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domenica 5 agosto 2012

MONICA E IL DESIDERIO (Sommaren med Monika - Summer with Monika) Ingmar Bergman


MONICA E IL DESIDERIO
Titolo originale - Sommaren med Monika
Regia - Ingmar Bergman
Genere - Drammatico
Sceneggiatura - Ingmar Bergman e Per Anders Fogelstrom (autore del romanzo omonimo)
Produttore - Allan Ekelund
Casa di produzione - Svensk Filmindustri
Distribuzione (Italia) - Indipendenti Regionali
Fotografia - Gunnar Fischer
Montaggio - Tage Holmberg e Gosta Lewin
Musiche - Les Baxter, Erik Nordgren, Eskil Eckert-Lundin, Walle Söderlund
Scenografia - P. A. Lundgren
Lingua originale - Svedese
Paese - Svezia
Anno - 1952
Durata - 96 minuti
Colore - Bianco/Nero
  

      
Interpreti e personaggi

Harriet Andersson - Monica
Lars Ekborg - Harry
John Harryson - Lelle
Georg Skarstedt - padre di Harry
Dagmar Ebbesen - zia di Harry
Ake Friddell - padre di Monica
Naemi Briese - madre di Monica
Ake Gronberg - compagno di lavoro di Harry
  
     
PREMESSA

Il titolo italiano, equivoco, è meno felice di quanto sarebbe stata la traduzione letterale di quello svedese: L'estate con Monica. È ancora una volta una storia d'amore, segnata dalla disillusione. È ancora una volta la storia di due giovani in conflitto con una società ostile. È ancora una volta una riflessione amara su quel che viene dopo il dolce calore dell'estate. Film molto discusso, ha diviso la critica. In Italia fu proiettato soltanto nel 1961, e le recensioni furono affidate ai vice. Ma nelle riletture successive è stato ripreso in considerazione con più interesse.
  



     
TRAMA

I titoli di testa scorrono su immagini di un porto e di gabbiani in volo. Nella città portuale si incontrano in uno squallido caffè Monica e Henry, due commessi. Vivono una vita grama. Lui è orfano di madre fin da piccolo e vive con il padre malato. Lei fa parte di una famiglia troppo numerosa e rumorosa dominata dalle intemperanze di un padre ubriacone e da continue liti e scenate. Henry attacca discorso con Monica, le accende una sigaretta e lei vola con la fantasia: “La primavera è arrivata. Vorrei andare a vagare in un mondo senza meta”.
Decidono di andare al cinema a vedere Amore infinito. Tornato al lavoro, Henry viene rimproverato. Al cinema, più tardi, lui sbadiglia e lei piange. Ma la commozione della ragazza cessa subito dopo quando ella si sofferma davanti a una vetrina a rimirare una camicetta che non può acquistare perché costa troppo.
Al secondo incontro Henry invita Monica a casa sua. Le regala un paio di calze che lei indossa subito. Si abbracciano ma sono disturbati dal padre di Henry che rientra all'improvviso. Henry accompagna Monica a casa. Per strada sono infastiditi da un giovanotto. Ne nasce una colluttazione tra i due ragazzi.
Nel negozio Monica respinge le avances di un corteggiatore. A casa trova la solita confusione. Allora fa le valigie e se ne va. Sul portone trova Henry. È la fuga. Henry va a casa della zia a prendere un sacco a pelo. Si fanno licenziare e a bordo di un motoscafo lasciano la città. “Sono pronta per il giro del mondo”, dice Monica.
Ora sono su un'isola, a contatto con la natura, lieti per la completa libertà di cui godono. Monica fa il caffè sulla sabbia, si lava nel mare, si specchia nell'acqua. Il cielo si fa minaccioso, scoppia un temporale. Ma torna il sereno. “Pensa, a quest'ora lavorano tutti - dice Henry. - Noi ci siamo ribellati contro loro e contro tutti”.
Scherzano, fanno il bagno, Henry si fa la barba, mangiano funghi, fanno l'amore. Col motoscafo raggiungono un locale dove si fermano a fare due salti. Ma poi preferiscono continuare a ballare da soli su un molo abbandonato.
Monica annuncia di essere incinta. Henry consiglia di tornare a casa ma lei si rifiuta: “No, voglio godermi l'estate fino all'ultimo”.
   


     
Inseguono un sogno di felicità simboleggiato dall'inquadratura della barca che si allontana lentissimamente fino a diventare un puntino all'orizzonte. Ballano sul prato seguendo la musica di un valzer di Strauss diffusa da un grammofono a tromba.
Uno sconosciuto tenta di dar fuoco al loro motoscafo. I due uomini si battono a sangue. Lo sconosciuto fugge e i due giovani si baciano. Monica ed Henry bevono e cantano, un po' brilli. Poi Monica confessa di essere stufa di vivere in un modo così scomodo e di mangiare nient'altro che funghi. Propone un piccolo furto nel frutteto di una famiglia benestante che abita al di là del braccio di mare. Mette in atto il progetto, ma viene scoperta e minacciata di denuncia. Riesce comunque a fuggire portando via un pezzo d'arrosto che, nascosta nel canneto, addenta voracemente.
Passa del tempo prima che Henry arrivi col motoscafo a metterla in salvo. Lei, fatua e superficiale, piagnucola e si lamenta: “Sono così stufa di tutto. Avrò anche un figlio. Tante complicazioni e neanche un vestito da mettermi. Perché tanti se la spassano allegramente mentre altri vanno in malora?”.
Ma non vuole ancora tornare in città. Finisce anche il tè. Sta per finire perfino la benzina per il motoscafo. “L'ultimo film che abbiamo visto - ricorda Monica - è La donna dei sogni. “Già - risponde Henry. - Abbiamo sognato anche noi”.
Tornano in città. La zia di Henry li accompagna da un pastore che accetta di sposarli una volta rispettata la prassi burocratica. I due vanno a vivere in una casa della zia di Henry. Nasce una bella bambina di quattro chili, che però di notte piange e impedisce a Henry di dormire. Monica non si occupa della piccola e neppure pensa di tornare al lavoro. Si lamenta di non avere vestiti, si lamenta perché Henry la trascura, occupato com'è nel lavoro e nello studio. “Io faccio quello che posso”, si giustifica il marito.
La dura realtà ha distrutto il sogno. Monica comincia a frequentare locali equivoci. In una lunga sequenza in cui Monica guarda dallo schermo verso gli spettatori si intuisce il suo dramma. Henry, di ritorno da un viaggio di lavoro, non la trova in casa: quando lei rientra, lui la accusa di adulterio: lei non nega. Confessa di amare ancora una vecchia fiamma. Henry la picchia. Monica se ne va.
La zia vende i mobili per la strada perché Henry lascia l'appartamento. Andrà a vivere con la bambina nella casa del padre. Il giovane si guarda allo specchio. Rivede il mare, la spiaggia, ripensa al rapporto d'amore con Monica. Rivede il motoscafo che lentamente si allontana.
  



    
COMMENTO

Il film è un po' discontinuo. A tratti sembra cadere nella trappola melodrammatica che pure l'autore si affretta a deplorare con i ripetuti accenni a un certo cinema di serie B sui cui miti si sono formati i due giovani. E da apprezzare la semplificazione stilistica e tematica, anche se a volte, come nota Alfonso Moscato, “può sembrare eccessivo il parallelismo tra la natura e l'animo della protagonista”.
Un film minore”, niente più che “un solo, efficace, studio di donna”, dice Mario Verdone.
Un dramma insieme bislacco, discutibile e commovente”, osserva Giacinto Ciaccio.
Ma Jean-Luc Godard, sull'onda di una retrospettiva organizzata dalla cineteca francese, riabilita apertamente l'opera sostenendo che in essa Bergman si rivela ancor più che altrove come “il cineasta dell'istante”. “Ognuno dei suoi film - scrive - nasce da una riflessione dei protagonisti sul presente, approfondisce tale riflessione attraverso una sorta di frantumazione della durata, un po' alla maniera di Proust, ma con maggior forza, come se Proust fosse stato moltiplicato da Joyce e Rousseau insieme, e infine diventa una gigantesca e smisurata meditazione a partire da un'istantanea. Un film di Bergman è, per così dire, un ventiquattresimo di secondo che si trasforma e si dilata per un'ora e mezza. È il mondo fra due battiti di palpebre, la tristezza fra due battiti di cuore, la gioia di vivere tra due battiti di mani”.
  


     
Godard fu affascinato dalla sequenza in cui Monica (Harriet Andersson) fissa ostinatamente la macchina da presa, cinque anni prima di Gelsomina (Giulietta Masina) in La strada, chiamando gli spettatori a testimoni del disgusto di chi sceglie l'inferno contro il cielo: “è l'inquadratura più triste di tutta la storia del cinema”. Quanto all'uso funzionale del paesaggio, Godard osserva che Bergman è l'unico cineasta moderno che non rifiuta i procedimenti cari agli avanguardisti degli anni Trenta: sovrimpressioni alla Delluc, riflessi nell'acqua alla Kirsanoff, controluce alla Epstein. “Non sono - aggiunge Godard - giochi gratuiti della macchina da presa o prodezze dell'operatore. Bergman sa sempre integrarli alla psicologia dei personaggi nell'istante preciso in cui deve esprimere un sentimento preciso”.
Si noti, ad esempio, la carrellata indietro all'alba per esprimere il piacere di Monica nell'attraversare in motoscafo Stoccolma che si risveglia, e più tardi la stessa carrellata, ma in avanti, quando Monica, stanca e disgustata, ritrova Stoccolma che si addormenta.
  



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3 commenti:

Lara Ferri ha detto...

Circa due settimane fa, mia figlia mi chiedeva cosa pensassi di questo film.
E io cadevo dalle nuvole.
Non solo non l'ho mai visto, ma proprio non ne conoscevo l'esistenza.
Splendide le parole di Godard...

Grazie infinite, caro Loris!
Ciao,
Lara

Salvatore M. Ruggiero ha detto...

Ti rifarai leggendo il mio prossimo libro, completamente dedicato al film:
Un'estate con Monika. :-)

TheSweetColours ha detto...

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