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lunedì 26 marzo 2012

STORIA DEL TEATRO AMERICANO - History of the American theater



   
La prima commedia americana fu scritta e pubblicata nei 1714 ma non potè essere rappresentato perchè a New York non esisteva ancora un teatro.

In Italia non esisteva, fino al 1954, una completa trattazione del teatro americano, considerato solo come un'appendice del teatro inglese. Ho trovato, dedicate ad esso, alcune pagine sulla “Storia del Teatro drammatico” di Silvio d'Amico ed altre nel “Teatro Inglese” di Camillo Pellizzi. 
Molte commedie moderne americane sono state pubblicate da “Dramma” di Lucio Ridenti e da altre riviste, spesso con note bibliografiche o critiche. Non altro. Dobbiamo, quindi, a Gigi Cane (che, per molti anni è stato redattore di “Dramma» ed è fautore di molte fra le suddette note) una pregevole opera completa, “Teatro d'America”, che espone criticamente la storia del teatro americano partendo dalle sue non lontanissime origini.

Quando i centodue “Padri Pellegrini” che, fuggiti alle persecuzoini degli Stuart, avversi alla religione puritana, sbarcarono nel Massachussetts il 21 dicembre 1620 dalla nave Mayflower, portavano con sè nell'America del Nord la Sacra Bibbia e i rigidi costumi; non certo l'amore per il teatro (basti dire che fin dal tempo in cui erano in Inghilterra lo avevano considerato “the ante-chamber of the devil”, l'anticamera del diavolo. Quanto ai commedianti, per loro erano “caterpillars of the commonwealth”, vermi della comunità). Dobbiamo aspettare molto, molto tempo, prima che questa forma di spettacolo, spazzando a fatica i pregiudizi e allargando con astuzia le maglie della censura puritana, s'imponga nella nuova società che si va costituendo al di là dell'Oceano.
Gli storiografi dicono che nel 1665 una compagnia inglese, diretta da William Darby (un attore in voga allora in Gran Bretagna), diede uno spettacolo ad Accomac, in Virginia, nell'America, cioè, non puritana. Comunque i commedianti dovettero battere in ritirata, vìgendo leggi giudiziarie avverse.
Esattamente dopo 49 anni, fu pubblicata la prima commedia americana: Andròboros (Mangiacristiani), satira politica scritta dal governatore di New York; Robert Hunter. Non fu rappresentata per la semplice ragione che nel 1714, in quella città, non esisteva un teatro. Ma nel 1749, alcuni coraggiosi attori professionisti inglesi iniziarono una tournée partendo da un magazzino, trasformata in sala di teatro, di Filadelfia; e toccarono via via New York, Williamsburg, Frederiksburg, Annapolis. La loro permanenza era appena tollerata, specialmente dai folti gruppi di luteranì, presbiteriani, quaccheri, battisti che popolavano quelle città. 
Solo la borghesia coloniale (imprenditori, mercanti, ecc.) assisteva agli spettacoli con piacere, benchè ostentasse un atteggiamento rigido e contegnoso.
  
Spettacoli teatrali nel West, nel XIX secolo


   
Il primo testo drammatico scritto da un autore americano fu rappresentato sul primo palcoscenico d'America il 12 novembre 1766. La commedia era intitolata The Prince of Parthin (Il principe dei Parti), l'autore si chiamava Thomas Godfrey, il teatro: “Southwark”, la città: Filadelfia.
Il ghiaccio, come suol dirsi, era rotto. D'altra parte, i tempi mutavano, la storia faceva passi da gigante. Il periodo coloniale, che non aveva portato nessun contributo culturale, era finito. La nuova America si trovava in piena rivoluzione con l'Inghilterra per la conquista della propria indipendenza. 
Ed ecco che il 16 aprile 1787 al John Street Theatre di New York fu rappresentato The Contrast (Il Contrasto), autore un giovane americano, Royal Tyler. La commedia conteneva chiari motivi di satira sociale. Essa denunciava apertamente la vita gretta, meschina e falsa del mondo circostante; e benchè l'autore avesse preso come modello il testo dell'inglese Richard Brinsley Sheridan “The School for Scandal” (La scuola della maldicenza), un'opera che punta gli strali contro gli ipocriti di Gran Bretagna, pure The Contrast aveva una sua forza satirica ben ritmata in una tecnica drammatica considerevole.

Seguendo la scia di Tyler, m'imbatto in un altro commediografo, William Dunlap. Se il giovanissimo, infantile teatro americano ha la sua prima tragedia, lo deve a questo autore. Dunlap scrisse “André” ispirandosi ad un fatto storico della guerra d'indipendenza. Fu un vero successo. Ma questi testi facevano eccezione, essendo la produzione corrente, in verità molto scarsa, sotto gli influssi del teatro europeo. Nelle pochissime sale si rappresentavano in gran numero opere tedesche, francesi e inglesi, e il e pubblico le apprezzava divertendosi. 
In questo periodo prospera un gran numero di commediografi e drammaturghi i quali, benchè non creassero validi testi, pure tenevano vivo l'interesse per il teatro, sforzandosi di immaginare vicende ispirate alla vita americana. Fra questi, degno di menzione, James Nelson Barker che con Sperstition (Superstizione), rappresentata più tardi, nel 1824, lancia un atto l'accusa contro l'ipocrisia del puritanesimo. Una tragedia che, senza esagerazione, precede l'interpretzione che dello spirito puritano darà Nathaniel Hawthorne nel suo romanzo “La lettera scarlatta”.

La guerra di liberazione contro l'Inghilterra cessò nel 1812. Il paese si trovò di fronte ad un cammino di progresso e di prosperità che la borghesia indigena intraprese con slancio. Ma tutta intesa ai propri traffici, essa non s'interessava ad elaborare una propria cultura: le bastava imitare e seguire queaa del vecchio Continente. Così nel campo del teatro pullulavano plagiatori ed avventurieri, i quali tuttavia - benchè non avessero capacità tali da creare un repertorio che traesse motivi dalla vera vita americana - contribuirono a perfezionare una certa tecnica teatrale e rafforzarono le basi su cui doveva sorgere in seguito il teatro statunitense.
  
Il teatro degli schiavi


    
All'alba dello scoppio della guerra civile, la letteratura sfrutta un tema importantissimo: la tragica questione razziale, negra, motivo di contesa tra Nord e Sud. Già Walt Whitman, questo vero poeta del popolo, del più umile popolo americano, gridava con voce potente e sincera un'amicizia umana universale nella sua raccolta di poesie “Fili d'erba”. 
Qualche anno prima una donna, Henriette Beecher Stowe, interpretando tutta l'angoscia e le tribolazioni di un popolo costretto in schiavitù solo perchè di pelle nera, aveva scritto, con umile prosa, un romanzo The Uncle Tom's Cabin (La capanna dello zio Tom). 
Quelle pagine toccarono il cuore di milioni di lettori bianchi (ed anche le mie) e contribuirono in modo rilevante ad accelerare il movimento di emancipazione della classe negra. La capanna dello zio Tom fu ridotta per le scene e la sua vicenda commosse anche gli spettatori di Londra e Parigi, dove la commedia venne rappresentata con enorme successo.

Questi, nella fase iniziale, i momenti più importanti della storia del teatro americano, che trovano nell'opera di Gigi Cane un lucido espositore ed un acuto critico. 

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