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lunedì 6 agosto 2012

L'IDIOTA - Giacomo Vaccari (Romanzo di Dostoevskij)




L'IDIOTA
Regia - Giacomo Vaccari
Soggetto - Fëdor Michailovič Dostoevskij
Sceneggiatura - Giorgio Albertazzi
Paese - Italia
Anno - 1959
Formato - Miniserie TV
Genere - Sceneggiato televisivo drammatico
Puntate - 6
Durata - 423 minuti
Lingua originale - Italiano
Colore - Bianco/nero

Produttore - Rai - Radiotelevisione Italiana
Prima TV Italia
Dal  26 settembre 1959 al 17 ottobre 1959
Rete televisiva - RAI 1




  
Interpreti e personaggi

Giorgio Albertazzi
Anna Proclemer
Mario Bardella
Marcello Bertini
Pina Cei
Ferruccio De Ceresa
Gianna Giachetti
Anna Maria Guarnieri
Carlo Hinterman
Augusto Mastrantoni
Davide Montemuri
Sandro Moretti
Franca Nuti
Antonio Pierfederici
Gianni Santuccio
Sergio Tofano
Lina Volonghi
Gian Maria Volontè

 
 
   
L'idiota è il titolo di uno sceneggiato televisivo in sei puntate prodotto dalla Rai - Radiotelevisione Italiana e trasmesso sul Programma Nazionale dal 26 settembre al 17 ottobre 1959.
La sceneggiatura dell'adattamento televisivo - tratta dal romanzo omonimo L'idiota di Fëdor Michailovič Dostoevskij - è dovuta a Giorgio Albertazzi che della fiction fu anche interprete nel ruolo del principe Myškin. Come Nastasja Filippovna il cast annoverava Anna Proclemer.

 
Il film è tratto dal romanzo forse più amato da Dostoevskij, la cui “idea poetica più bella e più ricca”, come ha lasciato scritto lo stesso romanziere, era quella di rappresentare “un uomo assolutamente buono”.
In effetti il protagonista, il principe Miškin, incarna un ideale di bontà e di innocenza morale, ma insieme di inopportunità, di inadeguatezza. Inesperto nella vita, ingenuo, sprovveduto, la sua idiozia consiste nel nutrire una sconfinata fiducia negli altri e nell’essere privo di qualsiasi forma di egoismo.
Il suo opposto, il giovane Rogožin, ha assunto completamente su di sé ciò che in Miškin è assente, in particolare una volontà d’azione che nell’altro è enigmaticamente imprigionata, cristallizzata, vanificata.

Viaggiando insieme dalla Svizzera a Pietroburgo, Rogožin descrive a Miškin la sua passione per Nastasja Filippovna, una donna equivoca quanto nota per la sua bellezza.
Separatisi i due, Miškin va a vivere presso il generale Epančin, suo parente.
Da questo momento la trama si complica di avvenimenti che si svolgono in un periodo realativamente breve di tempo, ma in un’atmosfera di massima tensione.
Miškin sente ancora parlare di Nastasja…, convinto della nobiltà d’animo di lei, unicamente vittima di circostanze avverse, per sottrarla a una sorte che lei odia (il matrimonio con l’opportunista segretario del generale), si offre di sposarla. Nastasja intuisce il valore del gesto, ma non ha il coraggio di accettarlo e fugge invece con Rogožin.
Intanto del principe si innamora a sua volta la figlia minore del generale…, è un affetto mascherato da orgoglio e disprezzo, e generato più che altro da un sentimento di sublimazione, di idealizzazione, al quale Miškin non è in grado di corrispondere adeguatamente.

Tra Miškin e Rogožin, accomunati dal senso superiore che li lega a Nastasja, si crea un’amicizia fraterna…, contemporaneamente una furiosa rivalità cresce in Rogožin, il quale tenta persino di uccidere il principe. Né il senso di solidarietà viene meno quando l’omicidio, da parte di Rogožin, è portato a compimento, questa volta effettivo, sulla stessa Nastasja…., non esiste ombra di odio o di gelosia, neppure convenzionale, nell’abbraccio che i due si scambiano presso il cadavere della donna, amata da entrambi.
E’ l’inizio della definitiva follia di Miškin.

Nell’idiota Dostoevskij adombrò quasi certamente alcuni tratti autobiografici…, la mania calligrafica, la prigionia e l’esilio in Siberia, un certo utopismo, ma soprattutto (cosa che gli è capitata in vita), le impressioni di un condannato a morte, la falsa esecuzione e infine, fondamentale, l’epilessia. Di Miškin inoltre Dostoevskij volle fare il simbolo della pietà altruistica, del sacrificio cristiano di sé.
La scarsa convinzione in un obiettivo letterario non perfettamente riuscito è l’elemento che riconduce forse, suo malgrado, all’aspetto più genuino dell’opera dostoevskiana… quell’ambiguità sottile e sotterranea che hanno un po’ tutti i suoi personaggi, tesi fra l’anelito a fare il bene, la larvata propensione al male, necessario e spesso trionfatore, e l’impotenza, l’incapacità sostanziale di arrivare sino in fondo al proprio disegno.

L’idiota, a mio avviso, è il più fantastico e uno dei più originali romanzi di Dostoevskij, è un’opera in cui massimamente si trasfondono la sua visione del mondo e un profondo sentimento religioso (tanto che nel principe Miškin è stata adombrata la figura di Cristo).
   







7 commenti:

Lara Ferri ha detto...

Ciao Loris, oltre ad essere una grande opera dello scrittore russo, è stato, ed è, per me, l'esempio di quanto potrebbe aiutare un mass-media, quale è la televisione, per diffondere cultura.
Ora è tutto il contrario, purtroppo.
Grazie Loris e buon lunedì!
Lara

TheSweetColours ha detto...

Interessante

Laura ha detto...

Non solo da leggere ma anche da vedere... Buon pomeriggio, Loris :-)

Paola ha detto...

Ho un vago ricordo di questo sceneggiato, ma ricordo con immenso piacere quando in tv trasmettevano questi bei romanzi e i drammi o le commedie del martedì e del venerdì: era un modo per diffondere una certa cultura e rimpiango che si sia abbandonato il genere teatrale. Oramai la Rai si è persa dietro cose futili, inutili e assai sciocche. Peccato, un vero peccato!!
Ti saluto caramente e ti auguro un buon fine settimana

Marianna S. ha detto...

tu sai che sono legata a questo romanzo (ma forse non lo ricordi, mi piacerebbe vedere questo sceneggiato

Marianna S. ha detto...

volevo dire che sono legata a questo scrittore....ho preso troppo sole in testa :D

Riccardo Tonna ha detto...

Grandi romanzi!!