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mercoledì 18 luglio 2012

PICCOLA CITTÀ (Our Town) - Thornton Wilder



   
PICCOLA CITTÀ (Our Town)

Piccola città è un'opera teatrale in tre atti di Thornton Wilder del 1938. 
Per quest'opera Wilder vinse, nello stesso anno di rappresentazione, il premio Pulitzer per il teatro.

Nei primi due atti viene descritta la semplice vita degli abitanti di una cittadina immaginaria degli Stati Uniti d'America: Grover's Corners. In essi viene data importanza ai semplici gesti e momenti che caratterizzano la vita di tutti i giorni. In particolare è mostrata l'evoluzione della storia d'amore di due giovani. 
Nel terzo atto, dopo un salto temporale di vari anni (il periodo in cui la vicenda si svolge va dal 1901 al 1913), si descrivono i cambiamenti intercorsi nella città e la morte di vari personaggi. 
Tutte le vicende sono presentate e commentate dal personaggio del regista che è per lo più estraneo ai fatti ma a momenti vi prende parte.


PICCOLA CITTÀ 

Autore - Thornton Wilder
Titolo originale - Our Town
Lingua originale - Inglese
Ambientazione - La città immaginaria di Grover's Corners
Composto nel 1938
Prima assoluta - 2 aprile 1938 al Henry Miller's Theatre di Broadway
Prima rappresentazione italiana - Aprile 1939 - Teatro delle Arti di Roma
Premi Premio Pulitzer 1938

Personaggi Principali

Il regista
George Gibbs, figlio dei Gibbs
Emily Webb, figlia dei Webb e sorella maggiore di Wally
Dr. Gibbs, padre di George e medico della città
Mr. Webb, padre di Emily e redattore capo del Grover's Corners Sentinel.
Mrs. Webb, madre di Emily
Mrs. Soames, vecchia chiacchierona che canta nel coro della città
Simon Stimson, il maestro del coro
Rebecca Gibbs, sorella minore di George
Wally Webb, fratello minore di Emily
Howie Newsome, il lattaio
Joe Crowell Jr., il ragazzo che consegna i giornali
Si Crowell, fratello minore di Joe, anche lui consegna giornali
Professor Willard, professore universitario
Constable Warren, un poliziotto locale
Sam Craig, cugino di Emily
Joe Stoddard, il becchino
  
    
Incipit del regista - Questa commedia, signore e signori, s'intitola “Piccola città”, di Thornton Wilder, regia di... (oppure: scene e costumi di ...); vedrete in essa le signore... i signori ... e parecchi altri ancora. Il nome di questa piccola città è Grover's Corners, nello Stato del Massachussetts, negli Stati Uniti: longitudine 42 gradi, latitudine 70 gradi, 37 minuti.
(Si ode il canto di un gallo.) Laggiù verso oriente, dietro i nostri monti, il cielo comincia a schiarirsi. La stella Venere splende sempre d'una luce così bella, al momento in cui tramonta... Ora sarà bene che vi spieghi, anzitutto, com'è situata la nostra città. Quassù... (cioè parallelo al fondo della scena. Egli indica col gesto via via che parla) c'è la strada principale: il corso. Dietro si trova la stazione ferroviaria. I binari, vedete, vanno in questa direzione...

Così, solo in mezzo al palcoscenico vuoto, il regista presenta al pubblico la piccola città di Grover's Corner, nel Massachussetts. Descrive strade, case, negozi che non si vedono sul palcoscenico e non esistono nella realtà, perché Grover's Corners non esiste. O meglio, esistono mille, centomila, un milione di Grover's Corners sparse in tutto il mondo. Piccole cittadine dove la vita scorre uguale e tranquilla, e dove gli uomini non sono né troppo felici né troppo infelici.
Il regista è il commentatore che conosce la vita di tutti: il medico, il giornalaio, il lattaio, la guardia municipale, l'organista, le loro mogli, i loro figli. Sa tutto di loro, e conosce anche il loro futuro, vede questi esseri umani nella prospettiva della morte: mentre vediamo il ragazzo che porta il giornale alle case dei concittadini, il regista ci racconta che egli andrà all'Università perché è un ragazzo volonteroso e intelligente, ma che poi morirà in guerra. E noi guardiamo inteneriti e pieni di pietà quel ragazzo che vive la sua vita senza sapere che presto la morte lo stroncherà.
La commedia, sia attraverso le parole del regista, sia con la comparsa in scena dei personaggi, ci fa seguire le vicende, quotidiane, patetiche nella loro semplicità, di alcuni cittadini di Grover's Corners; la famiglia del dottor Gibbs, il medico; la famiglia del signor Webb, il direttore del giornale: “La sentinella di Grover's Corners”; Joe Crowell, il giovane giornalaio; Onofrio Newsome, il lattaio...
Si conoscono tutti, spesso sono vicini di casa, perciò le loro vite scorrono parallele, spesso si intrecciano, gioie e dolori sono in comune: è l'umanità che procede nel suo cammino, verso il suo destino.
I Gibbs e gli Webb abitano in due case contigue e fra le due famiglie ci sono rapporti di grande amicizia: i ragazzi, due per famiglia, sono compagni di giachi fin dall'infanzia. Emilia Webb e Giorgio Gibbs studiano insieme e fra i due adolescenti nasce un delicato sentimento amoroso.
Giorgio - Senti. Ti dirò il perché non voglio andare alla scuola di agraria. Una volta scoperto che si vuol bene a una persona... a una persona che anch'essa ci vuol bene... almeno tanto da interessarsi al nostro carattere... Io credo che sia altrettanto importante quanto tre anni di scuola, e anche di più.

Emilia - Anche a me sembra molto importante.

Giorgio - Emilia? 

Emilia - Giorgio? 

Giorgio - Emilia, se migliorassi il mio carattere e facessi un gran cambiamento... saresti... voglio dire: vorresti...

Emilia - Si ... Lo voglio, Giorgio, 1'ho voluto sempre. (pausa) 

Giorgio - Mi sembra che oggi ci siamo detti delle cose abbastanza importanti.

Emilia – Si.

Giorgio (sospira profondamente e si raddrizza) - Aspetta un momento che ti accompagno a casa. (si alza, va verso il regista il quale è rientrato in scena e gli viene incontro) Signor Morgan, bisogna che vada a casa a prendere i soldi per pagare i gelati. Un momento e torno subito. 

Regista - Come, come? Signor Gibbs, vorrebbe dirmi che...? 

Giorgio - Si, ma ci sono delle ragioni, signor Morgan. Eccovi qui il mio orologio d'oro; tenetelo fino a che ritorno con i soldi. 

Regista - Bene, bene. Tenetevelo pure, vi faccio credito.

Giorgio - Fra cinque minuti... 

Regista - Cinque minuti? Vi faccio credito per dieci anni, Giorgio, e non un giorno di più.

Il regista dice così perché, egli che conosce il futuro, sa che Emilia morirà fra dieci anni. Ma gli uomini non lo sanno e “vivono senza comprendere la vita mentre sono vivi”.

Trascorrono tre anni, durante i quali, come dice il regista “qualche bambino, che non era neppure nato, già comincia a connettere frasi e certuni che si credevano ancor giovani e in gamba si accorgono che non fanno più le scale come una volta,senza un po' di batticuore... Anche in altri modi la Natura ha brigato e s'è ingegnata; parecchi giovani si sono innamorati e uniti...”.


La signora Gibbs e la signora Webb (che insieme con i due giovani sono i personaggi a cui più va la simpatia dell'autore) hanno continuato a lavorare serenamente  “...queste brave signore hanno preparato tre pasti al giorno - una per venti e l'altra per quarant'anni - e non si sono mai prese vacanze in estate. Hanno allevato due figli ciascuna; tenuto in ordine la loro casa; fatto il bucato e non hanno mai avuto un esaurimento nervoso. E nemmeno hanno mai creduto di aver fatto di più del proprio dovere...”. 
Emilia e Giorgio in questo periodo sono stati due fidanzati teneri e innamorati e un po' spauriti della vita a cui andavano incontro; e poi, una mattina di primavera, si sono sposati con una bella cerimonia che ha commosso tutti. E così, sui due giovani che gioiosamente fuggono via, incontro. al loro destino, cala il sipario sulle vicende terrene della gente di Grover's Corners. E passano nove anni: nove anni durante i quali la vita e anche la morte hanno camminato. E noi ci troviamo nel piccolo cimitero di Grover's Corners, in cima alla collina battuta dai venti dove sono finiti molti cittadini. E li vediamo seduti su comuni seggiole di paglia, mentre il regista parla. 

Regista - ... Questa è la parte nuova del cimitero. Qui c'è la nostra buona amica, la signora Gibbs. Fatemi un po' vedere: ah, qui c'è Simone Stimson, l'organista della chiesa presbiteriana. E là, la signora Soames: ve la ricordate, eh? La signora Soames che si divertiva tanto alle cerimonie nuziali. Oh, e tanti altri. Il ragazzo del signor Webb, Billy, morto di un attacco di appendicite mentre si trovava al campo coi giovani Esploratori. Si: sembra che molte pene umane si siano acchetate, quassù... Sappiamo tutti come vanno queste cose... e poi, il tempo... e giorni di sole... e giorni piovosi... la neve... Sicuro. Siamo contenti di vederli in un bel posto; e quando la nostra battaglia sarà finita, verremo quassù anche noi a raggiungerli... Ora vi dirò alcune cose che già sapete... Io non mi curo di quello che gli uomini dicono a parole, ma tutti sanno che qualcosa di - eterno c'è. E non sono cose e non sono nomi e non è terrà e non sono neppure le stelle. Tutti, in fondo alla loro anima, sanno che qualche cosa di eterno c'è e questo qualcosa è connesso con gli esseri umani. Questo i più grandi spiriti che abbiano vissuto ci vanno dicendo da cinquemila anni in qua, eppure ci si stupisce sempre ogni qualvolta costatiamo come gli uomini hanno la memoria labile per queste cose... 

Pioviggina. All'improvviso Emilia appare tra gli ombrelli. È vestita di bianco, ha i capelli giù per le spalle, legati con un nastro bianco come una bambina. Avanza lentamente, un poco stordita, guardando i presenti con aria stupita. Emilia è morta dando alla luce il suo secondo bambino; e ora è anch'essa lassù, tra i suoi amici, con mamma Gibbs, sulla collina battuta dai venti.
Emilia è ancora stupita, non si rende ancor ben conto di appartenere a quel mondo di gente tranquilla e rassegnata che ormai non soffre più, conosce l'avvenire e attende di andare incontro all'Eternità. Emilia chiede se si può tornare indietro, se si può tornare a vivere, almeno un giorno.
Sí, le rispondono, si può, ma è meglio che non lo faccia. Qualcuno ci ha provato, ma è rimasto deluso e ben presto è tornato lì. 

Emilia - Ma io non vorrei rivivere una giornata triste. Sceglierei una giornata lieta; si, voglio scegliere il giorno in cui per la prima volta ho- capito che amavo Giorgio. Perché dovrebbe essere doloroso? (Tutti tacciono. Istintivamente la domanda di Emilia è andata al regista.)

Regista - Non soltanto vivrete; ma vi vedrete vivere... E vedendovi vivere, vedrete quelle cose che essi, laggiù, non conosceranno mai. Vedrete l'avvenire. Saprete ciò che accadrà dopo.

Emilia insiste per tornare; e la signora Gibbs le consiglia di scegliere una giornata qualunque, la giornata meno importante della sua vita. Sarà sempre importante abbastanza. Emilia allora sceglie il giorno del suo dodicesimo compleanno, l'11 febbraio del 1899. E subito si ritrova nella sua vecchia casa, come era quindici anni prima.

È mattino: e la mamma, la signora Webb, ancora giovane e serena, la chiama perché si svegli, la bacia senza troppe cerimonie: - Be', cara, tanti auguri per il tuo compleanno e cento di questi giorni. Sul tavolo in cucina c'è una piccola sorpresa per te...

Emilia - Oh, mamma... non avresti dovuto... (getta al regista uno sguardo angosciato) Non posso, non posso!

Signora Webb - Ma, compleanno o no devi fare colazione. E mangiare adagio. Voglio che tu divenga una bella ragazza robusta. Ma la signora Webb non sa qual è il destino della sua figliola. E nemmeno Billy, il fratello, che si sta lavando in fretta, sa che ha ancora due anni soli da vivere. Emilia, che sa tutto, che conosce l'avvenire suo e di tutti, è straziata nell'assistere a questa ignoranza, a questa cecità degli uomini che vivono la loro vita senza comprenderla, senza esserne consapevoli. Perché, perché nessuno comprende la vita mentre è vivo? Perché gli uomini sono come dei ciechi che passano e sperperano il tempo, senza riuscire a vedere ciò che la vita ha di bello, di significativo, di definitivo?
Perciò, Emilia chiede di tornare indietro, sulla collina, dove c'è la serenità, la comprensione completa, l'attesa della felicità eterna.


COMMENTO

Thornton Wilder
Le prime rappresentazioni di “Piccola città”, nel 1938, furono piuttosto animate. Al termine della commedia, quando il regista tirava il sipario nero su un palcoscenico rimasto praticamente vuoto dal principio alla fine, il pubblico si divideva in due settori: quello che dimostrava il proprio entusiasmo per un'opera nuova, poetica e originale e quello che dissentiva per l'inconsueta semplificazione della tecnica scenica, ridotta a un gioco quasi infantile.
Si può ancora discutere, e si discute, su questa nuova forma teatrale: ma è un fatto che essa ha avuto molti imitatori in tutto il mondo e che ha contribuito molto alla nascita di un teatro di cultura e di poesia basato sulla parola, lontano da un realismo piatto e fotografico. Certo, alcuni elementi di novità, che nel '40 avevano molto colpito, oggi hanno perso gran parte della loro importanza; ma nel '38, quando Wilder ha scritto la commedia, l'abbandono da parte sua di ogni convenzione teatrale fu un atto di grande coraggio.
Per Wilder il teatro è il luogo d'incontro fra autore e pubblico e fra essi egli non vuole altro mediatore che l'attore. Wilder usa il palcoscenico non per “imitare”, per riprodurre ciò che ci circonda, ma per evocare con la massima economia di mezzi una serie di immagini. Perché il pubblico si figuri una stanza non è affatto necessario
costruire muri, porte, finestre e sprecare gusto e fantasia nell'arredamento: sono tutti ostacoli al processo di evocazione. Il tema su cui Wilder costruisce le sue commedie è sempre quello dell'incapacità che hanno gli uomini di realizzare completamente la propria vita, di vivere con dignità ogni loro gesto quotidiano, ogni loro sentimento. Egli nelle sue opere vuole esortare gli uomini a “comprendere la vita mentre sono vivi”, ad amarla, minuto per minuto, perché non abbiamo un milione di anni da vivere. Tutti i giorni della vita sono importanti: ecco perché dobbiamo spenderli bene.
E questo concetto, presente anche in “Piccola città”, è evidente soprattutto nelle ultime parole di Emilia che, già morta, ottiene di rivivere il giorno del suo dodicesimo compleanno vicino alle persone a lei care. Ma questa commedia è ancor oggi in grado di incantare il pubblico grazie alla delicata poesia di cui è soffusa. Wilder sa rendere con non comune sensibilità la psicologia degli adolescenti con le loro incertezze, i loro timori di fronte ai problemi della vita, che essi sentono più grandi di loro.
Questi problemi qui non si riducono all'intricato groviglio di sentimenti e di passioni, caro a Tennessee Williams, ma si risolvono nell'incantata atmosfera dell'amore e della fiducia reciproca.
E in questo sta, soprattutto, il valore positivo di quest'opera.
  

  

3 commenti:

Laura ha detto...

Buon mercoledì Loris :-)

Marianna S. ha detto...

scrivi sempre cose interessantissime

TheSweetColours ha detto...

Interessante...