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martedì 17 luglio 2012

LA PATENTE (The license) - Luigi Pirandello


  
LA PATENTE


Commedia in un atto
Autore - Luigi Pirandello
Lingua originale Italiano
Genere - Commedia
Composto nel 1917
Prima assoluta 23 marzo 1918 in Lingua siciliana
Teatro Alfieri di Torino
Prima rappresentazione italiana 19 febbraio 1919 in Lingua italiana
Teatro Argentina a Roma

Personaggi

Rosario Chiàrchiaro 
Rosinella, sua figlia
Il giudice istruttore D'Andrea
Tre altri Giudici
Marranca, usciere



La patente è una commedia in un atto scritta da Luigi Pirandello nel 1917 con il titolo "A' patenti", destinata alla rappresentazione teatrale in lingua siciliana per l'attore Angelo Musco che la recitò per la prima volta il 23 marzo 1918 al Teatro Alfieri di Torino e successivamente il 19 febbraio 1919 al Teatro Argentina di Roma. Il dramma ripropone il tema della novella dallo stesso titolo composta nel 1911.

Questa novella del Pirandello, una delle più famose, sotto l'apparenza grottesca e paradossale, rappresenta il dramma di un infelice che si dibatte disperatamente per affermare il suo diritto alla vita in una società che lo respinge per un'assurda superstizione.

TRAMA IN BREVE - Chiàrchiaro ha fama di iettatore e sporge querela contro due giovani che al suo passaggio hanno fatto gli scongiuri di rito. Il giudice istruttore si trova in un bell'imbarazzo: come condannare quei due giovani, se anche gli stessi giudici fanno gli scongiuri solo a sentir nominare Chiàrchiaro?
D'altra parte, se essi vengono assolti, non si esercita un'iniqua ingiustizia contro l'infelice che per quella fama è fuggito da tutti? Per uscire da questa situazione paradossale, il giudice D'Andrea tenta di convincere Chiàrchiaro a ritirare la querela.
Questi invece vuole proprio che i due giovani, nonostante la sua denunzia, vengano assolti: così almeno potrà avere un riconoscimento ufficiale della sua potenza spaventosa.
Di essa poi se ne farà un'arma per vivere: il disgraziato, infatti, è ora sul lastrico, perché licenziato dall'impiego appunto per quella fama di iettatore, con due figlie che nessuno vorrà più sposare.
Dopo l'assoluzione dei giovani tutti saranno ancora più convinti della sua potenza malefica: egli allora sfrutterà quella patente di iettatore, perché dovunque si presenterà lo pagheranno per farlo andar via. Così avrà risolto, per sé e per la sua famiglia, il problema della vita.


Come abbiamo visto la vicenda de La patente ha come protagonista Chiàrchiaro, un povero diavolo, che ha perduto il lavoro a causa della fama di iettatore. Per vendicarsi querela per calunnia un assessore e il figlio del sindaco, sorpresi a far scongiuri al suo passaggio. Convocato dal giudice D'Andrea, che vorrebbe convincerlo a ritirare la querela perché perderebbe la causa, Chiàrchiaro gli rivela di volere proprio questo, perdere la causa, in modo che gli sia ufficialmente riconosciuta la "patente" di iettatore. Con questo titolo è sicuro di diventare ricco: i direttori delle case da gioco, i gioiellieri, i proprietari delle fabbriche dovranno pagargli una "tassa", se vorranno evitare la sua presenza e il conseguente malocchio.
Il dramma si conclude con un colpo di scena.
La paradossale vicenda del Chiàrchiaro riflette la concezione della vita di Pirandello. Le regole della società impongono una "maschera" ed emarginano l'individuo, impedendogli di essere se stesso: da questa condizione esistenziale nasce il dramma. Se al contrario l'individuo accetta quella "forma" e trova il modo di adattarsi a essa mediante un attestato ufficiale - una "patente": - si crea la situazione comica. Scavando a fondo, però, si trova la tragicità: il protagonista è stato costretto alla propria scelta da una società che non gli consente altrimenti di vivere. Il contrasto tra apparenza comica e tragicità di fondo fa di Chiàrchiaro un personaggio umoristico, che esprime quello che Pirandello definisce "sentimento del contrario". Il protagonista può apparire ridicolo a chi osserva con superficialità, profondamente serio e drammatico a chi, "sentendo" il contrario, comprende la vera causa del suo comportamento. La situazione esprime anche la concezione pirandelliana che non esiste una verità assoluta, ma che, nelle esperienze della vita, tutto è relativo.


NOTE FINALI - De "La patente" esistono versioni del 1931 in dialetto genovese ad opera di Gilberto Govi e, del 1937, in napoletano e in veneziano.
Ha lo stesso titolo, La patente, l'episodio interpretato da Totò, con la regia di Luigi Zampa e la sceneggiatura di Vitaliano Brancati, nel film del 1954 Questa è la vita. Gli altri episodi dello stesso film sono tratti dalle novelle pirandelliane: La giara, Il ventaglino, e Marsina stretta, diretti dai registi Aldo Fabrizi, Giorgio Pàstina, Mario Soldati.


Amici cari, godetevi LA PATENTE, e vedrete con quale sorriso amaro e penoso Luigi Pirandello rappresenti il caso di un disgraziato, che è costretto a vivere la parte di iettatore.
Tutta l'arte di Pirandello si muove su questo piano, inquieta e pensosa, cercando di scoprire quale la vita effettivamente è e quale appare.



Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti (odierna Agrigento) da una famiglia agiata. Studiò al liceo classico e alla Facoltà di Lettere di Palermo, all'università di Roma, poi a quella di Bonn, dove si laureò. Si stabilì a Roma e collaborò con scritti critici e poesie a varie riviste. Nel 1897 gli venne conferita la cattedra dì stilistica e poi di letteratura italiana presso l'Istituto Superiore di Magistero. Intanto, pubblicò poesie, saggi, romanzi (Il fu Mattia Pascal,1904) e novelle, ma la fama gli arrivò come autore drammatico. Dal 1916 al 1920 furono rappresentati Liolà; Pensaci, Ciacomino; Il berretto a sonagli; Il giuoco delle parti; Così è (se vi pare); ll piacere dell'onestà; Ma non è una cosa seria; Tutto per bene; Come prima, meglio di prima. Nel 1921 fu rappresentato Sei personaggi in cerca di autore; con quest'opera, e con le successive Enrico IV (1922) e L'uomo dal fiore in bocca (1923), Pirandello raggiunse l'apice del successo.
Tra il 1922 e il 1937 pubblicò, sotto il titolo di Novelle per un anno, tutta la sua produzione novellistica. I personaggi rispecchiano la crisi della borghesia del XIX secolo: l'alienazione, l'anonimato e la meccanizzazione del lavoro e della vita nelle grandi città.
Nel 1925 Pirandello lasciò l'insegnamento per dirigere il Teatro d'arte di Roma e fondare una sua compagnia. Nel 1934 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura.
Morì a Roma nel 1936.

2 commenti:

Marianna S. ha detto...

il mio adorato Pirandello....

TheSweetColours ha detto...

Interessante...