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mercoledì 21 marzo 2012

BOCCACCIO '70 - Federico Fellini

     
BOCCACCIO '70  
Scherzo in 4 atti ideato da Cesare Zavattini, che comprende:
RENZO E LUCIANA di Mario Monicelli
LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO di Federico Fellini
IL LAVORO di Luchino Visconti
LA RIFFA di Vittorio De Sica
   

LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO
Regia di Federico Fellini
Soggetto - Federico Felini
Sceneggiatura - Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano,
con la collaborazione di Brunello Rondi e Goffredo Parise
Fotografia - Otello Martelli 
Operatore - Arturo Zavattini
Musiche - Nino Rota
Scenografia - Piero Zuffi
Montaggio - Leo Catozzo
Paese - Italia, Francia
Anno - 1962
Durata - 150 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro
Genere - Commedia, satirico
Produttore - Carlo Ponti, Tonino Cervi

Interpreti e personaggi

Peppino De Filippo: Dottor Antonio Mazzuolo
Anita Ekberg: donna del cartellone
Antonio Acqua: il commissario




TRAMA  

Il dottor Antonio Mazzuolo (Peppino De Filippo) guarda in macchina, tra minaccioso e ridicolo, su fiammate di roghi sovrimpressi. Una vocina fuori campo, quella di un Amorino (il doppiatore è Alighiero Noschese) commenta una descrizione idillica del quartiere dell'EUR dove sembra regnare la felicità. È la prima sequenza a colori del cinema di Fellini, un carosello variopinto: bambini, pretini, indossatrici, una corsa di biciclette, le riprese di un film di Maciste con il regista in carrozzella, lo sci nautico, il pedalò... 
“C'è soltanto un signore che ce l'ha con me” dice l'Amorino.
Quel signore si chiama dottor Antonio Mazzuolo, sussiegoso, occhialuto e vestito di nero. Di notte disturba le coppiette appartate (“Vergognatevi! Licenziosi! Sposatevi prima di fare certe cose!”), apostrofa gli innamorati nelle auto e trascina sul posto i poliziotti. Lo vediamo al varietà mentre si precipita in scena durante la passerella delle ballerine e impone sipario. Durante una colazione all'aperto con altri moralisti (raccontata in stile film muto), Mazzuolo corre a coprire con il tovagliolo la scollatura di una signora. 
Alle opere buone, come la questua per i carcerati durante la messa, il dottor Antonio alterna la vigilanza sui giornali pornografici e, se non può fare altro, li acquista e li straccia, approvato da un direttore di quotidiano (la caricatura vendicativa di quello della “Schifosa vita”). Mentre premia gli scouts schierati (ci sono medaglie burlesche per nomi ben noti: Rodolfo Sonego, Otello Martelli...), Mazzuolo è disturbato da una ruspa in azione. Si sta montando un castello di tubi e arriva una banda di manovali-clowns (tutti attori di varietà: Alfredo Rizzo, Polidor, Dante Maggio, Giacomo Furia e altri). La gigantografia del manifesto è a pezzi, enigmatica e inquietante: i piedi di una donna, le gambe...
Un pullman rovescia sul piazzale un gruppo di musicisti negri con tamburi e bonghi, che suonano e ballano il tema di ha dolce vita. Ed ecco due frammenti della scritta al neon: “bevete” e “latte”. Innestano l'altoparlante e il caposquadra (Maggio) ordina: “Attaccate il motivo nostro”. 
Intonato da un coretto impertinente, il motivo dice: “Bevete più latte/ il latte fa bene/ il latte conviene/ a tutte le età!/ Bevete più latte/ prodotto italiano/ rimedio sovrano/ di tutte le età/ Bevete più la.../ Bevete più la …/ Bevete più latte!». 
I negri accompagnano il coro in stile jazzistico e intanto i manovali portano il volto di Anita e la scollatura, fino a comporre l'immagine di una donna sdraiata con un grande bicchiere di latte in mano. I downs lavano il manifesto con la pompa, Antonio è stravolto.
Tra la folla festosa, Mazzuolo protesta per l'oscenità in luogo pubblico. Poi sale le scale di un'organizzazione di moralisti, dove espone il caso: “Ho cinque finestre e le sole gambe prendono tutte le finestre”. 
Il dirigente (è Antonio Acqua, il commissario di “Lo Sceicco bianco”) è perplesso sulla definizione di 'invitante': “C'è l'invitante all'americana, l'invitante alla francese, l'invitante alla turca...”. Antonio ribadisce che il manifesto reca offesa “alla funzione più sacra della maternità, l'allattamento”.
Tormentato notte e giorno, Mazzuolo detta lettere dove ricorre la parola “Basta!” (il titolo dell'editoriale di L'Osservatore Romano contro “La dolce vita”). Tenta di portare il vescovo sul luogo dello scandalo, ma riesce a coinvolgere solo un paio di coadiutori. Di notte intorno al manifesto si è creato un monda subalterno del vizio: puttane, focacci, balletti in stile Cubiria. Antonio continua a inveire, sorvegliando la situazione dalle finestre con il binocolo. Anche di giorno c'è un vero carnevale: burattini, il fotografo ambulante, le giostre, le bambine e gli immancabili bersaglieri. Perché lo scandalo avvenga, il protagonista tira boccette d'inchiostro contro il manifesto e si fa arrestare; e finalmente, Anitona viene coperta da strisce di carta.
Festeggiamento di moralisti in casa Mazzuola. Mentre il dottor Antonio canta una canzone napoletana, ha la prima allucinazione: vede la donna del manifesto sdraiata sul tavolo da pranzo. Fra lampi e tuoni, nel riascoltare un suo discorso registrato contro il cinema pornografico, Mazzuolo si accorge che là fuori la pioggia sta staccando le coperture di carta. Ora gli sembra che Anitona gli faccia delle smorfie. L'emozione è tale che il dottor Antonio si infila l'impermeabile sopra il pigiama, prende l'ombrello e corre a vedere. Sotto il manifesto non ha più dubbi: la donna fa degli sberleffi, poi si mette a parlare. Ed ecco materializzarsi sul prato, alto quanto un uomo, il bicchiere di latte. 
Il manifesto è vuoto, la donna non c'è più. Antonio è finito tra i piedi della gigantessa, Anita corre in giro libera, si rovescia sul prato e lo chiama come faceva con Marcello in “La dolce vita”. Lo prende in giro, lo trascina a passeggio per l'EUR, lo solleva e se lo porta al seno; pur continuando a protestare, il moralista sente cedere le difese: un po' si adagia sulla morbida enorme scollatura (“Come sto bene”) e un po' si ribella (“Non voglio, strega”).
Allo scopo di strappargli un bacio, Anitona si rimpicciolisce: e Antonio, ormai schiavo d'amore, si offre di redimerla. Anita torna gigantessa e minaccia uno spogliarello sul posto. Lui si toglie gli abiti per coprire l'obiettivo, raccomanda in macchina al pubblico: “Non la guardate, uscite dal cinema”. 
Infine si immagina nell'armatura di un cavaliere medievale e scaglia la sua lancia contro il petto di Anita. Colpita al cuore, la donna chiude gli occhi: è morta.
Avanza un funerale con tutti i personaggi intorno alla cassa. Inneggiano ad Antonio ritmicamente, in coro: “Aò, aò, viva Mazzuolo!” e gli fanno il girotondo intorno.
Disperato, lui grida: “È mia! È mia! Non voglio che me la portiate via”. 
All'alba lo trovano arrampicato sul manifesto; devono intervenire i pompieri. Un medico (il regista Mingozzi) sale a fargli un'iniezione perché possano imbragarlo e tirarlo giù. Mentre riprende il coretto “Bevete più latte”, lo sciagurato è prelevato in barella. 
Sul tetto dell'ambulanza che trasporta il dottor Antonio al manicomio, l'Amorino ride e mostra la lingua.
  
Anita Ekberg 
  

COMMENTO 

L'episodio è cresciuto nella immaginazione del regista come Anita Ekberg nella mente del bacchettone impersonato da Peppino De Filippo. La dilatazione del racconto, che poteva avere, su un piana di maggiore sobrietà, l'arguzia concentrata di una biricchinata, o di una barzelletta, fa diventare gonfio, prolisso, direi quasi mostruoso - nel senso delle proporzioni - l'episodio, che brilla a tratti di scintille vivide di intelligenza, ma è tutt'altro che calibrato, meditato, funzionale, nella scelta dei fatti, e dosato nel ritmo, come lo era “La dolce vita”. 
Ideato per difendere la concezione della “Dolce vita”, contro l'accanimento dei benpensanti verso un film che aveva innegabili qualità di concezione originale e di rottura; accettabile sul piano di un divertissement agile e contenuto, diventa, nelle proporzioni attuali (millecinquecento metri, per oltre un'ora di proiezione), un pericoloso sbandamento rispetto alla “Dolce vita”: quasi un passo indietro per difendere un successo, una conquista, che si difende così eloquentemente da sè.
“Le Tentazioni” ha dato occasione a Fellini di mettere in risalto il quartiere dell'EUR, che ha avuto modo di studiare, non senza compiacersene, durante i sopralluoghi effettuati in vista di precedenti progetti; gli permette qualche sfogo sull'invadenza dei manifestoni pubblicitari (che poi rinnoverà versa gli spots televisivi); e soprattutto – come ho già detto - riflette le sue intenzioni polemiche. 
Non c'è da dire molt'altro, tanto più che il tema stesso su cui questo squilibrato film a episodi é stato impostato - e che a prima vista potrà anche aver presentato qualche elemento di seduzione, un'occasione di rivalsa - ha poi finito per far rinunciare ai registi dei rispettivi episodi qualcosa del loro mondo o perlomeno seguire binari obbligati di cui si sa quanto almeno due di essi, Fellini e Visconti, fossero insofferenti.



BOCCACCIO 70

Ispirato alle novelle di Boccaccio, ogni episodio si incentra sul sesso nell'Italia degli anni sessanta, periodo di boom economico e di grandi cambiamenti culturali.



I Atto
RENZO E LUCIANA
Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Giovanni Arpino, Suso Cecchi d'Amico ed Italo Calvino,
dal racconto di quest'ultimo "L'avventura di due sposi".
Interpreti e personaggi
Marisa Solinas: Luciana
Germano Gilioli: Renzo


Una coppia di operai (Germano Gilioli e Marisa Solinas) dopo una serie di peripezie riesce a trovare casa ma viene inesorabilmente separata dai rispettivi turni di lavoro: lui rientra a casa dal lavoro proprio quando lei deve uscire per recarvisi.




II Atto
LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO
Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Federico Fellini
Interpreti e personaggi 
Peppino De Filippo: Dott. Antonio Mazzuolo
Anita Ekberg: donna del cartellone
Antonio Acqua: il commissario

Antonio Mazzuolo (Peppino De Filippo) è un moralista intransigente e si dà un gran da fare per far togliere un grosso cartellone pubblicitario, posto proprio dinnanzi alle finestre di casa sua, sul quale campeggia l'immagine gigante di Anita Ekberg sdraiata su un divano e vestita con un provocante abito, che reclamizza le qualità nutrizionali del latte. Ossessionatone, Antonio vive negli incubi, attratto sessualmente dalla stessa immagine che vorrebbe censurare.




III Atto
IL LAVORO
Regia: Luchino Visconti
Sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico e Luchino Visconti, 
dalla novella di Guy de Maupassant Sul bordo del letto (Au bord du lit)
Interpreti e personaggi 
Tomas Milian: conte Ottavio
Romy Schneider: Pupe
Romolo Valli: avvocato Zacchi

Pupe (Romy Schneider), moglie di un impenitente sottaniere (Tomas Milian) che lei scopre coinvolto in un giro di ragazze-squillo, decide di esigere dal marito, per punizione, il pagamento delle prestazioni sessuali che, come moglie, sarebbero dovute (gratis).




IV Atto
LA RIFFA
Regia: Vittorio De Sica
Sceneggiatura: Cesare Zavattini
Interpreti e personaggi 
Sophia Loren: Zoe
Luigi Giuliani: Gaetano
Annarosa Garatti: l'amica di Zoe

La maggiorata Zoe (Sophia Loren), in società con una coppia titolare di un baraccone di tiro a segno, per incrementare i miseri guadagni, si offre come premio in una lotteria clandestina. Il biglietto vincente va ad un sagrestano, il quale si rifiuta, nonostante le pressioni, di rivendere il biglietto e pretende la "riscossione" del premio.


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3 commenti:

Soffio ha detto...

Un grande approfondimento, ma bisogna avere almeno 60 anni per goderselo

Marianna S. ha detto...

è una bestemmia se dico che di Fellini mi sono piaciuti pochissimi film?

TheSweetColours ha detto...

anche questo mi è sconosciuto...