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lunedì 24 dicembre 2012

LA STORIA DEL CINEMA (The history of cinema)


LA DECIMA ARTE

IL CINEMA


Louis Lumière
La sera del 28 dicembre 1895, in un sotterraneo del Grand Café in Boulevard des Capucines a Parigi, Louis Jean Lumière (Besançon, 5 ottobre 1864 – Bandol, 6 giugno 1948), insieme al fratello Auguste Marie Louis Nicolas Lumière (Besançon, 19 ottobre 1862 – Lione, 10 aprile 1954),   presentava il suo "Cinematographe" (L'uscita dalle officine). Si vedevano operai e operaie lasciare frettolosamente e festosamente la fabbrica, seguiti dai padroni in carrozza e dai guardiani, che rinserravano i cancelli.

Nulla più di questo, ma il successo fu travolgente. Al di là dell'entusiasmo provocato dalle rapide e 'vive' immagini del film, gli spettatori avvertivano, consapevolmente o meno, di essere stati testimoni della nascita di un'arte e insieme di un'industria che avrebbero prodotto un clamoroso rivolgimento nel costume, nei gusti, nella cultura di masse sterminate di uomini: il cinema.

Non mi intratterrò qui sulla strada percorsa da una folla di ricercatori e sperimentatori - tra cui scienziati come Étienne Jules Marey (Beaune, 5 marzo 1830 – Parigi, 15 maggio 1904) e il grande Thomas Alva Edison (Milan-Ohio, 11 febbraio 1847 – West Orange, 18 ottobre 1931)  - che fabbricarono apparecchi capaci di riprodurre il movimento (e chiamati coi nomi più strani: fenachistoscopi, zootropi, stroboscopi, ecc. ). Il cinema, così come è oggi, è legato indissolubilmente al nome di Louis Lumière. Ma lascio a un insigne storico del cinema, il francese Georges Sadoul, il compito di illustrare i primi passi della "decima arte".


GLI INIZI DEL CINEMA 
(Georges Sadoul: Il cinema", Ed. Einaudi)


Thomas Alva Edison
La perfezione tecnica dell'apparecchio di Louis Lumière ebbe senza dubbio gran parte nel suo successo. Ma fu il soggetto dei suoi film ad attirare le folle.

L'apparecchio di Edison, greve e ingombrante, era rimasto confinato nel teatro di posa e le scene, staccate dalla vita, restavano astratte. L'apparecchio di Lumière era invece maneggevole come quello di un fotografo dilettante..., puntandolo sulle scene abituali della sua vita familiare, di fabbrica, di viaggio, di campagna, Lumière dimostrò per la prima volta che iI cinema era la "macchina per riprodurre la vita". . .
L'industriale lionese, che dirigeva una fabbrica importante, preparò in essa decine di operatori e li inviò poi nelle cinque parti del mondo dove già erano noti e apprezzati i suoi prodotti fotografici. Per merito di questi operatori, il cinematografo trionfò a Londra, Bruxelles, Madrid, Vienna, Messico, Berlino, Stoccolma, Pietroburgo, Mosca, Tokio, New York, Chicago, Calcutta . Capi di Stato, teste coronate, vollero posare dinanzi al nuovo apparecchio, facendogli così pubblicità, mentre le popolazioni poco evolute credevano di vedere nei primi film diabolici trucchi. Negli ultimi anni del XIX secolo, gli operatori di Lumière, realizzando in ogni parte del mondo migliaia di pellicole di 17 metri, crearono quasi senza pensarci i primi 'generi' di film: la cronaca cinematografica, i film di viaggio, le attualità, il documentario, le prime comiche.


 Etienne Marey
Per Marey il film era stato uno strumento di ricerca scientifica; Edison lo trasformò in curiosità scientifica..., Lumière ne fece un mezzo d'informazione e quasi d'istruzione. Toccò a  Maries-Georges-Jean Méliès (Parigi, 8 dicembre 1861 – Parigi, 21 gennaio 1938)  farne uno spettacolo e una forma d'arte narrativa. Méliès, direttore di un teatro di varietà sui boulevards parigini, che aveva assistito alle prime rappresentazioni cinematografiche . . . comprese ben presto che il cinema doveva servirsi di tutti i mezzi usati dal teatro: attori, costumi, scenografie, truccatura, congegni meccanici, trucchi, soggetti, intrighi drammatici, ecc.
A Montreuil sous Bois, presso Parigi, fece costruire il primo teatro di posa, combinando la scena del teatro col laboratorio del fotografo. Le pellicole di Lumière non superavano il minuto di proiezione. Méliès fu il primo a fare film divisi in quadri e che duravano più di dieci minuti. Le sue prime opere furono "attualità ricostruite", preannunzianti i nostri film storici e spettacoli fiabeschi a imitazione di quelli che si rappresentavano a teatro (Cenerentola, Barbablù, ecc. ). Nei suoi primi film Méliès sfruttò non solo le risorse degli allestimenti teatrali, ma anche i trucchi fotografici: creò così i rudimenti della tecnica del film. 


Georges Méliès
Nel 1902, il trionfo del suo grande spettacolo fantastico ispirato a Jules Verne e a H. G. Wells, "Il viaggio sulla luna", assicurò il trionfo del cinema "messo in scena". Méliès vendette decine di copie del film, specialmente in Inghilterra, dove in fiere e teatri di varietà il cinema si stava imponendo. In America iI film fu contraffatto o meglio "controtipato" [il controtipo è un materiale fotosensibile utilizzato per ricavare da una negativa direttamente un'altra negativa (o da una positiva una copia negativa).., con tale sistema si possono moltiplicare le copie di un film] da Edison e da diverse altre ditte che ne vendettero centinaia di copie . . . Il trionfo della regia alla Méliès - o se si vuole del "teatro fotografato" -  non aveva tuttavia fatto sparire i film tipo Lumière e fu partendo da essi che in Inghilterra, verso il 1900, alcune piccole imprese, ancor più modeste di quella di Méliès, distaccandosi dalla concezione dei "quadri" successivi, realizzarono film drammatici all'aperto e crearono il montaggio (operazione che consiste nel tagliare e poi riunire, incollandoli, i pezzi di pellicola impressionati, secondo un ordine dettato dalle esigenze artistiche), un mezzo d'espressione esclusivamente cinematografico... Si cominciarono a utilizzare in film drammatici il "primo piano" (si ottiene riprendendo un oggetto, o un particolare di esso, a distanza ravvicinata, in modo che esso occupi la quasi totalità dello spazio del fotogramma, dell'inquadratura), la "carrellata" (spostamento, sul piano orizzontale e in qualsiasi direzione della macchina da presa, o della telecamera), le "sequenze" (serie di inquadrature relative a un determinato momento o episodio del film), lo svolgimento contemporaneo dell'azione in diversi luoghi..., si creò così un
nuovo genere cinematografico, drammatico o comico: l'inseguimento.


Dai baracconi delle fiere alle prime sale cinematografiche

Charles Pathé
Il successo dei film di Méliès e dei primi produttori inglesi apre allettanti prospettive a quanti intendono cimentarsi nella nuova arte-industria.
Il francese Charles Pathé (Chevry-Cossigny, 26 dicembre 1863 – Monte Carlo, 25 dicembre 1957) trasforma la sua piccola azienda in un autentico trust che controlla la produzione della pellicola, delle macchine da presa e da proiezione e la realizzazione stessa dei film. Si affermano nuovi generi, mentre nei primi teatri di posa si formano registi, attori, soggettisti, scenografi, operatori. Ai "drammi realisti", si accompagnano, in numero crescente, le comiche che portò alla notorietà attori come André Deed (1884-l93t) e Max Linder (1883-1925).

Intorno al 1905 il film, già intrattenimento da fiera, si nobilita assumendo la veste di spettacolo autonomo. In America, infatti, si allestiscono, e si moltiplicano con impressionante rapidità, locali appositamente attrezzati per la proiezione dei film, i cosiddetti "nickel odeons" (nickel odeons: chiamati così per il basso costo dei biglietti. Assistere al film costava infatti una monetina di nickel, cioè 5 centesimi di dollaro).

David Wark Griffith 
In Europa si costruiscono sale ampie, capaci di ospitare migliaia di spettatori. La domanda di film cresce ovunque e si cominciano a produrre "storie" cinematografiche sempre più complesse. Si cimentano in questa nuova forma di spettacolo consumati attori di teatro (in Francia, ad esempio, vengono impegnati i migliori artisti della "Comedie Française"). 
Contro la Francia, sino allora in posizione di preminenza in questo campo, si scatena la concorrenza degli altri paesi per la conquista del mercato internazionale.

In America, Edison, che aveva costruito un monopolio della produzione dei film, viene "contestato" aspramente dai proprietari dei "nickel odeons" che si trasformano, a loro volta, in produttori: s'affacciano alla ribalta i nomi di Fox, dei fratelli Warner, di Marcus Loew e di molti altri. Questi, che si proclamano "indipendenti" in contrapposizione al trust di Edison, fanno tesoro delle esperienze che vengono dalla Francia e dall'Italia (dove, come vedremo, si dà vita ai primi "kolossal" della storia del cinema), si accaparrano i migliori attori e registi, come David Llewelyn Wark Griffith (La Grange, 22 gennaio 1875 – Los Angeles, 23 luglio 1948), Thomas Ince (1882-1924), Mack Sennet (1884-1960), iniziando la scalata alla conquista di uno spazio non solo interno ma internazionale.

Max Linder
I teatri di posa si trasferiscono dalle grigie "avenues" di New York in un soleggiato e pressoché deserto sobborgo di Los Angeles, in California: Hollywood.

Personaggio di grande rilievo, in questa fase, è Griffith: egli dirige per la casa Biograph - nel periodo tra il 1908 e il 1912 - qualcosa come cento film l'anno, "esplodendo" poi nel 1915 con iI famosissimo "The Birth of Nation" (La nascita di una nazione) a sfondo razzistico. Costata poco più di centomila dollari, la pellicola rese alla Biograph un utile di venti milioni di dollari. Un successo strepitoso che tuttavia non si ripeté quando Griffith diede vita a "lntolerance", artisticamente un capolavoro, ma un vero disastro dal punto di vista finanziario.

Charlie Chaplin
E' questo un episodio di particolare importanza nella storia del cinema: infatti, a partire da quel momento, gli spregiudicati produttori americani - ma soprattutto i loro finanziatori di Wall Street - decisero di non puntare più le loro carte sulla figura del regista, bensì, a imitazione di quanto stava avvenendo in Europa, sugli attori. Si afferma, in tal modo, un fenomeno che è insieme commerciale e di costume: il divismo. L'attore viene sapientemente costruito come personaggio anche nella vita reale, come simbolo e modello per le aspirazioni del cittadino medio e quindi come importantissimo strumento pubblicitario per il film cui prende parte. 
Un divo ante litteram era stato, in Europa, Max Linder. E un comico conquistò eguale fama in America, Charlie Chaplin (1889).

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