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domenica 20 gennaio 2013

DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI ( Deux ou trois choses que je sais d'elle - Two or Three Things I Know About Her) - Jean-Luc Godard


   
DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI
Titolo originale - Deux ou trois choses que je sais d'elle
Regia - Jean-Luc Godard
Soggetto - Jean-Luc Godard
Sceneggiatura - Jean-Luc Godard
Fotografia - Raoul Coutard
Montaggio - Francoise Collin, Chantal Delattre
Musiche - Beethoven - quartetto
Paese di produzione - Francia
Genere - Drammatico
Anno 1967
Durata - 87 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Marina Vlady: Juliette Janson
Christophe Bourseiller
Raoul Lévy
Anny Duperey
Roger Montsoret
Jean Narboni
  
  
    
Una donna che si vende per denaro, la prostituzione che viene usata come espressione figurata della vita nella capitalistica società moderna. Trasformare la propria sessualità in bene di consumo, alienare la propria umanità e metterla sul mercato. Ecco quello che fa Godard in “Due o tre cose che so di lei”, e non è la prima volta che lo fa.

Già in “Questa è la mia vita” del 1962, Godard aveva descritto la storia di una donna che prende la decisione di prostituirsi con conseguenze tragiche..

In questa occasione il film nasce da alcuni articoli di giornale che descrivono il fenomeno crescente di casalinghe che per arrotondare le entrate famigliari decidono di prostituirsi.

La pellicola ha inizio con l’inquadratura di una donna alla finestra e la voce di Godard che ci informa che si tratta di Marina Vlady: “È un’attrice. Indossa un maglione a strisce gialle. È di origini russe. Ha i capelli biondi, o castano chiaro, non sono sicuro”.

La tecnica brechtiana di staccare l’attore dal ruolo per fare in modo che il pubblico si interroghi sulla natura della finzione messa in scena viene ampliata con la medesima immagine, ripresa da un altro punto: e questa volta la voce del regista descrive il personaggio: “Si chiama Juliette Janson. Abita qui. Indossa un maglione”.

Godard esita rivolgendosi allo spettatore (“non sono sicuro”) vuole evitare ogni tipo di realismo. Pur essendo, lo stile, documentaristico, la somiglianza tra immagini e significati è sempre indiretta, mai scontata.


Parigi, la “lei” del titolo è la città, ed è così che inizia il film, con diverse sequenze panoramiche della Île-de-France. Per l’ennesima volta Godard indaga sulla vita all’interno della moderna metropoli.

La città in sé non è però raccontata positivamente, anzi, ne vengono messe in risalto l’anonimato e la monotonia ed è quasi un’entità indipendente nel contesto del film, mai intimamente collegata ai protagonisti.

Godard in questo film prende di mira il consumismo e la stimolazione artificiale del desiderio di beni materiali, da cui deriva l’esigenza di denaro che spinge alla prostituzione.

Il regista riempie lo schermo di oggetti variopinti, (cibi in scatola, tazze da caffè, automobili), e ha la capacità di renderli affascinanti e surreali.
  
Il regista Jean-Luc Godard



   
Oltre all’immaginario consumistico e alla narrazione documentaristica, il film segue anche la traccia di eventi di importanza mondiale: il marito di Juliette, si tiene regolarmente al corrente sul conflitto in Vietnam e il loro figlio fa un sogno dove il nord e il sud del Vietnam sono riuniti.

Il forte sentimento antiamericano di Godard, assolutamente in contrasto con la sua passione per Hollywood, e il suo pensiero rivoluzionario, sarebbero presto sfociati nell’adesione al maoismo.

“Due o tre cose che so di lei” conquista tutt’oggi per il suo approfondimento, giocoso e intellettuale, sulla natura del cinema.

  
Marina Vlady: Juliette Janson



1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Non lo conoscevo, grazie!