 1937). 
Fra i saggi critici, va ricordato L'umorismo, del 1908, nel quale è espressa la teoria artistica di Pirandello.
Essa deriva dalla sua concezione complessiva della vita e del mondo. In una lettera del 1893 Pirandello scrive di immaginare “la vita come un immenso labirinto circondato tutt'intorno da un mistero impenetrabile”. 
In questo labirinto l'uomo non sa cosa è giusto e cosa è ingiusto, cosa è vero e cosa è falso. La vita si manifesta in modi di essere sempre nuovi e l'uomo non può conoscerla per quello che è veramente, ne ha solo un vago sentimento, derivato dal fatto che, a differenza degli animali e delle piante, egli “si sente vivere”. Di fronte alle diverse manifestazioni della realtà noi ricaviamo delle impressioni, ci formiamo dei punti di vista, ma questi hanno origine dentro di noi, sono dunque soggettivi, anche se noi tendiamo a scambiarli per realtà oggettiva. Invece la realtà è mutevole, casuale, imprevedibile ed inconoscibile, persino quella che è dentro di noi, cosicché è un'illusione pensare di essere una persona sola e di conoscere la nostra anima. All'interno di ogni singolo individuo ci sono anime diverse: ciò che in noi è dettato dalla ragione contrasta spesso con ciò che è istintivo e legato all'emotività. A seconda dello stato d'animo diverso, vediamo diversamente le cose. È questo il relativismo pirandelliano, il frantumarsi dell'io in molteplici aspetti, l'oscillazione continua fra apparenza e realtà, fra due o più verità diverse, temi sempre ricorrenti nella sua opera. Compito dell'artista non è quello di dare del mondo una visione coerente e unitaria che non esiste, ma quello di rappresentare i contrasti, smascherare le contraddizioni e le ipocrisie sulle quali la vita si fonda, attraverso la capacità di vedere in ogni vicenda umana il rovescio della medaglia, di utilizzare cioè quello che Pirandello chiama il “sentimento del contrario”.





2 commenti:

TheSweetColours ha detto...

perfetta

Anonimo ha detto...

lo sai che adoro Pirandello, vero?
ciao, Sonia