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venerdì 2 marzo 2012

L'AMORE IN CITTÀ - Agenzia matrimoniale (Love in the City - Marriage Agency) - Federico Fellini


Federico Fellini

   
   
L'AMORE IN CITTÀ (Agenzia matrimoniale)
Regia di 
Paese - Italia, Francia
Anno - 1953
Durata - 105 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro
Genere - Commedia, drammatico
Produttore - Roma Faro Film; Marco Ferreri, Riccardo Ghione, Cesare Zavattini per la rivista cinematografica semestrale Lo spettatore n. 1
Distribuzione (Italia) - DCN
Fotografia - Gianni Di Venanzo
Montaggio - Eraldo Da Roma
Musiche - Mario Nascimbene
Scenografia - Gianni Polidori

PERSONAGGI

Antonio Cifariello: il giornalista
Livia Venturini
Maresa Gallo
Angela Pierro
Rita Andreana
Lia Natali
Cristina Grado
Ilario Malaschini
Sue Ellen Blake
Silvio Lillo


“Lo Spettatore” è una rivista cinematografica non stampata, ma destinata agli schermi, diretta da Cesare Zavattini, Riccardo Ghione e Marco Ferreri. 
Il numero 1 è dedicato al tema dell'amore.

Gli episodi sono: 

“L'amore che si paga” di Carlo Lizzani, sulla prostituzione.

“Paradiso per quattro ore” di Dino Risi, girato in una "balena", descrive l'ambiente delle sale da ballo dei quartieri periferici, frequentate la domenica da giovani in libera uscita.

“Tentato suicidio” di Michelangelo Antonioni, inchiesta su protagonisti di tentati suicidi.

“Agenzia matrimoniale” di Federico Fellini, sceneggiatura dello stesso Fellini e Tullio Pinelli, inchiesta sulle agenzie matrimoniali.

“Storia di Caterina” di Francesco Maselli e Cesare Zavattini, ricostruzione di un fatto vero, in cui una madre nullatenente abbandona il figlio per poi recuperarlo, pentita, dalle suore il giorno dopo.

“Gli italiani si voltano” di Alberto Lattuada, annotazioni del comportamento "italiano" per strada, una sorta di candid camera nelle vie di Roma che riprende le reazioni degli uomini al passaggio di una bella ragazza.
  
    
"Agenzia matrimoniale" - L'episodio descrive l'attività di un'agenzia matrimoniale, cercando di spiegare lo stato d'animo di quelle ragazze che, pur di sposarsi, sono disposte a contrarre matrimoni destinati ad essere sicuramente infelici.
L'episodio di Federico Fellini non si avvicina affatto al film-inchiesta detto anche “cinema-verità”, tornato in circolo negli anni Cinquanta, ed anzi è proprio un racconto "finto-vero", che rientra assolutamente nello stile del regista il quale ha sentenziato più di una volta: “bisogna inventare tutto”. 
Antonio Cifariello è un giornalista-se stesso, incaricato di svolgere una inchiesta sulle agenzie matrimoniali. 
Da chi sono frequentate? Come funzionano? Che risultati raggiungono? Quali sono le vere aspirazioni di coloro che desiderano conoscere un' "anima sorella" con cui metter su famiglia? 
Cifariello, interpretato da se stesso, ma nei panni - ho detto - di un giornalista, espone un "fatto" che sarebbe accaduto proprio a lui, visitando la Agenzia "Cibele". Inventa la storia di un ricco amico d'infanzia, ammalato, in preda a crisi epilettiche, che cerca moglie. È costretto a vivere quasi isolato, in campagna, perché nelle notti di luna piena diventa un lupo mannaro. 
Chi lo prenderebbe? Eppure una ragazza si presenta, disposta a sposarlo. 
Dice soltanto: “Ma è buono? ...”.”Perché, se è buono io mi affeziono!”. 
Antonio Cifariello non se la sente di continuare a mentire. Preso da pietà, dice alla ragazza che il progetto, per nuovi fatti intervenuti, non è più realizzabile. E la ragazza, delusa: “Lo sapevo che non era per me!”.

All'episodio di Fellini il recensore citato riconosce nondimeno alcune piacevoli notazioni ambientali, ed una pur tenue partecipazione umana. Bocciati son tutti gli altri registi partecipanti all'impresa: anche Risi, per un “deteriore formalismo”, e Lattuada, considerato quasi un “guardone”. 
“Dinanzi a film di questo genere - continua il recensore - vi è da chiedersi se gli usuali strumenti di una metodologia critica siano idonei alla formulazione di un giudizio: ci troviamo infatti di fronte ad un'opera che, quando non sollecita i più bassi istinti del pubblico, dal morboso al sessuale al macabro, offende il più elementare senso di carità. (...) Simili opere mostrano, come il cinema sia veramente un'arma terribile, non per la sua intrinseca pericolosità, ma per l'incoscienza di coloro che possono servirsene”.

Non sembra inutile aver concesso tanto spazio alla recensione, apparsa in una non esimia stagione di “Bianco e Nero” che definì, in sintesi, 'orrendo' questo “Amore in città”. A parte il fatto che Fellini, col suo straordinario senso di humour, ne avrà fatto oggetto, con i suoi amici e collaboratori, di risate clamorose (Tullio Pinelli diceva: “a quell'epoca ridevamo molto”) torna giusto insistere su questo rapporto - spesso di assoluta incomprensione - tra Fellini ed alcuni suoi critici, così chiusi nei loro schemi da non comprendere che ogni film può avere una sua particolare ragione d'essere, e quindi presenta un problema critico a sé. Nel film si riconosce la fantasia di Fellini ma non quella riduzione, al massimo, dello spazio tra vita e spettacolo che era nelle intenzioni di Zavattini: il quale, proprio dall'episodio felliniano sarà rimasto, se non deluso, insoddisfatto, o addirittura contrariato, per una alterazione che il suo cinema-verità non richiedeva. La aspirante fidanzatina, attrice non professionista accanto all'eccezione Cifariello, si pone sulla linea del personaggio "umiliato", della "ingenua" ma buona, candida e tenera, mai spregevole o ripugnante (che poi non sarebbe nello stile del suo regista): e qui il collegamento va alle donne dei precedenti film, non solo Wanda o Gelsomina, ma anche la Melina di “Luci del varietà” o Anna del “Miracolo a Milano”.
Fellini tentò di rendersi credibile affermando che l'avventura di Cifariello era capitata a lui stesso; ma forse era soltanto una bugia, o per svincolarsi dalle pretese dei "committenti", o per l'affacciarsi sempre più frequente (come era apparso anche nello "Sceicco bianco") della fantasticheria nel suo operare artistico trasformando la vita e le personali esperienze in fiaba. Antonio Cifariello diventa il suo vero alter ego.


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1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Non conoscevo...