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venerdì 23 marzo 2012

LA RAGAZZA DI CAMPAGNA (The Country Girl) - Regia di George Seaton (Tratto dall'opera di Clifford Odets)


    
LA RAGAZZA DI CAMPAGNA
Titolo originale - The Country Girl
Paese - USA
Anno - 1954
Durata - 104 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro
Genere - Drammatico
Regia - George Seaton
Soggetto - Tratto dall'omonimo dramma teatrale di Clifford Odets
Sceneggiatura - George Seaton
Fotografia - John F. Warren
Montaggio - Ellsworth Hoagland
Musiche - Victor Young
Scenografia - Hal Pereira, Roland Anderson, Sam Comer, Grace Gregory

Interpreti e personaggi

Grace Kelly: Georgie Elgin
Bing Crosby: Frank Elgin
William Holden: Bernie Dodd
Anthony Ross: Philip Cook
Gene Reynolds: Larry

Doppiatori italiani

Rina Morelli: Grace Kelly
Giulio Panicali: Bing Crosby
Emilio Cigoli: William Holden

La ragazza di campagna (The Country Girl) è un film del 1954 diretto da George Seaton, presentato in concorso all'8º Festival di Cannes.



   
TRAMA

Frank Elgin è un attore di cinquant'anni che in passato ha conosciuto un periodo di fortuna e di successo. Ora è un uomo quasi finito, un alcolizzato che non gode di nessun credito nell'ambiente teatrale di New York e che per vivere si adatta ai compiti più umili. Il suo ultimo impiego è quello di controfigura del protagonista in una commedia del giovane autore Paul Unger: un lavoro che andrà in scena fra poche settimane sotto la direzione di Bernie Dodd, un giovane regista energico e appassionato.
Una mattina, appena arrivati in teatro per le consuete prove, gli attori della compagnia si sentono invitare dall'assistente di scena a tornare a casa; solo Frank Elgin è pregato di restare, perché il regista ha chiesto di vederlo. Lo aspetta sul palcoscenico, dove insieme con lui sono anche Paul Unger e Phil Cook, il produttore della commedia. Dodd prega Frank di leggere la parte del giudice Murray.
La parte del protagonista... Frank comprende al volo ciò che è accaduto. Il primo attore, quello al quale egli fa da controfigura, se n'è andato: e il giovane Dodd sta cercando qualcuno per sostituirlo. La parte del protagonista!... Frank si sente afferrato da un'ansia felice e dolorosa assieme.
Quasi a malincuore, comincia a leggere. Una specie di tacita, strana lotta inizia su quelle tavole inclinate verso la platea buia; da una parte l'incertezza, il ritegno di un uomo senza più speranze, dall'altra l'entusiasmo e la decisione di un giovane energica e appassionato. Dodd crede in Frank Elgin più di quanto quest'ultimo creda in se stesso: e si batte per convincerlo.
Quando l'audizione è finita il regista commenta con Cook e Unger la prova di Frank. Egli ha sentito in Frank l'attore di una volta, quello che lo entusiasmava da ragazzo, e niente può dissuaderlo dal suo proposito di riportarlo allo splendore di un tempo. Con un'alzata di spalle anche Cook cede: non si fida completamente e promette solo un contratto a termine di due settimane, rinnovabile in caso di buona riuscita. Dodd è felice, e richiama l'attore per dargli la buona notizia. Ma Frank non risponde: mentre i due uomini discutevano del suo avvenire, ha lasciato in silenzio il teatro. Dodd non si arrende. Ha deciso di 'risuscitare' Frank Elgin, e lo farà anche suo malgrado. Lascia il teatro, e va a cercare Elgin a casa. Bussa all'uscio della misera camera d'affitto in cui vive l'attore, e quando l'uscio si apre, Bernie Dodd si trova davanti a Georgie, la moglie di Elgin: una donna su per giù della sua età, dall'aspetto dimesso e quasi sciatto. Ha un viso sensibile, ma come spento da un'espressione di rassegnata stanchezza. La sua accoglienza è fredda, un po' sospettosa: quando Bernie le spiega il perché della sua visita gli risponde con una specie di ironica noncuranza. È una donna strana, enigmatica, che dà al giovane regista l'impressione di nascondere qualcosa: una sensazione sgradevole, che si accentua quando Frank Elgin rientra a casa e Dodd lo affronta di nuovo per vincere la sua apatía e convincerlo ad accettare la proposta che gli ha fatto. Sembra che Georgie non abbia minimamente l'intenzione di aiutare il marito, incoraggiandolo ad accettare.
Quando Dodd se ne va, dicendo a Frank che aspetta una sua risposta entro due ore (e lasciando sul tavolo, “nel caso che vi servano”, un biglietto da venti dollari) la sua sensazione è diventata una certezza: non dovrà soltanto lottare contro la diffidenza di Cook e contro l'apatia di Elgin, ma soprattutto contro il nuovo ostacolo rappresentato da quella donna enigmatica.
Le sue parole, tuttavia, hanno ottenuto lo scopo: rimasto solo con sua moglie, Elgin decide quasi subito di accettare. Il fatto che qualcuno si sia rivolto a lui, gli ha ridato coraggio e speranza. Sorride, parla animatamente, gli occhi gli s'accendono. Il periodo nero è finito, dunque? Quando Frank, raccolti s venti dollari, esce dicendo che va' dal barbiere a rimettersi a nuovo. sembra un altro uomo. Georgie, invece, abbozza appena uno stanco sorriso.
La grande prova di Frank Elgin è cominciata. Ci sono molte difficoltà, è vero: la memoria che gli gioca brutti scherzi, la sventata invadenza di una giovanissima compagna di lavoro che lo indispone, la non dissimulata sfiducia di Cook. Ma Bernie gli è sempre accanto, instancabile, fraterno, pieno di calore umano e di tranquilla energia. In pochi giorni è nata tra i due uomini una calda amicizia: e nelle pause del lavoro parlano spesso della loro vita e dei loro problemi. Bernie rivela a Frank le sue vicende familiari: è sposato, divorziato, ha una figlia; l'esperienza matrimoniale deve essere stata molto triste per lui se ne parla con tanta amarezza e riluttanza. Ma non si confida con Frank solo per sfogarsi; lo fa anche, e soprattutto, per indurre l'autore a fare altrettanto. Gli è rimasta, dal giorno del colloquio a casa di Frank, una sottile curiosità di sapere qualcosa su Georgie. Quando finalmente F'rank gli parla di lei, tuttavia, le supposizioni più nere vengono superate dalla crudezza della rivelazione...
“Georgie... era Miss America l'anno in cui l'ho conosciuta. Ha rinunciato a una grande carriera per sposarmi. Non mi credi?
L'anno in cui sposammo, comprai una casa di quattordici stanze in Great Neck. Mai fatto una vita migliore. Nuoto, canottaggio, tennis, cena alle sei... alle sette lei mi salutava con un bacio e io venivo in città per recitare. Mi sembrava di vivere in un sogno. E poi, una sera, tornando a casa la trovai ubriaca fradicia sul letto. Lei, che non aveva mai bevuto in vita sua! Non ebbi molto successo quell'anno... chi se lo poteva immaginare? Carriera contro carriera, non voleva che recitassi! Bernie, entro un anno era una alcolizzata senza speranza.
Poi avemmo una bambina... Dopo... qualsiasi parte facessi, era come se la tradissi con un'altra donna. Cominciai a bere anch'io. Non chiedermi dove andava a finire il denaro. Lei si tagliava i polsi o dava fuoco all'albergo ogni volta che io andavo a recitare. Infine perdemmo la bambina. In una situazione simile, non resta altro da fare che attaccarsi al collo di una bottiglia! Lei smise quando incominciai io: Ma adesso so come trattarla. Prendi questa parte, per esempio... ho dovuto farle credere che non la volevo. Così lei ha la possibilità di convincermi che l'idea è sua; non mia, capito?”.
Dopo ciò che Frank gli ha rivelato, Bernie non nasconde la sua crescente ostilità per Georgie. L'immagine che se n'è fatto è troppo simile a quella della sua ex-moglie, verso la quale egli prova un aspro risentimento; e il giovane regista raddoppia i suoi sforzi per sottrarre Frank all'influenza di lei. Ma il legame tra Frank e Georgie è troppo stretto per rompersi, e c'è in esso qualcosa che Bernie Dodd non può arrivare a comprendere. Quando sono soli, Frank mostra davanti alla moglie un volto che nessuno conosce: umile, infantile, dimesso, egli cerca in lei un segno di approvazione per ogni suo atto, per ogni parola; tenta di comunicarle i suoi patetici entusiasmi, e cerca in lei una difesa contro ciò che lo angustia e lo abbatte. Georgie, dal canto suo, si comporta con Frank come se fosse più anziana di lui e non più giovane di quindici anni; lo guida, lo frena, lo conforta, ma sempre con una calma che rasenta la freddezza, quasi fosse una specie di istitutrice e facesse tutto per puro dovere. Ogni tanto, appare sul suo volto l'ombra di un sorriso: ma i suoi occhi restano sempre fermi e lontani come se dietro di essi si celasse un pesante segreto.

La compagnia si è spostata a Boston, dove la commedia avrà il suo periodo di rodaggio, prima di affrontare il difficile pubblico di New York. Georgie, nonostante il parere contrario velatamente espresso da Bernie, hà seguito il marito: e Bernie è sempre più diffidente nei suoi confronti. Tuttavia sa che non potrà svolgere un buon lavoro con Frank se non riuscirà a comprendere quali sono i rapporti fra l'attore e sua moglie: e una sera, quando è appena terminata la prima prova in costume, va da Georgie deciso a conoscere la verità.
Sono nel camerino di Frank, soli. La prova è stata tutt'altro che soddisfacente: Frank, soprattutto, è apparso ancora incerto e ha sbagliato i tempi di un paio di scene. Bernie è preoccupato; teme che Frank si scoraggi, e poiché è convinto che la presenza della moglie non contribuisca a tenergli alto il morale chiede a Georgie di non essere così fredda con lui, di dargli il calore, la tenerezza di cui egli ha bisogno. Georgie sa che Frank, anche se apparentemente si comporta con tutti come se fosse il più ottimista della compagnia, è demoralizzato: ha confidato a lei, e solo a lei, come al solito, le sue inquietudini e le sue lagnanze per le ingiustizie di cui è convinto di essere vittima. Non lo pagano abbastanza, dice, non gli danno un 'aiuto' per vestirsi, Cook è freddo con lui, e fra le quinte passeggia in continuazione, come un'ombra, il sostituto, cioè l'attore che Cook ha ingaggiato per sostituirlo se non si mostrerà all'altezza del compito. Quella presenza lo ossessiona.
Georgie riferisce tutto questo a Bernie Dodd, ma in tal modo non fa altro che confermare nel giovane regista l'opinione che egli si era fatta di lei. Va bene, va bene, si farà il possibile per aiutare Frank: ma perché non è lui in persona a esporre i suoi desideri? Perché è sempre Georgie, questa donna onnipresente ed enigmatica, a parlare per il marito?
Bernie è persuaso cha Georgie guidi e domini Frank con la sua fredda autorità; e glielo dice, brutalmente: “Signora mia, lei maneggia quell'uomo come una scopa: è una strega!”.
È un duro scontro: la prima occasione in cui essi si sono ritrovati chiaramente uno contro l'altra. Tuttavia, nonostante l'asprezza delle parole corse da ambo le parti, qualcosa di sottile e ancora confuso attrae l'uno verso l'altra Bernie e Georgie.

Lo spettacolo, sia pure faticosamente, comincia a ingranare. Ancora pochi giorni e poi ci sarà il debutto a New York: non si possono correre rischi, tutto deve filare nel modo migliore possibile. Chi non va, purtroppo, è Frank. Continua sempre a mostrarsi euforico e sicuro di sé, persino autoritario nei confronti dei compagni di lavoro: ma Georgie avverte in lui i segni di un prossimo tracollo. Una sera, molto tardi, dopo una faticosa seduta per la ripresa delle foto di scena, Georgie ha una terribile sorpresa: nel camerino del marito trova nascosta una bottiglia. Frank, querulo, mentisce: “È solo sciroppo per la tosse”....dice, ma Georgie si accorge che l'intruglio contiene una elevata percentuale di alcool. È l'inizio di una crisi, e Georgie lo sa: ha capito che il marito per darsi coraggio ha ricominciato a bere. Ma questo significherebbe la fine di tutte le speranze. Duramente, avverte Frank che lo lascerà se egli abbandonerà la compagnia o si farà cacciare.
Ma la minaccia non ha alcun effetto su Frank; anzi, lo fa sentire ancora più vittima, aumentando il suo senso di autocommiserazione.
Bernie Dodd torna all'attacco di Georgie: e questa volta le chiede, esplicitamente, di lasciare il marito e tornare a New York. La reazione di Georgie è più disperata che dura: ma il signor Dodd non ha ancora capito che tipo d'uomo è Frank? Sa che cosa significa aver a che fare giorno per giorno, anno dopo anno, con un bevitore, debole, bugiardo, sempre sul punto di crollare, e doverlo sostenere, incoraggiare, senza stancarsi? Il signor Dodd crede proprio di essere la persona adatta a farlo rigare dritto? E sia pure come desidera: dirà a Frank che va via, che torna a New York, che lo lascia nelle mani del sua caro amico Bernie Dodd!
Dodd ribatte alle amare parole di Georgie:
“Lei mi sembra un mezzosoprano da melodramma!”
La donna allora, esasperata, lo schiaffeggia. In quel momento, entra nel camerino Frank. Bernie, coi nervi tesi al massimo, gli si rivolge ancora una volta per cercare di sapere la verità, di sapere come è fatto veramente quest'uomo difficile in cui egli crede, in cui vuol continuare a credere. Ma Frank, come sempre, evita il discorso diretto: si, c'è qualcosa che non va, non lo nega, ma roba da poca, tutto finirà con l'aggiustarsi...
Ma quando Bernie gli dice che Georgie tornerà a New York, e la moglie conferma le parole del regista, si sente perduto. Quasi istintivamente, afferra la bottiglia di sciroppo per prenderne una sorsata: Georgie però gliela toglie di mano e la mostra a Bernie. Il giovane guarda l'etichetta e si fa scuro in volto: “Che è questa storia, Frank?”.
Frank tenta, come aveva fatto con Georgie, di minimizzare la cosa; poi cambia tattica e cerca di scusarsi dando a Georgie la colpa dell'acquisto del flacone. La donna, senza rispondere, esce dalla stanza: e il suo gesto sembra a Bernie una ammissione di colpevolezza. È la moglie che fa bere Frank. 
“Frank, io tengo molto a questo spettacolo - dice: - E lei è gelosa della commedia e gelosa di me”. Prende la bottiglia, la vuota nel lavandino, e amaramente soggiunge:
“A questo è arrivata: a farti ricominciare a bere!” Poi, prima di andare, richiama Georgie e le impone di tornare a New York. Ora Frank e Georgie sono di nuovo soli; e ancora una volta la maschera di Frank cade ed egli si rivolge alla moglie con penosa umiltà: “Bambina, non so dove nascondermi... mi vergogno! Non so ancora la parte e domani aggiungono una nuova scena! E adesso tu mi dici che vuoi tornare a New York!... Non ce la faccio se non mi aiuti. Sono stato forse io a chiedere questa parte?... Non c'eri anche tu quando lui è venuto a cercarmi?”.
Georgie è all'estremo della sua resistenza. Non può più far nulla per quell'uomo che per difendersi, per non accettare responsabilità, fa del male senza accorgersene, con l'incoscienza di un bambino. Tenta ancora, per qualche istante, di scuoterlo: poi non insiste più. Se Frank deve ricadere nel suo fallimento, se vuole ritornare nel miserabile stato d'un tempo, ebbene faccia pure, faccia pure come vuole. Georgie esce dal camerino, e lascia Frank solo. L'attore ha una sola compagnia: una seconda bottiglia di quello sciroppo, che aveva nascosto in un cassetto. La prende, la stappa, beve a garganella. E, come sempre, ubriacandosi, si intenerisce su se stesso, si autocommisera: 
“Eccola lì... piglia e se ne va! Ci si dimentica che io esisto, ognuno si fa i fatti suoi e ci si dimentica che esisto... La compagna della vita! Compagna... Amore!... Eccola lì, la ragazza di campagna!”. 
L'alcool della grossa bottiglia di sciroppo è bastato a Frank per ubriacarsi, e dopo dodici ore egli è ancora nel suo camerino, immerso in un confuso dormiveglia. Lo destano delle voci concitate: Cook, Unger, il direttore di scena Larry. Lo stanno cercando affannosamente e da ore, per una prova che ormai non potrà più aver luogo.
Quando apre la porta, Frank è in condizioni pietose; tenta di dissimulare il suo stato; fa per accendere una sigaretta, ma le mani gli tremano. E Cook, furioso, lo investe con violenza: basta, finalmente, con questo ubriacone... Fuori dai piedi! Frank, distrutto, tace.
Arrivano Georgie e Bernie Dodd. Il giovane guarda con disperazione, con sgomento l'uomo che egli ha cercato di risollevare e che è ripiombato così miseramente in basso. Anche lui, ormai, si sente disarmato: pure, cerca di fare un ultimo tentativo per salvarlo.
Manda fuori della stanza Georgie, bruscamente, e parla a Frank con voce rotta:
“Basta con tua moglie, Frank. Io non ne posso più, non so più nemmeno perché tento ancora, ma non voglio lasciar perdere tutto... Mandala via, che parta subito... Starai con me per tutta la stagione”.
Ma nemmeno questa volta Frank è capace di prendersi una responsabilità. 
“Non mandarla via, Bernie - balbetta. - Sarebbe capace di fare qualche sciocchezzà...”.
Bernie ripensa a ciò che Frank gli aveva confidato; non vuole che Georgie, andandosene, lasci il marito in uno stato di preoccupazione più dannoso della sua stessa invadente presenza; chiama la donna e le chiede, freddamente, di non fare sciocchezze quando sarà a New York.
“Che genere di sciocchezze, signor Dodd?”.
“Dei ridicoli tentativi di suicidio.”
La donna lo fissa, pallida in viso. Questo gli ha detto Frank? “Lei” avrebbe tentato di suicidarsi? Ebbene, ora non può più tacere, la moglie difficile del grande e decaduto Frank Elgin non riesce più a sopportare la finzione che finora si è trascinata. Basta, basta, ormai è tutto finito, non serve più a nulla cercare di nascondere la realtà. Bernie deve conoscere chi è veramente Frank Elgin, non altro che un povero, debole uomo, schiavo dell'alcool, completamente nelle mani di lei, Georgie, che da anni lo ha guidato, ha lottato e sofferto in silenzio per lui. Quanto ai tentativi di suicidio, quelli sono “una specialità di Frank”.
Così, tutto è chiaro, finalmente. Per Bernie Dodd è atroce dover aprire gli occhi sull'errore che ha compiuto, l'irreparabile errore di aver disprezzato; odiato quasi, quella donna forte e meravigliosa, quella donna che ha recitato una parte ingrata di persecutrice mentre era solo una vittima. Confuso, avvilito, emozionato, Bernie si avvicina a Georgie. Balbetta, cerca di scusarsi, poi la implora di restare, di restare per Frank... e per lui, anche. Quel sentimento confuso e sottile, quella strana attrazione che nonostante tutto Bernie aveva sempre sentito verso Georgie, ora si rivela per quello che è: amore. Egli ama Georgie. La prende tra le braccia, e la bacia: all'improvviso, bruscamente, come se quel bacio fosse solo un altro episodio della loro lotta. E Georgie, per un istante, gli si abbandona: ma solo per un istante, perché subito si stacca da lui. Gli dice che resterà, ma resterà solo per continuare e vincere insieme la battaglia che finora avevano combattuto separatamente. Frank Elgin reciterà ancora, deve recitare ancora, perché Georgie possa ancora sentirsi la moglie del grande attore che la fece innamorare tanti anni fa e perché Bernie possa dire di aver visto giusto quando ha puntato la carta più grossa della sua carriera su un vecchio attore fallito.

A New York, un mese dopo, nel camerino di Frank. Dal palcoscenico giunge il suono di applausi scroscianti: Frank Elgin trascina la platea all'entusiasmo. Bernie e Georgie, soli, ascoltano e si guardano. Hanno vinto, hanno portato Frank a un successo che lo imporrà definitivamente nel mondo dello spettacolo.
“Ecco, il nostro lavoro è finito - pensa Bernie. - Ora Frank non ha più bisogno né di me... né di lei.£
“Georgie - chiede alla donna - lo lascerai, adesso?”
Georgie sorride, con quel suo sorriso sempre un po' triste e un po' stanco. Il sapore di quel bacio strappatole un mese prima, il ricordo di quell'abbraccio convulso dove c'era tutta la passione di un uomo giovane, ardente, è rimasto dentro di lei... la turba... È difficile dimenticarlo, e certa sarebbe bello andare incontro a un capitolo nuovo, fervido, pieno, della sua vita.
Ma Georgie è una ragazza di campagna, una donna che porta dentro di sé una saggezza e una forza morale capace di farle superare anche la tentazione più allettante: e con dolcezza, con amicizia, con struggente tenerezza essa dice addio a Bernie Dodd.


COMMENTO

La ragazza di campagna è l'opera più nota di Odets fuori degli Stati Uniti, grazie alle interpretazioni che ne hanno dato le più importanti compagnie teatrali di tutto il mondo (in Italia, la Ricci-Albertazzi-Proclemer) e alla trascrizione cinematografica in cui i personaggi di Georgie Elgin, Bernie Dodd e Frank Elgin furono interpretati da Graee Kelly, William Holden e Bing Crosby. La commedia è molto diversa dalle altre di Odets, poiché in essa non vi è nessun impegno politico o sociale; l'autore stesso lo definì come un lavoro che intendeva semplicemente rappresentare “alcuni piccoli aspetti della vita e della realtà”. Questa mancanza di preoccupazioni ideologiche, d'altra parte, ha permesso a Odets di dedicarsi completamente alla descrizione commossa e fedele di una situazione umana e all'approfondimento psicologico dei personaggi, che hanno una personalità reale, viva, umanissima. L'ambiente scelto per la vicenda, quello del teatro, presentava grosse difficoltà per essere reso in modo non convenzionale: ma Odets, ex-attore, ha risolto il problema con grande abilità, muovendo i suoi personaggi in un'atmosfera che rievoca perfettamente quella reale del teatro.
Anche per il suo significato morale, la commedia ha un grande valore; la rinascita di Frank Elgin è frutto della silenziosa abnegazione della moglie e dell'appassionata amicizia di Bernie Dodd: sentimenti onesti e profondi, che vengono messi ancora più in risalto proprio perché i personaggi che li provano vivono in un ambiente spesso irregolare.
Georgie, soprattutto, è il simbolo di questa “sanità morale”: con la forza che le deriva dai suoi principi di “ragazza di campagna”, essa riesce a vincere la tentazione di abbandonarsi all'amore di Dood, e resta fedele all'uomo al quale ha dedicato la sua vita.


DUE NOTE SU CLIFFORD ODETS

Clifford Odets è nato a Filadelfia, negli Stati Uniti, nel 1906. Prima di diventare uno dei più importanti e fortunati autori drammatici contemporanei ha fatto per molti anni l'attore in varie compagnie, fra le quali il famoso “Gruppo di teatro”, che fu una delle formazioni di punta degli anni Trenta.
Come autore ha sempre prediletto i temi sociali e politici, e ha spesso suscitato scalpore e polemiche con le sue opere.
Le più conosciute, oltre “La ragazza di campagna”,  sono: “Svegliati e canta”..., “Il giorno che morirò”..., “Ragazzo d'oro”...,  e soprattutto “Il grande coltello”, da cui fu tratto un film di successo.
   
Grace Kelly 


2 commenti:

Paola ha detto...

Un film che ho visto e che rivedrei anche volentieri. Grazie di questa bella recensione. Ti saluto con simpatia, buon fine settimana

TheSweetColours ha detto...

sconosciuto...