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giovedì 19 aprile 2012

CESARE E CLEOPATRA - George Bernard Shaw


George Bernard Shaw


CESARE E CLEOPATRA

Cesare e Cleopatra (Caesar and Cleopatra). Commedia in prosa in un prologo e cinque atti di George Bernard Shaw.  Scritta nel 1898, fu rappresentata a Berlino nel 1906 e venne pubblicata a Londra nel 1906. 

In questa divertentissima commedia l'autore ci mostra Cesare e Cleopatra come personaggi moderni. Disinvolti e chiacchieroni, i due si buttano nelle braccia dell'altro, ma il loro flirt è turbato dalla guerra tra Roma e l'Egitto, seccante contrattempo… e da vari omicidi. Con un fuoco di fila di battute corrosive, Shaw demolisce la pretesa grandezza degli eroi e ce li fa vedere come comuni mortali nelle piccole vicende della vita quotidiana. 




PROLOGO

Di fronte all'ingresso del tempio a Menfi, Ra, il dio egizio con la testa di falco, presenta l'argomento del dramma sottolineando come i Romani e i Greci che vi agiscono siano estremamente vicini agli imperialisti inglesi del tempo dell'autore.


ATTO I

48 a.C., una notte d'ottobre, sulla frontiera siriana d'Egitto. Cleopatra, ancora ragazzina, si è rifugiata sopra la Sfinge per sfuggire ai Romani e incentra un vecchio signore di cui ignora l'identità. Si tratta del cinquantenne generale romano Giulio Cesare, a cui la fanciulla, sola e impaurita, si affida completamente. Mantenendo l'anonimato, Cesare istruisce l'ingenua giovinetta - che salirà sul trono non appena avrà ucciso il fratello, il decenne Tolomeo Dioniso che l'ha cacciata dal palazzo di Alessandria - su come trattare la serva Ftatatita, sul comportamento adatto a una regina e su come affrontare e conquistare Cesare. Quando giungono i soldati romani nella stanza del trono, Cleopatra capisce che il vecchio è proprio Cesare e cade tra le sue braccia.


ATTO II

L'azione si sposta ad Alessandria d'Egitto. Cesare si reca al palazzo reale per riscuotere un antico debito contratto con Roma dai defunto padre del re, Aulete, e per risolvere la controversia a proposito del trono d'Egitto. Di fronte all'ostilità della corte il generale romano caccia dal palazzo, graziandoli, il principe Tolomeo e il suo seguito e insedia Cleopatra sul trono. La città è in rivolta, ma Cesare conquista il faro.


ATTO III

Decisa a raggiungere Cesare al faro, Cleopatra, con la complicità di Ftatatita e del patrizio Apollodoro, riesce a raggirare le sentinelle del palazzo avvolta in un tappeto, che viene consegnato a Cesare quale dono. Accerchiati dall'esercito egiziano, Cleopatra, Cesare e Apollodoro si danno alla fuga tuffandosi in mare.


ATTO IV

Sei mesi dopo la regina riceve la visita di Potino, che deve constatare di persona come la bambina di un tempo sia cresciuta. Poco dopo Potino si reca alla tavola di Cesare, che sta banchettando con Cleopatra, Apollodoro e Rufio, per metterli al corrente del colloquio avuto con la regina e di come ella gli abbia confessato di essere impaziente di regnare da sola sull'Egitto e di quanto si strugga nell'attesa della partenza di Cesare. Se Cesare non rimane particolarmente colpito da queste parole e, ancora una volta, congeda Potino senza torcergli un capello, Cleopatra si sente oltraggiata e ordina a Ftatatita di uccidere l'uomo. L'assassinio di Potino provoca una sommossa, ma i rinforzi militari ai Romani stanno per giungere in tempi brevi. Lasciata sola dagli uomini che si accingono alla battaglia, Cleopatra scopre intanto il corpo assassinato di Ftatatita.


ATTO V

Alla partenza per Roma, Cesare, incontrastato vincitore, nomina Rufio governatore d'Egitto e promette a Cleopatra, in gramaglie per l'assassinio della sua ancella, di mandarle il giovane e bel Marcantonio. Di lui la regina gli aveva confessato di essersi innamorata fin dai tempi in cui, in passato, il valoroso condottiero restituí il trono a suo padre.
  


     
COMMENTO

George Bernard Shaw (1856-1950), scrittore irlandese di lingua inglese, è una figura abbastanza singolare. Le opere teatrali che egli scrisse in grande numero si presentano come testi di facile lettura, comprensibili ad un vasto pubblico, indipendentemente dal livello culturale degli spettatori. Questa era una sua precisa scelta: egli preferiva rivolgersi a molti, facendosi capire da ciascuno, piuttosto che accontentare un pubblico selezionato e sofisticato. Il fatto è che Shaw aveva idee politiche ben precise. Egli era un socialista moderato, nemico dell'ipocrisia e fiducioso nella ragione. Scrivere opere teatrali significava, per lui, combattere una battaglia ideale; significava cioè suggerire al proprio pubblico opinioni e scelte ideologiche, criticando severamente le convenzioni culturali e sociali del suo tempo. Per Shaw, scrivere era lo stesso che agire, con lo scopo di promuovere il progresso della società.
Naturalmente, questa concezione puramente utilitaristica dell'arte costituisce spesso un freno. Shaw, letto oggi, desta il sospetto di essere in certo senso uno scrittore brillante ma un po' superficiale. Le sue opere, per quanto spiritose, sembrano prive di spessore autentico. Ma dobbiamo considerare quale effetto dirompente doveva esercitare sugli spettatori del tempo questo suo modo tutto nuovo di fare letteratura, che prendeva in giro con tanta spigliatezza il teatro tradizionale, volgendo in riso anche le cose più serie. Evidentemente, questo effetto doveva essere molto grande, visto che nel 1929 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura.

Quest'opera è stata scritta nel 1898. I protagonisti sono, come dice il titolo, Cesare e Cleopatra; ma la vicenda è ampiamente rielaborata, senza alcun rispetto per la realtà storica. Quelli che abbiamo di fronte, sulla scena, sono un Cesare energico e saggio (e anche un po' attempato), ed una Cleopatra che ha l'aria di una ragazzina capricciosa ed immatura, alle prese con problemi più grandi di lei. I Romani sono ormai alle porte del palazzo della regina; Cesare, senza farsi riconoscere da alcuno, precede i suoi soldati ed entra nella reggia quasi del tutto abbandonata dai servi e dalle guardie di Cleopatra. E proprio in Cleopatra egli s'imbatte: una Cleopatra terrorizzata e schiacciata sotto il peso delle proprie responsabilità regali. Cesare (che fino all'arrivo dei propri legionari continua a non rivelare la propria identità) cerca di suscitare nella timida fanciulla una reazione di orgoglio, incitandola ad assumere un comportamento dignitoso: una cosa che a Cleopatra non riesce proprio di fare. Soffermiamoci un attimo ad esaminare l'atteggiamento di Cesare. C'è in lui un miscuglio di sentimenti diversi: pena (e divertimento) per la miserevole condotta della fanciulla; tenerezza per la sua giovane età e la sua bellezza; e infine, l'astuto calcolo politico di chi vuole farsi un'alleata per meglio soggiogare questa terra straniera (l'Egitto).

L'episodio più intrigante è il finale dell'Atto I. 
Posso brevemente riassumere il seguito della vicenda: Cesare si adopera in tutti i modi per evitare spaccature tra Cleopatra e Tolomeo, suo fratello e sposo (nell'antico Egitto si usava così: la famiglia reale era considerata di origine divina, e dunque i matrimoni venivano spesso celebrati al suo interno, senza mescolanze con i comuni mortali). Ma Cleopatra riesce a far fallire i buoni propositi di Cesare, mettendogli contro Tolomeo, ben sapendo che questi verrà poi facilmente sconfitto dai Romani. Così infatti avviene. Alla fine Cesare, sempre preoccupato della situazione politica generale, si accomiata dalla regina, promettendole di inviarle presto Marco Antonio, di cui quella sciocchina è già innamorata, avendo sentito parlare del suo bell'aspetto.
La realtà storica fu invece ben diversa: Cleopatra seguì a Roma Cesare, da cui ebbe un figlio. Solo dopo l'uccisione del dittatore ella ritornò in patria, dove divenne poi la sposa di Marco Antonio quando questi andò a governare quella regione, preparandosi per il suo decisivo (e perdente) scontro con Ottaviano. Ma a Shaw non interessa ricostruire fedelmente gli avvenimenti. Anzi, proprio il contrario: gli interessa sfruttare quella elementare conoscenza dei fatti storici, che non può mancare nei suoi spettatori, per giocarci sopra con la sua irridente ironia. 
Tutti si aspetterebbero, in un dramma che tratta di Cesare e Cleopatra, di assistere ad avvenimenti seri e tragici: e invece l'autore presenta una vicenda divertente e leggera, in cui ogni cosa, anche la più grave, è volta in farsa. Questo significa fare la parodia di un genere letterario. E ciò è tanto più evidente, in quanto l'argomento della commedia è imperniato su personaggi già largamente utilizzati nei drammi tradizionali: basti pensare al Giulio Cesare di Shakespeare. Shaw esegue dunque, in questo caso, una sistematica opera di corrosione su uno dei grandi temi consacrati dalla più elevata tradizione drammaturgica. Ma non bisogna credere che il senso dell'operazione da lui compiuta sia tutto qui. In effetti, creando questo strano contrasto tra una Cleopatra sciocchina ed un Cesare serio e severo, egli finisce per esaltare proprio le virtù più tipiche dello spirito romano. 
La realtà storica viene nel complesso ridimensionata e ridicolizzata, e gli avvenimenti tragici di quei tempi vengono ridotti a semplice frutto di irragionevoli e impulsive decisioni di qualche personaggio di poco cervello; tutto questo è vero. Ma la figura di Cesare non ne esce per nulla sminuita. Egli appare anzi, per tutto il corso dell'opera, come un uomo dotato di intelligenza superiore, capace di interpretare finemente gli eventi politici, e soprattutto preoccupato di non creare mai lacerazioni insanabili tra gli uomini. Per questo, ad esempio, egli distrugge (senza neppure leggerle) delle lettere che contengono le prove di una congiura ordita contro di lui. Meglio perdonare, egli dice, piuttosto che avviare una serie interminabile di procedimenti punitivi nei confronti dei suoi avversari. Così si potrà sempre sperare che, da avversari che sono, essi diventino alleati, per gratitudine.
Due ultime osservazioni a proposito del testo. La prima riguarda i giochi verbali di Shaw. Alcuni di essi sono di livello scadente, e di troppo facile effetto (come la sistematica storpiatura compiuta da Cesare ai danni del nome della balia di Cleopatra, la temibile Ftatatita); altri giochi sono di fattura più fine (per es.: “Abbi paura, se ne hai il coraggio!”). Ma in generale c'è da dire che questo atteggiamento burlesco è uno degli strumenti di cui si serve l'autore per creare gli effetti parodistici di cui si è detto. 
"Io sono un predicatore vestito da saltimbanco", diceva di sé Shaw: cioè appunto uno che tratta di cose serie, con l'apparenza di chi vuole soltanto divertirsi e far divertire.
La seconda osservazione riguarda le istruzioni di scena scritte da Shaw. Si legga per esempio quella che introduce l'episodio del finale del I atto. Essa è dettagliatissima; ma è anche, questo è chiaro, impossibile da realizzare sul palcoscenico, date le normali dimensioni dei teatri. È dunque evidente che tali indicazioni sono scritte più in vista di una lettura a tavolino che in vista di una effettiva rappresentazione. Si veda anche quest'altra istruzione: “la mascella di Ftatatita esprime un'energia selvaggia”. È, ovvio che dalla platea nessuno potrà mai cogliere un particolare di questo tipo. Sembra semmai un primo piano cinematografico: e tutto l'insieme farebbe pensare ad un copione cinematografico, se non fosse che nel 1898 il cinema era appena nella sua fase sperimentale. Bisogna quindi concludere che Shaw ha realizzato un testo che sta a metà fra il teatro ed il romanzo: la sua destinazione primaria è il palcoscenico; ma anche un semplice lettore può trovarvi pieno appagamento. Segno, anche questo, dello sforzo costante compiuto dall'autore per raggiungere il più vasto pubblico possibile.

2 commenti:

TheSweetColours ha detto...

...interessante!

Anonimo ha detto...

Oddio grazie mi hai salvata, non riuscivo a trovare il riassunto e l'analisi di quest'opera da nessuna parte! Ben fatto, complimenti!!