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domenica 4 marzo 2012

LA STRADA (The road) - Federico Fellini


    
LA STRADA
Regia -Federico Fellini

Soggetto - Federico Fellini
Sceneggiatura - Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli
Fotografia - Otello Martelli
Montaggio - Leo Cattozzo
Musiche - Nino Rota, Franco Ferrara (direzione)
Scenografia - Mario Ravasco
Costumi - Margherita Marinari
Paese - Italia
Anno - 1954
Durata - 103 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro
Genere - drammatico

Interpreti e personaggi

Giulietta Masina: Gelsomina
Anthony Quinn: Zampanò
Richard Basehart: il Matto
Aldo Silvani: Il Sig. Giraffa
Marcella Rovere: la vedova
Lidia Venturini: la suora
Mario Passante
Yami Kamedeva
Anna Primula

Doppiatori italiani

Arnoldo Foà: Anthony Quinn
Stefano Sibaldi: Richard Basehart

Premi

1 Premio Oscar 1957: "Miglior film straniero"
1 Premio Bodil (Copenaghen): "Miglior film europeo"
Leone d'Argento (1954)
2 Nastri d'argento: "Miglior regia" (Federico Fellini), "Miglior produzione" (Ponti - De Laurentiis)
  
   
    
TRAMA

Protagonisti della “Strada” sono due girovaghi: l'erculeo Zampanò, che dà spettacolo nelle piazze della propria forza spezzando catene di ferro, e la buona quanto sprovveduta Gelsomina, che ha la faccia truccata da pagliaccio. Zampanò rappresenta la violenza, la brutalità, l'istinto volgare che non fa distinguere l'uomo dalla bestia. Gelsomina è il sentimento e la dolcezza, il delicato tramite che darà al bruto una coscienza. Forse Gelsomina non saprebbe, con le sue forze, far vibrare nell'anima del bruto il sentimento: ma un nuovo personaggio, il Matto, darà a lei, essere senza importanza, minuscolo ed appena capace di esprimersi, la coscienza della propria inutilità. Poche parole, estremamente semplici, costruiranno in lei una forza d'animo sconosciuta, un nuovo carattere: “Non c'è niente al mondo che non serve”. E Gelsomina capirà di essere venuta al mondo per essere utile a Zampanò, per salvarne lo spirito finora ottenebrato dalla ignoranza.
L'incontro di Gelsomina col Matto - che sarebbe la fantasia più sbrigliata, aspetto stesso della saggezza e della poesia, nella parvenza di un folle apparente - porta a un tragico epilogo. Zampanò uccide il Matto, che ama burlarsi di lui, per puro atto di bestialità, e Gelsomina, che ha assistito al delitto animalesco, senza motivazione, che ne è rimasta scossa fino alla pazzia, viene abbandonata.
Zampanò ritrova, dopo molti anni, traccia della piccola ingenua Gelsomina, ma gli viene detto che è morta. Allora si accorge, sulla riva del mare, della miserabile solitudine in cui è caduto, della enorme perdita che ha subito da quando Gelsomina non è stata più la sua compagna. E la bestia truce, violenta, scoppia ora in singhiozzi: nella spiaggia buia, davanti al mistero della natura e della vita stessa dell'uomo, mentre il mare rovescia le sue ondate, l'uomo torce sulla sabbia la propria anima sofferente e sembra da quel pianto nascere come un vagito: il vagito di una coscienza, finora sorda, che si sveglia, che si rende consapevole della propria esistenza.
  
Zampanò (Anthony Quinn) e Gelsomina (Giulietta Masina)
    

COMMENTO

Gelsomina viene affidata da sua madre al girovago Zampanò, perchè non ha le possibilità economiche per mantenerla. La ragazza e il suo nuovo "tutore" però sono incompatibili: lei cerca sempre di scoprire i segreti della natura e delle cose che la circondano, è una ragazza molto sensibile e l'eccessiva "concretezza" di Zampanò la fanno stare male. Un giorno però, un altro girovago detto "Il Matto" convince Gelsomina che per lei stare accanto a Zampanò è una missione: tutto serve e tutti gli uomini servono a qualcosa...
Basterebbe un tema come questo per fare la nobiltà di “La strada”: e questa nobiltà è sostenuta quasi sempre dall'andamento del film, dalla innocenza e poesia dei gesti e delle apparizioni della fanciulla, dalla solennità di un paesaggio ventoso che incornicia la vicenda, dai dialoghi tra Gelsomina e il Matto, dalla sosta nel convento dove i vagabondi chiedono asilo e Zampanò vuol rubare: un piccolo mondo appartato che sembra staccato per sempre dal resto dell'umanità, nel quale le "monachine" sono sorelle dei frati di Francesco e di Paisà, e dove l'ingenuità, e talvolta anche una sorta di felice stoltezza, è nei volti privilegiati delle volontarie recluse. Che “La strada” sia opera di artista, e partecipi del mondo della poesia, non ho dubbio: anche se il film non nasconde qualche "scorciatoia", che potrebbe essere interpretata come un difetto, poiché il Fellini non ha ancora acquistato la consumata padronanza del mestiere cinematografico che è propria di molti altri registi, più di lui confezionatori di film, ma meno poeti.
  
Giulietta Masina
   


Così potrà essere ritenuto meno credibile e spontaneo, il ritorno di Zampanò al mondo di ieri, quello perduto, per aver semplicemente ascoltato, quattro anni dopo la scomparsa di Gelsomina, un canto che gli riporta la sua immagine. Soluzione semplicistica che infirma, con una sola didascalia (“Molti anni dopo...”), il valore di una sceneggiatura per buona parte valida. Lo stesso semplicismo ritroviamo in qualche caso anche nella recitazione; varia nel Matto (Richard Basehart), chiusa in Zampanò (Anthony Quinn) per una coerenza logica del personaggio, ma ripetuta e meno ricca forse proprio in quella Gelsomina che a molti è apparsa esemplare, ma che io, pur apprezzando l'interpretazione di Giulietta Masina, trovo spesso uguale a se stessa, né più né meno come quella smorfia che leggo sul volto dell'attrice all'inizio del film e che l'accompagna, come un motivo fissato e ripetuto, sino alla fine. 
Evidente è la parentela della compagna di Zampanò con la ragazza di “Agenzia matrimoniale”, allo stesso modo come i personaggi minori del film sembrano, a volte, ricalcare - poniamo nell'episodio del convento - già noti clichés del film neorealista e più specialmente rosselliniano. Ma queste osservazioni, che forse possono essere dettate da una ipersensibilità personale, non sono sufficienti a sminuire la portata dei ben chiari caratteri de “La Strada”: i quali vibrano di una propria vita poetica e nel ritorno a schemi precedenti denunciano, anzitutto, un vivo desiderio di approfondimento.
Le riserve che può suscitare “La strada”, per finire, non possono in alcun modo scalfire l'importanza del film in cui è data analisi così toccante dell'anima umana; dove tanta pietà viene espressa verso chi è solo, sordo, insensibile, che è una disgrazia come essere nati privi di un arto, e restare così, monchi per tutta la vita. E quando avviene il risveglio della coscienza di Zampanò, il suo "rinnovamento" in creatura che sente e che soffre, allora è come la rivelazione di una nuova vittoria dello spirito. Arriva, tristissima, profonda, da quel corpo rannicchiato e singhiozzante, e porta con sè il significato del film: che è il dolore di esser soli, il bisogno che abbiamo gli uni degli altri, la certezza che ognuno di noi può servire a qualche cosa, per quanto umili, oscuri, si possa essere.
  




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1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Non conosco...