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mercoledì 2 maggio 2012

TEODORA, IMPERATRICE DI BISANZIO - Riccardo Freda


Mosaico della Basilica di San Vitale a Ravenna. L'imperatrice Teodora viene raffigrata in tutta la sua sontuosità del suo abito di gala: sulla lunga tunica indossa un ampio manto, arricchito di ricami in oro, ed è adorna di splendidi gioielli. Il portamento è maestoso, l'espressione di austera dignità del volto e lo sfarzo dell'abbigliamento fanno di lei una vera imperatrice orientale.

    
TEODORA, IMPERATRICE DI BISANZIO  

Regia - Riccardo Freda
Genere - Storico, peplum
Soggetto - André-Paul Antoine, Riccardo Freda
Sceneggiatura - Claude Accursi, Ranieri Cochetti, Riccardo Freda, René Wheeler
Produttore - G.S. Fatigati
Casa di produzione - Lux Film, Lux Compagnie Cinématographique de France
Fotografia - Rodolfo Lombardi
Montaggio - Leo Catozzi, Helene Turner
Musiche - Renzo Rossellini
Scenografia - Filiberto Sbardella, Riccardo Valente, Riccardo Freda
Costumi - Veniero Colasanti, Esther Scott
Colore - Colore (Pathecolor) (Eastmancolor)
Audio - Sonoro
Paese - Italia, Francia
Anno - 1954
Durata - 124 minuti

Interpreti e personaggi

Gianna Maria Canale: Teodora
Georges Marchal: Giustiniano
Irene Papas: Faidia
Renato Baldini: Arcal
Alessandro Fersen: Metropolita
Carletto Sposito: Scarpios
Nerio Bernardi
Loris Gizzi
Henri Guinal
Roger Pigaut
Olga Solbelli
Umberto Silvestri
Mario Siletti
Wilma Aris

Doppiatori italiani

Lydia Simoneschi: Gianna Maria Canale
Emilio Cigoli: Georges Marchal
Dhia Cristiani: Irene Papas
Pino Locchi: Renato Baldini
Giorgio Capecchi: Alessandro Fersen
Carlo Romano: Carletto Sposito
Gualtiero De Angelis: Roger Pigaut
Stefano Sibaldi: Henri Guisol
Lauro Gazzolo: Mario Siletti
   

   

LE TRE BIMBE FURONO PORTATE IN MEZZO ALL'ARENA
  
Era una mattina di maggio del 505 d.C. a Costantinopoli la capitale dell'Impero d'Oriente. Le gradinate dell'ippodromo erano gremite da una folla eccitata e urlante, che attendeva con impazienza di assistere alla sfida tra i cavalli dei Verdi e quelli degli Azzurri.
I Verdi e gli Azzurri erano i due partiti degli aristocratici che a Costantinopoli si contendevano il primato politico e sociale della città. La sfida aveva quindi assunto un tono da incontro calcistico internazionale, in cui più che la vittoria sportiva conta il trionfo degli ideali nazionali.
Gli spettatori nell'attesa si erano fatti sempre più impazienti e rumorosi, tanto da coprire, per un istante, la voce possente di un araldo che annunciava uno spiacevole con`.rattempo.
Poche ore prima, nei sotterranei dell'arena, era morto un rude uomo dei boschi di Macedonia: Acacio, guardiano dorsi.
Accanto alla pelle di pecora sulla quale egli giaceva, tre piccole bimbe piangevano silenziosamente..., le sue tre figlie Teodora, Anastasia e Comite.
Le bimbe furono portate in mezzo all'arena: in ginocchio, non osavano alzare lo sguardo, immerse nello sconforto e nella vergogna. Un silenzio colmo di stupore seguì l'annuncio dell'araldo che pregava i presenti di adottare le tre orfane. Poi scoppiò l'urlo crudele della folla... "Mandatele via!"... "Fate entrare i cavalli nell'arena!".
I più scalmanati erano i rappresentanti del partito dei Verdi. Si alzarono allora i capi degli Azzurri e più generosi (o più furbi) proclamarono che si sarebbero incaricati di offrire vitto e alloggio alle tre bimbe.

Questo - all'età di cinque anni - fu l'esordio ufficiale della futura Imperatrice di Costantinopoli, Teodora, una delle tre figlie del povero Acacio, guardiano d'orsi.


SGUATTERA

Teodora trascorse gli anni della fanciullezza come sguattera nelle case dei patrizi del partito Azzurro. A dieci anni aveva già dovuto sottostare a tutti i desideri dei suoi padroni. Durante i loro festini danzava sui tavoli succintamente vestita. Ne v'è da stupirsi che Teodora si adattasse facilmente a questo genere di vita: aveva trovato un esempio efficace nella sorella maggiore, Comite, che si era data alle facili avventure appena ne aveva avuto l'età.
Per Teodora furono tempi duri: doveva combattere le brame dei servi e dei loro padroni e sfamarsi con gli avanzi delle pagnotte di sesamo che le offrivano i venditori del mercato, impietositi da quella magra figura di fanciulla.
Così, fra stenti e umiliazioni, crebbe Teodora; e la dura esperienza le insegnò una sola regola di vita: fare il proprio interesse, a qualsiasi costo, senza curarsi di altro.


UN VOLTO PALLIDO E FINE

Figlia di una donna di circo, Teodora aveva nel sangue la passione per lo spettacolo. Fu così che appena giovinetta si guadagnò la vita facendo la ballerina in spettacoli di infimo ordine.
Delicata ed esile, priva di quegli attributi di bellezza esplosiva che avevano le danzatrici orientali e senza doti canore. Teodora fu donna di palcoscenico piuttosto mediocre. Ma possedeva, in compenso, un'intelligenza intuitiva e profonda, una furberia eccezionale, una forza di volontà e uno spirito di adattamento incredibili: capì ben presto che quella non era la sua via. Perciò lasciò la danza e si diede all'arte del mimo, alla parodia dei personaggi in voga nella Costantinopoli del tempo, alla satira sottile o grossolana, secondo i casi. Il volto pallido e fine, gli occhi meravigliosamente profondi ombreggiati da lunghe ciglia, gli splendidi capelli, e soprattutto la brillante arguzia ne fecero ben presto una figura nota in tutta Costantinopoli.


NELLA CASA DI ELEBOLO

Ma con un temperamento ambizioso come il suo, Teodora non poteva certo sentirsi soddisfatta di questi primi successi; ella mirava ben più in alto.
Cominciò con l'abbindolare un ricco mercante di Tiro, di nome Elebolo, e fuggì con lui a Fentepoli, in Africa. In casa di Elebolo visse in mezzo al lusso, passando lunghe ore ogni giorno, nella sua splendida stanza da letto soffusa di profumati vapori o nella meravigliosa piscina sempre colma di acqua tiepida. Ma, nonostante la mollezza e gli ozi di questa vita, il suo animo irrequieto finì per avere il sopravvento:
Teodora fuggì dal suo amante, di notte, con la complicità del capo di una carovana di beduini al quale si era data in compenso dell'aiuto nella fuga. Fuggì, portando con sé la figlia che aveva avuto da Elebolo, e attraverso il deserto giunse sfinita ad Alessandria d'Egitto. Sdraiatasi nell'atrio di una chiesa ortodossa, venne raccolta, sfamata e ospitata da alcuni buoni preti, con ì quali recitò perfettamente la parte della ragazza pura che e stata sedotta e abbandonata. E in questo modo riuscì a guadagnarsi la loro stima.


IL PIÙ BEL PARTITO DEL MONDO
    
Mosaico dell'imperatore Giustiniano
Basilica di San Vitale a Ravenna
  
Con l'aiuto di quei preti ortodossi riuscì a tornare a Costantinopoli. Regnava, in quegli anni, l'imperatore Giustino. Costui aveva un nipote di nome Giustiniano già designato come suo erede. Giustiniano era allora sui 40 anni: serio, colto, gentile, simpatico, ricchissimo, egli impersonificava il classico ottimo partito. Proprio su di lui l'audace Teodora decise di tendere la rete della propria seduzione. Trovandosi di fronte a un simile uomo Teodora non restò a fantasticare sul fascino delle sue tempie grigie, ma pensò a conquistarne la fiducia e così si rinchiuse in una casetta a filare la lana sull'esempio delle antiche matrone.
Tale politica diede i suoi frutti, perché Giustiniano si lasciò incantare al punto da chiedere la mano di quella perla di ragazza.
Per sposarla la elevò al rango di patrizia e fece addirittura revocare la legge per cui si impediva alle ex-ballerine di contrarre matrimonio.
Il primo agosto del 525 Teodora divenne sposa di Giustiniano; due anni dopo, essendo morto Giustino, venne incoronata imperatrice di Costantinopoli.
  
L'imperatrice Teodora, dipinto di di Benjamin-Constant, Jean-Joseph, nel XIX secolo


PADRONA ASSOLUTA DI COSTANTINOPOLI

Fu moglie infedele.
A quanto riferiscono i cronisti dell'epoca, protesse il bel generale Belisario che divenne il suo amante. Tuttavia,quando GGiustiniano fu colpito dalla peste, rischiò la vita per curarlo personalmente. Però, da allora l'imperatore rimase seminfermo e Teodora poté estendere il suo potere.
Fu intrigante e corrotta. Seppe molto abilmente circondarsi di persone alle quali carpiva i più gelosi segreti per ricattarne il silenzio sulle sue malefatte. Tuttavia, forse ricordando i tempi amari della sua fanciullezza, indusse l'imperatore a prendere un provvedimento veramente straordinario per quei tempi: la condanna all'esilio di coloro che sfruttavano le giovani donne.
Nel 532 il popolo insorse e Giustiniano e i suoi generali, sbigottiti, decisero di fuggire abbandonando la reggia. Fu in questa circostanza che Teodora rivelò in pieno la sua migliore qualità: una formidabile forza d'animo e di volontà. In piedi, in mezzo alla sala del Consiglio, si rivolse all'imperatore, alla Corte, ai soldati e li tacciò di vigliacchi, giurando che non si sarebbe mossa dalla reggia a costo di farsi ammazzare.
Anche questa volta Teodora la spuntò.
Toccati nel loro orgoglio, Giustiniano e i suoi fedeli rinunciarono alla fuga. Le truppe imperiali domarono la rivolta e Teodora divenne da allora incontrastata padrona di Costantinopoli.


L'UNICA VILTÀ

Teodora era molto dignitosa, molto raffinata, molto "grande imperatrice".Niente era abbastanza bello e costoso per lei. I suoi abiti erano di stoffe preziose ornati di gemme, i suoi meravigliosi gioielli abbagliavano gli occhi con il loro sfolgorio, la sua toeletta era minuziosa e raffinata.
Essa ebbe sempre una cura immensa della propria bellezza e, per conservarsi fresca, soleva prolungare i suoi sonni con sieste interminabili e faceva il bagno nel latte cinque volte al giorno.
Non la spuntò, però, con il Grande Imprevisto.
Il primo luglio del 548, a soli 48 anni d'età, Teodora moriva di cancro al polmone. Ma prima di morire aveva fatto in tempo a chiamare presso di sé la figlia che aveva avuto da Elebolo. Di lei mai aveva fatto parola a Giustiniano, temendone lo sdegno: una forma di viltà che contrasta can il coraggio dimostrato da Teodora in altre occasioni e che rende ancora più sconcertante la personalità di questa ballerina-imperatrice.
Il suo corpo fu imbalsamato, rivestito di un abito di porpora e ricoperto di gioielli. Quindi la grande imperatrice fu posta in una preziosa cassa d'oro e per tre giorni tutto il popolo sfilò davanti a lei mentre Giustiniano piangeva.
  







      
INCONGRUENZE STORICHE

La realtà storica è quella riportata nella opinione, ma nel film Giustiniano sposa Teodora quando era già imperatore. Nel film, tutte le scene dell'arresto di Teodora e della gara dei carri tra Giustiniano e Teodora, in seguito alla quale Giustiniano sposa Teodora, sono tutte inventate dagli autori, dato che nelle fonti primarie le cose sono andate in modo completamente diverso. Inoltre nella realtà storica Teodora favoriva gli Azzurri, nel film invece supporta i Verdi.
Belisario nel film ha la barba e i capelli bianchi, ma a quell'epoca aveva una trentina di anni, quindi è impossibile. Tutta la vicenda della cospirazione con cui si conclude il film è in massima parte inventata, anche se c'è qualche minimo riferimento alla realtà storica, come Teodora che dice che la porpora è il miglior sudario e Belisario che salva il trono a Giustiniano (anche se in circostanze diverse). Giovanni di Cappadocia anche nella realtà storica congiura contro Giustiniano ma in circostanze completamente diverse. Anche l'amante di Teodora prima che sposasse Giustiniano è un personaggio fittizio.
Anche le scene di Giustiniano nella Basilica di San Vitale a Ravenna sono dubbie.
  

2 commenti:

TheSweetColours ha detto...

interessante

Anonimo ha detto...

COMUNQUE......SI DAI VA BENE L'INFORMAZIONE E TUTTO.IO CHE CREDEVO CHE ERA UNA CAZZATA