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lunedì 10 dicembre 2012

I CLOWNS - Federico Fellini (Trama, commento e video + Disegni del circo da colorare)



I CLOWNS


Regia - Federico Fellini
Soggetto - Federico Fellini, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura - Federico Fellini, Bernardino Zapponi
Fotografia - Dario Di Palma
Montaggio - Ruggero Mastroianni
Musiche - Nino Rota, Carlo Savina
Scenografia - Renzo Gronchi
Paese di produzione - Italia, Francia, Germania Ovest
Anno - 1970
Durata - 93 minuti
Colore - Colore
Audio - Snoro
Genere - Documentario
  

Interpreti e personaggi

Federico Fellini: sé stesso
Liana Orfei: sé stessa
Rinaldo Orfei: sé stesso
Nando Orfei: sé stesso
Franco Migliorini: sé stesso
Anita Ekberg: sé stessa
Victoria Chaplin: sé stessa
Billi : clown
Scotti : clown
Fanfulla : clown
Reder : clown
Valentini : clown
Merli : clown
Rizzo : clown
Pistoni : clown
Furia : clown
Sbarra : clown
Carini : clown
Terzo : clown
Vingelli : clown
Fumagalli : clown
Zerbinati : clown
I 4 Colombaioni : clowns
I Martana : clowns
Maggio : clown
Janigro : clown
Maunsell : clown
Peverello : clown
Sorrentino : clown
Valdemaro : clown
Bevilacqua : clown
Maya Morin: la troupe
Lina Alberti: membro della troupe
Alvaro Vitali: membro della troupe
Maria Grazia Buccella: membro della troupe
Gasparino : membro della troupe
Alex : clown francese
Bario : clown francese
Père Loriot : clown francese
Ludo : clown francese
Charlie Rivel : clown francese
Maiss : clown francese
Nino : clown francese
Pierre Etaix
Victor Fratellini
Annie Fratellini
Baptiste Rémy
Tristani Rémy
Pipo
Rhum
Buglioni
il vecchio direttore di circo Hugue
Doppiatori italiani
Carla Comaschi: Segretaria di redazione
Oreste Lionello: Clown
Roberto Bertea: Clown
Federico Fellini: Voce Narrante

Premi

1 Nastro d'argento: "Migliori costumi" (Danilo Donati)
  

     
PREMESSA

La parola clown dal latino colonus che sarebbe in origine lo zotico tonto, il contadino incolto, o comunque buffo e sottoposto ad ogni tipo di beffa, anche se beffatore lui stesso. I clowns è uno dei film felliniani cui sono più affezionato. Il tema del circo mi ha sempre tenuto legato al regista. Per Fellini il circo era una fonte inesauribile di ispirazione; per me, oltre che attrazione privilegiata fin dall'infanzia, un fatto culturale fondamentale, perché ritenuto alle origini di tutta la storia dello spettacolo. 
All'epoca dei Clowns l'espressione filmica era entrata nel linguaggio onirico ormai definitivamente assunto da Fellini da Tre passi nel delirio in poi: ed è a questo punto che anche tra i collaboratori di Fellini c'è un cambio della guardia: Flaiano, che lo ha accompagnato con apporti eccelsi in tante avventure còlte nella vita, cede il passo al più immaginoso Bernardino Zapponi, che lo assisterà in molteplici opere. A chi gli chiedeva: "Perché non collabori più con Fellini?", Flaiano rispondeva: "A Federico ora interessa più il sogno". Ma il sogno si sposa anche coi ricordi, tanto che non c'è più da capire se quel che racconta Fellini del suo passato è memoria autentica, o realtà sognata. Che c'è di vero in quelle memorie?
Si è indotti ad accostarle alle pagine di Luis Bunuel nel libro "Dei miei sospiri estremi". Non lo sa neppure chi le ha scritte se sono vere o false. Ma è proprio questa memoria, anche se alterata dal tempo, che è la nostra vita. In quella memoria, anche se è alterata, è la nostra coerenza. Senza di lei non saremmo niente. Così Fellini, rammemorando, alterando, inventando, è più vero del vero. È nella sua realtà che dobbiamo credere. A volte la sua memoria è sommersa da ricordi inesistenti o falsificati, lo mette continuamente a contatto con la immaginazione e la fantasticheria.
Crede nella realtà dell'immaginario e finisce col fare d'ogni invenzione e d'ogni stimolo una verità. Ma la cosa non ha poi tanta importanza. Siamo fatti di errori e di dubbi, direbbe Bunuel, mischiati con le nostre certezze.
Il racconto dei suoi ricordi, dunque, acquista un sapore acuto di sogno.


TRAMA

Il film inizia proprio con l'immagine del circo visto, nel ricordo, dal bambino Federico. Già vedere arrivare un circo, issare i sostegni di un tendone (il classico chapheau) è spettacolo! E il bambino fa Ia prima conoscenza del mondo circense, assiste a uno spettacolo fatto di immagini frammentarie, l'elefante coi suoi esercizi, il domatore minacciato dalla belva, i cavalli che corrono con eleganza intorno alla pista, i clowns coi loro nasi rossi, i mascheroni dei volti imbiancati, dalle enormi bocche, che mettono paura. Sono come dei "mostri':, e per associazione di idee, Fellini rievoca i "mostri" della sua infanzia, in una Rimini degli anni venti: una monaca nana, un foruncoloso sagrestano, un pazzo fissato sulle imprese di guerra, storpi, vagabondi e ubriachi, e il "capo" di una piccola stazione, vittima delle insolenze di giovinastri e studenti.
Si passa ad una parte del film - special televisivo - che è una vera e propria inchiesta, con Fellini in scena. La domanda è: esistono ancora i clowns? Fellini visita il circo di Liana Orfei, assiste a qualche numero, si intrattiene con gli ammaestratori di animali, discute con i clowns per apprenderne i segreti. E vengono rievocati i grandi impresari: l'inglese Philip Astley, l'udinese Antonio Franconi, il grande Barnum, Medrano; e i pagliacci più famosi, Béby e Antoner, Footit e Chocolat, Dario e Bario, Rhum. È rievocata la vicenda del primo "Auguste" della storia del circo, uno stalliere goffo e ridicolo che entra per sbaglio nell'arena, inseguito da un mulo imbizzarrito, e crea involontariamente un numero poi reclamato ogni sera dal pubblico. L'augusto malconcio e sprovveduto diverrà il compagno del clown bianco tradizionale, faccia infarinata e cappello a
pan di zucchero. L'inchiesta prosegue a Parigi, dove il circo visse giorni fastosi negli stabilimenti-costruzione : il Cirque d'Hiver e il Circo Medrano.
Accompagnato da Tristan Rémy Fellini incontra clowns ormai ottantenni, Bario e
Rhumr o ricostruisce "numeri" sui copioni originali, anche dei tre celebri Fratellini, Frangois, Alberto e Paolo. Ma l'inchiesta, con i grandi circhi e i più celebri personaggi che sono scomparsi, diventa malinconica. 
Nell'ultima parte si assiste a uno spettacolo di clowns, è morto il compagno Fischietto e si prepara un comico funerale con urla, singhiozzi, fuochi d'artificio, schizzi d'acqua, luci che si accendono; ed entrano in pista attori noti del cinema e del teatro intervenuti per un omaggio al circo, che sempre li ha ispirati nel loro lavoro. Un finale clamoroso, con l'apoteosi del clown, finché la pista non rimane deserta. Un vecchio clown si apparta e comincia a suonare la tromba, un altro clown gli risponde, finché luci e musica si spengono. Un finale degno dei Fratellini e di Chaplin.




COMMENTO

Realizzato per conto della RAI TV, si chiedono molti fra i suoi commentatori se sia "cinema" o 'televisione". Domanda oziosa. Un affresco e una miniatura sono pittura? Certo che lo sono ambedue. Quel che cambia è I'aspetto e il momento tecnico di realizzazione e la fruizione: la miniatura per uno solo, I'affresco per tutti i frequentatori di un Tempio o di un Palazzo Pubblico. E' l'immagine in movimento che domina e non può cambiare il risultato estetico sol perché a goderlo siano in pochi o in molti. Il cinetoscopio di Edison, nato prima del cinematografo di Lumière era cinema? Certo che lo era, anche se era per un solo spettatore. Non ci può interessare che "Il decalogo di Kieslovski" o "Heimat" di Edgar Reitz siano episodi di una lunga produzione televisiva. Quel che conta è il risultato, che è, in un modo o nell'altro, come I clowns, riconducibile all'espressione del film.
La pellicola è raccontata dallo stesso Fellini che intraprende un lungo viaggio nei suoi ricordi al tempo in cui era un bimbo che amava il circo. Attraverso un viaggio nostalgico il regista proporrà tutti gli aspetti della vita di questi uomini buffi e malinconici allo stesso tempo.

Rievocando il circo, i suoi fasti e le sue melanconie, i suoi eroi e le sue vittime, compresi clowns come Pierino e Fischiettino, che sono i ricordi più umili, ma più poetici, mentre i grandi nomi restano quelli dei Rhum, dei Fratellini, dei Dario e Bario, fino alle stelle più recenti, fra cui Achille Zavatta, Fellini va alla ricerca, più che del circo della sua infanzia, di se stesso: si intenerisce di qualcosa che passa, che forse non sarà più, della sua stessa vita... 

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